Che cosa è successo
A Senigallia il presepe allestito nella teca di vetro di piazza Roma, davanti al municipio, è diventato in pochi giorni un caso politico e mediatico. Al centro della discussione non c’è un atto vandalico né un problema di sicurezza, ma l’interpretazione di una sola figura: San Giuseppe.
L’opera è realizzata, come avviene da anni, da Romina Fiorani, artista dell’Atelier della Ceramica. La composizione raffigura la Natività con Maria che regge il Bambin Gesù e due angeli, mentre Giuseppe viene rappresentato giovanissimo, con una colomba in mano, elemento che in questa versione richiama il tema della pace.
La polemica nasce perché alcuni osservatori giudicano la figura paterna troppo distante dall’iconografia tradizionale: lineamenti definiti “delicati”, assenza della barba e un abito che, secondo i critici, avrebbe un taglio “femminile”. Da qui l’accusa di snaturare un simbolo religioso e culturale.
Le richieste più dure arrivano da Lucia Pucci (ex consigliera comunale della Lega) e da Massimo Montesi (Fratelli d’Italia), che sollecitano un intervento del sindaco Massimo Olivetti: rimozione della statuina contestata oppure sostituzione con un San Giuseppe “corretto” e riconoscibile.
Il Comune, secondo quanto riferito nelle ultime ore, sta valutando se intervenire con modifiche o sostituzione. L’artista respinge l’idea di una provocazione: parla di scelta stilistica e di sperimentazione tecnica, rivendicando che la statuina non è “truccata” e che l’opera non aveva alcun obiettivo politico.
Cosa sappiamo (senza supposizioni)
- Il presepe è esposto nella teca in piazza Roma, accanto al municipio, ed è uno degli allestimenti natalizi più visibili del centro.
- L’opera è in creta/terracotta e viene attribuita all’artista Romina Fiorani (Atelier della Ceramica), che firma da anni questo tipo di installazioni cittadine.
- La contestazione riguarda la resa estetica di San Giuseppe: età apparente, tratti del volto, abito e riconoscibilità del personaggio.
- La richiesta politica è chiara: rimozione o sostituzione, o almeno un intervento correttivo che riporti la figura a un’iconografia ritenuta più tradizionale.
- L’artista nega intenzioni provocatorie e ribadisce che si tratta di interpretazione artistica e sperimentazione tecnica.
Dentro la teca: cosa si vede
Chi passa in piazza Roma vede una scena compatta, pensata per la fruizione ravvicinata: una Natività in ceramica esposta e protetta nella teca. La composizione è descritta come una lavorazione in creta, dipinta con colori sotto vernice e rifinita con cristallina. L’impianto è quello classico, ma con scelte stilistiche precise: figure snelle, volti giovani, dettagli più “grafici” che realistici.
I dettagli che accendono il dibattito
- Giuseppe giovanissimo: la scelta di ringiovanire il personaggio rompe l’aspettativa “barba e bastone” tipica dei presepi popolari.
- Assenza di barba: è uno dei punti più citati da chi chiede una sostituzione o una correzione.
- Taglio dell’abito: alcuni lo percepiscono come “di foggia femminile”, fino a parlare di veste scollata.
- Ombreggiature sugli occhi: per alcuni sembrano trucco, per l’autrice sono solo effetti della lavorazione e della resa cromatica.
- Colomba in mano: elemento simbolico che l’artista lega al messaggio di pace, interpretato dai critici come ulteriore deviazione dal “classico”.
In questa forbice si gioca il caso Senigallia: la stessa statuina che per alcuni è una libertà artistica legittima, per altri diventa un gesto percepito come irrispettoso verso un’icona religiosa.
