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Cronaca

Teatro, ‘Incontro-Verso’, dieci attori in residenza artistica per raccontare le migrazioni

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Le narrazioni migrano, proprio come i popoli che danno loro vita, consentendo a ciascuno di viaggiare e di conoscere, che è il miglior antidoto verso ogni forma di violenza e di intolleranza. E narrare, in una formula del tutto nuova per una scuola di teatro, è l’obiettivo del progetto culturale “Incontro-Verso, resilienza artistica” della Shakespeare Theatre Academy, entrato nel vivo proprio in queste ultime settimane con una intensa attività residenziale in cui il teatro si rinnova come veicolo di una pedagogia della resistenza. Sono dieci i giovani attori, attentamente selezionati, impegnati nel progetto che coinvolge più di trenta professionisti tra coach e tutor sotto la direzione artistica di Tony Colapinto, al timone della Shakespeare Theatre Academy, e con la collaborazione del regista e attore Alessandro Ienzi, direttore della compagnia Raizes Teatro, organizzatrice di Human Freedom 2021, programma internazionale di promozione dei diritti umani attraverso le arti. 

Nella sede della Shakespeare Theatre Academy, a Palermo, in questi giorni si punta invece alla scrittura scenica collettiva, alle tecniche di biomeccanica e di riflessione sul corpo, all’elaborazione individuale e di gruppo di nuove idee narrative, oltre che alla relazione e all’affiatamento del gruppo di lavoro, lavorando sul concetto di incontro e di relazione attraverso il contatto (rispettando le normative anti-covid19), l’ascolto, l’occupazione dello spazio. 

“Incontro-Verso, resilienza artistica” è articolato in tre fasi che sono pure indagini sul nostro presente, uno sguardo impietoso e vigile sull’uomo e sul fenomeno delle migrazioni: l’attività residenziale, la performance finale e il racconto. Il progetto è stato elaborato in momento difficile per il comparto teatrale ma senz’altro più doloroso e complesso è l’aumento dei flussi migratori e la conseguente, tragica, perdita di troppe vite umane. Tutto questo la Shakespeare Theatre Academy, accademia internazionale di teatro, unica sede in Italia a Palermo (costituisce da molti anni un’importante realtà di riferimento nel panorama internazionale per la formazione attorale, accogliendo studenti provenienti da tutto il mondo), lo dipana in quel tempio della formazione e delle condivisioni emotive che è il teatro. In “Incontro-Verso, resilienza artistica” la realtà si raggruma, ritorna sotto forma di cinque performance, con facce, silenzi, parole che mirano a stimolare e valorizzare il talento dei dieci giovani attori partecipanti: “Lettere dal Sahara”, “Oceano/mare”, “Porta d’Europa”, “Terraferma”, “L’ultimo tramonto”. 

“Questa residenza è anche un modo di ribellarsi alla narrativa comune della questione migranti – dice Tony Colapinto -. Il teatro è partecipazione politica, presa di posizione, e lo è anche in un periodo pandemico come quello che stiamo attraversando in cui gli artisti hanno vissuto un forte senso di abbandono. Il teatro è impegno civile, denuncia sociale, dà agli spettatori messaggi e, soprattutto, risponde alle domande interiori che ciascuno di noi si pone più o meno inconsciamente. Spesso la denuncia sociale è vista come inutile e dannosa, ma non si può non aspirare a un mondo migliore e impegnarsi perché le cose che non vanno possano migliorare”. 

Non tutti si salvano, non tutti arrivano dal loro viaggio disperato verso una vita migliore. Il progetto racconta storie che sono come morgane, degli apparsi che scompaiono, come è scomparso chi non ce l’ha fatta. La residenza continuerà con un periodo intensivo di ricerca ed elaborazione artistica e con lo sviluppo di formule e soluzioni narrative e teatrali originali, successivamente si svolgerà un ciclo di prove in previsione della presentazione della performance conclusiva, in estate. 

E se è vero che il teatro è emozione, ne sono giunte a cascata sugli allievi, che hanno appena concluso una serie di incontri con superstiti di naufragi avvenuti nel Mar Mediterraneo (dalla costa africana del Mediterraneo in questi anni hanno tentato l’attraversamento del mare in centinaia di migliaia, spesso con esiti tragici, come è accaduto il 21 aprile scorso), giornalisti di confine impegnati a raccontare i fatti nascosti tra le pieghe della mera cronaca, soccorritori, volontari e politici: da Roberto Rapisarda, già comandante dei Carabinieri di Lampedusa e soccorritore, al giornalista Elio Desiderio, da Mario Zito, assessore alle Culture del Comune di Palermo, a Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre, dal musicista Chris Obehi, superstite di un naufragio, a Lamin, giovane migrante arrivato da solo su un barcone a 14 anni. Ciò ha consentito agli attori di accogliere nuove storie e confrontarsi con diversi punti di vista, elementi utili ad ogni attore per sviluppare personali e originali tecniche narrative. 

Il progetto si avvale del sostegno del Ministero dei Beni e Attività Culturali e della Siae nell’ambito del programma “Per chi Crea” patrocinato dal Consiglio d’Europa, dell’Assemblea Regionale Siciliana e dei Comuni di Palermo e di Lampedusa. 

