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Ucraina, Masset: “Europa forte e unita contro aggressione Russia”

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“Abbiamo una crisi molto grave, la più grave che ha conosciuto l’Europa dalla Seconda guerra mondiale: l’aggressione della Russia sull’Ucraina. Davanti a questa crisi e a questa aggressione c’è stata una reazione dell’Europa caratterizzata da forza e unità. Questo riguarda le sanzioni, il sostegno all’Ucraina in termini finanziari e di difesa, la risposta forte sull’aspetto umanitario nell’accoglienza di milioni di ucraini e la protezione temporanea accordata, e tutti gli sforzi per aprire spazi di dialogo. E’ quello che fa il presidente Macron. Non dobbiamo fare la contabilità, ogni giorno, delle dichiarazioni, quello che conta sono le decisioni”. Così l’ambasciatore di Francia in Italia Christian Masset, ospite in esclusiva ad ‘Adnkronos Live’ (GUARDA L’INTERVISTA). 

Che l’unità europea possa scricchiolare a causa del prolungarsi della guerra in corso in Ucraina, sottolinea ancora Masset, “personalmente non lo penso. Jean Monnet, uno dei padri nobili dell’Europa, ha detto che l’Europa è la somma delle risposte date alle crisi, e siamo proprio in questa situazione. La Francia sta svolgendo la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, e abbiamo un filo rosso che è quello della sovranità europea. La guerra in Ucraina ci dimostra la pertinenza e la rilevanza di questo concetto. E’ proprio quello che stiamo facendo con la riduzione di tutte le dipendenze, in particolare nel settore energia, aumentando il nostro investimento e la capacità nella difesa, costruendo l’Europa come attore globale. Su questo c’è unità di visione, possono esserci differenze ma nella visione c’è unità”.  

Una difesa comune europea è una priorità, sostiene l’Ambasciatore di Francia in Italia. “Negli ultimi mesi – spiega Masset – abbiamo fatto grandi passi in avanti e la difesa europea è oggi, più che mai, una priorità. Questo si vede negli investimenti. Un momento cruciale è stato il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo che ha adottato un Libro Bianco sulla difesa, la bussola strategica che è la guida per il futuro della difesa europea che ci precisa quali sono le minacce, quali le priorità, quali le alleanze e i partenariati, quali gli strumenti da sviluppare per arrivare a un’autonomia strategica. Tra le misure contenute in questo Libro Bianco, la messa in piedi di una forza di reazioni rapida di 5mila uomini. E’ poco, è un primo passo, ma è un buon passo in avanti”. 

Il tema della riduzione delle dipendenze energetiche, spiega ancora l’Ambasciatore, “è un orientamento molto forte, condiviso al vertice di Versailles. Aspettiamo le proposte sul piano ‘Repower Europe’ per ridurre queste dipendenze”, poi “bisogna diversificare gli approvvigionamenti, è quello che fanno l’Italia e la Francia in questo momento. E’ importante agire a livello europeo per aumentare il rapporto di forza con i fornitori, che sia nel Mediterraneo o nel Qatar, così da avere una diversificazione importante degli approvvigionamenti”. Questo vuol dire, aggiunge, “anche costruire nuovi impianti per esempio per la liquefazione del gas o per il trasporto, e anche questo vuol dire lavorare insieme sulla questione dei mercati come la formazione del prezzo dell’elettricità o sul tetto del prezzo del gas. Sono le questioni su cui dobbiamo lavorare”. 

Per Masset l’Ucraina fa parte della famiglia europea. “L’Ucraina ha posto la sua domanda” per un’eventuale ingresso nell’Ue. “La Commissione Ue deve dare un parere. E’ un percorso necessariamente lungo ma il Consiglio europeo ha detto che l’Ucraina fa parte della famiglia europea. Lungo questo percorso, non è che non succede niente. Possiamo costruire un processo di riavvicinamento partendo dall’accordo che già unisce l’Ucraina all’Europa e avere progressivamente una relazione più stretta tra Ucraina e Ue”, sottolinea l’Ambasciatore. Per quanto riguarda i negoziati e la possibilità di una futura neutralità dell’Ucraina, l’Ambasciatore spiega che “la neutralità è un concetto che può voler dire tante cose, ma su questo la risposta non può venire dalla Francia o dall’Europa, devono darla gli ucraini che ora stanno combattendo per l’indipendenza e la sovranità. Loro dovranno decidere lo status del loro Paese”.  

Che la crisi possa allargarsi ai Balcani, “è un rischio che non può essere escluso”, spiega ancora l’Ambasciatore francese: “ci sono tensioni nei Balcani occidentali e ingerenza da parte di Paesi extra comunitari, come ad esempio da parte della Russia, e c’è un rischio di manipolazione che non si può escludere. Per questo pensiamo, come presidenza di turno del Consiglio Ue, che sia necessario investire sui Balcani occidentali perché la loro stabilità è importante. Più Paesi di questa regione hanno una vocazione europea e quindi dobbiamo politicamente ed economicamente reinvestire sui Balcani occidentali”. Come presidenza di turno dell’Ue, aggiunge Masset, “stiamo organizzando una conferenza sui Balcani Occidentali a giugno, che precederà un vertice che dovrebbe essere svolto sotto la presidenza Ceca, successiva a quella francese”. 

