Toghe in sciopero, Anm Roma e Lazio: “Riforma animata da intenti punitivi”


Una riforma della giustizia “predisposta per un’insensata rivalsa contro la magistratura, fatta senza ascoltarne il punto di vista” e che “non migliorerà affatto la qualità e la funzionalità del servizio”. Così l’Anm di Roma e Lazio nel giorno dello sciopero proclamato dalla magistratura contro la riforma della giustizia. Una riforma, scrive la Giunta dell’Anm di Roma e Lazio in una nota, che “sembra animata da intenti punitivi finalizzati a ridimensionare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nell’esercizio delle sue funzioni, impoverendo il servizio ai cittadini (…), una riforma che impoverisce e rende più difficile il controllo di legalità e l’applicazione della legge in modo uguale per tutti”. 

“Gerarchizzare gli uffici giudiziari, eliminare il pluralismo nella rappresentanza della magistratura, separare e isolare il pubblico ministero, incentivare la competizione ed il carrierismo, introdurre una visione del processo penale come una gara in cui si vince o si perde. Non è di questo che hanno bisogno i cittadini, ma di una magistratura capace di offrire risposte competenti e indipendenti, capace di dire di no alle pressioni del più forte, indifferente alle aspettative della politica o dell’opinione pubblica – si legge nella nota – Non il timore per la propria carriera o l’aspettativa di vantaggi per il proprio futuro deve animare chi giudica”. 

Per illustrare le ragioni dello sciopero oggi in Corte d’appello a Roma si è svolta un’assemblea aperta a magistrati, avvocati, giornalisti ed esponenti della società civile, a cui hanno partecipato tra gli altri il giudice Emanuela Attura, segretario della Giunta distrettuale di Roma dell’Anm, il pm di Roma e segretario di Area, Eugenio Albamonte e il presidente della camera penale di Roma Vincenzo Comi. “Scioperiamo contro il rischio di burocratizzazione, della separazione delle carriere e della gerarchizzazione” ha detto Attura. Per Comi, “c’è bisogno di dare credibilità alla giustizia e la separazione delle carriere nella magistratura è una premessa per il giusto processo in cui il giudice sia terzo. Ecco perché – ha aggiunto – per noi la separazione delle funzioni non è sufficiente”. All’avvocatura ha replicato il pm Albamonte, secondo cui “è sbagliato ritenere che il ridimensionamento della magistratura sia un bene per l’avvocatura. La separazione delle funzioni è la pietra tombale della separazione delle carriere, e l’avvocatura dovrebbe essere con la magistratura”.  

In tribunale a Roma intanto c’è anche chi pur contestando la riforma, ha deciso di non astenersi e di tenere udienza. “Noi magistrati partecipiamo allo ‘sciopero’ come forma di protesta ma riteniamo di non poterci astenere dallo svolgere la nostra funzione; pertanto manifestiamo la nostra adesione continuando a lavorare ma chiediamo oggi che vengano ascoltate le nostre ragioni” si legge in una nota affissa fuori dall’aula della sesta sezione penale di piazzale Clodio. In altre aule intanto l’adesione dei giudici e dei pm all’astensione ha portato a trattare solo i fascicoli che riguardano imputati detenuti.  

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