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Coronavirus

Covid, Bertuzzi: “Italia grande su vaccini ma non rilassarsi”

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(Adnkronos) – “L’Italia ha delle percentuali di immunizzazione” contro Covid “eccezionali, che negli Usa ci sogniamo. Vanno fatti veramente i complimenti alle autorità sanitarie, alla popolazione, a tutte le persone che sono riuscite a collaborare in questa direzione. Sono un po’ scettico su questo rilassamento generale perché, ripeto, dobbiamo veramente trovare il modo di convivere con il virus, di condurre vite normali, però non scordiamoci che non è passato”. E’ il punto di vista di Stefano Bertuzzi, Ceo dell’American Society for Microbiology e braccio destro dello scienziato Anthony Fauci in quella che è stata la task force anti-Covid della Casa Bianca, oggi ospite di un evento nella sede milanese dell’università Cattolica, l’ateneo in cui si è laureato (nel polo di Piacenza). 

Parlando all’Adnkronos Salute dell’Italia, a margine del convegno, Bertuzzi evidenzia che il Paese “ha avuto inizialmente una risposta alla pandemia di Covid-19 molto difficile, perché è stato il primo ad essere colpito”, dopo la Cina. “Ma una volta passata questa prima fase, un po’ confusa per tutti, la sua è stata una risposta fantastica. Sono stato veramente molto impressionato dai sistemi messi in piedi dal Paese per la vaccinazione”. 

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Cronaca

Mutolo: “La cattura di Messina Denaro una messa in scena”

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(Adnkronos) – L’arresto del boss Matteo Messina Denaro “è stata una messa in scena” e il covo “è stato sapientemente ripulito prima dell’arrivo dei carabinieri”, tanto è vero che alla fine “gli investigatori hanno trovato solo quello che lui voleva si trovasse, cioè poca roba. Mica hanno trovato l’agenda rossa di Paolo Borsellino…”. La cattura del capomafia? “Il risultato di un accordo”. Ne è convinto lo storico pentito di mafia Gaspare Mutolo, ex picciotto di Cosa nostra, che in una intervista esclusiva all’Adnkronos parla degli sviluppi dell’arresto della ex primula rossa Matteo Messina Denaro. Ventidue omicidi, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono, killer ed autista del capo dei capi corleonese, il sanguinario Totò Riina, Gaspare Mutolo, nel 1991 decise di collaborare con i giudici Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino dopo. Dalla sua residenza segreta, dove vive sotto protezione, Gaspare Mutolo parla di Messina Denaro e del futuro di Cosa nostra. Mutolo si dice “stupito” anche delle modalità di arresto del boss.  

“A parte la mia esperienza personale e il mio arresto- spiega – ma quando arrestano boss c’è tutto un altro clima. Armi alla mano, confusione. Qui invece è accaduto tutto in ‘tranquillitudine’ (tranquillità ndr), e questo fa pensare”. “La cattura è avvenuta con una calma che sembrava una pacificazione, io ricordo che nelle catture di questi latitanti, c’è sempre stato un movimento particolare. Mentre per Messina Denaro e per lo spessore criminale che lo ha contraddistinto in quanto imputato nelle stragi e non solo, è sembrata più che altro una messa in scena. Basta vedere le immagini in tv. Insomma, una cattura programmata, per il quieto vivere di quel momento”. 

Ma cosa intende Mutolo quando parla di quieto vivere? “I Carabinieri erano tranquilli forse perché c’era un accordo. Le spiego: un personaggio del genere cammina solo con la ‘scorta’, con i guardaspalle. Mentre lui era solo con una sola persona accanto. Questo mi lascia un po’ perplesso. Insomma, per me è stata una cattura programmata, perché ci sono altri interessi. Ricordiamo i messaggi mandati dal carcere da Giuseppe Graviano su Berlusconi”. 

“A me non è sembrato l’arresto di un mafioso – dice ancora Gaspare Mutolo- mentre lui era uno dei mafiosi più pericolosi al mondo”. E poi, parla della “possibilità di una trattativa”. “C’è stata, e ci sarà sempre una trattativa tra Stato e mafia – spiega il collaboratore di giustizia – In questo arresto non ho visto turbolenza, come in altri arresti, c’era tranquillità, lo ripeto. Non c’era alcuna sorpresa. Anche l’esultanza dei carabinieri non era evidente. Finora i carabinieri o i poliziotti sono sempre intervenuti in maniera diversa. Questa mi è sembrata una passeggiata, non un arresto di un boss”.  

Poi, Gaspare Mutolo parla dei covi ritrovati a Campobello di Mazara, nel trapanese. “Vede, non hanno trovato documenti importanti nell’ultimo covo – dice – ieri hanno trovato una pistola calibro 38, ma non quello che hanno sperato come l’agenda del povero giudice Paolo Borsellino. Quindi, hanno fatto sparire tutto”. Perché? “Non hanno trovato nulla perché forse c’era questo accordo, che Messina Denaro si doveva consegnare e lui avrà fatto sparire tutto. Qualsiasi persona ha qualcosa di compromettente a casa, figuriamoci Messina Denaro. Noi sappiamo che Messina Denaro fa parte della massoneria, della mafia, ha compiuto tutte le stragi e le cose orrende accadute in Italia, ma sicuramente non troveranno niente perché lui si è consegnato”.  

E aggiunge: “Hanno fatto trovare quello che lui ha voluto fare trovare, come il viagra, i soldi, gli scontrini, i libri su Putin e Hitler, ma non c’era un documento serio, perché lui era in contatto con i maggiori industriali della Sicilia e dell’Italiia”. 

