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Ucraina, Massolo: “Per Putin terza fase guerra, si aspetta resa ma risultati solo virtuali”

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Con l’annessione alla Russia delle quattro regioni ucraine, Vladimir Putin ha dato avvio alla terza fase della sua operazione speciale, quella in cui ritiene raggiunti gli obiettivi indicati nella seconda – la conquista del Donbass, dopo aver ‘rinunciato’ alla presa di Kiev della prima fase – e attende adesso la resa degli ucraini. “Una realtà scritta sulla carta, solo virtuale”. Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi, commenta così la cerimonia al Cremlino, con la firma dei trattati di annessione che segna “una nuova escalation del conflitto”, durante la quale si è detto pronto a negoziare, a condizione che Kiev riconosca la nuova realtà sul terreno.  

“Noi ci troviamo in una situazione in cui Putin non può perdere questa guerra, perché ne ha fatto una questione personale e perderla comprometterebbe le basi del suo potere – sottolinea Massolo, parlando con l’Adnkronos – Ma le stragi, i fatti terribili di questi mesi rendono impossibile a Zelensky accomodare una pace qualsiasi. Mentre l’Occidente non può accettare una situazione in cui sia sconvolto il fondamento stesso delle regole della civile convivenza nella comunità internazionale”. 

Secondo l’ambasciatore, ex segretario generale della Farnesina ed ex direttore del Dis, adesso “ci troviamo di fronte ad una nuova escalation, che nell’ottica di Putin risponde ad una mossa classica, quella di usare le comunità russe all’estero, dire che le vuole difendere perché sono oggetto di minaccia, proclamare delle repubbliche fantoccio e condurre referendum farsa, annettendole poi in spregio a ogni regola internazionale”.  

Tutto questo, osserva Massolo, serve “per dare al popolo russo la sensazione di aver dato un senso all’operazione speciale, non poteva non farlo perché ha mobilitato 300mila riservisti. E adesso si dice pronto a negoziare, chiedendo la resa degli ucraini”. Senza dimenticare che così ha creato “una motivazione giuridica per reagire se ci fosse un attacco su quello che ora per lui è suolo russo”. 

Una condizione che crea “un’escalation nell’escalation, con la minaccia implicita del ricorso all’arma nucleare”, sostiene il presidente dell’Ispi. Convinto che “nell’immediato” difficilmente Putin arriverà “all’irreparabile, che non è nel suo interesse, il suo interesse è restare al potere, potendo prima usare altri strumenti”. Massolo pensa alla “minaccia cibernetica che non ha usato ancora a pieno, ai flussi migratori, all’interruzione delle forniture, alla possibilità di fomentare conflitti locali, alcuni dei quali proliferano in zone di estremismo islamico, ad azioni di sabotaggio”, come potrebbe essere avvenuto con il Nord Stream. 

Dunque, secondo il presidente dell’Ispi, ci prepariamo ad una fase “verosimilmente lunga, in cui, avendo difficoltà a farlo sul terreno, continuerà con ogni mezzo a cercare di dividere l’Occidente, a fiaccare le sue opinioni pubbliche, laddove l’Occidente ha finora dato prova di sufficiente coesione”, mentre da parte di Cina e India si avvertono “segnali di crescente disagio, non trascurabili, nel timore che la situazione posa sfuggire di mano, anche se è ancora presto per dire” che questi segnali porteranno a un qualche tipo di riallineamento.  

Nel frattempo “sta avanzando il cattivo tempo, in quelle regioni la situazione sarà frenata dall’arrivo del fango”, per cui ci avviamo verso una situazione in cui “non ci saranno progressi decisivi, una situazione in cui gli ucraini continueranno la controffensiva, ma i russi non cederanno e, avendo difficoltà sul terreno, cercheranno l’escalation con gli altri mezzi”, sostiene il presidente dell’Ispi.  

Che poi parla degli “scricchiolii” che si avvertono sempre più forti in Russia con le proteste seguite all’annuncio della mobilitazione parziale: “Noi siamo abituati che le dittature a volte cadono di colpo, smottano, non possiamo escludere che questo accada anche a Mosca, ma non mi sembra che siamo ancora a quel punto e anche questo rientra nella sfida del tempo” di questa guerra, “Putin tenta di divederci, noi di sfiancare l’aggressore”.  

Siamo dunque entrati nella terza fase del conflitto, chiosa Massolo, “sulla base dell’idea che l’operazione speciale ha avuto dei risultati e si attende la resa da parte degli ucraini. Ma tutto questo è scritto sulla carta, si tratta di una realtà virtuale, perché di fatto Putin è in difficoltà, tutti questi segnali denotano debolezza più che forza, anche se la debolezza di chi possiede un arsenale nucleare”. 

