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Sostenibilità

Sostenibilità, Urso: “Non lasciare indietro nessuno in questo cammino”

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“Il contesto in cui ci troviamo a operare, a causa del conflitto in Ucraina e delle tensioni per l’approvvigionamento energetico che hanno portato l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, ha fatto emergere con ancor più forza l’importanza della sostenibilità anche nel nostro agire quotidiano. Vi è sempre più la consapevolezza nella società civile, nel mondo delle imprese, nel governo e nelle amministrazioni, della necessità di adottare un approccio integrato e misure concrete per affrontare le numerose e complesse sfide ambientali. In questa operazione è necessario rivolgersi a tutti e non lasciare indietro nessuno lungo il cammino della sostenibilità che comporterà obbligatoriamente un cambio all’attuale paradigma socio economico”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel messaggio inviato all’evento “La Cultura della Sostenibilità in Italia”, oggi a Roma al Palazzo dell’Informazione sede del Gruppo Adnkronos. 

“Inoltre – aggiunge il ministro Urso – a tutti è richiesta una revisione del proprio modo di vivere: le scelte di cui parliamo non sono relegabili solo a limitati aspetti della nostra quotidianità o non coinvolgono più solo certe persone. Dalla vostra indagine emerge che siamo sulla strada giusta soprattutto grazie all’impegno delle famiglie e in particolare delle donne, mentre le istituzioni sono meno virtuose”, aggiunge riferendosi alla prima indagine nazionale sulla diffusione della cultura della sostenibilità in Italia, realizzata da Esg Culture Lab in collaborazione con il Gruppo Adnkronos, presentata durante l’evento di oggi. 

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I disastri naturali sono costati 313 miliardi di dollari

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(Adnkronos) – Secondo le stime del colosso assicurativo Aon, le catastrofi naturali, molte delle quali causate dai cambiamenti climatici, hanno causato nel 2022 perdite economiche per 313 miliardi di dollari. Il rapporto spiega come il 75% delle perdite assicurate a livello globale si sia verificato negli Stati Uniti, a causa dell’uragano Ian, che ha colpito la Florida nel settembre 2022, causando danni per 95 miliardi di dollari. Aon ha anche stimato che circa 31.300 persone sono morte a causa di eventi catastrofici naturali, due terzi delle quali per le gravi ondate di calore verificatesi in Europa tra giugno e luglio. 

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Stati Uniti e Sudafrica insieme contro il traffico di animali

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(Adnkronos) – Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e il governo Sudafricano hanno siglato un accordo per formare una task force che combatterà la finanza illecita legata al commercio illegale di animali selvatici, spesso a rischio d’estinzione. Questa iniziativa mira a incrementare la condivisione di informazioni tra le unità di intelligence dei due Paesi, aiutando così a preservare il patrimonio naturale del paese africano. Il crimine organizzato sudafricano usa spesso il commercio di animali esotici per finanziare altre attività illegali, come il traffico di droga e la corruzione. 

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Inquinamento, segnali preoccupanti dagli abitanti del mare

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(Adnkronos) – Delle 8 milioni di tonnellate di polimeri sintetici che ogni anno inquinano i mari, una parte consistente scompare. Il mistero è stato risolto da un gruppo di ricercatori, che, in un articolo recentemente comparso sulle colonne della rivista di settore “Marine Pollution Bulletin”, afferma che il Rhodococcus ruber, un batterio marino, è in grado di scomporre e digerire il polietilene (PE), tra le plastiche più diffuse in ambito commerciale. È una notizia che, evidentemente, fa temere il peggio per la sopravvivenza di molte specie che abitano l’ecosistema marino. 

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Mediterraneo, pesci ‘sentinella’ del clima

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(Adnkronos) – Si chiama ClimateFish ed è il primo database open access che fornisce informazioni sulla presenza nel Mar Mediterraneo di 15 specie di pesci considerate come ‘sentinella’ del cambiamento climatico. La ricerca, pubblicata su Frontiers, è stata realizzata dal biologo marino Ernesto Azzurro dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Cnr, in collaborazione con esperti del Centro Ricerche Enea di Santa Teresa (La Spezia) e di altri istituti internazionali.  

