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Economia

Terzo Valico, Fs: “Siamo all’82% dei lavori”

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“Quella di oggi è una tappa importante perché fa il punto della situazione, siamo a un avanzamento fisico dell’82%, è un’opera complessa perché stiamo realizzando il tunnel ferroviario più lungo d’Italia a regime, saranno 27 km compresa anche la parte a mare di galleria e consentirà di collegare Genova con Milano in tempi rapidi, al di sotto di un’ora, e aumenterà anche le capacità di trasporto del 40-50%”. Così l’ad di Gruppo Fs, Luigi Ferraris, a margine dell’abbattimento del diaframma nelle gallerie del Terzo Valico tra i cantieri di Polcevera e Cravasco che completa il collegamento di oltre 30km di scavi in sotterranea nella sola galleria di Valico tra interconnessioni e gallerie di entrambi i sensi di marcia dei futuri treni. 

“Una volta completata quest’opera avremo fatto di Genova un porto competitivo rispetto a quelli del nord Europa perché ci consentirà di intercettare il traffico che viene dal canale di Suez con un risparmio di tre-quattro giorni rispetto alle classiche rotte che portano verso il Nord Europa”, ha aggiunto Ferraris precisando che “il completamento dello scavo del tunnel è previsto per fine 2024, inizio 2025”.  

La nuova linea del Terzo Valico è un tassello del corridoio Ten-T ‘Reno-Alpi’ e consentirà il trasferimento di una parte molto significativa del traffico merci dalla strada al ferro oltre alla riduzione dei tempi di viaggio tra le principali città del nordovest, Genova, Milano e Torino.La nuova linea e’ lunga 53 km di cui il 70% in galleria e interessa 14 comune nelle province di Genova e Alessandria. 

A fine novembre l’avanzamento complessivo dello scalo dalle gallerie ha superato l’82%, pari a 72 km su un totale di circa 88 km di opere in sotterraneo. La nuova tratta ferroviaria è costituita da tre gallerie naturali, di cui la più importante la galleria di Valico lunga 27 km in cui sono attivi contemporaneamente diversi fronti di scavo, sia con metedologia tradizionale, con uso di esplosivi e martelli demolitori, sia in meccanizzato, Tom, Tunnel Boring Machine. 

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Finanza

Borsa Milano oggi, Piazza Affari in calo sulla scia di Wall Street male le banche

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(Adnkronos) – Chiusura di settimana negativa per le Borse europee, trascinante in basso dai conti delle Big Tech Usa. Gli investitori e i titoli del Vecchio Continente risentono quindi di un clima più incerto, come evidenziato dal mercato asiatico e dai future Usa. Quanto ai dati macro, i numeri sulle Pmi composito e dei servizi in Eurozona, Germania e Italia hanno sorpreso in positivo. Le letture italiane per gennaio sono state sopra le attese, indicando espansione. In ambito internazionale, poi, nuovo scontro tra Cina e Usa dopo che Washington ha accusato Pechino di spionaggio, visto che è stato individuato un pallone aerostatico sospetto nello spazio aereo statunitense. 

Al Ttf di Amsterdam sale il prezzo del gas, che ora si aggira attorno ai 58 euro al megawattora. Stabile invece il valore del petrolio, con Brent e Wti poco mossi. Il cambio euro/dollaro è quindi ancora vicino a quota 1,1. A Milano il Ftse Mib scende dello 0,55% e chiude a 26.950,74. In rialzo lo spread tra Btp e Bund tedeschi, ma è ancora sotto i 180 punti base. Sale anche il rendimento del titolo decennale, tornando sopra il 4%.  

