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Ucraina, Putin: “Pace solo se Kiev accetta annessioni Russia”

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(Adnkronos) –
Vladimir Putin condiziona la pace in Ucraina e la fine della guerra all’accettazione, da parte di Kiev, dell’annessione di altre quattro regioni – Repubblica popolare di Donetsk, Repubblica popolare di Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia – alla Federazione russa. Il numero 1 del Cremlino, nel discorso tenuto prima della firma dei trattati che sanciscono le annessioni, proietta però le sue parole oltre l’Ucraina. 

Il nemico, accusato di voler annientare la Russia e di aver lanciato una “guerra ibrida”, è ora chiaramente l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti “unico Paese nella storia ad aver usato armi nucleare. Creando in questo modo un precedente”. Stati Uniti che, insieme a Gran Bretagna, sono responsabili, sempre secondo il Presidente russo, delle “esplosioni nel Mar Baltico” contro i gasdotti Nord Stream.  

“Siamo diventati più forti perché stiamo insieme. Abbiamo la verità. E la verità significa potere. E significa la vittoria. La vittoria sarà nostra”, ha detto Putin alla folla sulla piazza Rossa di Mosca. “Questo è un giorno storico, un giorno di verità e giustizia”, ha detto il leader del Cremlino, promettendo di fare di tutto per sostenere ” i nostri fratelli e sorelle a Zaporizhzhia e Kherson, Donetsk e Luhansk”. 

Nel discorso con solo poco più di un quarto d’ora di ritardo rispetto al programma, nella Sala di San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino di fronte a deputati, senatori, esponenti del governo e delle elite, alcuni dei quali lacrimanti di commozione – incluso il leader ceceno Ramzan Kadyrov- non c’è spazio per un compromesso che non rispetti quella che ha definito “la legittima volontà popolare” degli abitanti dell’sudest dell’Ucraina. 

La loro “è stata una scelta netta. E’ stata espressa la volontà di milioni di persone. Che hanno l’indiscutibile diritto all’autodeterminazione, un diritto imprescindibile basato sull’unità storica, sulla storia che nel corso dei secoli ha visto svilupparsi la Russia”.  

“Solo questa (il riconoscimento dei referendum da parte di Kiev, ndr) è la strada per la pace”, ha aggiunto Putin, mentre sul terreno le forze ucraine hanno in queste ore completato l’accerchiamento dello snodo cruciale di Lyman, nella Repubblica popolare di Donetsk, porta d’accesso a quella di Luhansk, unica regione, fra quelle in cui si è svolto il referendum, completamente controllata, a oggi, dalle forze di Mosca. 

Gli abitanti della ‘Novorossiya’ “vivranno nella loro vera madre patria. Il governo di Kiev e i suoi controllori in Occidente devono ascoltarmi. I residenti delle regioni saranno nostri cittadini per sempre”, ha sottolineato Putin, mentre ancora non è chiaro, finanche ai commentatori delle televisioni ufficiali russe, quale sia esattamente il territorio annesso da Mosca delle regioni di Kherson o Zaporizhzhia (mentre per quanto riguarda Donetsk e Luhansk, è stato precisato che i confini sono quelli del 2014).  

Il vero grande interrogativo formalizzato con la firma degli accordi di annessione è proprio la modalità con cui saranno conciliate le parole del Presidente -che ha evocato “il legame spirituale che si siamo tramandati di generazione in generazione”, preso atto che “oramai l’Unione sovietica non esiste più, non serve alla Russia, non è questo a cui aspiriamo, e al passato non si torna”, e sottolineato come non ci sia “nulla di più forte della volontà dei popoli di tornare alla loro vera patria” – con la situazione sul terreno che vede le forze di Kiev avanzare nei territori. Interrogativo su cui grava la possibilità dell’impiego, da parte di Mosca, di armi non convenzionali. Che il riferimento al “precedente creato dagli Usa” non ha certo cancellato. 

“Difenderemo la sicurezza del nostro popolo con tutti gli strumenti a nostra disposizione”, ha incalzato Putin, includendo i residenti delle quattro regioni fra i russi. “Ricostruiremo le città distrutte, le case, le scuole, gli ospedali, i teatri e i musei. Svilupperemo l’industria e le infrastrutture, riorganizzeremo il sistema sociale, le pensioni, la sanità e l’istruzione. Eleveremo il livello di sicurezza (dei nuovi territori, ndr). Insieme garantiremo che i residenti delle nuove regioni sentano il sostegno dell’intera popolazione russa e di tutti i territori della nostra enorme Madre patria”, ha aggiunto.  

“Stiamo ora combattendo per un futuro giusto e libero, prima di tutto per noi, per la Russia. Per relegare al passato per sempre le dittature e i dispotismi”, ha affermato inoltre Putin, assicurando che “l’inizio del collasso dell’egemonia Occidentale è irreversibile”. “Non sarà mai più come prima. Il campo di battaglia a cui siamo stati chiamati dal destino e dalla storia è quello per la nostra gente, per la Grande Russia storica”.  