Per Gaspare Mutolo “tutti a Campobello di Mazara sapevano che fosse lui, almeno l’80 per cento delle persone lo sapeva”. E spiega il motivo: “Io, quando sono stato latitante e stavo a 300 metri da casa mia, in zona lo sapevano tutti. Figuriamoci se non lo sapevano i vicini di Messina Denaro…”. Ma ora cosa succede in Cosa nostra? “Secondo me non succede niente. Qualcuno apprezzerà il suo gesto di resa per fare capire al governo che la mafia è cambiata, ricordiamoci che lui ha pochi anni di vita”. Per Mutolo Messina Denaro “si è sacrificato, se lui è davvero ammalato cosi gravemente sono convinto che si sia fatto arrestare per lasciare un ricordo”. Quale? “Che si è sacrificato per un gesto d’amore. In cambio, il governo dovrebbe dare qualcosa, come un intervento sull’ergastolo ostativo ad esempio o sul 41 bis, insomma tutto quello che c’era nel famoso papello di Riina”. Anche se nei giorni scorsi, ha confermato la linea dura nella lotta alla mafia? “A volte uno può cambiare idea, per ora il Governo dice che non cambierà niente, bisogna aspettare. Bisogna avere pazienza. Il tentativo è quello di cambiare completamente le cose”. Poi ricorda che “lo Stato è stato a due passi dallo sconfiggere la mafia, nel ’92 e nel ’93, poi piano piano hanno fatto marcia indietro”.  

“Con questo gesto Messina Denaro può aiutare molti mafiosi in carcere”, dice il collaboratore. Ma oggi la mafia quanto è forte? “E’ sempre forte, è più forte di prima, ormai non spara, lo fa solo in momenti eclatanti ma se deve fare qualche azione, ci sono tanti modi per eliminare una persona”. E dice che “non è più la mafia ignorante di una volta, si è emancipata, i figli dei mafiosi sono andati a scuola si sono laureati, perché il mafioso è sempre in cerca di soldi. Il denaro è il demonio, il male dell’umanità”. 

Che tipo di boss era Messina Denaro, viste le sue letture? “Beh, anche Luciano Liggio era un grande lettore, anche se lui leggeva Sofocle a Aristotele…”, dice Gaspare Mutolo. E aggiunge: “Io ho fatto tanti peccati nella mia vita, io sto cancellando tutto con la pittura, io ho cambiato vita collaboro da 30 anni,la mia vita è dipingere”. Alla domanda se Messina Denaro assomigli a Mutolo, si inalbera: “Ma cosa dice? Quello assomiglia a gente com Riina o Bagarella non a me. Io a un certo punto della mia vita ho capito che la mafia aveva cambiato pelle e ho collaborato”. Prima “la mafia aveva dei valori, non uccideva bambini o donne incinta. Dopo sì e io sono andato via”. 

Per Gaspare Mutolo Messina Denaro ha “ancora milioni di euro a disposizione ma saranno in qualche paradiso fiscale. Li avrà affidati qualche industriale oltre ai familiari…”. (di Elvira Terranova) 

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Cronaca

Ancora un weekend di freddo, le previsioni meteo

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(Adnkronos) – Tutto confermato, il freddo in ingresso dai Balcani sta provocando ancora maltempo al Centro-Sud con tanta neve sugli Appennini, altri 30-40 cm di neve fresca dopo le bufere degli ultimi 10 giorni. Antonio Sanò, direttore e fondatore de iLMeteo.it, conferma che fino alla fine di gennaio il tempo resterà invernale con successivi impulsi freddi dai quadranti settentrionali.  

In particolare, masse d’aria di origine polare russa si infileranno nelle valli delle Alpi Dinariche scivolando da Nord-Est verso Basse Marche, Abruzzo, Molise e Puglia con nevicate fino a quote di bassa collina. L’aria fredda risulterà poi instabile a contatto con le masse d’aria ancora tiepide che stazionano sull’estremo Sud generando altri temporali e locali nevicate a quote di bassa montagna. In sintesi, avremo ancora maltempo al Sud e sul versante adriatico mentre al Nord e in Toscana il sole tornerà a splendere seppur con condizioni gelide al mattino e fredde di giorno.  

Nelle prossime ore i fenomeni più intensi sono attesi tra Molise e Puglia, ma anche intorno al Basso Tirreno, con un minimo di bassa pressione che si sposterà lentamente verso le isole ioniche greche. La neve cadrà tra Basse Marche, Abruzzo e Molise oltre i 300 metri, a quote collinari anche tra Puglia e Basilicata, mentre tra Calabria e Sicilia la quota neve si attesterà intorno ai 700-900 metri. Correnti orientali, a tratti più umide, potranno dar luogo ad addensamenti tra Piemonte e Lombardia ma senza fenomeni, con velature in transito anche sul Triveneto.  

Nel weekend, con l’allontanamento del ciclone verso la Grecia, il tempo diventerà meno instabile ma ancora freddo: sono attese delle nevicate residue, nella giornata di sabato, dalle Marche fino al Sud e localmente in Sardegna, la quota neve sarà in calo fino ai 200 metri sul versante adriatico, sempre intorno ai 600-900 metri al Sud e sulle Isole Maggiori. La nota più importante, dopo quella sulle abbondanti nevicate in Appennino, riguarda le temperature previste: -2°C/+5°C al Nord, -1°C/+7°C al Centro, +3°C/+9°C al Sud. Sono temperature inferiori alla media del periodo di circa 5°C e causano un’intensa sensazione di freddo dove accompagnate da forti venti; ma in particolare sembra che faccia molto freddo perché con il riscaldamento globale non siamo più abituati alle normali temperature invernali di gennaio.  

