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A Senigallia il presepe allestito nella teca di piazza Roma, davanti al municipio, diventa un caso politico e mediatico per la raffigurazione di San Giuseppe: secondo alcuni esponenti locali di Lega e Fratelli d’Italia i tratti sarebbero “troppo femminili” e poco aderenti all’iconografia tradizionale. L’ex consigliera leghista Lucia Pucci chiede la rimozione, mentre il capogruppo FdI Massimo Montesi sollecita correzione o sostituzione. L’artista Romina Fiorani respinge l’accusa di provocazione e parla di scelta stilistica. Il Comune valuta come intervenire.

Senigallia • Natale 2025

Il presepe che divide: San Giuseppe “troppo femminile” e la miccia politica

Una natività in creta esposta nella teca di piazza Roma diventa un caso nazionale: Lega e FdI chiedono un intervento, l’artista rivendica la libertà dell’interpretazione. Il Comune valuta se e come intervenire.

Junior Cristarella
Junior Cristarella Venerdì 12 dicembre 2025, ore 15:20
Polemica presepe Senigallia
Ascolta l’approfondimento Il punto della situazione in 4 minuti

Che cosa è successo

A Senigallia il presepe allestito nella teca di vetro di piazza Roma, davanti al municipio, è diventato in pochi giorni un caso politico e mediatico. Al centro della discussione non c’è un atto vandalico né un problema di sicurezza, ma l’interpretazione di una sola figura: San Giuseppe.

L’opera è realizzata, come avviene da anni, da Romina Fiorani, artista dell’Atelier della Ceramica. La composizione raffigura la Natività con Maria che regge il Bambin Gesù e due angeli, mentre Giuseppe viene rappresentato giovanissimo, con una colomba in mano, elemento che in questa versione richiama il tema della pace.

La polemica nasce perché alcuni osservatori giudicano la figura paterna troppo distante dall’iconografia tradizionale: lineamenti definiti “delicati”, assenza della barba e un abito che, secondo i critici, avrebbe un taglio “femminile”. Da qui l’accusa di snaturare un simbolo religioso e culturale.

Le richieste più dure arrivano da Lucia Pucci (ex consigliera comunale della Lega) e da Massimo Montesi (Fratelli d’Italia), che sollecitano un intervento del sindaco Massimo Olivetti: rimozione della statuina contestata oppure sostituzione con un San Giuseppe “corretto” e riconoscibile.

Il Comune, secondo quanto riferito nelle ultime ore, sta valutando se intervenire con modifiche o sostituzione. L’artista respinge l’idea di una provocazione: parla di scelta stilistica e di sperimentazione tecnica, rivendicando che la statuina non è “truccata” e che l’opera non aveva alcun obiettivo politico.

Cosa sappiamo (senza supposizioni)

  • Il presepe è esposto nella teca in piazza Roma, accanto al municipio, ed è uno degli allestimenti natalizi più visibili del centro.
  • L’opera è in creta/terracotta e viene attribuita all’artista Romina Fiorani (Atelier della Ceramica), che firma da anni questo tipo di installazioni cittadine.
  • La contestazione riguarda la resa estetica di San Giuseppe: età apparente, tratti del volto, abito e riconoscibilità del personaggio.
  • La richiesta politica è chiara: rimozione o sostituzione, o almeno un intervento correttivo che riporti la figura a un’iconografia ritenuta più tradizionale.
  • L’artista nega intenzioni provocatorie e ribadisce che si tratta di interpretazione artistica e sperimentazione tecnica.

Dentro la teca: cosa si vede

Chi passa in piazza Roma vede una scena compatta, pensata per la fruizione ravvicinata: una Natività in ceramica esposta e protetta nella teca. La composizione è descritta come una lavorazione in creta, dipinta con colori sotto vernice e rifinita con cristallina. L’impianto è quello classico, ma con scelte stilistiche precise: figure snelle, volti giovani, dettagli più “grafici” che realistici.