Sul listino principale di Piazza Affari bene Campari (+2,43%), Diasorin (+1,34%), Interpump (+1,17%), Saipem (+1,62%) e Pirelli (+3,61%). In coda, invece, i bancari. Intesa Sanpaolo perde il 2,93%, nonostante abbia chiuso il 2022 con un utile di 5,5 miliardi di euro e confermando l’obiettivo di 6,5 miliardi di utile netto al 2025. Unicredit cede poi lo 0,66%, mentre Banco Bpm e Banca Mediolanum sono in parità. (in collaborazione con Money.it) 

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Economia

Bollette luce e gas, calano anche per micro e piccole imprese

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(Adnkronos) – Calano le bollette di luce e gas anche per le micro e le piccole imprese. Dopo i picchi registrati nei mesi autunnali le bollette per l’energia elettrica delle micro e piccole imprese segneranno un -24% nei primi tre mesi del 2023 rispetto all’ultimo trimestre 2022. Buone notizie anche sul fronte del gas naturale, con una diminuzione stimata del -27%, nel mese di gennaio 2023 rispetto a dicembre dello scorso anno, per un profilo medio di piccola impresa. E’ quanto emerge dal monitoraggio dei costi dei servizi pubblici locali sostenuti dalle micro e piccole imprese operato da Unioncamere, Bmti (Borsa merci telematica italiana) e Tagliacarne, con il supporto di Ref Ricerche, calcolato sulla base dell’ultimo aggiornamento comunicato da Arera del prezzo della materia prima in regime di maggior tutela.  

Entrando nel dettaglio dei costi dell’energia elettrica a carico delle micro e piccole imprese, la riduzione nel primo trimestre del 2023 rispetto al IV trimestre 2022 è accentuata per tutti i profili di impresa analizzati, con punte vicine al -25% per ristoranti e B&B. Ciò nonostante le bollette rimangono mediamente più alte di circa il +15% rispetto ai valori di spesa del I trimestre 2022, e oltre il doppio della media dell’anno 2021 (+100%). Le bollette elettriche rimangono comunque decisamente più elevate rispetto al periodo pre-pandemia, nonostante gli interventi di riduzione degli oneri generali.  

Forte decrescita anche per le bollette del gas naturale pari, in media, al -27% gennaio 2023 su dicembre 2022, con variazioni massime del -27,7% per il profilo del ristorante. E risulta in calo anche il confronto tendenziale con gennaio 2022: -34% per la media dei sei profili monitorati. La spesa per la bolletta rimane comunque elevata rispetto al 2021 (+29%). La forte decrescita nel prezzo della materia prima è dovuta anzitutto al calo degli indici di prezzo all’ingrosso del gas naturale negli ultimi mesi dell’anno rispetto al III trimestre 2022. Come per l’energia elettrica, anche le bollette del gas naturale rimangono decisamente più elevate rispetto al periodo precedente la pandemia. 

La revisione al ribasso è favorita dalla diminuzione dei prezzi all’ingrosso, con un Pun (Prezzo Unico Nazionale) per l’energia elettrica e un Psv (Punto di Scambio Virtuale) per il gas naturale che si sono pressoché dimezzati negli ultimi mesi dell’anno rispetto al precedente trimestre estivo (-48% e -51%, rispettivamente). Le ragioni di questo decremento sono da ricercarsi nel livello particolarmente elevato degli stoccaggi di gas, nel decremento della domanda (-9,5% rispetto al 2021) favorito dalle temperature miti e nella proroga delle misure già adottate nei precedenti mesi (in particolare sugli oneri). Permane tuttavia il rischio di ulteriori rincari, principalmente legati all’andamento del conflitto sul suolo ucraino. 

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Economia

Anthony Hopkins e il Web3 ancora insieme

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(Adnkronos) – Tra i sostenitori di lunga data dell’impresa cripto, c’è Sir Anthony Hopkins. Già alcuni anni fa, infatti, l’attore, regista e produttore gallese, vincitore di due premi Oscar, aveva recitato in “Zero Contract”, una pellicola distribuita tramite NFT sulla piattaforma Vuele. Stavolta, però, si fa sul serio. Hopkins ha infatti annunciato il lancio di “The Eternal NFT Collection”, la collezione NFT dedicata alla sua carriera e al mondo del cinema più in generale, realizzata grazie alla partnership con Orange Comet, importante impresa del settore fintech. 

