Spazio, Avino (Argotec): “Catturato immagini incredibili collisione Dart e Dimorphos”


«Sono immagini incredibili. Siamo riusciti a catturare a risoluzione altissima il momento della collisione fra la sonda Dart e l’asteroide Dimorphos. Sono davvero bellissime». A parlare, in un’intervista al quotidiano La Ragione, è David Avino, un informatico con un sogno nel cuore. Ha fondato Argotec, l’azienda aerospaziale torinese che ha appena ottenuto lo spettacolare successo di inquadrare con le fotocamere del suo microsatellite LiciaCube l’impatto della sonda statunitense con Dimorphos. Questo concentrato di tecnologia italiana, 14 kg in uno spazio pari a una valigetta 24 ore, ha immortalato l’esito positivo della missione Nasa pensata per evitare future, catastrofiche collisioni con asteroidi diretti sulla Terra.  

David Avino avrebbe potuto fare molte cose nella vita, ma ha scelto di inseguire gli spazi infiniti che da sempre attirano l’uomo creando dal nulla una piccola, grande gloria italiana. Perché essere scelti dalla Nasa è la conseguenza dell’assoluta leadership conquistata nel campo dei microsatelliti. Una realtà capace di successi che commuovono senza vergogna il fondatore: «Abbiamo fatto qualcosa di incredibile. La Nasa è riuscita a mandare una sonda a schiantarsi contro l’asteroide, ma aveva tutto sotto controllo in real time. Noi l’ultimo aggiustamento al satellite l’abbiamo fatto alle 10 del mattino, riprendendo il controllo alle 4 del giorno successivo. In quelle 18 ore, LiciaCube ha navigato in modo autonomo guidato dall’intelligenza artificiale fino a individuare l’obiettivo e metterlo nel mirino delle macchine fotografiche», commenta per La Ragione.  

Avino non nasconde la sua emozione: «Pensateci un attimo, il satellite ha compiuto una serie di manovre totalmente automatizzate, riuscendo a pescare l’asteroide a migliaia di chilometri e a tenerlo costantemente a fuoco, fino al momento dell’impatto ripreso da 50 km. Tutto questo viaggiando a 7 km al secondo e ruotando per poter tenere stabile l’asteroide nell’obiettivo. Abbiamo scattato 600 foto e a me vengono i brividi perché abbiamo fatto una cosa unica al mondo che neanche la Nasa ha mai tentato. Gli americani ci avevano assegnato il compito di scattare una foto, noi ne abbiamo fatte 600».  

Lo spazio resta una delle ultime dimensioni del romanticismo sfuggito al cinismo imperante dei nostri tempi. Senza l’idea dell’“ultima frontiera” non se ne potrebbe comprendere il fascino, legato allo studio, alla tecnologia e alla competizione spinti ai massimi livelli. Le braccia di David Avino levate al cielo – nel momento in cui LiciaCube si è attivato inviando a Torino, da 11 milioni di chilometri di distanza, la prima immagine di Dimorphos – racchiudono una vita di progetti e passioni: «È una scelta di sacrificio, che ti porta in quei momenti a ripercorrere tutta la vita. È come un calcio di rigore ai Mondiali. Se segni sei l’eroe, se la palla ti va fuori finisci nell’occhio del ciclone. Con noi è stata la stessa cosa: un brivido e un’emozione incredibili. Quando ho visto il primo segnale, non mi vergogno a dirlo, mi sono scese le lacrime. E mi emoziono ancora, perché in quei 50 minuti mi è passata davanti la vita, per la scelta che ho fatto, per i sacrifici di tutti i miei collaboratori e delle persone che mi hanno seguito negli anni». 

Questa storia non è solo uno straordinario risultato tecnico-scientifico di impronta italiana, è un insegnamento per il nostro Paese: quando accantoniamo lamentele e propaganda della decadenza e ci concentriamo sulle nostre migliori qualità, non abbiamo rivali. È David Avino a spiegarci perché: «Pensate cosa significhi lavorare con la Nasa, proprio per il mito di tutti noi. Ancora più stimolante quando capisci che hai ingegneri capaci di giocarsela con loro nonostante la giovane età. Abbiamo sviluppato algoritmi incredibili per gestire LiciaCube, sorprendendo gli americani. È una sfida quotidiana far sì che i nostri collaboratori capiscano di poter competere con gli americani e con tutti. Possiamo imparare e insegnare anche tanto». Argotec guarda allo spazio profondo, Marte, ma anche alla nostra casa. «Stiamo lavorando a un progetto a mio avviso bellissimo di osservazione della Terra con una costellazione di satelliti. Portandoli a bassa quota, potremo aumentare le possibilità dell’agricoltura di precisione e lanciare per tempo l’allarme quando ci sono disastri naturali. Tutto ciò sarebbe persino più bello: prevenire le conseguenze delle catastrofi, mandare i soccorsi molto più velocemente e salvare vite. Questo ci farebbe sentire ancora di più i brividi».  

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