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Truth cerca influencer, il social di Trump corteggia vip di Internet per il suo lancio

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Truth è caccia di influencer. Il social media con cui Donald Trump intende vendicarsi dell’esilio a cui è stato condannato da Twitter, Facebook e gli altri grandi social, sta corteggiando Vip di Internet offrendogli di “riservare il loro spot” in vista del lancio del prossimo febbraio, massimo inizi di marzo. E’ quanto rivela Axios, che ha ottenuto una copia della mail che il “Vip department” di Truth sta inviando a diversi influencer chiedendo loro se vogliono prenotare un username.  

Il sito sottolinea che la cosa interessante è che in questa mail – che rimanda all’indirizzo di Tmtg, cioè il Trump Media & Tecnology Group a cui fa capo il nuovo social – non si fa nessun riferimento al collegamento con l’ex presidente, forse per non scoraggiare il sostegno degli influencer contattati, alcuni dei quali non fanno mistero della fede dem e sentimenti dichiaratamente anti Trump.  

Tra quelli che hanno ricevuto la mail Jeremy Jacobowitz, food-blogger, che ha postato diverso materiale anti Trump sul suo TikTok, e Gillie Houston, un’altra blogger di food e travel, che ha detto che non intende rispondere, citando i suoi forti sentimenti anti Trump.  

A poche settimane dal lancio, rimangono ancora molte incognite sul modo in cui opererà Truth Social. Nei giorni scorsi il suo Ceo, l’ex deputato repubblicano, e fervente Trumpiano, Devin Nunes, ha confermato la collaborazione con Rumble, un competitore conservatore di YouTube, per fornire un’infrastruttura alla nuova app. In modo che sarà possibile garantire, ha spiegato Nunes, che “una volta che andiamo in diretta, avremo un posto sicuro che Big Tech non potrà cancellare”.  

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La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto – Ascolta

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(Adnkronos) –
Ascolta “La Russia ha la guerra in casa, nuovo attacco ucraino ad aeroporto” su Spreaker.
 

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Ucraina Bucha, chiesta in Russia condanna esemplare per Yashin: denunciò abusi

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(Adnkronos) – L’accusa ha chiesto una condanna a nove anni di carcere per l’oppositore russo Ilya Yashin, accusato di aver diffuso informazioni false sulle forze armate, vale a dire, per aver denunciato lo scorso aprile, con un video sul suo canale youtube che ha 1,3 milioni di iscritti, gli abusi commessi nella città ucraina di Bucha. Il procuratore del processo in corso a Mosca ha definito i rapporti dell’Osce e dell’Onu sugli abusi a Bucha come “ostili, prevenuti e di parte”. Yashin, 39 anni, deputato dell’assemblea del distretto moscovita di Krasnoselsky, uno dei pochi oppositori rimasti in Russia, era stato arrestato lo scorso luglio. Il processo a suo carico è iniziato a novembre. La pena massima per il resto di cui è accusato, introdotto dopo l’inizio della guerra, sono dieci anni di carcere.  

 

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La nipote dello Shah: ”Il regime testa compromesso, ma la protesta continua”

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(Adnkronos) – La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran e la creazione di una commissione per valutare se rimuovere l’obbligo di indossare il velo islamico potrebbero essere ”un test” deciso da Teheran per ”vedere la reazione del popolo iraniano”. Un ”passo”, insomma, ”per verificare se i manifestanti si fermano” davanti a questa concessione, ”una proposta di compromesso”, seppur non confermata dal ministero degli Interni. Ma gli iraniani, soprattutto donne ma anche uomini, ”non è questo che vogliono, non stanno lottando e rischiando la vita per questo. Vogliono riappropriarsi delle loro libertà e dei diritti civili regolarmente calpestati”. Ne è convinta Yassmin Pucci, attrice e nipote dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi, che in un’intervista ad Adnkronos afferma che ”il regime islamico ha capito che ha le ore contate”. 

In Iran, prosegue, ”si sta scrivendo una pagina di storia importante” e i protagonisti sono i ragazzi della ”nuova generazione, cresciuta con un senso di ribellione, la voglia di essere come i loro coetanei del resto del mondo”. Un desiderio che li ha visti ”scendere in piazza a protestare con la consapevolezza che andavano a rischiare la loro vita”. Tutto questo ”è terribile, ma non credo si possa tornare indietro. Fermarsi ora non avrebbe alcun senso”. Neanche davanti alla ”notizia ambigua” dell’abolizione della polizia morale e del velo. ”Credo che il regime voglia sondare il terreno e vedere come gli iraniani potrebbero reagire a determinate concessioni. Ma non credo che possa bastare” e penso invece che ”le proteste continueranno”, aggiunge Pucci. ”Gli iraniani non stanno combattendo per queste due cause, ma per abolire il regime – prosegue – Quello che fa male è che il mondo si è dimostrato sì solidale, ma chi avrebbe potuto fare qualcosa di più concreto non lo ha fatto, forse per interessi economici o politici”. Di qui un appello ad ”aiutare un popolo in difficoltà, un Paese in difficolta”. 

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