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Economia

Pnrr, Cib presenta proposte per sviluppo biometano agricolo e misure agricoltura 4.0

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(Adnkronos) – Le aziende agricole del biogas sono al centro della transizione agroecologica grazie alle opportunità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) legate allo sviluppo del biometano e alle misure di agricoltura 4.0 che contribuiranno a consolidare il ruolo dell’agricoltura come uno degli attori principali contro la crisi energetica e climatica. Il Cib, Consorzio Italiano Biogas ha partecipato alla due giorni di Fieragricola Tech, la manifestazione di interesse per le nuove tecnologie in agricoltura, con due appuntamenti dedicati alla digitalizzazione e alle tecniche avanzate di agricoltura 4.0; e ad approfondire il nuovo quadro normativo per accedere agli incentivi sul biometano.  

“La partecipazione del Cib e dei nostri associati a questa prima edizione di Fieragricola Tech dimostra il ruolo della digestione anaerobica quale motore di innovazione e sviluppo per il settore primario e per il territorio. In questi anni il settore ha visto un’evoluzione tecnologica notevole che ha permesso alle aziende agricole di affacciarsi a nuove opportunità di crescita, sempre più sostenibili”, sottolinea Piero Gattoni, Presidente del Cib – Consorzio Italiano Biogas.  

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, l’agricoltura digitale in Italia vale 1.6 miliardi di euro. La raccolta di dati, le misure di agricoltura di precisione e digitalizzazione del lavoro hanno permesso lo sviluppo di competenze qualificate, una riduzione di consumi di combustibile di almeno il 10-15% e dei tempi di lavorazione fino al 35%; un calo dei costi medi di produzione di almeno il 10-15%; un aumento delle rese stimato del 7-15% per i cereali e, infine, in allevamento un incremento della produzione di latte del 10-15%.  

Fra le aziende agricole associate al Cib, già diversi sono gli esempi virtuosi di applicazione di pratiche agroecologiche grazie ai quali si stanno già ottenendo risultati di tutto rilievo, raccolti all’interno del progetto ‘Farming for Future. Dieci azioni per coltivare il futuro’, la road map delineata dal Consorzio Italiano Biogas per la transizione agroecologica dell’agricoltura italiana. Ne hanno parlato a Fieragricola Tech i soci del Cib: Bruno Agazzini della Società Agricola Boccarone; Damiano Cazzola della Società Agricola Cazzola; Gianpaolo Piva della Società Agricola Casali Casenove e Marco Miserocchi di Topcon Positioning Italy. 

Le aziende agricole del biogas e biometano (che in Italia sono più di 1800) rappresentano due asset importanti per promuovere l’economia circolare, accompagnare una transizione green sostenibile e contribuire alla sicurezza e indipendenza energetica. In particolare, il settore può fare un significativo passo in avanti sul fronte delle energie rinnovabili in ambito agricolo. Il nuovo decreto biometano, pubblicato a ottobre, ha sbloccato 1.7 miliardi di euro di investimenti del Piano per sostenere la produzione di più di 2.3 miliardi di metri cubi di biometano al 2026. A questo si aggiunge il primo bando del Gse aperto il 30 gennaio che vedrà impegnate le aziende agricole per l’assegnazione degli incentivi previsti dal decreto.  

Il piano volge lo sguardo anche allo sviluppo del biogas con la promozione di pratiche ecologiche per ridurre l’uso di fertilizzanti e sintetici, aumentare l’approvvigionamento di materia organica nei suoli. Una soluzione che permette di ridurre non solo i costi energetici, ma anche i costi di produzione nel complesso grazie alla netta riduzione dell’uso di concimi di sintesi sostituiti con il digestato ed è la strada maestra per la sicurezza e la resilienza delle produzioni alimentari. 

“Gli interventi del Pnrr rappresentano un volano importante per nuovi investimenti nel settore verso un modello di agricoltura 4.0 con tecniche avanzate che permetteranno l’ottimizzazione e la maggiore efficienza dei processi produttivi, s del lavoro, minore uso di prodotti chimici e tutela del suolo. In questo, biogas e biometano rappresentano un patrimonio strategico significativo per rispondere alla sfida energetica rinnovabile, garantire autonomia alimentare, cura del territorio e tutela del clima”, commenta Piero Gattoni, il presidente del Cib.  

