Ucraina, Minniti: “Corridoi alimentari contro rischio carestia Maghreb”


“Senza corridoi alimentari ‘immediati’ per il grano proveniente dall’Ucraina, si rischia una carestia nei Paesi del Maghreb”. E’ l’allarme lanciato da Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or, nel corso di un intervento questa mattina al Senato francese in occasione della “Conference interparlementaire sur les defis migratoires”. “La guerra in Ucraina ha generato il rischio di una crisi alimentare globale. Per tutto il pianeta, ma soprattutto dall’altra parte del Mediterraneo, in Africa”, ha affermato Minniti, ricordando che “la maggior parte dei Paesi del Maghreb dipende dal grano proveniente dall’Ucraina e dalla Russia – oltre il 90% per alcuni di loro”.  

“Se non riusciamo a creare corridoi alimentari “immediati” per il grano proveniente dall’Ucraina, corriamo il rischio di una carestia nei Paesi del Maghreb. Abbiamo poco tempo – ha ammonito l’ex ministro dell’Interno -Questo può portare a crisi sociali molto grandi, a ‘rivolte per il pane’, basti pensare a quello che è successo nel 2011, non già nel 2015, ma nel 2011. Tensioni sociali che possono creare una crisi umanitaria, non solo in Ucraina, ma anche in Africa. La crisi alimentare può quindi diventare crisi sociale. L’Europa potrebbe essere stretta in una tenaglia umanitaria con un ramo a nord-est, in Ucraina, e un ramo a sud, in Africa”.  

“Capite la sfida? – l’interrogativo di Minniti davanti ai senatori francesi – E se qualcuno avesse dei dubbi, basti pensare che le migrazioni sono state spesso usate, con cinismo, come arma di pressione politica. Ricordate il bosco di Białowieza? Non bisogna dimenticarlo perché prima c’è stata Białowieza e poi l’invasione dell’Ucraina. Prima si è provato a fare pressione con i flussi migratori e poi con l’invasione militare. Ora potrebbe essere il contrario: prima l’invasione militare e poi la pressione migratoria proveniente dall’Africa. Questa situazione va affrontata per tempo, e non intendo anni, ma mesi. Bisogna muoversi in fretta”.  

Secondo Minniti, “ci deve essere un doppio movimento, dobbiamo avere in mente un paradigma: le migrazioni non sono un’emergenza. Sono un dato strutturale della vita del nostro pianeta: ci sono state, ci sono e ci saranno. Sempre. Le migrazioni non possono essere cancellate, vanno governate. L’Europa infatti deve gestire i flussi migratori promuovendo quelli legali e contrastando quelli illegali. Questa sfida non è facile da vincere”. 

Il presidente della Fondazione MedOr ha ricordato come in Africa “si giochi una partita cruciale: dobbiamo ricordare che altri grandi Paesi, Cina e Russia, hanno una politica per l’Africa. Anche l’Europa deve averne una. Abbiamo quindi bisogno di un progetto: sono stati stanziati 100 miliardi di euro per l’Africa, ma dobbiamo fare qualcosa subito. Non possiamo aspettare due anni. Dobbiamo creare un Migration compact specifico per l’Africa settentrionale oggi, non tra sei mesi, ma entro poche settimane”.  

“Serve un aiuto economico significativo da parte dell’Ue che ci permetta di affrontare questa crisi alimentare e di affrontare le tensioni sociali che si presenteranno. Un patto molto semplice – ha continuato Minniti, parlando al Senato francese – Noi vi aiutiamo, vi aiutiamo per la stabilità sociale; noi vi aiutiamo per la crescita economica e per la prosperità, e voi vi impegnate a contrastare il traffico di esseri umani. Se c’è un profugo che scappa dalla guerra o dalla fame arriva in Europa non portato dai trafficanti di esseri umani, ma con i corridoi umanitari, gestiti dall’Europa. Ma se ci sono territori in Nord Africa, che sono nelle mani dei trafficanti di esseri umani, dobbiamo ‘riconquistarli’ alla legalità internazionale”.  

“L’idea è quindi molto semplice: dobbiamo cambiare, come è stato detto, la dimensione interna delle politiche migratorie dell’Unione. Il regolamento di Dublino deve essere modificato. È evidente che l’idea di caricare tutti i problemi sui paesi di primo ingresso non regge più – ha concluso – Ma se vogliamo cambiare la dimensione interna, dobbiamo partire da quella esterna. Perché se affrontiamo i problemi in Africa, lo dico da europeo, è anche più facile negoziare internamente. Mi spiego: possiamo ridistribuire gli arrivi solo se riusciamo a gestire i flussi. Se non siamo in grado di gestire i flussi, non riusciamo a ridistribuire. Proprio perché le decisioni, ancora, a livello europeo vengono prese all’unanimità. Questo è il modo, forse l’unico, per conciliare tutte le nostre sensibilità nazionali”.  

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