Cronaca Lavoro

Uber Eats: funzionari indagati per sfruttamento di fattorini


I lavoratori sono stati pagati tre euro per consegna, indipendentemente dalla durata del viaggio da compiere.

Le indagini, che la Procura ha appena chiuso, hanno come obiettivo un totale di 10 persone per sfruttamento dei lavoratori di Uber Eats e reati fiscali, attraverso false fatture. Tra gli accusati una “manager” di Uber Eats Italia.

Abuso di debolezza
Secondo l’accusa del PM Paolo Storari, la manager e altri tre indagati, dirigenti delle società intermedie Frc e Flash Road Citypar, hanno assunto addetti alle consegne a domicilio all’interno di queste due società, “poi assegnate al gruppo Uber Eats in condizioni operative”.


Avrebbero approfittato dello stato di necessità di lavoratori, migranti e richiedenti asilo, residenti in centri di accoglienza e provenienti da zone di conflitto Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan e Bangladesh e quindi in condizioni di estrema vulnerabilità e isolamento sociale“.

Lavoratori privati ​​delle mance
I lavoratori, si legge nell’atto di accusa, sono stati solo pagati tre euro per consegna, indipendentemente dalla durata del viaggio da effettuare, dalle condizioni meteorologiche e dall’orario di consegna, giorno, notte, vacanze.


Sono stati inoltre privati ​​delle mance lasciate spontaneamente dai clienti e puniti con la sospensione arbitraria dei pagamenti per presunta mancanza di lavoro.

Uber Eats si difende
Nell’ambito di questo caso, il 29 maggio, il tribunale di Milano ha deciso di porre Uber Eats Italia sotto amministrazione giudiziaria. Su questo argomento è prevista un’udienza il 22 ottobre, giovedì.


Uber Eats ha affermato che “negli ultimi mesi il gruppo ha lavorato a stretto contatto con l’amministratore designato per rivedere e rafforzare ulteriormente le proprie procedure. Continueremo a collaborare con le autorità e combattere tutte le forme di intermediazione illegale“, ha aggiunto Uber Eats in un’e-mail.


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