Nel database figurano sette specie autoctone, selezionate per l’ampia distribuzione, la sensibilità alle condizioni di temperatura e per la facile identificazione, e otto specie esotiche del Mar Rosso. “Grazie a un campionamento durato 13 anni sono stati censiti oltre centomila esemplari delle 15 specie target, in oltre 3mila aree di sette Paesi del bacino del Mediterraneo. Le più rappresentate sono le specie autoctone donzella pavonina e salpa, anche se quest’ultima è andata registrando una diminuzione in quantità e in distribuzione geografica dovuta con tutta probabilità all’aumento delle temperature e alla competizione con erbivori tropicali”, spiega Federica Pannacciulli, responsabile del Laboratorio Enea di Biodiversità e Servizi Ecosistemici. Al momento, le specie esotiche sono ancora sottorappresentate nel database e la loro presenza è concentrata per lo più nel settore orientale del Mediterraneo dove il fenomeno del riscaldamento è particolarmente accelerato, come ad esempio l’area a sud di Creta (+1,65 °C). “Ma il loro numero è destinato a crescere nei prossimi anni a causa dell’aumento della temperatura provocato dai cambiamenti climatici”, aggiunge Pannacciulli.  

Con circa 700 specie ittiche e un tasso di riscaldamento circa tre volte più veloce di quello dell’Oceano, il Mediterraneo è un hot-spot sia di biodiversità sia del cambiamento climatico. Negli ultimi decenni parecchie specie si sono spinte verso i poli aumentando il rischio di estinzione, mentre l’arrivo di nuove specie esotiche erbivore come il pesce coniglio sta causando il fenomeno della desertificazione marina. Inoltre, diverse specie hanno ampliato la loro distribuzione geografica nel Mediterraneo: si tratta di un fenomeno, indicato come meridionalizzazione, che coinvolge diverse specie ittiche native, come il pesce pappagallo mediterraneo e la donzella pavonina, individuate verso nord rispetto alla loro originale distribuzione geografica. È stato poi rilevato il fenomeno della tropicalizzazione, vale a dire la presenza di pesci non autoctoni di origine tropicale che si prevede diventino sempre più presenti nel Mediterraneo per effetto del riscaldamento globale (nel 2002 erano 90, di cui 59 dal Mar Rosso, mentre nel 2020 le specie esotiche sono arrivate a 188 di cui 106 provenienti dal Canale di Suez, per un totale di 76 specie stabili).  

“Le prime prove dell’espansione verso nord di alcune specie ittiche risalgono agli anni ’90. Il fenomeno è avvenuto un decennio dopo la rilevazione di un netto aumento della temperatura e di importanti cambiamenti nella circolazione dell’acqua nel Mar Mediterraneo”, sottolinea Pannacciulli.  

Per conoscere i cambiamenti nell’ecologia marina del Mediterraneo, il team internazionale di ricercatori ha intervistato in 95 località di nove diversi Paesi europei oltre 500 pescatori, di età compresa tra i 28 e gli 87 anni, con più di 10 anni di esperienza individuale e oltre 15mila anni complessivi di osservazione del mare. Agli intervistati è stato chiesto di menzionare la specie che è aumentata in abbondanza o percepita come nuova, cioè mai osservata prima, nelle loro zone di pesca. Complessivamente, gli intervistati hanno menzionato principalmente 75 specie, sia autoctone che esotiche, adattate al caldo. I due terzi delle specie non autoctone rilevate sono stati il pesce palla maculato e il pesce flauto. Tra le specie autoctone maggiormente in espansione verso nord, il pesce serra e il barracuda mediterraneo.  

“Queste metodiche innovative ci consentono di monitorare in modo semplice e coordinato alcuni effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi costieri del Mediterraneo. Una delle parole chiave di questo approccio è collaborazione non solo tra istituti di ricerca ma anche tra ricercatori e comunità locali, in particolare pescatori e centri di immersione. Inoltre, l’approccio funziona bene sia a livello locale che per un’intera regione geografica come il bacino del Mediterraneo, considerato oggi un hot-spot del cambiamento climatico”, conclude Ernesto Azzurro dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Cnr. 

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Parchi protagonisti di sviluppo sostenibile

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(Adnkronos) –
Cinque le parole chiave del X Congresso dei Parchi: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership  quali indicatori della stretta relazione  che esiste tra la tutela della biodiversità e lo sviluppo delle comunità territoriali e, soprattutto, la capacità delle aree protette di  essere modelli di riferimento per uno sviluppo sostenibile che  salvaguardi gli habitat e contribuisca alla mitigazione e all’adattamento  dei cambiamenti climatici.  

