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Politica

Senato, ex M5S De Bonis lascia Misto per Forza Italia

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Il senatore del gruppo Misto, ex M5S, Saverio De Bonis aderisce a Forza Italia. “Il Paese sta attraversando una fase estremamente delicata. L’elezione del Presidente della Repubblica avverrà in un contesto in cui assistiamo al perdurare della crisi pandemica con ripercussioni pesantissime su economia e società civile. Questi fattori impongono, a chi ha l’onore di rappresentare i cittadini, un’assunzione ulteriore di responsabilità – dichiara De Bonis – È il momento delle scelte alla luce del sole come ho sempre fatto. La mia storia umana e politica dimostra, infatti, che mi sono sempre assunto pubblicamente le mie responsabilità con la consapevolezza di rappresentare i miei concittadini e con l’orgoglio di agire per il bene comune, unica mia bussola. La mia storia di imprenditore, le battaglie per la mia terra, per la salute dei consumatori, per l’ambiente e per il nostro mezzogiorno mi hanno portato ad aderire a Forza Italia che, ad oggi, è l’unico movimento che crede nel sud e nelle sue potenzialità”.

“Sud chiama Italia per me – aggiunge – non è solo un hashtag ma il perno della mia azione politica. Continuerò ad impegnarmi non solo per ridurre la distanza tra eletti ed elettori, ma soprattutto i divari territoriali e infrastrutturali, nella piena convinzione che l’Italia riparte se riparte il Mezzogiorno, dove i nostri giovani attendono risposte per uno sviluppo vero, sostenibile che dia loro un futuro e una famiglia. Oggi è il tempo di questo cambiamento se vogliamo che quel progetto ambizioso del Green Deal trasformi l’Unione Europea ed il nostro Paese in una società più giusta e con nuove prospettive”.

“Aderisco quindi con entusiasmo a questo movimento in cui, sono certo che la mia sensibilità su mezzogiorno, sulle tematiche ambientali e agro-alimentari sapranno trovare spazio e sostegno. Da soli non si va da nessuna parte, in politica occorre un gruppo coeso per vincere la sfiducia e il malcontento prodotti dal fossato che separa le promesse elettorali dalle realizzazioni effettive. Sul punto, la storia ha dimostrato i limiti di altri movimenti. Credo che Forza Italia possa offrirmi questa possibilità oltre ad incarnare una comunità di donne e uomini moderati in cui si cercano soluzioni ai problemi e in cui i valori liberali, cristiani, popolari ed europei sono ancora importanti”.

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Sondaggio politico: FdI cresce, Pd giù di un punto

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L'ultima rilevazione di Noto per Porta a Porta


Fratelli d’Italia oggi si conferma primo partito italiano con il 28,5% (percentuale in aumento dello 0,5 rispetto all’ultima rilevazione dello scorso 25 maggio). Il Pd perde un punto, fermandosi al 20,5%. E’ quanto emerge dal sondaggio Noto per Porta a Porta.

In terza posizione si colloca il M5S con una percentuale del 15%, guadagnando un punto. Segue la Lega stabile al 9,5%, così come Forza Italia che rimane al 7%. Resta stabile anche Azione-Italia Viva al 6,5%, mentre Verdi-Sinistra sale al 3,5% (+0,5). Stabili anche Più Europa al 2% e Noi Moderati all’1,5%.

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Femminicidio, manifestazione di soli uomini: sì bipartisan a proposta La Russa

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Lanciata dagli studi di La7, la proposta raccoglie il favore di maggioranza e opposizione (con qualche distinguo)

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Contro i femminicidi in Italia, “credo che serva indire una manifestazione di soli uomini per dare un segnale, siamo noi uomini che dobbiamo prendere coscienza. Un segnale deve partire da noi e dalla famiglie”. Questa la proposta del presidente del Senato
Ignazio La Russa, lanciata oggi dagli studi de L’Aria Che Tira su La7 e accolta con favore bipartisan dal mondo politico, dalla Lega al M5S, passando per Pd, +Europa e Verdi e Sinistra (con qualche distinguo).

Quella di La Russa “è una buona idea, queste battaglie si fanno con gli uomini, non contro gli uomini”, dice all’AdnKronos Laura Ravetto, deputata e responsabile del Dipartimento pari opportunità della Lega. “Sarebbe giusto che gli uomini si mobilitassero”, dice. Anche il capogruppo della Lega a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo si dice d’accordo: “E’ una buona idea”, spiega all’AdnKronos. “Io – aggiunge – parteciperei e sarei in piazza”.

