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Si chiude Port&ShippingTech, Italia può diventare Hub Energetico Europa

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Risorse del mare, integrazione tra porti, logistica e industria e decarbonizzazione sono stati i tre temi portanti della giornata conclusiva di Port&ShippingTech, la conferenza principale della Naples Shipping Week, che si avvia all’approdo, previsto domani a mezzogiorno. 

“Al mare come risorsa e alla sua valorizzazione è stato dedicato il panel ‘Over & Under the Sea Forum’, condotto dalla giornalista Lucia Nappi. Dopo l’apertura del contrammiraglio Massimiliano Lauretti, Fabio Caffio ha illustrato le basi giuridiche della progressiva trasformazione del mare in territorio legato alle sovranità dei Paesi rivieraschi, ossia le Zone Economiche Esclusive. L’Italia è in ritardo: solo dall’anno scorso esiste una legge che regola l’istituzione di una Zee italiana, ma non sono stati ancora stipulati tutti gli accordi bilaterali tra gli Stati confinanti nel ‘Mare Nostrum”, si legge in una nota. 

In Italia manca quasi completamente anche una filiera dell’energia eolica offshore, lamenta Luigi Severini, ingegnere dello studio iLStudio Engineering & Consulting: “Il sistema burocratico e quello industriale oggi -spiega- non sono assolutamente pronti. Ci sono resistenze, ma soprattutto vuoti culturali e di conoscenza, serve uno sforzo importante per non ritrovarsi a essere solamente clienti in questo campo”, spiega Severini, sottolineando come gli impianti progettati in Italia, siano stati realizzati interamente con componenti provenienti da Spagna, Cina e Nord Europa.  

“In Italia mancano sia le navi, sia le banchine e le strutture portuali adatte per realizzare questi impianti e raggiungere l’obiettivo di 30 GW entro il 2030 -puntualizza Severini – tanto per capirci, l’agenzia USA dedicata al settore prevede la necessità di 80 navi di vario tipo, 2100 turbine e 12mila km di cavi, con una stima occupazionale da 12mila a 50mila posti di lavoro”.  

A proposito di risorse non sfruttate, il professore dell’Università di Pavia Ferdinando Cazzini dipinge uno scenario di sostanziale abbandono dell’estrazione di gas in Italia. “Con i nostri tre gasdotti principali, potremmo diventare il prossimo hub principale d’Europa, ma dagli anni Ottanta in avanti a oggi, abbiamo sostanzialmente rinunciato al gas – spiega Cazzini – e ora, molto ipocritamente, si parla di aumentare la produzione interna, quando abbiamo per anni bloccato la ricerca di nuovi pozzi. Adesso la ripartenza è molto difficile, anche se il potenziale resta alto”. In chiusura di sessione Tommaso Melodia, ceo di HydroNet, ha illustrato il nuovo sistema sottomarino di comunicazione dati dell’azienda, ampiamente scalabile e in grado di garantire prestazioni molto superiori alla comunicazione per via ottica, acustica e magnetica. 

Ricca di spunti la sessione ‘Green ports and shipping’. A che punto siamo con le tecnologie per navigare verso gli obiettivi del 2030 e 2050? Attilio Montalto, segretario generale dell’Adsp di Sicilia Orientale ha presentato il progetto di costruire banchine per il cold ironing nei porti di Catania (crociere e roro), con un investimento di 56 mln di euro, e Augusta (roro e rinfuse). Nella stessa direzione si muove il Porto di Napoli, per andare incontro alle nuove esigenze ambientali, tra cui l’utilizzo del cold ironing. È in corso la progettazione esecutiva di un impianto fotovoltaico di 18 mila mq con potenza 1,2 MW, mentre è in sperimentazione un sistema di alimentazione turbine ad aria che usano energia delle onde che dovrebbe produrre 5000 MWh all’anno. Inoltre, è sul tavolo anche il prototipo di una turbina eolica galleggiante.  

Gli armatori si sono mossi autonomamente, come Grimaldi Group. Cosimo Cervicato, Senior Executive Engineer, Energy Saving & Innovation Department, ha spiegato che su una flotta di oltre 130 navi, ben 13 sono dotate di pacchi batterie 5,5 MWh. Otto le navi consegnate dal 2020 al 2022. Come però arrivare a un trasporto cargo carbon neutral? Justine Krueger, di Jucari Global, ha presentato Cadi, il primo sistema di gestione delle transazioni di carbonio che prevede le emissioni prima che la spedizione parta per la sua destinazione. Una volta completato il viaggio il calcolo viene aggiornato a seconda delle ulteriori informazioni acquisite durante la navigazione induce a ottimizzare nel frattempo le risorse attuali.  

Numerosi gli interventi di aziende, di società di consulenza e associazioni sulle tecnologie e le soluzioni per la decarbonizzazione. Guido Chiappa, Executive Vice President del Rina, ha commentato: “Le tecnologie esistono, ma devono essere integrate sulle navi attraverso processi ad altissima temperatura che comportano attività complesse che ci vedranno coinvolti in un prossimo futuro”. 