MOSCA BLOCCA RISOLUZIONE ONU – Come previsto, la Russia ha posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu che condanna l’annessione dei territori ucraini, in quanto violazione del diritto internazionale. Dieci paesi hanno votato a favore del testo presentato da Stati Uniti e Albania, mentre Cina, India, Brasile Gabon si sono astenuti. Si prevede che la risoluzione verrà presentata nei prossimi giorni all’assemblea generale.
 

 

 

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Ucraina, Orsini: “Se Russia perde guerra rischia autodistruzione”

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(Adnkronos) – “Una sconfitta in Ucraina potrebbe innescare la dissoluzione della federazione russa. Una sconfitta innescherebbe un processo di autodistruzione, ecco perché dico che questa guerra per la Russia è una questione esistenziale”. Sono le parole del professor Alessandro Orsini che, a Cartabianca, si esprime così sulla guerra tra Ucraina e Russia. 

“Se gli ucraini potessero, lancerebbero qualsiasi missile verso Mosca, com’è comprensibile che sia. Evidentemente hanno sviluppato droni in grado di penetrare per 650 km nel territorio della Russia. Non so quanto siano contenti gli Stati Uniti. Penso che dopo l’attacco in territorio nazionale russo i consensi attorno a Putin siano destinati a crescere. Questa guerra potrebbe durare molti anni, potrebbe crearsi una situazione simile a quella che c’è tra Corea del Nord e Corea del Sud”, dice il docente di sociologia del terrorismo internazionale. 

“Se questa guerra andrà avanti molti anni, l’Italia deve rivedere le proprie politiche nel Mediterraneo e fare un investimento molto grosso nella marina militare. La sicurezza dell’Italia è molto esposta nel Mediterraneo: la Russia è molto insidiosa in Libia e Algeria. Non penso che la Russia si sia messa in un vicolo cieco. All’angolo c’è l’Ucraina. La Russia ha mantenuto i rapporti con Cina e India”, aggiunge. “Sono assolutamente certo che in una condizione disperata la Russia userebbe l’arma nucleare tattica, ma vedo più lontano questo periodo nei prossimi mesi: Putin fa grande affidamento sui 300mila soldati che sta per inviare al fronte e pensa di poter centrare gli obiettivi in modo convenzionale”. 

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Copasir, fumata bianca su Guerini presidente. Ora attesa per Vigilanza Rai

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(Adnkronos) – Nonostante i rumors su un nuovo rinvio, dopo quello della scorsa settimana, si siano rincorsi fino a lunedì, alla fine la quadra è stata trovata e nella riunione del Copasir di ieri pomeriggio è arrivata la fumata bianca: il deputato dem Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e già al vertice del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica nella scorsa legislatura, è stato eletto presidente, il deputato Fdi Giovanni Donzelli vice e il deputato Iv Ettore Rosato segretario. Sembra reggere l’accordo Pd-M5s sugli organismi di garanzia e, dopo l’elezione di Guerini, ora gli occhi sono ora puntati sulla Commissione di Vigilanza Rai, rivendicata dai pentastellati con Riccardo Ricciardi, ma ancora in attesa della nomina dei componenti. 

“C’è stata un’espressione netta del Comitato, a larga maggioranza, sull’ufficio di presidenza. Ora iniziamo a lavorare”, ha detto Donzelli lasciando Palazzo San Macuto assicurando un “clima serenissimo” durante la riunione. “Finalmente si è insediato il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Ne faccio nuovamente parte, con l’incarico di segretario. Il tempo che stiamo vivendo ci vedrà impegnati in cose molto delicate. Me ne occuperò con impegno e attenzione”, ha commentato il neo segretario Rosato.  

Dieci in tutto i componenti, per la metà senatori e per la metà deputati. Per FdI, oltre a Donzelli, ci sono il senatore Andrea Augello e il deputato Angelo Rossi, per la Lega il senatore Claudio Borghi, per Fi Licia Ronzulli, per il M5s, il deputato Marco Pellegrini e il senatore Roberto Scarpinato, per il Terzo Polo, appunto, Rosato e per il Pd, oltre al presidente Guerini, il senatore Enrico Borghi. Proprio quest’ultimo, che era stato l’altro ‘papabile’ candidato alla guida dell’organismo, si è tolto un sassolino dalla scarpa: “Auguri a Lorenzo Guerini, nuovo presidente del Copasir. Farà bene, e l’ho votato perché nei partiti seri si fa così. Con oggi, mi appunto sul petto la medaglia al valore virtuale conferitami dall’ostracismo di Conte nei miei confronti”, ha scritto in un tweet.  