“Per poter dare il proprio pieno contributo, però, il settore agricolo – rileva – ha bisogno di un sistema normativo completo, misure snelle che permettano alle nostre aziende di poter cogliere pienamente tutte le opportunità del Piano. Semplificazioni che non abbiamo colto nel Dm applicativo recentemente pubblicato. Siamo in attesa, da cinque anni ormai, della definizione del decreto Fer 2, un provvedimento importante per la prosecuzione della produzione di energia elettrica rinnovabile; inoltre, attendiamo anche l’emanazione delle misure per la promozione delle pratiche ecologiche nelle fasi di produzione del biometano. Infine è necessario anche uno sforzo da parte delle aziende del trasporto e della distribuzione della rete gas per rendere più veloci le connessioni, poiché senza un lavoro sinergico di tutti gli attori coinvolti lungo la filiera sarà complicato rispettare gli ambiziosi target del piano di Ripresa. Si tratta di misure chiave – conclude Gattoni – che permetteranno al settore agricolo di ricoprire il proprio ruolo all’interno del percorso di transizione, in un contesto di regole chiare e stabili”. 

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Economia

Guerra in Ucraina, Cottarelli: “L’economia europea tiene, le sanzioni alla Russia servono”

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(Adnkronos) –
Un anno di guerra in Ucraina ha avuto un impatto sull’economia. In Italia, in Europa e in Russia. Fino a che punto? E con quali conseguenze per il futuro? Carlo Cottarelli oggi è un senatore del Pd, ma ha passato una vita al Fondo Monetario Internazionale ed è un economista da sempre attento alle analisi congiunturali. Parla dell’andamento del Pil e di quello dell’Inflazione, ma anche di una profonda redistribuzione della ricchezza. 

“Noi abbiamo cominciato l’anno con la paura che l’aumento dei prezzi del gas avessero un effetto catastrofico sulla nostra economia. Il primo trimestre è stato molto lento, crescita dello 0,1%; nel secondo trimestre abbiamo avuto una crescita spettacolare, 1,1% in un trimestre e poi 0,5% che comunque è un tasso di crescita forte nel terzo; quindi, -0,1% nel quarto trimestre. C’è chi pensava che in autunno ci sarebbe stata la tempesta perfetta per l’Italia e per il mondo. Non c’è stata perché le banche centrali, prima di tutto, hanno reagito con un aumento dei tassi d’interesse all’aumento dell’inflazione però non sono stati aumenti enormi e alla fine ci eravamo abituati a tassi d’interesse zero per cui i tassi d’interesse del 2,5% della Banca Centrale Europea ci sembrano alti ma in realtà sono tassi d’interesse ancora molto bassi, anche tenendo conto dell’inflazione. Le politiche fiscali sono state meno espansive che l’anno scorso ma comunque non c’è stata una stretta paurosa; gli Stati Uniti hanno avuto un rallentamento nei primi due trimestri dell’anno, poi sono ripartiti, quindi alla fine tanto rumore per nulla. Ci sono stati, invece, alcuni settori che hanno subito di più, ovviamente quei settori esportavano di più in Russia; non è tantissimo per l’Italia ma qualcuno c’è stato. In termini di inflazione hanno perso molto quelli che avevano redditi fissi. C’è stata una forte redistribuzione del reddito nel 2022, una delle più forti redistribuzioni del reddito negli ultimi decenni, anche tra debitori e creditori. Lo Stato ci ha guadagnato perché i titoli di Stato in circolazione sono stati erosi dall’inflazione; i risparmiatori, che direttamente o indirettamente avevano investito in titoli di Stato, ci hanno perso. Quindi, nel complesso, guardando il totale dell’economia, l’impatto non è stato fortissimo in termini di crescita. Ci sono stati effetti redistributivi legati sia alla guerra in Ucraina, che ha esacerbato l’aumento dei prezzi, ma anche a cose che erano già successe nel 2021 perché l’inflazione è un fenomeno che è iniziato nel secondo trimestre del 2021, molto prima ovviamente della guerra in Ucraina”. 