D’altronde siamo vicini ai Giorni della Merla, quelli che per tradizione sono i più freddi dell’anno, dunque non dovremmo meravigliarci di questi valori previsti al termometro: la tantissima neve caduta in Appennino invece, oltre che farci gioire come bambini, è una piacevole anomalia, simbolo di un inverno italiano che ancora esiste e resiste.  

Oggi, venerdì 27 gennaio – Al Nord: soleggiato a tratti nuvoloso. Al Centro: freddo e perturbato sulle adriatiche con neve fino ai 200 metri, instabile anche sul basso Lazio. Al Sud: spiccatamente perturbato ed invernale.  

Domani, sabato 28 gennaio – Al Nord: soleggiato salvo nubi in Emilia Romagna. Al Centro: instabile sulla fascia adriatica con isolati rovesci nevosi a bassa quota, qualche nevicata anche in Sardegna. Al Sud: rovesci su Calabria e Sicilia, isolati altrove; quota neve sui 500/700 metri.  

Domenica 29 gennaio – Al Nord: soleggiato. Al Centro: nuvoloso sulle adriatiche, soleggiato altrove. Al Sud: instabile in Sicilia con piogge, prima a est e poi a ovest.  

Tendenza: dopo una rimonta dell’alta pressione, arriverà un nuovo affondo polare.  

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Studenti.it: ‘Il 70% dei giovani sceglie quella superiore in base a passioni e interessi’

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(Adnkronos) – A pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni alle scuole superiori, Studenti.it ha chiesto a oltre 3.000 ragazze e ragazzi, utenti del sito, come hanno scelto il nuovo percorso di studi, chi o cosa li ha influenzati e come valutano la formazione ricevuta fino alle scuole medie. Alla domanda su cosa si sia basata la loro scelta della scuola superiore, è emerso che il 70% dei partecipanti ha scelto “di pancia”, ovvero in base ai propri gusti personali. Il restante 30% ha invece ragionato sulle prospettive lavorative che il nuovo percorso scolastico può offrire. In merito alla formazione fino alle scuole medie, secondo quanto raccolto da Studenti.it, il 50% degli intervistati ritiene alto il grado di preparazione culturale ricevuta. Il 37% la giudica invece di livello medio, mentre è considerata bassa dall’8% degli intervistati e molto bassa per il restante 5%.  

Studenti.it ha inoltre rilevato che l’87% delle studentesse e degli studenti frequenterà una scuola secondaria pubblica, preferita a un istituto paritario (13%). Tuttavia la scuola privata viene ritenuta dal 32% degli utenti più efficiente di quella pubblica. Secondo il 38% funzionano bene entrambe, mentre il restante 30% pensa che le scuole statali siano migliori di quelle private.  

Studenti.it ha inoltre domandato chi o cosa ha influito nella scelta della scuola superiore. Il 52% degli intervistati ha dichiarato di aver deciso in autonomia, mentre il 23% ha chiesto consigli ai professori o si è convinto della scelta dopo avere partecipato a open day scolastici. I pareri delle famiglie hanno condizionato il 20% delle ragazze e dei ragazzi, mentre il restante 5% ha deciso dopo un confronto con gli amici.  

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Scandalo finanziario Vaticano, Tribunale non ammette testimonianza Papa

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(Adnkronos) – Il Papa non sarà ascoltato come teste dal Tribunale Vaticano nell’ambito del processo sullo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese. La testimonianza del Pontefice era stata sollecitata da diversi avvocati difensori dei dieci imputati nel processo. Il Tribunale presieduto da Pignatone ha invece disposto che saranno ascoltati in Aula il sostituto alla segreteria di Stato mons. Pena Parra (per cui il Tribunale si è riservato se ascoltare il card. Pietro Parolin, segretario di Stato) e il fratello del cardinale Angelo Becciu, Antonino. 

Il Tribunale, con un’altra ordinanza, ha poi respinto le richieste avanzate dalla difesa di Angelo Becciu, cui si sono allineate le altre difese, di espungere dal processo i 15 file audio depositati da Francesca Chaoqui nella precedente udienza, auto registrati da mons. Alberto Perlasca, teste chiave nel processo. A inizio udienza, l’avvocato Fabio Viglione aveva sostenuto che si trattasse di “file audio assunti fuori dalle regole, facilmente modificabili”. Tesi respinta. 

Chaoqui non sarà più sentita** 

Non ci sarà alcun confronto all’americana fra Francesca Chaoqui, pierre già membro della Cosea del Vaticano, e Genoveffa Ciferri, amica di mons. Alberto Perlasca, considerato il teste chiave nel processo in Vaticano legato allo scandalo finanziario per la compravendita del Palazzo londinese. Lo ha deciso il tribunale del Vaticano presieduto da Pignatone che ha giudicato “inutile” un confronto di questo tipo, rendendo noto che non sarà più sentita nemmeno la Chaoqui. 