Per quanto riguarda l’economia, sottolinea Masset, “il rallentamento che stiamo vedendo in questo momento e il rischio di crisi alimentare sono le conseguenze dell’aggressione russa in Ucraina, non delle sanzioni. Dal punto di vista agricolo, questa guerra ha bloccato i porti e l’Ucraina, che è il granaio del mondo, non può esportare. A Odessa, bloccata dai russi, ci sono risorse di cibo pronte all’esportazione. E’ importante dirlo”. A livello europeo, aggiunge, “è importante che ci siano dei piani per contrastare questo effetto, è quello che fa l’Italia, che fa la Francia e che si sta riflettendo a livello europeo. Dobbiamo preparare la nostra economia ad essere più autonoma, ridurre le dipendenze, aumentare la capacità di difesa e tecnologica e ridurre la dipendenza energetica. Questo imporrà grandissimi investimenti, che saranno fatti dai privati ma che saranno anche pubblici, fatti dagli Stati e dall’Europa. Per questo dobbiamo riflettere sul patto di stabilità e su quello che verrà dopo il Next Generation Eu”. 

Per quanto riguarda i rapporti tra Italia e Francia, Masset osserva che “la relazione italo francese è molto forte ed eccellente”. Il Trattato del Quirinale firmato il 26 novembre del 2021, spiega l’Ambasciatore, “ha riparato un’anomalia, l’assenza di una cornice per strutturale meglio questa relazione antica e forte che spesso non abbiamo saputo usare e, malgrado le nostre forti convergenze, fare la differenza insieme”.  

Il Trattato del Quirinale punta proprio, spiega l’ambasciatore Masset, “a promuovere le nostre idee, molto convergenti, in Europa; a conoscerci meglio ed evitare incomprensioni, e questo lo faremo con scambi tra giovani artisti, studenti e ricercatori; creare una matrice di progetti in tutti i campi. Vedo già grande entusiasmo in Francia e in Italia per lavorare insieme per un’Europa più forte ed essere insieme un motore. Ci sonio già i primi risultati concreti”, aggiunge citando il servizio civile italo-francese; il programma tra Cassa Depositi e Prestiti italiana e la Banca pubblica di investimenti francese per mettere insieme Pmi italiane e francesi e portare avanti progetti comuni; il lancio del Grand Tour, programma per la circolazione di artisti in residenze italiane e francesi. 

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La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto – Ascolta

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Ascolta “La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto” su Spreaker.
 

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Ucraina Bucha, chiesta in Russia condanna esemplare per Yashin: denunciò abusi

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(Adnkronos) – L’accusa ha chiesto una condanna a nove anni di carcere per l’oppositore russo Ilya Yashin, accusato di aver diffuso informazioni false sulle forze armate, vale a dire, per aver denunciato lo scorso aprile, con un video sul suo canale youtube che ha 1,3 milioni di iscritti, gli abusi commessi nella città ucraina di Bucha. Il procuratore del processo in corso a Mosca ha definito i rapporti dell’Osce e dell’Onu sugli abusi a Bucha come “ostili, prevenuti e di parte”. Yashin, 39 anni, deputato dell’assemblea del distretto moscovita di Krasnoselsky, uno dei pochi oppositori rimasti in Russia, era stato arrestato lo scorso luglio. Il processo a suo carico è iniziato a novembre. La pena massima per il resto di cui è accusato, introdotto dopo l’inizio della guerra, sono dieci anni di carcere.  

 

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La nipote dello Shah: ”Il regime testa compromesso, ma la protesta continua”

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(Adnkronos) – La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran e la creazione di una commissione per valutare se rimuovere l’obbligo di indossare il velo islamico potrebbero essere ”un test” deciso da Teheran per ”vedere la reazione del popolo iraniano”. Un ”passo”, insomma, ”per verificare se i manifestanti si fermano” davanti a questa concessione, ”una proposta di compromesso”, seppur non confermata dal ministero degli Interni. Ma gli iraniani, soprattutto donne ma anche uomini, ”non è questo che vogliono, non stanno lottando e rischiando la vita per questo. Vogliono riappropriarsi delle loro libertà e dei diritti civili regolarmente calpestati”. Ne è convinta Yassmin Pucci, attrice e nipote dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi, che in un’intervista ad Adnkronos afferma che ”il regime islamico ha capito che ha le ore contate”. 

In Iran, prosegue, ”si sta scrivendo una pagina di storia importante” e i protagonisti sono i ragazzi della ”nuova generazione, cresciuta con un senso di ribellione, la voglia di essere come i loro coetanei del resto del mondo”. Un desiderio che li ha visti ”scendere in piazza a protestare con la consapevolezza che andavano a rischiare la loro vita”. Tutto questo ”è terribile, ma non credo si possa tornare indietro. Fermarsi ora non avrebbe alcun senso”. Neanche davanti alla ”notizia ambigua” dell’abolizione della polizia morale e del velo. ”Credo che il regime voglia sondare il terreno e vedere come gli iraniani potrebbero reagire a determinate concessioni. Ma non credo che possa bastare” e penso invece che ”le proteste continueranno”, aggiunge Pucci. ”Gli iraniani non stanno combattendo per queste due cause, ma per abolire il regime – prosegue – Quello che fa male è che il mondo si è dimostrato sì solidale, ma chi avrebbe potuto fare qualcosa di più concreto non lo ha fatto, forse per interessi economici o politici”. Di qui un appello ad ”aiutare un popolo in difficoltà, un Paese in difficolta”. 

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