Spionaggio, confermata ‘doppia giurisdizione’ per Biot


La Cassazione conferma “la diversità delle due incriminazioni” per Walter Biot, “l’una attuata con finalità politica e l’atra militare, con possibile autonoma rilevanza giuridica dello spionaggio o della semplice consegna di atti o documenti riservati attuati con fini diversi”. Lo scrivono i giudici della prima sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 31 maggio hanno confermato la ‘doppia’ giurisdizione, sia ordinaria che militare, nel caso Biot, il capitano di fregata arrestato dai carabinieri del Ros nel marzo di un anno fa con l’accusa di spionaggio per aver passato documenti segreti a un funzionario russo in cambio di cinquemila euro. Il conflitto denunciato dall’avvocato Roberto De Vita, difensore di Biot, era stato sollevato dal Tribunale militare davanti alla Suprema Corte. 

“L’elemento di discrimine tra le due condotte si incentra sulla finalità, anche politica, del procacciamento delle notizie riservate, che vengono appunto rivelate e cedute dal singolo agente e come il paradigma legale descritto da ciascuna di esse abbia ambito operativo diverso. Non si tratta, dunque, di condotta posta in essere al solo fine di spionaggio militare, ma di un’azione posta in essere anche per finalità politiche – sottolineano i supremi giudici -. Questo aspetto segna l’ambito di maggiore rilevanza applicativa che hanno le norme ordinarie del codice rispetto alle disposizioni militari che puniscono il solo spionaggio attuato per fini militari, lasciando fuori dall’ambito di intervento penale quello che risulta posto in essere per ragioni strettamente politiche. Ben potrebbero essere rivelate notizie con il fine di rendere terzi partecipi di interventi militari dello Stato e di far conoscere intendimenti politici o patti tra Stati che, per ragioni superiori e legate agli interessi politici, devono restare riservati. 

“Il Tribunale della libertà ha escluso la fondatezza della tesi secondo cui, prevedendo la norma penale comune e quella militare la stessa pena dell’ergastolo, si dovrebbe ritenere esistente il difetto di giurisdizione dell’Autorità giudiziaria ordinaria – scrivono i giudici che hanno dichiarato inammissibile il ricorso – I reati ordinari sono contraddistinti dalla finalità di salvaguardia dell’interesse militare e politico, aspetti che non figurano nelle fattispecie concorrenti dei reati militari”. “Da ciò discende che in concreto una condotta tenuta a fini di spionaggio politico non sarebbe suscettibile di essere recuperata all’ambito di rilevanza della fattispecie militare che non comprende quelle condotte e che lascerebbe fuori dall’applicazione una serie di comportamenti”.  

Biot è sotto processo sia davanti al Tribunale militare che alla Corte d’Assise di Roma. La procura militare , guidata da Antonio Sabino, contesta a Biot le accuse di rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio, procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio, esecuzione di fotografie a scopo di spionaggio, procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato e comunicazioni all’estero di notizie non segrete ne’ riservate. Accuse che, secondo il codice penale militare di pace, prevedono l’ergastolo. Nei confronti del capitano di fregata, procede anche la procura di Roma che, nell’inchiesta della pm Gianfederica Dito coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, contesta le accuse di spionaggio, rivelazione di segreto di Stato e corruzione. 

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