Ucraina, il ‘grande gioco’ della Cina: sul filo del rasoio tra Russia e Occidente



Pechino non si schiera sulla crisi ucraina. La Cina, tutt’altro che stretta tra Russia e Occidente, fa un gioco di equilibrismi. Insiste sul dialogo, sulle “preoccupazioni di sicurezza legittime” della Russia, sugli accordi di Minsk, dopo aver invitato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco al “rispetto della sovranità e dell’indipendenza di ogni Paese”, Ucraina inclusa. Una “posizione conflittuale” quella del gigante asiatico sostiene il Washington Post, con Pechino che non sostiene esplicitamente le ultime decisioni di Mosca (a partire dal riconoscimento delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, annunciato all’indomani della conclusione dei Giochi olimpici invernali di Pechino), ma riconosce appunto quelle che per i cinesi sono le “preoccupazioni di sicurezza legittime” della Russia. 

“Ultimo atto di Pechino sul filo del rasoio riguardo la crisi in Europa orientale”, scrive il giornale mentre sullo sfondo, ma non troppo, ci sono un rapporto sempre più stretto tra Cina e Russia e le relazioni tra Pechino e Washington ai minimi, a ridosso del 50esimo anniversario dalla firma del Comunicato di Shanghai durante la storica visita di Nixon nel gigante asiatico.  

Dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa Antony Blinken e ha criticato la strategia Usa per l’Indo-Pacifico, è arrivato un appello alla “moderazione” rivolto a “tutte le parti coinvolte”, invitate a risolvere la crisi con dialogo e negoziati. “La situazione in Ucraina sta peggiorando”, ha affermato Wang, dopo che ieri l’ambasciata cinese a Kiev ha raccomandato ai connazionali di “evitare le zone instabili” in Ucraina, senza chiedere loro di lasciare il Paese. 

Nelle scorse ore intervenendo alla riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu, il rappresentante cinese alle Nazioni Unite, Zhang Jun, ha invitato “tutte le parti” a “cercare soluzioni ragionevoli” tenendo conto – ha riferito l’agenzia Xinhua – delle “preoccupazioni reciproche sulla base di uguaglianza e rispetto reciproco”. E stamani il ministero degli Esteri del gigante asiatico ha fatto sapere che “continuerà” i contatti con “tutte le parti interessate”. 

Pechino ripete da sempre il principio di non interferenza e rispetto dell’integrità territoriale, anche quando si tratta di difendersi da accuse riguardo Hong Kong, il Tibet o lo Xinjinag. E c’è anche da difendere la sua posizione su Taiwan – il principio di “una sola Cina” – già ‘accolta’ da Vladimir Putin durante la visita di inizio mese a Pechino in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. 

Non è un caso che una portavoce della presidenza di Taiwan, Kolas Yotaka, sia intervenuta con un tweet per sottolineare come sia “incoraggiante” per l’isola – che Pechino considera una “provincia ribelle” da “riunificare” – “vedere ambasciatori all’Onu respingere le rivendicazioni imperiali russe sull’Ucraina”. “A Taiwan non vediamo l’ora arrivi il giorno in cui il mondo respingerà allo stesso modo le rivendicazioni imperiali della Cina sul nostro Paese”. E oggi, ha sottolineato la Cnn, il ministero degli Esteri di Pechino – con il portavoce che ha aggirato più di una decina di domande sulla crisi ucraina – ha respinto paralleli tra Ucraina e Taiwan ribadendo come per il gigante asiatico sia “un fatto storico e giuridico inconfutabile” che “esiste una sola Cina al mondo e Taiwan è parte inalienabile del territorio cinese”. 

Per la Cina, scrive il Washington Post, sostenere un’invasione russa dell’Ucraina significherebbe danneggiare i rapporti già deteriorati con i Paesi occidentali, ma Pechino vuole anche rafforzare le relazioni con Mosca – vedi l’incontro di inizio mese a Pechino tra Putin e il leader cinese Xi Jinping – per contrastare quelli che considera come sforzi degli Usa per bloccare la sua ascesa come potenza globale. 

Per Bonnie Glaser, direttore del Programma Asia del think tank German Marshall Fund of the United States citato dal Post, “la Cina vuole preservare i suoi rapporti con Mosca, attenersi ai suoi principi ed evitare di danneggiare le relazioni con gli Usa e l’Ue” e “superare questa crisi potrebbe essere una delle sfide diplomatiche più difficili per Xi”. A inizio mese la dichiarazione congiunta firmata da Cina e Russia dopo l’incontro tra Xi e Putin impegna i due Paesi in relazioni strategiche “senza limiti”. E dall’escalation della crisi ucraina, ricorda il giornale, Pechino si è unita a Mosca criticando ripetutamente Usa e Nato. Tuttavia nel fine settimana, in collegamento video alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Wang insisteva sull’importanza di “rispettare sovranità, indipendenza e integrità territoriale di ogni Paese”, Ucraina compresa. 

E in Cina, sottolinea ancora il Post, i media hanno descritto una crisi come “un’escalation sotto la provocazione americana”. E’ andato oltre le dichiarazioni ufficiali Hu Xijin, ex direttore del Global Times, per il quale il riconoscimento da parte della Russia delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk è una misura per “rompere lo stallo” nella crisi e “con queste azioni concrete” Putin “sta dimostrando la determinazione strategica della Russia”. Mentre Ming Jinwei, analista ed ex caporedattore dell’agenzia Xinhua, ha scritto chiaramente su WeChat che “la Cina deve sostenere la Russia con supporto emotivo e morale astenendosi dal pestare i piedi a Usa e Ue” perché “in futuro anche la Cina avrà bisogno della comprensione e del sostegno della Russia quando lotterà con l’America per risolvere una volta per tutte la questione di Taiwan”. 

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