Se i numeri dell’Italia sono tutto sommato confortanti, in Europa nel 2022 hanno fatto peggio Francia e Germania. Ma allargando l’analisi all’area Euro la prospettiva non cambia di molto. 

“Lo stesso discorso che si fa per l’Italia può essere fatto per l’economia Europea, anche lì si temeva il disastro. La Germania ha sofferto di più, probabilmente perché è più sensibile ai prezzi del gas e ai legami con il gas importato dalla Russia. La Spagna ha continuato a crescere, ci frega sempre, non riusciamo proprio a prenderla. Rispetto a Francia e Germania è andata meglio. Teniamo conto di un altro fatto: non potevamo essere per sempre i fanalini di coda d’Europa. A un certo punto il divario si è aperto e adesso, se cresciamo come la media europea, cosa che sta avvenendo al momento, manteniamo invariato il distacco. Noi dobbiamo crescere di più della media europea. Al momento cresciamo più di alcuni, la Germania in particolare, e rimaniamo sempre indietro rispetto alla Francia, che ormai in termini di reddito pro-capite è al nostro livello. Anzi, un po’ di più”. 

Si dibatte, da mesi, sulla reale efficacia delle sanzioni alla Russia e, soprattutto, sulle reali condizioni dell’economia russa, vista la difficoltà a valutare dati certi e alla necessità di depurare gli effetti della propaganda di Mosca. 

“Le stime iniziali, le previsioni iniziali sull’economia russa fatte da Banca Mondiale e da FMI, e io l’ho detto all’epoca, una caduta del PIL quest’anno dell’8%, erano esagerate. Alcune volte gli economisti fanno previsioni mettendoci quello che desiderano che accada invece di quello che effettivamente è obiettivo. Però l’impatto c’è stato, con una crescita negativa. Cosa succederà nel medio-lungo periodo? Alcuni dicono che ci vuole un po’ di tempo prima che le sanzioni abbiano effetto, altri dicono che più tempo passa e più l’economia russa si aggiusta. Probabilmente sono vere entrambe le cose. Io credo che l’impatto ci sia stato e sia stato importante. La crescita è stata negativa in Russia quest’anno e si farà sentire nel tempo. Non ci sarà un tracollo, non sono le sanzioni che possono obbligare Putin a finire la guerra però sono uno strumento di negoziazione, che a un certo punto avverrà, che non è irrilevante”. 

La crescita è il risultato di molti fattori. Sul piano della politica economica, si possono scegliere strade che più e meglio di altre consentono di sostenerla. 

“La cosa fondamentale non credo sia tanto la mancanza di domanda, quindi non c’è la necessità al momento di fare politiche particolarmente espansive. Credo che la necessità sia quella di andare avanti con le riforme per fare in modo che in Italia aumentino il potenziale di crescita, la capacità di produzione e quindi gli investimenti; sono aumentati negli ultimi anni anche per gli investimenti pubblici ma anche per gli investimenti privati. Si tratta di mantenere le condizioni per cui le imprese vengono a investire più volentieri in Italia e non vengono a investire in Italia perché il costo del lavoro è basso, ma perché il rapporto con la pubblica amministrazione funziona meglio e la tassazione è un po’ più semplice, se non più bassa. È meglio per le imprese che sia più bassa ma anche più semplice. Avere una burocrazia con cui le imprese possono interagire meglio. Gli investimenti pubblici devono essere ben fatti e in tempo. C’è stata una ripresa degli investimenti pubblici però rispetto agli obiettivi del PNRR, che è il piano che abbiamo di crescita a medio termine, stiamo andando, nell’esecuzione, più lentamente del previsto”. 

