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Esteri

Ucraina, Kiev invita Meloni: “Visita sarebbe significativa”

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invitato a Kiev il prossimo presidente del Consiglio italiano. Lo comunica Andriy Yermak, capo dell’Ufficio del Presidente, che ha avuto un colloquio con il senatore Adolfo Urso, presidente del Copasir, aggiungendo che “sarebbe molto significativo se questa fosse una delle prime visite all’estero della signora Meloni come Primo Ministro”. 

“Saremmo felici se l’Italia diventasse uno dei garanti della sicurezza per l’Ucraina” ha detto Yermak nel colloquio telefonico con il senatore Urso. Come riporta il sito della presidenza ucraina, Yermak si è congratulato con Fratelli d’Italia e la sua leader Giorgia Meloni per la vittoria alle elezioni del 25 settembre e ha espresso speranza che il prossimo governo italiano mantenga una posizione di sostegno dell’Ucraina. “Questo supporto è molto importante per noi” ha affermato Yermak dal momento che “contribuirà a rendere più vicina la nostra vittoria”.  

Il capo dell’Ufficio del Presidente ha poi sottolineato l’importanza di “consolidare gli sforzi della comunità mondiale e dei nostri partner per contrastare” lo scenario aperto dall’annessione da parte di Mosca di 4 province ucraine dopo un voto-farsa. Auspicando una “dura reazione” a questa mossa del Cremlino, Yermak ha anche discusso con Urso della necessità di instaurare un dialogo ad alto livello.  

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La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto – Ascolta

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Ascolta “La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto” su Spreaker.
 

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Ucraina Bucha, chiesta in Russia condanna esemplare per Yashin: denunciò abusi

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(Adnkronos) – L’accusa ha chiesto una condanna a nove anni di carcere per l’oppositore russo Ilya Yashin, accusato di aver diffuso informazioni false sulle forze armate, vale a dire, per aver denunciato lo scorso aprile, con un video sul suo canale youtube che ha 1,3 milioni di iscritti, gli abusi commessi nella città ucraina di Bucha. Il procuratore del processo in corso a Mosca ha definito i rapporti dell’Osce e dell’Onu sugli abusi a Bucha come “ostili, prevenuti e di parte”. Yashin, 39 anni, deputato dell’assemblea del distretto moscovita di Krasnoselsky, uno dei pochi oppositori rimasti in Russia, era stato arrestato lo scorso luglio. Il processo a suo carico è iniziato a novembre. La pena massima per il resto di cui è accusato, introdotto dopo l’inizio della guerra, sono dieci anni di carcere.  

 

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La nipote dello Shah: ”Il regime testa compromesso, ma la protesta continua”

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(Adnkronos) – La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran e la creazione di una commissione per valutare se rimuovere l’obbligo di indossare il velo islamico potrebbero essere ”un test” deciso da Teheran per ”vedere la reazione del popolo iraniano”. Un ”passo”, insomma, ”per verificare se i manifestanti si fermano” davanti a questa concessione, ”una proposta di compromesso”, seppur non confermata dal ministero degli Interni. Ma gli iraniani, soprattutto donne ma anche uomini, ”non è questo che vogliono, non stanno lottando e rischiando la vita per questo. Vogliono riappropriarsi delle loro libertà e dei diritti civili regolarmente calpestati”. Ne è convinta Yassmin Pucci, attrice e nipote dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi, che in un’intervista ad Adnkronos afferma che ”il regime islamico ha capito che ha le ore contate”. 

In Iran, prosegue, ”si sta scrivendo una pagina di storia importante” e i protagonisti sono i ragazzi della ”nuova generazione, cresciuta con un senso di ribellione, la voglia di essere come i loro coetanei del resto del mondo”. Un desiderio che li ha visti ”scendere in piazza a protestare con la consapevolezza che andavano a rischiare la loro vita”. Tutto questo ”è terribile, ma non credo si possa tornare indietro. Fermarsi ora non avrebbe alcun senso”. Neanche davanti alla ”notizia ambigua” dell’abolizione della polizia morale e del velo. ”Credo che il regime voglia sondare il terreno e vedere come gli iraniani potrebbero reagire a determinate concessioni. Ma non credo che possa bastare” e penso invece che ”le proteste continueranno”, aggiunge Pucci. ”Gli iraniani non stanno combattendo per queste due cause, ma per abolire il regime – prosegue – Quello che fa male è che il mondo si è dimostrato sì solidale, ma chi avrebbe potuto fare qualcosa di più concreto non lo ha fatto, forse per interessi economici o politici”. Di qui un appello ad ”aiutare un popolo in difficoltà, un Paese in difficolta”. 

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