I dettagli che accendono il dibattito

  • Giuseppe giovanissimo: la scelta di ringiovanire il personaggio rompe l’aspettativa “barba e bastone” tipica dei presepi popolari.
  • Assenza di barba: è uno dei punti più citati da chi chiede una sostituzione o una correzione.
  • Taglio dell’abito: alcuni lo percepiscono come “di foggia femminile”, fino a parlare di veste scollata.
  • Ombreggiature sugli occhi: per alcuni sembrano trucco, per l’autrice sono solo effetti della lavorazione e della resa cromatica.
  • Colomba in mano: elemento simbolico che l’artista lega al messaggio di pace, interpretato dai critici come ulteriore deviazione dal “classico”.

In questa forbice si gioca il caso Senigallia: la stessa statuina che per alcuni è una libertà artistica legittima, per altri diventa un gesto percepito come irrispettoso verso un’icona religiosa.

Timeline

Primi giorni di dicembre: il presepe torna in piazza Roma
L’allestimento viene posizionato nella teca davanti al municipio, come parte del calendario natalizio. È una tradizione cittadina che, negli anni, ha visto più volte protagoniste le opere dell’Atelier della Ceramica.
7 dicembre: la prima richiesta di rimozione
L’ex consigliera leghista Lucia Pucci rilancia pubblicamente la critica: la statuina di San Giuseppe sarebbe “blasfema” e troppo distante dalla tradizione. Chiede al sindaco di intervenire.
8 dicembre: l’intervento di Fratelli d’Italia
Il capogruppo di FdI Massimo Montesi formalizza la richiesta: rimozione dell’installazione oppure inserimento di una statua di San Giuseppe “adeguatamente corretta”. Il caso supera la dimensione locale e rimbalza sui media nazionali.
9 dicembre: il Comune valuta modifiche o sostituzione
L’amministrazione comunale fa filtrare la possibilità di un intervento tecnico sull’opera: correzione della statuina o sostituzione, per abbassare la tensione. La linea prevalente appare prudente: evitare strappi, ma non ignorare le richieste politiche.
11-12 dicembre: la discussione resta aperta
A distanza di giorni, il dibattito continua tra piazza e social. Da una parte chi invoca rispetto dell’iconografia, dall’altra chi parla di censura e difende l’autonomia dell’artista. Resta centrale la scelta del Comune: intervenire o no, e con quale misura.
Flashback: 2017, il precedente delle statuine “scure”
Non è la prima volta che un presepe firmato Romina Fiorani divide l’opinione pubblica: nel 2017 una discussione nacque per il colore scuro delle statuine, spiegato dall’artista come esito di sperimentazioni tecniche di cottura. Un precedente che oggi torna nella memoria cittadina.

Le voci dei protagonisti

Tocca una scheda per leggere un estratto della posizione espressa in questi giorni:

Seleziona un protagonista qui sopra per leggere la sua posizione ufficiale sulla vicenda…

Le opzioni sul tavolo

Nel dibattito si usano spesso parole come “rimozione”, “correzione”, “sostituzione”. Ma, in concreto, un presepe esposto in una teca comunale può essere gestito in diversi modi, ognuno con conseguenze differenti sul piano simbolico e politico.

1) Lasciare l’opera com’è

È la scelta più “lineare” sul piano artistico, ma rischia di alimentare l’idea che la richiesta di una parte della cittadinanza e dei gruppi politici sia stata ignorata. È anche l’opzione che, per chi difende la libertà creativa, evita un precedente di “censura”.

2) Intervento minimo di riconoscibilità

Correzioni leggere (un dettaglio del mantello, un attributo iconografico, una variazione cromatica) possono spostare la percezione senza stravolgere l’opera. Per i critici può essere un compromesso accettabile; per i sostenitori dell’artista, un cedimento parziale ma non una cancellazione.

3) Sostituzione della statuina di Giuseppe

È l’ipotesi più netta: cambia il personaggio contestato e “chiude” la polemica sul piano pratico. Ma apre un altro fronte: chi decide qual è la rappresentazione “giusta” e in base a quale criterio.

4) Rimozione dell’installazione

È la scelta più drastica e più polarizzante. Per chi contesta, sarebbe un ripristino del rispetto della tradizione. Per chi difende l’opera, diventerebbe la prova che il conflitto politico può determinare il destino dell’arte nello spazio pubblico.

