Ucraina, Fazolo che finì in lista ‘putiniani’: “Mosca non userà per prima armi nucleari”


Putin, spalle al muro davanti all’offensiva ucraina, potrebbe davvero ricorrere alle armi nucleari tattiche? “Credo che non voglia far precipitare la situazione e utilizzare la bomba atomica vicino casa e su un territorio sul quale la Russia vuole rimanere”. Lo afferma Alberto Fazolo, giornalista il cui nome a giugno era comparso in un articolo del Corriere della Sera sui ‘putiniani’ in Italia, commentando all’Adnkronos le parole del professor Orsini, che a Cartabianca ha avvertito che “siamo sulla strada che porta alla terza guerra mondiale e alla guerra nucleare”. 

Fazolo spiega come in realtà la possibilità che vengano usate armi nucleari sia direttamente collegata ai recenti referendum sulle annessioni dei territori ucraini alla Russia e che sono stati bollati come una “farsa” dal governo di Kiev e dalla comunità internazionale. “Premetto che sono cittadino di Luhansk (una delle regioni dove si è svolto il referendum, ndr) e avrei votato no per motivi ideologici, per il modo in cui si è svolto il voto e, terzo, per lo status di questi territori”, afferma il giornalista, secondo cui “il problema” dei territori “formalmente” annessi è che ora, dal punto di vista di Mosca, “sono territori russi e la dottrina militare russa prevede di usare ogni mezzo, quindi anche l’arma nucleare” per difenderli. 

Fazolo ritiene tuttavia che “Mosca non userà per prima le armi nucleari”, precisando come la “distinzione” tra armi tattiche e strategiche “cambi poco la sostanza” dal momento che l’utilizzo in sé di questo tipo di armi non convenzionali sia una “linea rossa” da non superare. Per il giornalista, in ogni caso, con il referendum l’establishment russo si è cacciato in un “vicolo cieco”, dal quale potrebbe tirarsi fuori solo riconquistando i territori persi. 

Fazolo parla poi delle crepe che, secondo numerosi media occidentali, starebbero indebolendo l’unità del Cremlino, con notizie – seppur non confermate – di complotti per cambiare i vertici militari. “Putin ha un consenso imparagonabile a quello di qualsiasi leader occidentale, ma questo consenso con la guerra ed problemi emersi è andato erodendosi, soprattutto tra chi non vuole andare al fronte e chi ha visto magari i propri ragazzi morire – dichiara – Il Cremlino è uno dei centri di potere più importanti al mondo ed è fisiologico che ci siano scontri di interessi. In questo contesto qualcuno può usare la guerra come strumento per imporre dei cambiamenti, ma comunque la linea della Russia non subirà scossoni”.  

Sulla possibilità, infine, che Putin possa a breve dichiarare guerra all’Ucraina, facendo segnare un cambio di passo rispetto all’ “attuale operazione militare speciale”, il giornalista evidenzia che il leader russo “in questi ultimi 10 anni sta rifacendo quello che in precedenza ha fatto la Nato, che ha fatto guerre ovunque senza mai dichiararle. Per quanto riguarda il consenso internazionale penso nessuno potrà obiettare nulla a Putin proprio per questi precedenti”. 

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