Guarda il video su Evanews.eu
 

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Economia

Amazon a caccia di specialisti cripto

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(Adnkronos) – Mentre la maggioranza dei rivali ha scelto la digitalizzazione e l’apertura alle tecnologie del Web3, Amazon, gigante dell’e-commerce e primo al mondo per volume di traffici, cerca di colmare il distacco. Il gruppo che fa capo a Jeff Bezos sarebbe infatti a caccia di specialisti del Web3 e del gaming. Tra gli obiettivi della svolta, coinvolgere attivamente le fasce più giovani della clientela, rinnovare l’offerta commerciale, e diventare punto di riferimento per le transazioni non finanziarie in valuta digitale. 

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Economia

CercaOfficina.it nuovo aumento di capitale da 1.7 mln di euro per la digital company

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(Adnkronos) – Nuovo round di investimento per la digital company CercaOfficina.it, leader in Italia nella digitalizzazione del settore della riparazione e manutenzione auto nel mondo Automotive, Mobility e Insurance. Dopo quello dello scorso dicembre, la società ha varato un altro aumento di capitale di € 1.7 mln grazie al Lead Investor Azimut Digitech Fund, il fondo venture capital B2B che investe esclusivamente in aziende tecnologiche B2B, gestito da Azimut Libera Impresa Sgr e Gellify in qualità di Advisor, la holding di investimento Mazal Capital e Wing Capital. Questo incremento di liquidità permetterà alla digital company, guidata dal CEO Marco Brusamolino, di aumentare l’investimento in tecnologia, con l’obiettivo di puntare su algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale, e di incrementare le assunzioni di nuova forza lavoro. 

“Siamo molto soddisfatti della chiusura di questa operazione così importante -ha dichiarato Marco Brusamolino, CEO di CercaOfficina.it- e della fiducia che ci è stata accordata da Azimut Digitech Fund, GELLIFY, Mazal Capital, Wing Capital e Karim Laribi che hanno partecipato all’aumento di capitale. Questo round rappresenta un ulteriore passo in avanti verso il nostro obiettivo: diventare il solo e unico punto di riferimento per tutti coloro che devono occuparsi della manutenzione e riparazione di un veicolo, fornendo loro una soluzione digitale, personalizzata e immediata. Abbiamo fatto tantissimi progressi in questo ultimo anno, al fine di intraprendere un percorso di educazione al cambiamento di un settore ancora legato ad attività e logiche tradizionali. Ma c’è ancora molto da fare: ecco perché vogliamo investire, ancora di più, nella tecnologia – dal machine learning all’intelligenza artificiale e nel capitale umano, affinché le nostre piattaforme continuino ad essere leader in Italia di un settore sempre più digitale e smart.”. Con il tempo, la società ha sviluppato sempre di più la propria attitudine tech, affiancando a CercaOfficina.it – che si rivolge ad automobilisti e autoriparatori – altre due piattaforme digifleet e digiclaims rivolte al mondo Fleet e Insurance, con l’obiettivo ultimo di digitalizzare tre interi settori: automotive, mobility e insurance.  

“Siamo lieti di supportare realtà innovative che apportano valore aggiunto in settori tradizionalmente offline quali l’automotive e la manutenzione auto. L’operazione di investimento su CercaOfficina.it è il primo passo verso un percorso win-win in cui la condivisione del nostro know-how tecnologico sarà funzionale all’avvio di percorsi di automazione digitale dei processi dell’azienda con l’obiettivo di potenziare la sua expertise tecnologica, la competitività strategica e confermarla quale realtà di riferimento del mondo Automotive, Mobility e Insurance”, dichiara Gianluigi Martina, COO & Industry Leader Resources di Gellify. La piattaforma CercaOfficina.it permette di ricevere in tempo reale preventivi personalizzati e prenotare online un appuntamento per il proprio veicolo; la piattaforma digifleet riduce tempi e costi con una gestione in outsourcing degli interventi di una flotta aziendale e/o in car sharing; infine, la piattaforma Insurtech digiclaims digitalizza i processi di claims management e minimizza i tempi di liquidazione dei sinistri. 

