Ucraina, se la guerra aumenta l’insicurezza alimentare


La guerra in Ucraina, con il blocco dei porti e delle esportazioni e l’aumento dei prezzi; le dipendenze dai mercati internazionali; i cambiamenti climatici, i conflitti, la speculazione. Una tempesta perfetta che sta mettendo a rischio la sicurezza alimentare e minaccia di aumentare le povertà. E’ così che il conflitto in corso va ad aggravare situazioni già critiche in Sahel, Nord Africa e Medioriente. In Egitto e Libano, che dipendono strutturalmente dalle importazioni, in particolare dal grano russo e ucraino. In Somalia, Etiopia, parte del Kenya, Nigeria, Zambia, Malawi, Mozambico, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Zimbabwe, dove aumentano i prezzi.  

Metà del grano e dei cereal
i distribuiti dal World Food Programme per gli aiuti alimentari

nelle aree di crisi umanitarie
provengono da Ucraina e Russia, minacciando ulteriormente le comunità già in grave sofferenza alimentare. “Come ActionAid abbiamo mappato, in 13 Paesi, l’andamento dei prezzi di prodotti di base, come benzina, pasta, pane, riso, e abbiamo registrato un aumento. Parliamo di Paesi, come quelli del Corno d’Africa, in cui c’è una dipendenza strutturale dalle importazioni, e Russia e Ucraina sono i principali esportatori di cereali e fertilizzanti. Territori in cui, oltre a una dipendenza strutturale, c’è un forte impatto dei cambiamenti climatici, una siccità che da ormai quattro anni ha messo in ginocchio l’agricoltura. Un combinato disposto che sta determinando effetti molto significativi”, spiega all’AdnKronos Roberto Sensi, policy advisor disuguaglianze globali di ActionAid.  

Paesi che “importano l’inflazione dei mercati internazionali da cui dipendono per il 70-80% delle importazioni agroalimentari”. Insomma, “si sta creando una tempesta perfetta in cui la contingenza geopolitica, conflitti e cambiamenti climatici, problemi strutturali delle economie e dell’agricoltura, insieme determinano un rischio potenziale, reale e già in corso, di aumento significativo di persone che soffrono di grave insicurezza alimentare, quindi anche di fame”. 

I rischi? “Aumento della povertà e dell’insicurezza alimentare che può assumere forme di vera e propria fame. Con tutto quello che può seguire: instabilità sociale, destabilizzazione, aumento dei conflitti interni”, spiega Sensi ricordando che “la crisi del 2007-2008 è stato uno degli elementi che ha contribuito alle primavere arabe”. Cosa fare? “Nel medio e lungo termine il grande tema è quello di promuovere un’agricoltura sostenibile che possa adattarsi ai cambiamenti climatici e che sia più resiliente, cosa che si traduce in una maggiore sicurezza alimentare. Sostanzialmente, bisogna ristabilire la sovranità alimentare dei Paesi più poveri, che sono anche i più colpiti dagli impatti dei cambiamenti climatici”. 

Per Sensi, “bisogna ripensare le politiche agricole attraverso una rafforzata cooperazione internazionale e una revisione delle regole: ad esempio, ristabilendo le riserve alimentari, stock di prodotti agricoli da utilizzare per calmierare i prezzi di mercato che sono state smantellate negli anni 80-90, ma utili per intervenire sulle dinamiche inflattive. E poi bisognerebbe impedire la speculazione finanziaria sulle commodity agricole e decarbonizzare l’agricoltura rendendola meno dipendente dalle materie prime fossili e dai fertilizzanti”. 

Un monito, anche per noi. “Abbiamo globalizzato l’agricoltura e sicuramente goduto di filiere globali che ci permettono di avere materie prime a basso costo, ma ora ci rendiamo conto che la dipendenza da questi mercati fa sì che anche i nostri sistemi alimentari siano più fragili. Bisognerebbe aprire una riflessione sui sistemi agricoli e alimentari, anche in Europa e in Italia”. 

ActionAid ha condotto una ricerca in 40 comunità locali in 13 i Paesi diversi per evidenziare gli effetti che il conflitto in Ucraina sta avendo rispetto ai livelli di insicurezza alimentare nel mondo sottolineando come comunità già sproporzionalmente affette da povertà e isolamento geografico siano quelle che stanno pagando di più le conseguenze della guerra. Questo era già evidente in Paesi come Etiopia e Somaliland dove i livelli di insicurezza alimentare già altissimi a causa della imperante siccità si sono ulteriormente aggravati a causa della decisione di Ucraina di non esportare più grano per dare priorità alla popolazione interna e del blocco degli export da parte della Russia.  

Il World Food Programme sostiene che, se la guerra continua, saranno ben 323 milioni le persone che vivranno in insicurezza alimentare. La ricerca di ActionAid ha sottolineato come le più colpite dalla situazione siano le donne e le ragazze che sono quelle che con più probabilità saltano i pasti/ a cui è negato il cibo e vengono tolte dai percorsi educativi. Inoltre contraendo numerosi. Le famiglie stanno contraendo sempre più debiti per potersi permettere da mangiare. Un forte incremento di prezzi è stato registrato anche rispetto ai carburanti e ai fertilizzanti.  

di Stefania Marignetti 

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