Nella relazione introduttiva della due giorni in programma a Roma, il presidente uscente della Federparchi, Giampiero Sammuri, ha ribadito l’importanza della tutela delle biodiversità sia animale che vegetale per la sopravvivenza dell’uomo e, in tale prospettiva, la funzione che svolgono le aree naturali protette, che in Italia ricoprono complessivamente il 22% del territorio e il 16% della superficie marina.  

Sammuri ha richiamato le recenti decisioni assunte alla Cop15 di Montreal con le indicazioni al 2030 e al 2050 in tema di tutela della natura e  degli ecosistemi. Di particolare rilievo l’obiettivo di portare al 30% le aree naturali protette in tutto il mondo, sia a terra che a mare, come l’impegno internazionale  sancito in Canada affinché  venga  interrotto e portato al 10% il tasso di specie minacciate. Gli obiettivi mondiali sono già parte integrante della Strategia Europea per la Biodiversità al 2030, che contempla impegni precisi per aumentare le superfici protette nei paesi della Ue. A tal proposito Sammuri ha ricordato come, in Italia, tale obiettivo è a portata di mano, almeno per le aree protette a terra. “Basterebbe iniziare dai parchi già pronti che aspettano solo in via libera definitivo, come quelli di  Portofino e del Matese, oppure quello della Val Grande, dove tutti i comuni chiedono l’allargamento”, dice Sammuri.  

Il presidente uscente di Federparchi ha sottolineato l’importanza dello strumento delle Liste Rosse della Iucn, “strumento scientifico rigoroso che dovrebbe guidare le politiche di conservazione. La priorità nella salvaguardia delle specie viene dal suo livello di  minaccia, se una specie è meno minacciata, come  nel caso del lupo, va sempre protetta ma è giusto concentrare gli sforzi su quelle a maggior rischio estinzione, anche se magari si tratta di specie meno simpatiche e accattivanti, come nel caso degli insetti. Serve più scienza e meno emotività”. 

Sammuri si è soffermato a lungo sui parchi  come modelli di sviluppo sostenibile, ricordando come, dopo la pandemia, sia di nuovo cresciuta la presenza turistica nelle aree protette. A tal proposito il presidente ha rimarcato l’importanza della Carta Europea del Turismo Sostenibile come strumento operativo per una gestione dei flussi all’insegna della sostenibilità e del rispetto per la natura nonché delle esigenze delle comunità territoriali.  

La relazione si è poi spostata sugli aspetti politico istituzionali che riguardano la gestione dei parchi. Sammuri ha ricordato i vuoti che si creano nelle governance, “quando gli enti restano senza vertici o con organismi monchi, ne risente l’efficacia di gestione, occorrono meccanismo rapidi e puntuali per le nomine degli organismi”. Così come, ha aggiunto, “occorre rivedere l’impostazione amministrativa per una buona gestione dei bilanci, per una ottimizzazione dell’uso del personale, dove si registra una carenza di professionisti specializzati”. Si è soffermato, inoltre, su una delle principali criticità degli enti parco: la mancata connessione fra  parchi nazionali e quelli regionali. “I due soggetti sino ad oggi si ignorano dal punto di vista istituzionale – ha affermato – ma la natura non conosce confini e differenze amministrative; è urgente riattivare il piano triennale per le aree protette previsto dalla legge 394 che consente di coinvolge anche le regioni”. 

Sammuri ha citato anche il Pnrr invitando il governo ad evitare distribuzioni a “pioggia” o a “scatola chiusa” dei fondi: “è necessario condividere le scelte, anche per le attrezzature e le tecnologie, con gli enti gestori per evitare sprechi.” 

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Gli Stati Uniti non rallenteranno le navi per salvare le balene

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(Adnkronos) – La National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense ha respinto la richiesta delle organizzazioni ambientaliste di applicare restrizioni di velocità alle navi per salvare la balena franca nordatlantica dall’estinzione. Ogni anno questa specie, di cui rimangono appena 340 esemplari, viene decimata dalle collisioni con le navi. La proposta che non è stata accettata si basava sulla creazione di zone a bassa velocità durante l’inverno e la primavera, al largo della costa orientale. E’ in quel periodo infatti che le balene si spostano dalle zone meridionali di riproduzione verso le zone settentrionali ricche di cibo. 