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Economia

Master Universitario in Business Administration, la cerimonia di chiusura il 6 febbraio a Torino

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(Adnkronos) – Il 6 febbraio 2023 si svolgerà, presso la SAA School of Management, la cerimonia di chiusura del Master Universitario in Business Administration, un percorso universitario coordinato da SAA School of Management e dal Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino. 

Il Master, giunto alla VII edizione, ha visto negli anni il numero dei partecipanti crescere fino ai 105 studenti dell’edizione attualmente in corso, nonostante la pandemia che ha limitato la didattica e le possibilità di interazione. 

Il percorso formativo viene erogato sia “in presenza” sia in “distance learning” ed è il risultato di una perfetta sinergia tra mondo accademico, imprese, e Istituzioni del territorio. “Abbiamo pensato fosse importante permettere a tutti gli studenti che hanno frequentato durante il periodo pandemico di riunirsi per una conclusione formale del percorso e potersi confrontare con i Docenti e le aziende partner. Il networking, infatti, è un valore aggiunto essenziale di questa iniziativa formativa” commenta il prof. Stefano Bresciani, direttore del Master. 

Il Master in Business Administration è stato progettato avvalendosi delle competenze e dell’apporto di numerose aziende partner e la faculty è formata da docenti universitari, professionisti, manager e consulenti aziendali che assicurano un perfetto mix di teoria e pratica. “L’integrazione di docenti accademici e professionisti –aggiunge il direttore del Dipartimento di Management Francesca Culasso –ha permesso l’integrazione di teoria e pratica, garantendo agli studenti di mettere in pratica le nozioni teoriche apprese. Oggi il Master è uno dei punti di forza del nostro Dipartimento”. 

Per Davide Caregnato, direttore di SAA School of Management “L’MBA è un master di eccellenza, che ha diplomato in sette edizioni quasi 300 studenti e che risponde alle esigenze di sviluppo di nuove competenze e di inserimento di giovani talenti nelle aziende del territorio.” 

“Riusciamo a offrire ai nostri studenti, provenienti sia da corsi di laurea scientifici sia umanistici, un percorso formativo estremamente professionalizzante, tanto da avere un tasso di assunzione superiore al 90% a circa un anno dal conseguimento del titolo. Siamo veramente orgogliosi del lavoro fin qui svolto” conclude il prof. Bresciani. 

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Economia

Cda Tim si aggiorna al 24 febbraio per decidere su offerta Kkr

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(Adnkronos) – Il Consiglio di Amministrazione di Tim, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Rossi, ha deciso di convocarsi nuovamente il giorno 24 febbraio, per decidere sull’offerta non vincolante ricevuta da Kkr per NetCo. Lo comunica una nota del gruppo il cui board oggi si è riunito con al vaglio l’offerta giunta dal fondo Usa per una partecipazione nella rete. 

“Tim rimane aperta a valutare ogni eventuale alternativa che dovesse nel frattempo concretizzarsi, e continuerà nel dialogo con i propri stakeholders” precisa la nota.  

L’offerta arrivata dal fondo Usa che è già socio al 37,5% di Fibercop, cui fa capo la rete secondaria di Tim (dall’armadio di strada alle abitazioni dei clienti), è stata bene accolta dal mercato: oggi a Piazza Affari Tim ha chiuso con un rialzo del 9,54%. Questa mattina la notizia dell’offerta, che era circolata ieri sera, è stata confermata da un comunicato dell’azienda che ha spiegato di aver ricevuto da Kkr un’offerta non vincolante per l’acquisto di una partecipazione in una società da costruire, coincidente con il perimetro gestionale e infrastrutturale della rete fissa, inclusivo degli asset e attività di FiberCop, nonché della partecipazione in Sparkle.  

L’iniziativa arriva a 15 mesi di distanza dalla manifestazione d’interesse non vincolante di Kkr per tutta Tim da 10,8 miliardi (0,50 euro per azione); l’offerta avanzata nel novembre del 2021 era stata giudicata bassa dal cda del gruppo che non aveva accettato che Kkr conducesse un’ulteriore due diligence sulla società. Di lì il passo indietro del fondo Usa che oggi torna alla carica con un’offerta che riguarda la rete e che, secondo indiscrezioni, si aggirerebbe sui 20 miliardi.  