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Ucraina, Orsini: “Se Russia perde guerra rischia autodistruzione”

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(Adnkronos) – “Una sconfitta in Ucraina potrebbe innescare la dissoluzione della federazione russa. Una sconfitta innescherebbe un processo di autodistruzione, ecco perché dico che questa guerra per la Russia è una questione esistenziale”. Sono le parole del professor Alessandro Orsini che, a Cartabianca, si esprime così sulla guerra tra Ucraina e Russia. 

“Se gli ucraini potessero, lancerebbero qualsiasi missile verso Mosca, com’è comprensibile che sia. Evidentemente hanno sviluppato droni in grado di penetrare per 650 km nel territorio della Russia. Non so quanto siano contenti gli Stati Uniti. Penso che dopo l’attacco in territorio nazionale russo i consensi attorno a Putin siano destinati a crescere. Questa guerra potrebbe durare molti anni, potrebbe crearsi una situazione simile a quella che c’è tra Corea del Nord e Corea del Sud”, dice il docente di sociologia del terrorismo internazionale. 

“Se questa guerra andrà avanti molti anni, l’Italia deve rivedere le proprie politiche nel Mediterraneo e fare un investimento molto grosso nella marina militare. La sicurezza dell’Italia è molto esposta nel Mediterraneo: la Russia è molto insidiosa in Libia e Algeria. Non penso che la Russia si sia messa in un vicolo cieco. All’angolo c’è l’Ucraina. La Russia ha mantenuto i rapporti con Cina e India”, aggiunge. “Sono assolutamente certo che in una condizione disperata la Russia userebbe l’arma nucleare tattica, ma vedo più lontano questo periodo nei prossimi mesi: Putin fa grande affidamento sui 300mila soldati che sta per inviare al fronte e pensa di poter centrare gli obiettivi in modo convenzionale”. 

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Copasir, fumata bianca su Guerini presidente. Ora attesa per Vigilanza Rai

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(Adnkronos) – Nonostante i rumors su un nuovo rinvio, dopo quello della scorsa settimana, si siano rincorsi fino a lunedì, alla fine la quadra è stata trovata e nella riunione del Copasir di ieri pomeriggio è arrivata la fumata bianca: il deputato dem Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e già al vertice del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica nella scorsa legislatura, è stato eletto presidente, il deputato Fdi Giovanni Donzelli vice e il deputato Iv Ettore Rosato segretario. Sembra reggere l’accordo Pd-M5s sugli organismi di garanzia e, dopo l’elezione di Guerini, ora gli occhi sono ora puntati sulla Commissione di Vigilanza Rai, rivendicata dai pentastellati con Riccardo Ricciardi, ma ancora in attesa della nomina dei componenti. 

“C’è stata un’espressione netta del Comitato, a larga maggioranza, sull’ufficio di presidenza. Ora iniziamo a lavorare”, ha detto Donzelli lasciando Palazzo San Macuto assicurando un “clima serenissimo” durante la riunione. “Finalmente si è insediato il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Ne faccio nuovamente parte, con l’incarico di segretario. Il tempo che stiamo vivendo ci vedrà impegnati in cose molto delicate. Me ne occuperò con impegno e attenzione”, ha commentato il neo segretario Rosato.  

Dieci in tutto i componenti, per la metà senatori e per la metà deputati. Per FdI, oltre a Donzelli, ci sono il senatore Andrea Augello e il deputato Angelo Rossi, per la Lega il senatore Claudio Borghi, per Fi Licia Ronzulli, per il M5s, il deputato Marco Pellegrini e il senatore Roberto Scarpinato, per il Terzo Polo, appunto, Rosato e per il Pd, oltre al presidente Guerini, il senatore Enrico Borghi. Proprio quest’ultimo, che era stato l’altro ‘papabile’ candidato alla guida dell’organismo, si è tolto un sassolino dalla scarpa: “Auguri a Lorenzo Guerini, nuovo presidente del Copasir. Farà bene, e l’ho votato perché nei partiti seri si fa così. Con oggi, mi appunto sul petto la medaglia al valore virtuale conferitami dall’ostracismo di Conte nei miei confronti”, ha scritto in un tweet.  