Becciu: “Respingo accuse Gdf Oristano contro me e il Papa” 

“Non potrò non respingere con la massima fermezza alcune affermazioni contenute nell’Informativa della GdF di Oristano e che suonano come accuse non solo contro di me, ma anche contro il Papa e i suoi collaboratori, quali sono i Capi Dicastero”. Il cardinale Angelo Becciu, tra i dieci imputati nel processo davanti al Tribunale Vaticano per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese, anche stamani ha reso dichiarazioni spontanee al termine della testimoni del colonnello Pellecchia. Il riferimento è alla nota riservata dell’allora vescovo di Ozieri, Sergio Pintor, morto. 

“A ben vedere – ha detto Becciu – non si tratta di semplici carte qualsiasi, ma di riflessioni personali del presule. Di fronte all’esibizione di dette carte mi sia consentito di esprimere incredulità e sofferenza. Mi permetto di ricordare che tra le norme che regolano il governo diocesano di un vescovo vi sono i cann. 486,§2 e 487§1, i quali dicono espressamente come tutte le carte riguardanti ‘le questioni spirituali e temporali della diocesi’, vale a dire tutto ciò che concerne il governo di una diocesi, debbano essere custodite nell’archivio segreto della Curia diocesana, archivio accessibile solo al Vescovo e al cancelliere. Dunque, conforme ai suddetti canoni, le carte di Pintor dovevano rimanere in quell’archivio o perlomeno, alla sua morte, dovevano essere spedite alla curia della diocesi di Ozieri”.  

Becciu ha poi fatto notare che “la nipote del vescovo che ha consegnato questi documenti alla guardia di finanza è venuta meno al proprio dovere di cristiana”.  

Becciu si è soffermato sulla questione delle dimissioni di mons. Pintor e sulla presunta influenza della “famiglia Becciu” nel governo della Diocesi: ” Le dimissioni di Mons. Pintor al compimento dei 75 anni di età sono definite come “un fatto inusuale” e poi sarebbero state il frutto di manovre da parte di una coalizione di persone quali il sottoscritto, il card. Piacenza, allora Prefetto della Congregazione del Clero, il Card. Bertone, allora Segretario di Stato, il Prefetto della Congregazione dei Vescovi e il Nunzio Apostolico in Italia dell’epoca. Ho paura che siamo lontani dalla realtà.Ora, al netto di questa considerazione, definire “inusuale” l’accettazione immediata delle dimissioni di un vescovo al compimento dell’età canonica, significa non conoscere la prassi della Chiesa. Al riguardo, potrei portare una lunga lista di quanti lasciano la reggenza di una diocesi a quell’età”.  

Tra gli esempi, Becciu ha citato il vado di mons. Paolo Zedda. “Un punto – ha vvb poi aggiunto – va subito chiarito perché altrimenti si commette un grave errore ricostruttivo: chi decide sulla vita di un Vescovo è il Papa: è lui che nomina, e lui che trasferisce ed è lui che decide in merito alle dimissioni dopo aver valutato tutte le circostanze; è solo il Papa e nessun altro! Dire che per le dimissioni di Mons. Pintor vi sia stato un confluire di forze manipolatrici nei confronti del Santo Padre è affermazione grave. Se Mons. Pintor si è lasciato andare a considerazioni negative è da capire umanamente per il momento di sconforto e delusione che avrà vissuto, ma non è accettabile che altri le utilizzino per accreditare tesi mai eccentriche”. 

Becciu ha contestato anche i due o tre punti dell’Informativa dei Finanzieri in cui “affiorano gravi affermazioni con le quali si sottolinea che ‘Diocesi e Caritas venivano gestite a livello familiare, come una propaggine della famiglia Becciu’. Anzitutto, respingo con sdegno un’asserzione del genere che rievoca connotati di famiglia che a noi sardi sono del tutto alieni.Potrei ammettere che ad essere stati coinvolti in qualche modo nella vita diocesana di Ozieri siano stati il sottoscritto e mio fratello, Tonino, ma due membri della famiglia non è la famiglia. Ho altre tre fratelli componenti degnissimi della mia famiglia che con le cose della diocesi non hanno mai avuto a che fare. Se poi vogliamo andare nei particolari contesto nel modo più assoluto che io abbia mai interferito nel governo della diocesi”. 

Nella sua dichiarazione spontanea, il card. Becciu ha detto di non avere “mai speso una parola contro Mons. Pintor, neanche quando procedette al trasferimento di alcuni parroci in una maniera piuttosto severa e che creò in essi malumore e spinte al dissenso. Essi si lamentarono con me, ma io ebbi sempre parole di massimo rispetto per il Vescovo e di incoraggiamento all’ubbidienza. I rapporti con Pintor si incrinarono a partire dell’ottobre del 2011, quindi 5 anni dopo il suo ingresso. Fu per un motivo futile legato ad una segnalazione che mi fece e a cui non diedi corso spiegando al Vescovo le ragioni. Non dettaglio ulteriormente per non arrecare del male all’interessato. Purtroppo da quel momento il Confratello cadde vittima del suo temperamento rancoroso e a farne le spese non fui io, ma mio fratello, Tonino, e gli altri responsabili della Caritas diocesana”. 