“Condivido lo spirito e lo sostengo da sempre: la violenza sulle donne la subiscono le donne ma è un problema degli uomini. Sono gli uomini che devono mettersi in discussione, tutti, non solo quelli violenti, ma tutti quando assecondano o lasciano andare su comportamenti e linguaggi che denigrano, sviliscono o oggettificano le donne”. Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5s al Senato e coordinatrice del comitato politiche di genere e diritti civili del Movimento 5 Stelle commenta così con l’AdnKronos la proposta. “Rilancio a La Russa un’altra proposta – dice la pentastellata -, introduciamo l’educazione emotiva e sessuale nelle scuole. È l’investimento da fare per un futuro senza violenza contro le donne”. La Russa ha poi benedetto un schiaffone in famiglia contro un figlio che non porta rispetto a una donna: “Oddio, magari un ceffone no”, si smarca Maiorino.

Una manifestazione di soli uomini? “Bene, io da una vita che dico che sul tema del femminicidio dico che bisogna coinvolgere gli uomini, d’altra parte non siamo mica noi donne ad andare in giro con la sega elettrica per ammazzare qualcuno”, risponde interpellata dall’AdnKronos Emma Bonino, figura storica del femminismo e da sempre in campo per la rivendicazione dei diritti. “Si convincessero i padri a parlare con i figli, a scendere assieme in piazza, questo sarebbe davvero un bel segnale”, conclude la leader di +Europa.

“Ben venga una manifestazione di uomini contro la violenza sulle donne nella consapevolezza che bisogna sradicare la mentalità patriarcale che è alla base di questi comportamenti violenti”. Laura Boldrini del Pd risponde così all’Adnkronos. Però, sottolinea, “un paio di cose a La Russa vanno dette…”. Quali onorevole Boldrini? “Primo che se è contro la misoginia deve essere coerente. Lo ricordiamo esultare in aula al Senato quando venne affondato il ddl Zan che era anche contro la misoginia oltre che contro la omotransfobia. E poi leggo che dice di dare ceffoni ai ragazzi che mancano di rispetto alle donne. No La Russa, non si educano i ragazzi attraverso i ceffoni ma facendo capire che deve esserci rispetto alla base delle relazioni”. “E quindi se La Russa è coerente mi aspetto che sia d’accordo con ‘l’educazioni sentimentale’ nelle scuole, cosa che invece la sua parte politica ha sempre osteggiato perché introdurrebbe alla teoria gender che ancora devo capire cosa sia… L’educazione non si fa a ceffoni ma parlando di queste tematiche nelle scuole e in famiglia. Se vogliamo uscire da questa degenerazione occorre che cambi la mentalità patriarcale degli uomini per la donna è mia e ne faccio ciò che voglio fino a maltrattarla e ucciderla se lei si oppone alla volontà”, conclude Boldrini.

“Nulla in contrario alla proposta del presidente La Russa. Una manifestazione di soli uomini, se promossa con lo scopo di chiedere una piena assunzione di responsabilità e consapevolezza da parte maschile, può dare un segnale positivo”, la risposta della senatrice del Pd, Valeria Valente, già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. “Il tema della violenza maschile sulle donne – sottolinea – è infatti un tema culturale e attiene alla sperequazione di potere e ai rapporti asimmetrici tra uomini e donne in una società maschilista”. “Non si educa però con i ceffoni ma con il dialogo, il confronto e l’esempio del rispetto e del riconoscimento della differenza e dei percorsi di autonomia e libertà. Nelle famiglie, nelle relazioni, nella scuola”, ricorda Valente.

“Il presidente del Senato La Russa dice che servirebbe una manifestazione di soli uomini contro la violenza degli uomini alle donne. Bene, ma adesso la deve fare davvero”, replica la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera Luana Zanella all’AdnKronos.

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Decreto Pa, da Camera ok a voto di fiducia

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A favore sono stati 203 deputati, contrari 134, astenuti 3

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L’Aula della Camera ha votato la fiducia posta ieri dal governo sull’articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche, il cosiddetto decreto Pa. A favore sono stati 203 deputati, contrari 134, astenuti 3. Il testo prevede anche nuove norme sulla Corte dei Conti.