Timeline
Primi giorni di dicembre: il presepe torna in piazza Roma
7 dicembre: la prima richiesta di rimozione
8 dicembre: l’intervento di Fratelli d’Italia
9 dicembre: il Comune valuta modifiche o sostituzione
11-12 dicembre: la discussione resta aperta
Flashback: 2017, il precedente delle statuine “scure”
Le voci dei protagonisti
Tocca una scheda per leggere un estratto della posizione espressa in questi giorni:
Le opzioni sul tavolo
Nel dibattito si usano spesso parole come “rimozione”, “correzione”, “sostituzione”. Ma, in concreto, un presepe esposto in una teca comunale può essere gestito in diversi modi, ognuno con conseguenze differenti sul piano simbolico e politico.
1) Lasciare l’opera com’è
È la scelta più “lineare” sul piano artistico, ma rischia di alimentare l’idea che la richiesta di una parte della cittadinanza e dei gruppi politici sia stata ignorata. È anche l’opzione che, per chi difende la libertà creativa, evita un precedente di “censura”.
2) Intervento minimo di riconoscibilità
Correzioni leggere (un dettaglio del mantello, un attributo iconografico, una variazione cromatica) possono spostare la percezione senza stravolgere l’opera. Per i critici può essere un compromesso accettabile; per i sostenitori dell’artista, un cedimento parziale ma non una cancellazione.
3) Sostituzione della statuina di Giuseppe
È l’ipotesi più netta: cambia il personaggio contestato e “chiude” la polemica sul piano pratico. Ma apre un altro fronte: chi decide qual è la rappresentazione “giusta” e in base a quale criterio.
4) Rimozione dell’installazione
È la scelta più drastica e più polarizzante. Per chi contesta, sarebbe un ripristino del rispetto della tradizione. Per chi difende l’opera, diventerebbe la prova che il conflitto politico può determinare il destino dell’arte nello spazio pubblico.
Il contesto
Il caso di Senigallia non vive solo dentro la teca di piazza Roma. Parla di simboli, di identità e di spazio pubblico, cioè di quel luogo in cui una comunità si riconosce, discute e spesso si divide.
La Natività è un simbolo religioso, ma in molte città italiane è anche un elemento culturale e civico: viene allestita davanti a municipi, nelle piazze, lungo le vie principali. Quando un segno così codificato cambia volto, ogni dettaglio diventa terreno di interpretazione: per alcuni è linguaggio artistico, per altri è tradimento di una tradizione.
La tradizione cittadina e l’Atelier della Ceramica
A Senigallia l’Atelier della Ceramica è una realtà che negli anni ha avuto un ruolo stabile negli allestimenti: le opere sono spesso riconoscibili per figure slanciate, una ricerca stilistica personale e una lavorazione ceramica che valorizza plasticità e colore. In un comunicato istituzionale degli anni scorsi, l’amministrazione ha descritto questi presepi come eleganti e “gotici” nello slancio, realizzati con tecniche ceramiche complesse e destinati a comunicare un messaggio preciso, non solo decorativo.
Questo aspetto è centrale: la polemica di oggi nasce anche dal fatto che una cifra estetica (volti giovani, linee morbide, silhouette sottili) viene letta da una parte del pubblico come “femminilizzazione” di un personaggio che, nel presepe popolare, è di solito più anziano e con tratti marcati.
I nodi veri della discussione
- Iconografia: quanto può cambiare un personaggio senza perdere riconoscibilità?
- Committenza pubblica: chi decide il “tono” di un simbolo esposto dal Comune e come si bilancia la pluralità dei cittadini?
- Libertà artistica: l’interpretazione è parte dell’arte o, in presenza di un simbolo religioso, esiste un limite condiviso?
- Politica e consenso: una polemica culturale diventa facilmente un test di identità per partiti e gruppi locali.
- Effetto social: immagini e frammenti, decontestualizzati, accelerano lo scontro e irrigidiscono le posizioni.
Senigallia, in questo senso, diventa un laboratorio: una statuina di pochi centimetri riesce a mettere a confronto la città con una domanda più grande. Quanto siamo disposti a tollerare un’interpretazione diversa di ciò che consideriamo “nostro”?