 

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Cronaca

Amnesty e Nessuno tocchi Caino: “Cassazione tenga conto delle condizioni di Cospito”

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(Adnkronos) – “Una decisione che non tiene conto dei rischi per la salute di Cospito, che sono imminenti. Lo Stato italiano ha il dovere di tutelare i suoi diritti, anche in considerazione del prolungato sciopero della fame che sta attuando”. E’ quanto afferma all’Adnkronos Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International, in merito alla decisione della Cassazione di fissare al 20 aprile la trattazione del ricorso presentato dall’avvocato di Alfredo Cospito, Flavio Rossi Albertini, per richiedere la revoca del carcere duro al suo assistito.  

Una decisione, quella della Cassazione, “che non tiene conto della gravità della situazione. Come se ci fosse una scissione tra il piano giuridico e quello del vissuto, della condizione umana di una persona. E’ una dimensione fuori dalla realtà”, dice all’Adnkronos Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino. “Come si fa a rinviare un’udienza che decide, in buona sostanza della vita di una persona, al di là di come uno la può pensare sul regime del 41 bis che come è noto Nessuno tocchi Caino vorrebbe abolire. Al di là di questo -aggiunge D’Elia- qui è in gioco la vita di una persona e quindi i tempi della giustizia devono tener conto di quelli che sono i tempi della vita”.  

(di Giselda Curzi) 

 

 

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Cronaca

Cecchi Paone loda il Papa: ”Con sue parole afferma laicità Stato”

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(Adnkronos) – ”Le parole del Papa sono importantissime, sono l’affermazione della laicità dello Stato ed è la prima volta che un Pontefice lo dice”. E’ quanto afferma Alessandro Cecchi Paone all’Adnkronos commentando le parole di Papa Francesco rilasciate nel corso di un’intervista con l’Associated Press in cui ha affermato che ”essere omosessuali non è un crimine” e ha criticato le leggi che criminalizzano l’omosessualità come ”ingiuste” sottolineando che “Dio ama tutti i suoi figli”. ”E’ chiaro che il riferimento al ‘peccato’ è un problema dei veri credenti – sottolinea – ma dire che essere omosessuali non è un crimine significa riconoscere che lo stato è laico. Perciò nessuno mai più si permetta di fare delle leggi contro la comunità Lgbtq+ perché c’è una indicazione chiara da parte Vaticano. Dicendo che l’omosessualità non è un crimine inoltre – prosegue Cecchi Paone – il Papa vieta qualsiasi legge omofobica e transfobica e questo secondo me è straordinario. Papa Bergoglio è immensamente diverso dai suoi predecessori – sottolinea il giornalista – perché tutti giocavano sull’equivoco ‘reato-peccato’, adesso questo alibi non c’è più. Da ora in avanti – conclude – anche i cattolici in politica non potranno più dire che il Vaticano considera l’omosessualità, dal punto di vista civile, ‘problematica”’. 

(di Alisa Toaff) 

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Innovazione, realizzato il cronometro che indaga l’attività delle cellule

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(Adnkronos) – Realizzato un cronometro ‘futuribile’ che indaga l’attività delle cellule. Il cronometro è infatti capace di investigare cosa accade all’interno di una cellula con una precisione dell’ordine dei millesimi di miliardesimi di secondo. E’ questo il lavoro che fa la piattaforma open-source BrightEyes-Ttm realizzata dal team di ricerca guidato da Giuseppe Vicidomini all’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), a Genova. L’Istituto spiega che si tratta del “primo strumento mai realizzato per studiare come le molecole cellulari si comportano per far funzionare il nostro organismo” e che il ‘cronometro’ “potrà essere applicato per lo studio di quei malfunzionamenti molecolari che subentrano quando una cellula sana si ammala”. La tecnologia è stata descritta sulla rivista internazionale Nature Communications e potrà essere replicata, seguendo la filosofia ‘open science’, da altri ricercatori nei loro laboratori o da qualsiasi appassionato di tecnologia e abile ‘maker’. 

Visualizzare e studiare il movimento di una specifica molecola all’interno di una cellula è una vera sfida a causa delle loro dimensioni microscopiche. Gli scienziati e tecnologi dell’Iit ricordano che l’uso dei microscopi ottici non è sufficiente se non si dispone di uno strumento in grado di distinguere una specifica molecola dalle migliaia di altre molecole che si trovano lì presenti. Il gruppo di Iit sfrutta “la tecnica della fluorescenza, ovvero la capacità di specifiche molecole di diventare luminose quando colpite da una luce, registrando i segnali di luce con uno speciale sensore in grado di registrarla a pacchetti, scomposta nei fotoni, cioè nella sua più piccola componente” e “ciò permette di ricavare informazioni sulla posizione e sulla quantità delle molecole presenti all’interno della cellula”. 

Il sensore, chiamato Spad array detector, è in grado di ottenere immagini con più dettagli, meno sfocate e ad alto contrasto e registra l’accendersi e lo spegnersi delle molecole fluorescenti, quando vengono colpite dalla luce. I ricercatori si sono focalizzati sulla possibilità di registrare il tempo che intercorre tra l’assorbimento della luce laser e l’emissione del ‘quanto’ di luce o fotone, il cosiddetto tempo di vita, il quale può dare più informazioni rispetto a quelle ottenute dalle sole immagini, come dettagli sulla struttura o sul microambiente in cui la molecola si trova. “La combinazione di immagini e tempo di vita può fornire una visione globale della funzione che specifiche molecole svolgono all’interno delle cellule” argomentano i ricercatori. 