Le opposizioni parlano “del decreto Pa come di una legge che mette il bavaglio alla Corte dei Conti”, ricorda la vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli. “Invece, la prima risposta l’ha già data il presidente della Corte dei Conti negando che si tratti di una legge bavaglio. Una risposta ulteriore la daremo noi, come sempre con i fatti, trasformando la Pa in una macchina più efficiente, attrattiva e amica dei cittadini”.

“Oggi le opposizioni gridano allo scandalo, ma la norma sulla Corte dei Conti è stata voluta da Draghi e Conte – dichiara la deputata della Lega Tiziana Nisini, esprimendo voto favorevole del gruppo alla fiducia sul decreto legge Pa – In quei governi, Pd e 5 Stelle erano presenti. La coerenza parla e ci dice che le loro critiche sono deboli, strumentali e fanno male al Paese. Bene, dunque, la strada indicata da questo governo. L’Italia ha bisogno di una riforma dei controlli: se ne fanno troppi e molti sono inefficaci. Questo non lo diciamo noi ma Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale”.

Annunciando il voto contrario del Pd alla fiducia sul decreto, Simona Bonafè scandisce: “Avete preferito alimentare lo spettro del nemico solo per distrarre l’attenzione sui ritardi sull’attuazione del Pnrr. Avete usato questo decreto come cavallo di Troia per mettere il bavaglio a chi vi richiama alla responsabilità. Agitate il capro espiatorio per nascondere la vostra incapacità. Non vi permetteremo di giocare a nascondino con il Pnrr. E’ un bene comune del nostro Paese”.

Voto contrario anche del M5S. Sottolinea Dario Carotenuto, componente della Commissione lavoro della Camera: “Questo decreto vi è servito per eliminare il controllo concomitante della Corte dei Conti sul Pnrr. Cioè quello più utile. Quello che permette di individuare i problemi e aiuta a garantire trasparenza. La realtà è che costruite nemici per la vostra propaganda. E lo fate solo perché vi serve distrarre l’opinione pubblica dai problemi che non riuscite a risolvere. Meloni e il nemico immaginario è il titolo di una serie tv in cui avete deciso di catapultare il Paese”.

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Meloni a Tunisi, lungo incontro con il presidente Saied

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Fonti: "Segnale buon feeling". Saied a Meloni: "Dice a voce alta ciò che gli altri pensano in silenzio".

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Il colloquio bilaterale ufficiale tra il presidente tunisino Kais Saied e la premier Giorgia Meloni “è stato molto lungo ed è un segnale di un buon feeling tra i due leader”. A sottolinearlo fonti della delegazione italiana mentre è in corso la missione a Tunisi della presidente del Consiglio. Ulteriore segnale della sintonia, rimarcano le stesse fonti, è il fatto che al termine dell’incontro Meloni e Saied con le delegazioni si siano intrattenuti informalmente nella terrazza per ulteriori scambi di vedute davanti a un caffè. Una coda di incontro che ancora si sta prolungando.

“Sono molto felice di parlare con lei dei nostri problemi. Lo dico a voce alta: lei è una donna che dice a voce alta ciò che gli altri pensano in silenzio”, ha Saïed accogliendo la premier al suo arrivo al Palazzo presidenziale di Tunisi.

Meloni è arrivata a Tunisi in mattinata. Ad accoglierla il primo ministro della Tunisia Najla Bouden Ramadan.

Una visita ”di amicizia e di lavoro” quella di oggi a Tunisi: così la presidenza tunisina in una nota ha definito la visita di Meloni, ricordando che la presidente del Consiglio è stata invitata dal presidente Saied. Venerdì i due hanno avuto un colloquio telefonico durante il quale, sottolinea la presidenza di Tunisi, sono state sottolineate le ”relazioni speciali tra i due Paesi e i legami strategici tra la Tunisia e l’Unione Europea”.

L’agenzia di stampa Tap afferma che la telefonata è stata anche l’occasione per discutere dell’iniziativa, lanciata da Saied, di organizzare una conferenza ad alto livello tra i Paesi interessati dalle migrazioni, in particolare i Paesi del Nord Africa, del Sahel e del Sahara, e i Paesi del Mediterraneo settentrionale. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di affrontare le cause della migrazione irregolare e individuare le strategie adeguate da mettere in atto per porre fine alla crisi umanitaria che essa provoca, sottolinea la presidenza di Tunisi in una nota.

