Smart working, salta obbligo 50% nella Pa: bozza decreto proroghe


Via libera del Cdm al decreto proroghe nel quale, stando almeno a quanto si legge nella bozza approdata in Consiglio dei ministri, viene confermata l’eliminazione dell’obbligo di smart working al 50%, dunque per un dipendente su due, nella Pubblica amministrazione. Lo riferiscono fonti di governo. Il testo del decreto non prevede più quindi una quota per il lavoro da casa, ma che ogni realtà della P.A. organizzi il lavoro dei dipendenti assicurando che “l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini ed imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza”. 

Proprio lo smart working è tra i temi al centro della trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto Funzioni centrali all’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza negoziale pubbliche amministrazioni, per la tornata 2019-2021. Questo negoziato riguarda 270 mila statali delle amministrazioni centrali, dai ministeri alle Agenzie fiscali agli enti pubblici non economici come l’Inps, l’Inail, l’Inpdap, l’Ice ed altri. Ma la partenza riguarda tutti i 3,2 milioni di dipendenti pubblici e questa trattativa fa da apripista ai rinnovi degli altri comparti: Sanità, Scuola e Funzioni locali. Il nuovo contratto porterà ad un aumento di 107 euro medio in busta paga (+4% ripartito tra stipendio e parte accessoria (con il consolidamento dell’elemento perequativo). Ma oltre a stabilire gli incrementi retributivi, dovrà appunto disciplinare gli istituti normativi dello smart working e riformare l’ordinamento professionale di tutti i comparti, ovvero le qualifiche del personale non dirigente, un capitolo fermo dal 2000. 

 

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