Il tempo di vita è rappresentato da tempi molto brevi, millesimi di miliardesimi di secondi e la nuova piattaforma BrightEyes-Ttm è capace di registrare il momento esatto in cui le particelle di luce vengono rilasciate e giungono sul sensore, rappresentando di fatto un cronometro per le interazioni molecolari che accadono all’interno delle cellule. Lo sviluppo della piattaforma è stato reso possibile da un team multidisciplinare di ingegneri, fisici e biologi, e dal supporto economico da parte di progetti finanziati dall’European Research Council, dalla Fondazione San Paolo e dal programma dell’Unione Europea Horizon 2020. 

L’Istituto Italiano di Tecnologia sottolinea che i ricercatori e le ricercatrici di Iit stanno già applicando la piattaforma BrightEyes-Ttm nell’ambito della ‘Rna initiative’, un’iniziativa targata Iit che unisce laboratori e ricercatori di discipline diverse con focus sull’Rna. Infatti, lo studio del tempo di vita di proteine e molecole di Rna coinvolti in malattie neurodegenerative, permetterà di studiare come queste due classi di molecole interagiscono tra di loro prima e dopo i processi patologici che portano i neuroni a morire.  

Essendo un sistema open-source, L’Iit spiega infine che BrightEyes-Ttm rappresenta “un metodo economico per investigare i processi dinamici delle molecole a disposizione di tutta la comunità scientifica internazionale che intenda utilizzarla, o modificarla per adattarla ai propri sensori”. Ed i ricercatori dell’Istituto genovese sono convinti che la condivisione della piattaforma con l’intera comunità scientifica getterà le basi anche per applicazioni non biologiche, come la microscopia quantistica. 

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Cronaca

Clima, rilevate in Antartide emissioni di gas serra dal suolo di ghiaccio

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(Adnkronos) – Rilevata in Antartide l’emissione di notevoli quantità di gas serra dal suolo perennemente ghiacciato. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha appena fatto sapere che nelle Dry Valleys, zone peri-costiere dell’Antartide, la degradazione del permafrost – il suolo ghiacciato – causata dal riscaldamento globale favorisce i fenomeni di degassamento che potrebbero estendersi lungo gli oltre 24.000 chilometri di costa del continente antartico. È quanto è emerso dallo studio “Antarctic permafrost degassing in Taylor Valley by extensive soil”, condotto nell’ambito del progetto Seneca (Source and impact of greenhouse gasses in Antarctica), finanziato dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) e coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Iingv). La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment. 

Fabio Florindo, dirigente di ricerca dell’Ingv sottolinea che “l a ricerca, che costituisce la prima campagna geochimica estensiva condotta nel continente Antartico, è frutto della collaborazione internazionale tra l’Ingv, il Gns Science (Nuova Zelanda), l’Università di Otago (Nuova Zelanda), l’Università di Oslo (Norvegia), l’Università Sapienza di Roma, l’Università di Padova e l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag)”.  

“Le zone dell’Antartide note come McMurdo Dry Valleys – situate nel settore orientale, a circa 100 chilometri dalla base americana di McMurdo e neozelandese Scott Base – costituiscono la più estesa area priva di ghiaccio del continente antartico dove la scarsissima umidità, le temperature gelide (tra -14 °C e -30 °C) e venti catabatici fino a 320 chilometri orari hanno generato uno degli ambienti più estremi del Pianeta” spiega Alessandra Sciarra, ricercatrice Ingv.  

L’Ingv ricorda che recenti studi condotti nelle regioni polari nell’emisfero nord hanno rivelato che la stabilità del permafrost gioca un importante ruolo nell’attuale ciclo del carbonio, dal momento che può intrappolare considerevoli quantità di gas serra. Attualmente, il fenomeno del riscaldamento globale favorisce il rapido riscaldamento del permafrost artico con il conseguente rilascio di notevoli quantità di gas serra. Tuttavia, nelle regioni antartiche questo fenomeno non era stato ancora sufficientemente studiato e valutato. 

Livio Ruggiero, ricercatore Ingv e responsabile scientifico del progetto Seneca, osserva che “in Antartide, le McMurdo Dry Valleys rappresentano circa il 10% del suolo deglaciato dell’intero continente e, così come avviene per le regioni polari del nord, tendono a riscaldarsi anche se più lentamente. Durante l’estate australe del 2019 – 2020, è stata effettuata la prima campagna geochimica estensiva su una superficie di circa 22 km2 nella Taylor Valley”. 

“L’indagine – rileva ancora Ruggiero- ha permesso la misura in superficie della concentrazione di un’ampia gamma di gas, tra cui anidride carbonica, metano e idrogeno, nel suolo e del flusso di CO2 al fine di identificare le vie preferenziali di risalita per i fluidi profondi e valutarne i meccanismi di migrazione”.  

“Confrontando questi dati con i pochi dati pregressi a disposizione – aggiunge il ricercatore – è stato osservato un incremento nel flusso dell’anidride carbonica, stimato pari a circa 15 tonnellate al giorno su un’area di 21.6 km2. Infatti, l’emissione di CO2 calcolata durante il periodo estivo è circa 448.5 tonnellate al mese per l’intera area”. Anche Giancarlo Ciotoli, ricercatore Cnr-Igag, sottolinea che “la presenza contemporanea di anomalie di più specie gassose nel suolo delle McMurdo Dry Valleys ha permesso l’individuazione di zone caratterizzate dallo scioglimento del livello attivo del permafrost e dove la presenza di strutture tettoniche e/o fratture permette a tali gas di migrare verso la superficie. I dati preliminari suggeriscono la presenza di elevate quantità di gas disciolti nel sistema di ‘brine’ in sovrapressione al disotto del permafrost”.  

