Trapianti: primo impianto reni maiale ‘Ogm’ su uomo in morte cerebrale


Dopo il cuore, i reni. Nuovo passo avanti sulla strada degli xenotrapianti. Un team di scienziati americani ha infatti annunciato di aver eseguito con successo il primo trapianto di reni di maiale geneticamente modificati su un uomo in morte cerebrale. L’intervento è descritto sull”American Journal of Transplantation’. Gli esperti dell’University of Alabama at Birmingham (Uab) – Marnix E. Heersink School of Medicine hanno affrontato una sorta di ‘prova generale’. Lo studio è stato progettato e condotto per soddisfare standard direttamente paragonabili a quelli che si applicherebbero a uno studio clinico di Fase 1, replicando ogni fase di un trapianto convenzionale tra esseri umani.  

I risultati positivi ottenuti, spiegano gli esperti, “dimostrano come lo xenotrapianto potrebbe” essere una valida via per “affrontare la crisi mondiale della carenza di organi”. La svolta scientifica raccontata, evidenziano, “non sarebbe stata possibile senza Jim Parsons, 57 anni”, il protagonista del trapianto, l’uomo in morte cerebrale che ha ricevuto i due reni di maiale. Donatore di organi registrato attraverso l’organizzazione ‘Legacy of Hope’, ha sempre desiderato poter aiutare gli altri, ma i suoi organi non erano idonei alla donazione. La sua famiglia ha permesso che il suo organismo venisse mantenuto in funzione per l’intervento.  

I suoi reni sono stati rimossi e al loro posto sono stati trapiantati i due reni ‘Ogm’ di maiale. L’editing genetico nei suini per ridurre il rigetto immunitario dell’organo ha reso tecnicamente possibili i trapianti di organi dai maiali all’uomo. Dieci sono le “modifiche genetiche chiave” che potrebbero rendere i reni adatti a questo utilizzo.  

Il processo affrontato, raccontano gli scienziati, “dimostra la fattibilità a lungo termine della procedura”. I reni trapiantati filtravano il sangue, producevano urina e, soprattutto, non venivano immediatamente rigettati. Sono rimasti vitali fino al termine dello studio, 77 ore dopo il trapianto. “Questo momento rivoluzionario nella storia della medicina rappresenta un cambio di paradigma e una pietra miliare nel campo degli xenotrapianti, che è probabilmente la migliore soluzione alla crisi della carenza di organi”, ha affermato Jayme Locke, direttore del Comprehensive Transplant Institute della Uab e chirurgo capo dello studio. “Abbiamo colmato lacune cruciali”.  

“Il nostro sogno – ha commentato l’ex moglie di Parsons, Julie O’Hara – è che nessun’altra persona muoia in attesa di un rene e sappiamo che Jim è molto orgoglioso del fatto che la sua morte possa potenzialmente portare così tanta speranza agli altri”. 

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