Tra gli auguri di buon lavoro sono arrivati anche quelli del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ex presidente del Copasir. “Sono certo che Lorenzo Guerini saprà svolgere al meglio il suo ruolo con equilibrio e competenza nell’interesse dell’Italia e degli italiani, come ha già fatto nel suo precedente mandato – ha detto – A lui e al vicepresidente Giovanni Donzelli rivolgo i migliori auguri di buon lavoro pienamente consapevole di quanto importante sia l’organo parlamentare nel garantire la sicurezza nazionale”. Dagli aggiornamenti sul conflitto in Ucraina ad eventuali nuovi invii di armi in aiuto di Kiev sono diversi i temi ‘caldi’ presto sul tavolo del Comitato.  

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Meloni difende la manovra: “E’ ben fatta, da Bankitalia no critiche sostanziali”

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(Adnkronos) – Il premier Giorgia Meloni difende la manovra 2023. Al termine del vertice Ue-Balcani a Tirana tocca il tema dei rilievi di Palazzo Koch alla legge di bilancio del suo esecutivo “La notizia per il governo è che sulle grandi voci non ci fossero critiche sostanziali da parte di Bankitalia”, ha sottolineato, rivendicando che “dal mio punto di vista questo vuol dire che la manovra è ben fatta e dà segnali importanti nella situazione nella quale ci troviamo e soprattutto con un tempo che non era scontato”. “Penso che abbiamo fatto un buon lavoro”, ha ribadito il premier. 

Sull’appello alla responsabilità sul Pnrr, ha detto ancora Meloni, “condivido le parole del presidente Mattarella: il governo dall’inizio del suo mandato sta lavorando in maniera incessante sul tema del Piano nazionale di resistenza e resilienza”.. “Sono risorse importanti in particolare in questa fase ed è importante che arrivino a terra”, ha affermato il premier, ribadendo che “ci sono delle questioni aperte a partire dall’aumento dei costi delle materie prime. Con 120 mld di investimenti e l’aumento delle materie al 35% un problema c’è”. Per questo, ha aggiunto, “abbiamo dal primo giorno riconvocato la cabina di regia e stiamo lavorando con molta concentrazione perché è uno strumento molto importante nella fase difficile in cui ci troviamo”. 

Al termine del vertice, il premier è poi intervenuto sulla “materia” dei costi dell’energia facendo sapere di aver avuto un bilaterale con il cancelliere tedesco, incentrato sul tema dell’energia, in vista del prossimo Consiglio europeo, ma anche tenendo in considerazione un ruolo che l’Italia può giocare, in una fase molto difficile, sul tema dell’approvvigionamento energetico”. L’Italia può giocare “un ruolo centrale e strategico”, ha detto Meloni. Sulle misure per l’energia “attualmente la proposta della Commissione europea non mi pare sufficiente, lavoriamo per migliorarla”, ha ribadito. 

Un altro punto caldo toccato da Meloni è stato quello dei migranti. “Noi come Italia ci troviamo in una tenaglia” tra gli arrivi di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale e lungo la rotta balcanica, ha sottolineato il premier, rispondendo a chi le chiedeva se sia preoccupata che l’Europa presti maggiore attenzione alla rotta balcanica. “No, non lo temo”, ha scandito Meloni, rispondendo alla domanda se sia preoccupata da un calo di attenzione nei confronti della rotta mediterranea. Tra l’altro, ha sottolineato la premier, “per la prima volta la Commissione europea, all’indomani anche di alcune posizioni che ha assunto l’Italia, ha messo il tema della rotta del Mediterraneo centrale come un tema prioritario. Questo non era mai accaduto. Oggi si'”. 

Meloni ha sostenuto di ritenere che questo “accada” anche “perché l’Italia ha posto il problema. Era una questione sulla quale l’Italia si era battuta, con una forza alterna, in passato. Ma non era mai stata considerata prioritaria. Oggi viene considerata prioritaria la difesa dei confini esterni dell’Unione e io considero che questo accada anche grazie al fatto che l’Italia ha posto il problema”. Per la premier, bisogna “passare dal tema della redistribuzione che non risolve il problema al tema della difesa dei confini esterni dell’Ue”. 

Con il presidente francese Emmanuel Macron “non abbiamo avuto ìl tempo di un bilaterale, ma come sapete nei prossimi giorni ci saranno molte occasioni di incontro”, ha sottolineato. “Con la Francia i rapporti continuano. Al di là del racconto che ne fa la stampa, segnalo che ci sono fior fior di bilaterali tra i ministri e che anche la questione migratoria, al di la’ della famosa vicenda, va avanti, l’Europa finalmente fa dei tavoli, delle riunioni per capire come si possa cambiare prospettiva. E quindi mi pare che le cose vadano bene”, ha affermato ancora il premier. 

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