Su Decidim idee ma dibattito non decolla, Pd a prova democrazia partecipativa


A breve si saprà se il progetto di democrazia ‘partecipativa’ del Pd, le sue Agorà democratiche avranno fatto centro. Dalle parti del Nazareno qualche fibrillazione non pare mancare: a dicembre ci sarà un primo report sulla piattaforma informatica – Decidim – che il partito di Letta ha schierato in rete. La piattaforma, attivata dallo scorso settembre, nasce da un’iniziativa del partito con la collaborazione di Dyne.org, una no-profit che sviluppa free-software. Nelle scorse ore a fornire i primi dati è stato lo stesso segretario del partito, Enrico Letta, che ha parlato di “straordinario successo, con 60mila persone che hanno partecipato alle Agorà e più di 12mila che si sono iscritte alla piattaforma”. Per poi invitare “a essere ancora di più”.  

Di bit nella rete, da quando è stato lanciato il progetto, ne sono passati tanti e gli esperti informatici che in questi mesi hanno affiancato il partito democratico, ‘customizzando’ il prodotto secondo le richieste dei lettiani, forniranno i primi numeri per poter valutare il livello di democrazia online raggiunto dai democratici, nei circa quattro mesi di attività in rete.  

Numeri, a partire da quello degli iscritti alla piattaforma per le scelte dal basso (che però sono ‘riservati’ e in mano al partito). Ci sarà anche l’analisi, nel dettaglio, dei contributi arrivati in questi mesi per dare idee su statuto e programma del ‘partito nuovo’ guidato da Letta, per capire a cosa puntano gli utenti della base, invitati a dare un contributo di idee. Idee che sono state inserite all’interno delle due macroaree disegnate sul portale: ‘Italia che vorrei’ e ‘La Democrazia che vogliamo’. 

In tutto, a fine novembre sono oltre 200 le agorà, le piattaforme di discussione attivate, di cui la maggior parte, ben 61, relative a ‘Parità di genere, coesione territoriale e inclusione sociale, salute’, 29 sulla ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ e ancora 26 per il tema ‘Lavoro’, 22 (giovani), 18 (infrastrutture), 9 sul tema della giustizia, che risulta il meno gettonato. 41 invece sono spalmate sui temi dell”Innovazione sociale e prossimità’, ‘Migliori regole del gioco’, ‘Un utilizzo consapevole del digitale’, Un’Europa diversa’, ‘Una coalizione di centrosinistra’, ‘Una nuova forma partito’. 

Interessante anche la distribuzione geografica delle Agorà, che, restando al primo panel (‘Italia che vorrei’), dove sono state attivate 165 Agorà, vede prevalere il centro-nord, che esprime 141 piazze digitali, pari all’85,5% del totale. Mentre al sud, ad oggi le agorà attivate sono solo 24 (14,5%). Nel complesso si tratta di un numero cospicuo di proposte che però non sembrano aver generato l’attività della community registrata sul portale, tenendo presente che coloro che commentano sono nell’ordine di poche centinaia di persone (circa 200 ad oggi), a fronte invece del meccanismo di approvazione delle singole Agorà, che lanciano le varie proposte, dove invece si rilevano numeri dieci volte maggiori, circa duemila persone attive.  

Vale a dire: in tanti pronti a far partire la proposta, che una volta ‘approvata’, però non pare accendere la discussione, che dovrebbe ‘viaggiare’ sui post di commento in Decidim, che restano bassi, non alimentando la piattaforma di discussione ‘comunitaria’.  

Uno dei punti, su cui a lungo si è discusso prima di aprire lo spazio in rete, negli scorsi mesi, tra il Pd e gli sviluppatori del contenitore, già usato con successo, ad esempio, dalla municipalità di Barcellona (e anche in Ue, dove è stato notato dai democratici italiani) era stato proprio quello sul come dare corso alle proposte degli iscritti a Decidim. Da una parte coloro che sostenevano l’idea di una ‘piattaforma aperta’, su cui fare convergere tutte le proposte, le idee e o contenuti per il partito, valutando poi con un algoritmo la rilevanza politica di quanto postato, mixando ampiezza della richiesta e altri fattori.  

Alla fine il partito ha voluto tutelare iscritti vecchia maniera, i tesserati nel territorio, nelle sezioni, chiedendo che nella piattaforma, gli iscritti online potessero lanciare le loro proposte, ma solo dopo aver avuto un feedback positivo in un meeting reale, in sezione con almeno l’adesione di 10 persone, di cui almeno 5 militanti con tessera.  

Un numero minimo che inizialmente doveva essere maggiore (10+10) e poi ‘corretto’ in corso d’opera. Un meccanismo che ha fatto storcere il naso ai puristi della ‘democrazia diretta’ (Letta non si stanca di ripetere che si tratta di un percorso di democrazia partecipativa e non di uno strumento di democrazia diretta), che hanno visto nella richiesta del vaglio (necessario) dei militanti, una sorta di controllo dall’alto della rete. I tesserati, qualora non aderissero a proposte della base digitale, determinano, in automatico, lo stop a quanto emerge sulla piattaforma, anche di fronte a decine di richieste di attivare agorà da parte dei non tesserati al partito, semplice utenti registrati su Decidim. (di Francesco Saita) 

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