Tra gli auguri di buon lavoro sono arrivati anche quelli del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ex presidente del Copasir. “Sono certo che Lorenzo Guerini saprà svolgere al meglio il suo ruolo con equilibrio e competenza nell’interesse dell’Italia e degli italiani, come ha già fatto nel suo precedente mandato – ha detto – A lui e al vicepresidente Giovanni Donzelli rivolgo i migliori auguri di buon lavoro pienamente consapevole di quanto importante sia l’organo parlamentare nel garantire la sicurezza nazionale”. Dagli aggiornamenti sul conflitto in Ucraina ad eventuali nuovi invii di armi in aiuto di Kiev sono diversi i temi ‘caldi’ presto sul tavolo del Comitato.  

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Meloni difende la manovra: “E’ ben fatta, da Bankitalia no critiche sostanziali”

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(Adnkronos) – Il premier Giorgia Meloni difende la manovra 2023. Al termine del vertice Ue-Balcani a Tirana tocca il tema dei rilievi di Palazzo Koch alla legge di bilancio del suo esecutivo “La notizia per il governo è che sulle grandi voci non ci fossero critiche sostanziali da parte di Bankitalia”, ha sottolineato, rivendicando che “dal mio punto di vista questo vuol dire che la manovra è ben fatta e dà segnali importanti nella situazione nella quale ci troviamo e soprattutto con un tempo che non era scontato”. “Penso che abbiamo fatto un buon lavoro”, ha ribadito il premier. 

Sull’appello alla responsabilità sul Pnrr, ha detto ancora Meloni, “condivido le parole del presidente Mattarella: il governo dall’inizio del suo mandato sta lavorando in maniera incessante sul tema del Piano nazionale di resistenza e resilienza”.. “Sono risorse importanti in particolare in questa fase ed è importante che arrivino a terra”, ha affermato il premier, ribadendo che “ci sono delle questioni aperte a partire dall’aumento dei costi delle materie prime. Con 120 mld di investimenti e l’aumento delle materie al 35% un problema c’è”. Per questo, ha aggiunto, “abbiamo dal primo giorno riconvocato la cabina di regia e stiamo lavorando con molta concentrazione perché è uno strumento molto importante nella fase difficile in cui ci troviamo”. 

Al termine del vertice, il premier è poi intervenuto sulla “materia” dei costi dell’energia facendo sapere di aver avuto un bilaterale con il cancelliere tedesco, incentrato sul tema dell’energia, in vista del prossimo Consiglio europeo, ma anche tenendo in considerazione un ruolo che l’Italia può giocare, in una fase molto difficile, sul tema dell’approvvigionamento energetico”. L’Italia può giocare “un ruolo centrale e strategico”, ha detto Meloni. Sulle misure per l’energia “attualmente la proposta della Commissione europea non mi pare sufficiente, lavoriamo per migliorarla”, ha ribadito. 

Un altro punto caldo toccato da Meloni è stato quello dei migranti. “Noi come Italia ci troviamo in una tenaglia” tra gli arrivi di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale e lungo la rotta balcanica, ha sottolineato il premier, rispondendo a chi le chiedeva se sia preoccupata che l’Europa presti maggiore attenzione alla rotta balcanica. “No, non lo temo”, ha scandito Meloni, rispondendo alla domanda se sia preoccupata da un calo di attenzione nei confronti della rotta mediterranea. Tra l’altro, ha sottolineato la premier, “per la prima volta la Commissione europea, all’indomani anche di alcune posizioni che ha assunto l’Italia, ha messo il tema della rotta del Mediterraneo centrale come un tema prioritario. Questo non era mai accaduto. Oggi si'”. 

Meloni ha sostenuto di ritenere che questo “accada” anche “perché l’Italia ha posto il problema. Era una questione sulla quale l’Italia si era battuta, con una forza alterna, in passato. Ma non era mai stata considerata prioritaria. Oggi viene considerata prioritaria la difesa dei confini esterni dell’Unione e io considero che questo accada anche grazie al fatto che l’Italia ha posto il problema”. Per la premier, bisogna “passare dal tema della redistribuzione che non risolve il problema al tema della difesa dei confini esterni dell’Ue”. 

Con il presidente francese Emmanuel Macron “non abbiamo avuto ìl tempo di un bilaterale, ma come sapete nei prossimi giorni ci saranno molte occasioni di incontro”, ha sottolineato. “Con la Francia i rapporti continuano. Al di là del racconto che ne fa la stampa, segnalo che ci sono fior fior di bilaterali tra i ministri e che anche la questione migratoria, al di la’ della famosa vicenda, va avanti, l’Europa finalmente fa dei tavoli, delle riunioni per capire come si possa cambiare prospettiva. E quindi mi pare che le cose vadano bene”, ha affermato ancora il premier. 

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