Nel pomeriggio, un focus particolare è stato dedicato al gas naturale liquefatto, sia come vettore per il trasporto di metano che come combustibile diretto per la propulsione. Assogasliquidi-Federchimica: ritiene che Gnl, e quindi il bioGNL, sono le uniche soluzioni già pronte e disponibili per abbattere drasticamente le emissioni e accelerare il processo di decarbonizzazione nel settore marittimo e nel trasporto pesante in generale. Secondo Assogasliquidi-Federchimica per promuovere l’utilizzo di questi prodotti energetici è necessario rivedere alcune misure all’interno del pacchetto Fit-for 55. In particolare, occorre confermare l’esenzione dal regime di accisa per i quantitativi di GNL impiegati nel trasporto marittimo. Inoltre, nelle norme comunitarie di superamento della direttiva Dafi, va ribadito invece il ruolo del GNL quale carburante alternativo. 

Stasera si terrà al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa la Cena sul Golfo lungo i binari del futuro evento conclusivo della Naples Shipping Week, in cui BIC- Bureau International des Containers, insieme a C.I.S.Co. consegnerà il proprio premio annuale a Simon Grainge, direttore generale di Iswan, associazione impegnata nel coordinare gli interventi di soccorso in favore dei marittimi. L’appuntamento con il cluster marittimo italiano sarà a ottobre 2023 con la sesta edizione della Genoa Shipping Week.  

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Manovra, Tributaristi (Int): “Ok più controlli su partite Iva ma rivedere responsabilità intermediario”

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(Adnkronos) – “Nella memoria sulla legge di bilancio inviata lunedì dall’Istituto nazionale tributaristi alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stata sollevata la problematica della responsabilità solidale in capo all’intermediario fiscale con il titolare della partita Iva. L’articolo 36 del ddl prevede maggiori controlli sull’attribuzione e operatività delle partite Iva, con possibile chiusura d’ufficio e relativo provvedimento sanzionatorio in capo al contribuente, ma un comma del provvedimento ha inserito, nel caso di sanzione, la solidarietà dell’intermediario, cosa che ha creato non poche preoccupazioni tra gli operatori del settore e le loro organizzazioni di rappresentanza”. E’ quanto si legge in una nota dell’Istituto nazionale tributaristi (Int).  

L’Int riporta quindi la sintesi del comma in questione: “Il contribuente destinatario del provvedimento emesso ai sensi dell’articolo 35, commi 15-bis e 15-bis.1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria pari a euro 3.000, irrogata contestualmente al provvedimento che dispone la cessazione della partita Iva… omissis… risponde in solido della sanzione di cui al primo periodo del presente comma l’intermediario che trasmette per conto del contribuente la dichiarazione di cui all’articolo 35 del citato decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n.633″. 

Questa la posizione dell’Int, espressa nella memoria: “Pur condividendo la necessità di una maggiore attenzione all’attribuzione delle partite Iva, il cui controllo sarebbe sicuramente reso più efficace attraverso la concreta interoperabilità delle banche dati della Pa e in attesa dei richiamati provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate, si evidenzia preoccupazione per il coinvolgimento in solido al contribuente dell’intermediario fiscale che abbia presentato il modulo di richiesta di attribuzione della partita Iva. Ciò non per rifuggire da eventuali responsabilità, ma per evidenziare che l’intermediario non ha strumenti per svolgere indagini, che peraltro non gli competono, né potrebbero competergli, ma ha unicamente l’obbligo, ai fini dell’antiriciclaggio, di operare l’adeguata verifica della clientela, ovviamente con analisi generiche del richiedente la partita Iva e/o con sue dichiarazioni spontanee”.  

“Pertanto – avverte – è necessario cancellare o meglio perimetrare l’eventuale responsabilità inserendo all’art. 36, come condizione di buona fede e di corretto comportamento professionale, l’esecuzione dell’adeguata verifica del cliente ai sensi della normativa sull’antiriciclaggio. Non è sufficiente, infatti, che nella relazione al ddl si faccia, come mero esempio delle azioni da porre in essere per evitare comportamenti scorretti ed evitare il rischio della solidarietà delle sanzioni erogate, il riferimento alla suddetta adeguata verifica della clientela. Per cui si ritiene necessario eliminare dalla norma la solidarietà dell’intermediario o quantomeno inserire al comma 2 dopo le parole ‘decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n.633’, le seguenti parole: ‘salvo sia stata effettuata l’adeguata verifica della clientela’”. 

Il presidente dell’Int, Riccardo Alemanno, ha inoltre dichiarato: ”Comprendo e condivido le finalità di una maggior attenzione nell’attribuzione della partita Iva; sarebbe però opportuno, quando una norma contempla il coinvolgimento e la responsabilità dell’intermediario fiscale, che siano preventivamente coinvolte le organizzazioni di rappresentanza di tale figura professionale, al fine di individuare indicazioni operative praticabili per le finalità della norma stessa, evitando di esporre il professionista a rischi collegati ad accadimenti futuri non conoscibili e a comportamenti di terzi dei quali non può essere ritenuto responsabile, salvo, ovviamente, emergano suoi coinvolgimenti da atti giudiziari”. 