Sempre in mattinata una nota del Mimit indicava che “il governo segue con attenzione l’offerta presentata dal fondo Kkr per l’acquisto di una partecipazione in una costituenda società che gestisca la rete fissa di Tim, azienda che oggi ha un ruolo cruciale nei servizi di telefonia, nella realizzazione della banda larga nel nostro Paese e della infrastruttura del Polo Strategico Nazionale” 

“Il governo reputa centrali la salvaguardia dei livelli occupazionali e la sicurezza di una infrastruttura strategica quale la rete nazionale di telecomunicazioni. Su questi presupposti si valuteranno gli sviluppi che riguardano la prima azienda di telefonia italiana” indica la nota del Ministero delle imprese e del made in Italy. 

 

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Economia

Ita, rush per firma: Lufthansa crede in break-even entro 2 anni e al 100%

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(Adnkronos) – La trattativa tra il Governo e Lufthansa per Ita Airways continua a ritmi serrati e c’è la volontà delle parti di velocizzare e di chiudere il prima possibile l’intesa, entro marzo. Una volta firmato l’accordo che permetterà alla compagnia aerea tedesca di salire al 40% in Ita poi bisognerà aspettare il via libera dell’Antitrust Ue che probabilmente chiederà degli aggiustamenti, come ad esempio la possibile cessione di slot di Lufthansa per evitare una posizione troppo dominante. Il gruppo tedesco guidato da Carsten Spohr, riferiscono all’Adnkronos fonti vicine al dossier, punta inizialmente ad acquistare il 40% per un valore compreso tra 200-300 milioni di euro, sotto forma di aumento di capitale per poi salire nel giro di due anni al 100% acquistando la quota restante posseduta dal Mef quando Lufthansa pensa che Ita raggiungerà il break-even. 

Per Lufthansa, l’hub di Fiumicino, rilevano ancora le stesse fonti, sarà quello fondamentale per collegare l’emisfero meridionale. La compagnia aerea tedesca, infatti, è molto presente al Nord con gli hub di Monaco di Baviera, Francoforte, Zurigo, Vienna e Bruxelles e proprio Fiumicino rappresenterà l’asso nella manica del gruppo tedesco per sviluppare i collegamenti a sud. Le rotte intercontinentali di Ita, quindi, fanno osservare le stesse fonti, non solo non saranno tagliate ma saranno ampliate guardando decisamente non solo al Nord America ma anche al Sud America o la Cina. Una visione, questa, dunque, lontana da quella immaginata dal Ceo di Ryanair, Michael O’Leary che nei giorni scorsi aveva sostenuto che il gruppo tedesco non avrebbe fatto nulla per la crescita di Ita limitandosi a operare voli da Milano verso Monaco e Francoforte. 

La trattativa in corso tra i vertici di Ita Airways e i sindacati sulle tematiche contrattuali, salariali e di organizzazione del lavoro dei dipendenti di terra e di volo non dovrebbe rappresentare un ostacolo all’operazione. Secondo le stesse fonti, infatti, la compagnia aerea tedesco avrebbe messo in conto la possibilità che si arrivi ad un aumento degli stipendi nel caso in cui azienda e sindacati scioglieranno gli ultimi nodi.  

Anche perché gli stipendi del personale navigante ma anche del personale di terra sono al di sotto dei livelli del mercato. Lo stipendio medio di un comandante con 15 anni di anzianità, 18 giorni di lavoro in un mese e 70 ore di volo, per quanto riguarda Ita Airways è intorno a 6.500 euro (95 euro per ora di volo) e quindi secondo i sindacati è molto sotto la media delle altre compagnie. Per la compagnia irlandese low cost Ryanair si attesta intorno ai 11.520 euro (165 euro per ora di volo). Per Easyjet si attesta a 15.200 euro (217 euro per ora di volo), a Wizzair a 8.700 euro (124 per ora di volo) mentre a Vueling a 13.900 euro (199 per ora di volo). 

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