Il contesto

Il caso di Senigallia non vive solo dentro la teca di piazza Roma. Parla di simboli, di identità e di spazio pubblico, cioè di quel luogo in cui una comunità si riconosce, discute e spesso si divide.

La Natività è un simbolo religioso, ma in molte città italiane è anche un elemento culturale e civico: viene allestita davanti a municipi, nelle piazze, lungo le vie principali. Quando un segno così codificato cambia volto, ogni dettaglio diventa terreno di interpretazione: per alcuni è linguaggio artistico, per altri è tradimento di una tradizione.

La tradizione cittadina e l’Atelier della Ceramica

A Senigallia l’Atelier della Ceramica è una realtà che negli anni ha avuto un ruolo stabile negli allestimenti: le opere sono spesso riconoscibili per figure slanciate, una ricerca stilistica personale e una lavorazione ceramica che valorizza plasticità e colore. In un comunicato istituzionale degli anni scorsi, l’amministrazione ha descritto questi presepi come eleganti e “gotici” nello slancio, realizzati con tecniche ceramiche complesse e destinati a comunicare un messaggio preciso, non solo decorativo.

Questo aspetto è centrale: la polemica di oggi nasce anche dal fatto che una cifra estetica (volti giovani, linee morbide, silhouette sottili) viene letta da una parte del pubblico come “femminilizzazione” di un personaggio che, nel presepe popolare, è di solito più anziano e con tratti marcati.

I nodi veri della discussione

  • Iconografia: quanto può cambiare un personaggio senza perdere riconoscibilità?
  • Committenza pubblica: chi decide il “tono” di un simbolo esposto dal Comune e come si bilancia la pluralità dei cittadini?
  • Libertà artistica: l’interpretazione è parte dell’arte o, in presenza di un simbolo religioso, esiste un limite condiviso?
  • Politica e consenso: una polemica culturale diventa facilmente un test di identità per partiti e gruppi locali.
  • Effetto social: immagini e frammenti, decontestualizzati, accelerano lo scontro e irrigidiscono le posizioni.

Senigallia, in questo senso, diventa un laboratorio: una statuina di pochi centimetri riesce a mettere a confronto la città con una domanda più grande. Quanto siamo disposti a tollerare un’interpretazione diversa di ciò che consideriamo “nostro”?

Domande e risposte

San Giuseppe è davvero rappresentato come donna?
No: questa è l’interpretazione di una parte dei critici e di alcuni commenti sui social. L’autrice nega l’intenzione e sostiene che si tratti di una resa stilistica, con un Giuseppe giovanissimo e con una colomba in mano. Il punto del contendere è la percezione: riconoscibilità e aderenza all’iconografia “attesa” dal pubblico.
Che cosa chiedono Lega e Fratelli d’Italia, in concreto?
La richiesta è un intervento immediato: rimuovere l’installazione contestata oppure sostituire la statuina di Giuseppe con una versione ritenuta più tradizionale. In alternativa, la parola chiave è “correzione”: modificare l’aspetto del personaggio perché torni riconoscibile secondo l’iconografia comune.
Qual è la posizione del Comune?
La linea che emerge è prudente: evitare che la polemica resti accesa per settimane e, allo stesso tempo, non trasformare l’opera in un caso di censura. Le ipotesi considerate vanno dalla modifica tecnica alla sostituzione. Non è stato indicato un calendario preciso per un eventuale intervento.
Perché una statuina diventa un caso nazionale?
Perché il presepe, a dicembre, è un simbolo ad alta intensità emotiva e identitaria. Basta un dettaglio percepito come “rottura” per attivare due narrazioni opposte: difesa della tradizione oppure difesa della libertà artistica. La diffusione sui social moltiplica la velocità e il volume dello scontro.
Ci sono precedenti simili a Senigallia?
Sì: già in passato opere dell’Atelier della Ceramica e di Romina Fiorani hanno suscitato discussioni per scelte cromatiche e tecniche. Il precedente più citato è quello del 2017, quando si parlò di statuine “scure”, poi ricondotte a sperimentazioni di lavorazione.