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In Germania gli ambientalisti denunciano il governo

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(Adnkronos) – Un importante gruppo ambientalista “Friends of the Earth Germany”, noto anche come BUND, ha dichiarato di voler fare causa al governo tedesco per il mancato raggiungimento degli obiettivi climatici. L’obiettivo è quello di forzare la mano del governo, obbligandolo a presentare un programma di emergenza per i settori dei trasporti e dell’edilizia. Infatti entrambi i settori sono in ritardo rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati per il 2030. Entro il 2045, invece, la Germania dovrebbe essere un paese a zero emissioni nette. 

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I cambiamenti climatici causano estinzioni linguistiche

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(Adnkronos) – Ogni 40 giorni muore una lingua e questa perdita “catastrofica” è amplificata dalla crisi climatica, che potrebbe farci perdere il 50% delle 7.000 lingue del mondo entro la fine del secolo. Il rischio concreto è che i disastri climatici causino milioni di sfollati, i quali costretti a spostarsi in altre nazioni perdono il loro bagaglio culturale e linguistico. Per esempio a Vanuatu, una nazione insulare del Pacifico meridionale che misura 12.189 km², si parlano 110 lingue, una per ogni 111 km², ma la più alta densità al mondo è minacciata dall’innalzamento dei mari. 

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In Alaska i lupi hanno cambiato dieta

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(Adnkronos) – In un articolo recentemente comparso sulle colonne della rivista di settore “Proceedings of the National Academy of Sciences”, un gruppo di esperti dell’Alaska Department of Fish and Game, negli Stati Uniti, sostiene che i lupi cambiano radicalmente le basi della loro dieta, adattandosi alle condizioni ambientali. I ricercatori li hanno visti all’opera a Pleasant Island, un’isola di 20 miglia completamente disabitata, dove la specie, una volta decimata la popolazione di cervi che vi risiedeva da anni, ha cominciato a nutrirsi di lontre marine. 

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Prada, al via ‘Asilo della Laguna’ a Venezia per tutela mare

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(Adnkronos) – Ha inaugurato oggi, in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione, ‘Kindergarten of the Lagoon – Asilo della Laguna’, il progetto del Gruppo Prada e Unesco, che prende il via con la prima outdoor education experience per i bambini delle scuole materne di Venezia presso l’isola di Torcello. L’Asilo della Laguna è un primo passo importante per i bambini, per comprendere meglio l’oceano e il ruolo centrale che svolge nello sviluppo sostenibile. L’iniziativa, presentata nel maggio scorso a Ca’ Corner della Regina, sede veneziana di Fondazione Prada, è parte di Sea Beyond, un progetto condotto dal Gruppo Prada e dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco dal 2019 e volto a promuovere l’educazione alla preservazione del mare e delle sue risorse. 

“Sono molto contento di essere qui oggi e di aver partecipato a questa prima giornata con i bambini di Venezia – ha detto Lorenzo Bertelli, head of corporate Social Responsibility del Gruppo Prada -. Siamo riusciti a portare a termine il progetto e non era scontato. Questo è stato possibile grazie a tutti gli attori coinvolti, dall’Unesco al Comune di Venezia, con gli assessori che hanno lavorato insieme a noi per portare a termine progetto in breve tempo. E’ stato l’esempio di come il pubblico e il privato possono lavorare per portare benefici alla collettività”. 

Oggi, ha proseguito Bertelli, “abbiamo raggiunto uno dei nostri obiettivi ma il progetto non è finito. Il nostro desiderio è di riuscire a svilupparlo ulteriormente nel tempo e di estenderlo anche ad altre città in futuro. Ci auguriamo che l’Asilo della Laguna continui a crescere e che un numero sempre più ampio di piccoli esploratori e di famiglie voglia farne parte. Ci saranno altre iniziative in giro per il mondo, non solo in Italia. Venezia è la città simbolo del mare, non c’è niente di meglio, è una città che ha equilibri ambientali molto fragili e delicati e al tempo stesso affascinanti, inoltre è la sede dell’Unesco. Abbiamo pensato che fosse il punto di partenza perfetto per questo progetto”. 