 

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Manovra, Cida: presentati emendamenti alla commissione bilancio Camera

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(Adnkronos) – Cida, la rappresentanza sindacale per la dirigenza e le alte professionalità di tutti i settori socio produttivi, pubblici e privati, ha inviato oggi gli emendamenti di modifica alla Finanziaria 2023 alla Commissione Bilancio della Camera dei deputati. Gli emendamenti proposti riguardano il regime fiscale sui premi di risultato e di deducibilità fiscale per i contributi versati ai Fondi di previdenza complementare e assistenza sanitaria integrativa, politiche attive, incentivi per l’impiego di personale dirigenziale, la revisione del meccanismo di indicizzazione delle pensioni, sanità e scuola  

L’invio degli emendamenti segue il colloquio che si è tenuto ieri tra il presidente Stefano Cuzzilla e il presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei deputati, Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori. Nel corso del colloquio il presidente Cida ha ricevuto rassicurazione in merito alle prossime convocazioni istituzionali, trovando nel proficuo confronto con Mangialavori la premessa per un lavoro costruttivo che vedrà Cida chiamata ai tavoli istituzionali per strutturare un dialogo soddisfacente e duraturo fra le parti.  

Durante il confronto il presidente Cuzzilla ha ribadito la preoccupazione per le modifiche apportate al sistema fiscale che colpisce nuovamente i manager, facendo presente che “siamo consapevoli di quanto i margini di bilancio siano esigui, ma l’eccessivo prelievo fiscale sui lavoratori dipendenti e le penalizzazioni sui pensionati non sono più sopportabili”. Il presidente si è, inoltre, espresso sul tema previdenziale: “il sistema pensionistico ha bisogno di una riforma organica che garantisca sostenibilità ai conti, separando previdenza da assistenza, e che consegni a chi oggi lavora legittime certezze verso il proprio futuro pen-sionistico”.  

Altre questioni affrontate, i rischi di quota 103, i pochi fondi per sanità, scuola e ricerca, la crisi energetica, la necessità di un welfare più equo e le questioni legate al mercato del lavoro, tutti temi collegati da un unico fil rouge: la competenza manageriale come chiave di volta per superare le difficoltà che da anni scuotono l’Italia in termini di efficienza ed efficacia delle politiche sociali, formative e di sviluppo 

Al termine del colloquio, Mangialavori ha espresso al presidente Cida Stefano Cuzzilla – nell’occasione accompagnato dal direttore Cida, Teresa Lavanga e dal segretario generale di ManagerItalia, Massimo Fiaschi – comprensione per le richieste presentate e ha sottolineato che saranno tenute in debita considerazione nelle valutazioni future della Commissione.  

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Federlegno, terzo trimestre 2022 in rallentamento ma per chiusura anno stime positive

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(Adnkronos) – Dopo il +24,5% registrato dalla filiera legno-arredo nel primo trimestre 2022, e il +22,2% del primo semestre 2022, il valore delle vendite della filiera è sceso a +17,7% nel periodo gennaio-settembre 2022. Questi i dati del Monitor L-A elaborato dal Centro Studi di FederlegnoArredo.  

Numeri, spiega una nota, che evidenziano come il rallentamento, seppur in un quadro complessivamente positivo, ha iniziato a farsi sentire nel secondo trimestre 2022 e si è confermato anche nel terzo, lasciando intravedere che anche il finale d’anno andrà in questa direzione . Le stime però sul complesso dei dodici mesi “potrebbero ipotizzare una chiusura a doppia cifra pari al +12%”.  

L’export della filiera, che rappresenta il 41% del totale, ha registrato a settembre 2022 un +14% sul 2021 (era +16,3% nei primi sei mesi 2022) con un valore pari a circa 3,2 miliardi di euro, mentre il mercato italiano, che rappresenta il 59% – segna un +20,5% (era +26,7% nei primi sei mesi) con un valore di 4,7 miliardi di euro.  

“Leggendo i dati del nostro Monitor, purtroppo, si conferma quanto avevamo detto e previsto nei mesi precedenti. I segnali di rallentamento c’erano e ci sono ancora e l’incertezza dello scenario geopolitico ed economico ci costringe ad essere estremamente prudenti, pur salutando con favore la chiusura d’anno con un segno positivo e che potrebbe chiudersi a doppia cifra”, commenta Claudio Feltrin presidente di FederlegnoArredo.  

Un risultato “tutt’altro che scontato” che va però letto, aggiunge “alla luce dell’effetto, ancora rilevante, dell’aumento dei prezzi delle materie prime”. Se stiamo infatti assistendo a una diminuzione del costo dell’energia, che impatta positivamente sulle produzioni particolarmente energivore come i pannelli, “al momento sono deboli – continua Feltrin- i segnali di una diminuzione dei costi delle materie prime che vanno a comporre i nostri prodotti finali. La plastica registra a ottobre su settembre un -1,6%, l’alluminio un -1,3% e il rame -1,5%. Ancora troppo poco per poter dire che la tanta auspicata inversione di rotta è alle porte”.  

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