Livio Ruggiero spiega ancora che “nelle Dry Valleys la degradazione del permafrost causata del riscaldamento globale favorisce i fenomeni di degassamento che potrebbero non limitarsi alla Taylor Valley ma estendersi anche lungo gli oltre 24,000 km di costa del continente antartico”. “I risultati della ricerca hanno evidenziato la necessità di effettuare ulteriori indagini estensive per valutare adeguatamente le emissioni di gas serra in regioni caratterizzate dalla presenza di permafrost. Infine, questo lavoro ha prodotto una mappa delle emissioni di CO2 che potrà costituire un punto di partenza per future ricerche finalizzate alla valutazione dell’origine di questi gas e al monitoraggio delle emissioni di gas serra rilasciati dal permafrost antartico” conclude.  

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Cronaca

Cybersicurezza, Baldoni (Acn): “Consapevolezza bassa, alzare le difese”

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(Adnkronos) – La consapevolezza dell’importanza della sicurezza cibernetica dei dati in Italia “è ancora bassa e dobbiamo aumentarla: c’è un impegno totale da parte dell’Agenzia ma anche di tutte le istituzioni nazionali per alzare il livello di consapevolezza nelle pubbliche amministrazioni, nelle aziende, soprattutto le Pmi, e tra i cittadini”. Lo ha detto all’Adnkronos il direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) Roberto Baldoni. 

In base al proprio ruolo ognuno ha le sue responsabilità: “Come amministratore delegato di un’azienda – ha spiegato – ho una serie di responsabilità nella gestione del rischio cyber nell’azienda stessa, che potrebbe portare a gravi perdite o al blocco del funzionamento dell’azienda stessa e devo quindi prendere tutte le precauzioni del caso per minimizzare il rischio; se sono un cittadino devo adottare le regole di sana igiene cyber quando uso la posta elettronica o navigo sul web”. “Siamo in una dimensione che non è più solo fisica, ma fisica digitale. Se nel mondo fisico sappiamo come proteggerci dobbiamo capire che anche il digitale è un altro mondo in cui bisogna usare regole di sicurezza. Non bisogna spaventarsi, ma esserne consapevoli”, ha continuato. 

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale punta ad aumentare la cultura della sicurezza cibernetica dei dati in Italia “attraverso tante iniziative con le industrie e le pubbliche amministrazioni. Avremo iniziative all’interno delle scuole, cerchiamo di aumentare al massimo, con le scuole e le università, l’interesse dei ragazzi verso le lauree di tipo Stem per poter incrementare la nostra ‘war force’ di persone in grado di difendere il Paese, le aziende e le Pa da attacchi di tipo cibernetico”. “Stiamo lavorando – continua Baldoni – per diffondere l’importanza della conoscenza dei concetti base legati alla cybersicurezza anche per coloro che hanno orientamenti di tipo diverso: è importante perché vivranno comunque in questo mondo fisico-digitale e in questo mondo si creeranno le nuove opportunità di lavoro anche per loro. Il mondo sta rapidamente cambiando, lo vediamo con l’introduzione di nuovi strumenti di intelligenza artificiale che cambieranno il modo di lavorare e i mestieri”. 

Tanti i pericoli che si annidano nella rete. Tra questi il furto dei dati sul web punta a “carpire informazioni che possono essere usate per fare truffe o per ottenere ancora più dati. Sul dark web si trovano tantissime informazioni riguardo credenziali per entrare in siti o servizi – spiega Baldoni – C’è bisogno di una rete che faccia fluire queste informazioni al più presto a chi è stato depredato di questi dati per porre in essere delle difese, chiudere certi account, fare pulizia, bloccare certi utenti”. “E’ un esercizio che dobbiamo fare come Paese perché sempre più ci digitalizziamo e sempre più dobbiamo gestire questo rischio oltre a cogliere le opportunità del digitale”, conclude.  

Rischi sono legati anche all’uso dei social network, come TikTok, finito nel mirino degli Stati Uniti. “Applicazioni come i social possono impattare l’opinione pubblica sia dal punto di vista globale che dal punto di vista di avere informazioni personali per scopi di profilamento”, spiega il direttore generale di Acn. “Queste sono problematiche note da tempo e su cui sono stati presi accorgimenti – continua – Ci sono alcune nazioni più avanzate che stanno prendendo drastiche misure riguardo alcuni social: è importante capire che la gestione di tutti questi dati può portare dei problemi che vanno gestiti”. 

Nel 2023 l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale punta a “crescere”: “Abbiamo l’obiettivo di arrivare a 300 unità di personale per la fine del 2023 e continuare ad aumentare nei prossimi anni per realizzare in Italia un centro di eccellenza che aiuti il Paese a prendere le decisioni che in questo ambito tecnologico sono particolarmente complesse – conclude Baldoni – Dobbiamo puntare sulle eccellenze, prendere i migliori cervelli nel nostro Paese, far rientrare i ragazzi dall’estero. Vogliamo lasciare un asset importante, strategico, per mantenere l’indipendenza e la prosperità per i nostri figli”. 

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