Il programma contribuisce al Decennio delle Nazioni Unite della scienza oceanica per lo sviluppo sostenibile, guidato dal Coi e dall’Unesco, nell’ambito del programma del Decennio del mare ‘Ocean Literacy With All’ (Olwa), un’iniziativa globale fondamentale per la comprensione dell’oceano. Il programma della giornata è iniziato con una mattinata di attività all’aria aperta per i primi 40 alunni delle sei scuole aderenti al progetto, alla presenza di Lorenzo Bertelli, dei rappresentanti di Unesco Vladimir Ryabinin, Ana Luiza M. Thompson-Flores e Francesca Santoro e delle istituzioni locali, Massimiliano De Martin, assessore all’Urbanistica, Ambiente ed Edilizia Privata e Laura Besio, assessore alle Politiche educative del Comune di Venezia. 

Il programma delle lezioni dell’Asilo della Laguna si basa sui principi dell’outdoor education, un approccio didattico che ha come pilastri l’apprendimento esperienziale, l’ambiente e il benessere dei soggetti coinvolti, con lo scopo di creare un legame tra i bambini e l’ecosistema lagunare veneziano. Oltre a porre la natura al centro, questo progetto mira alla valorizzazione delle tradizioni e della cultura di Venezia che, insieme alla sua laguna, è patrimonio dell’Unesco e simbolo del cambiamento climatico. 

“Il futuro è nell’oceano – ha sottolineato Vladimir Ryabinin, segretario esecutivo della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco e direttore generale aggiunto dell’Unesco -. Per questo è importante diventare amici dell’oceano il prima possibile. La Coi-Unesco ritiene che l’educazione infantile all’oceano possa diventare una base per il benessere emotivo lungo tutta la vita e crediamo che sia incredibilmente importante che le persone conoscano il ruolo dell’oceano. Trovare un modo in cui l’umanità possa imparare a vivere in armonia con l’oceano è uno dei pilastri del Decennio delle Nazioni Unite per la scienza oceanica per lo sviluppo sostenibile. Sono molto felice di inaugurare oggi, insieme al Gruppo Prada, un progetto che porta l’oceano nella vita dei bambini. Possiamo sognare che crescano felici, che vivano in pace e in modo sostenibile e che alcuni di loro diventino futuri guardiani degli oceani”.  

Il piano didattico vuole contribuire allo sviluppo dei bambini e dei loro processi di apprendimento, portandoli a interessarsi gradualmente all’osservazione della fauna e della flora e alla scoperta delle caratteristiche che li accomunano. È un modo accessibile per scoprire l’amore per le scienze naturali. Le lezioni all’aria aperta spaziano su diverse aree tematiche quali la relazione tra le piante, gli animali e gli elementi naturali della laguna, le loro caratteristiche, somiglianze e differenze. I bambini esploreranno le spiagge, impareranno attraverso il disegno, giochi di collaborazione e piccoli esperimenti scientifici, a riconoscere e valorizzare l’habitat lagunare, per diventare un giorno ‘ambasciatori’ e ‘portavoce’ di questo patrimonio.  

Il dialogo aperto con le scuole e le famiglie volto a un coinvolgimento attivo dei bambini, è stato fondamentale per la definizione del programma e per il suo svolgimento. La relazione diretta con la municipalità di Venezia e il territorio è stata altrettanto decisiva per la riuscita del progetto. Ne sono esempi concreti il dialogo e la collaborazione fattiva con gli assessorati all’Ambiente e all’Educazione, che hanno supportato l’iniziativa sin dal suo avvio; il contributo del Comune di Venezia che ha messo a disposizione un vaporetto e un tram dedicati al trasferimento dei bambini, e la disponibilità della Fondazione Emilia Bosis, che ha prestato gli spazi della propria villa sull’isola di Torcello per il primo ciclo di lezioni. 

Il legame con il tessuto culturale locale si esprime attraverso il lavoro di un’artista veneziana, Sofia Sarria (Atelier Volante), che ha curato i laboratori didattici, proponendo la realizzazione di creazioni in cartapesta ispirate agli animali della laguna. Una seconda parte dei laboratori didattici è curata da Elisabetta Mitrovic, naturalista e disegnatrice, che proporrà la creazione di un taccuino naturalistico, coinvolgendo i bambini in un’osservazione artistica dell’ambiente. Il primo ciclo di lezioni si concluderà nel giugno 2023 mentre il nuovo programma di appuntamenti ripartirà nel mese di settembre, rispettando il calendario scolastico. 

 

 

 

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