La premier Meloni è stata contestata sui social da alcune organizzazioni non governative (ong) locali che l’hanno definita “persona non grata”. Nella nota diffusa tramite Facebook dal Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) si legge che ”il sostegno offerto dall’Italia è finalizzato a frenare le partenze della Tunisia, che si tratti di cittadini tunisini o stranieri, e per facilitare e accelerare i rimpatri forzati dall’Italia. Le politiche migratorie del governo italiano hanno un impatto diretto sui tunisini in Italia. Nel 2020 e nel 2021, i cittadini tunisini sono stati la prima nazionalità a essere detenuti nei Centri italiani di Permanenza di Rimpatrio e la prima nazionalità ad essere rimpatriata”.

Le ong, tra cui anche la Lega tunisina dei diritti umani e l’Associazione delle donne democratiche tunisine, citando una recente indagine che ha anche ”messo in luce le cure disumane che soffrono in questi centri i migranti, tra cui molti tunisini. La cooperazione tra i due paesi non riguarda né le procedure di identificazione dei corpi dei defunti in mare né il rimpatrio dei corpi”.

Nel comunicato, firmato tra l’altro dagli Avvocati senza frontiere e dall’Associazione di intersezione per i diritti e le libertà, si parla di ”considerevoli finanziamenti concessi dall’Italia, circa 47 milioni dal 2014, che sono stati utilizzati esclusivamente per rafforzare l’apparato di sicurezza tunisino, di cui il ministero dell’Interno e della Difesa sono i principali destinatari”. Inoltre, prosegue la nota, ”la cooperazione tecnica e commerciale che l’Italia vuole mantenere con la Tunisia non giova in nulla al popolo tunisino, dato che per beneficiarne bisogna ottenere un visto e che rimane per molti tunisini una chimera”.

Il testo, firmato anche dal Comitato per il rispetto dei diritti umani e delle libertà in Tunisia e dall’Organizzazione contro la tortura in Tunisia, ricorda che l’Italia ha rinnovato la classificazione della Tunisia nell’elenco dei paesi d’origine sicuri”, ma allo stesso tempo ”il paese affronta una grave crisi economica, sociale e politica e il governo tunisino ha una sola priorità: perseguire e carcere attivisti, sindacati, giornalisti e oppositori politici”. Dato il contesto attuale, sostengono le ong, ”la Tunisia non può essere considerata un paese sicuro per le persone con mobilità”.

Si afferma poi che ”l’obiettivo del governo italiano è fare della Tunisia una guardiana dei suoi confini, soprattutto nelle operazioni di intercettazione delle imbarcazioni nelle acque territoriali e del loro trasferimento in Tunisia, e favorire una stabilizzazione superficiale del paese per evitare che sempre più tunisini la lascino. Dal promo gennaio al 31 maggio la Tunisia ha intercettato 23.110 migranti (10 volte più dello stesso periodo del 2020)”. Le associazioni firmatarie ricordano quindi che ”la mobilità è un diritto umano e che proprio a causa di queste politiche di esternalizzazione e di sicurezza adottate dai due Stati migliaia di persone, tunisini e stranieri, stanno perdendo la vita, costrette a prendere strade sempre più pericolose”. E che ”la cooperazione e le politiche di vicinato devono favorire gli interessi del popolo tunisino ed esorta il governo tunisino ad astenersi dal svolgere il ruolo di gendarme del Mediterraneo”.

Inoltre viene ”ricordato che le discussioni in corso con le autorità italiane sulla cooperazione in materia di controllo delle frontiere e lotta al traffico portano le acque territoriali e il territorio tunisino all’ingerenza delle forze di sicurezza europee”. Va anche chiesto che ”venga presa in considerazione la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo del 30 marzo, che ha condannato il governo italiano per aver violato i capitoli 3, 5 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo contro 4 migranti tunisini e chiede la cessazione delle espulsioni di massa dei migranti tunisini provenienti dall’Italia”. Inoltre si ”denuncia il rapporto ideologico tra governi tunisino e italiano, segnato da discorsi xenofobi e razzisti”. E, concludono le ong, ”esortiamo i governi a stabilire la verità e a rendere giustizia per la sospetta morte di Wissem Ben Abdellatif, deceduto il 28 novembre 2021 attaccato ad un letto dell’ospedale San Camillo di Roma, a seguito del suo trasferimento dalla rianimazione cardiopolmonare da Ponte Galeria”.

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La Russa: “Femminicidi? Credo serva manifestazione di soli uomini”

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La proposta "per dare un segnale". "Un figlio non porta rispetto alle donne? Dico che serve un ceffone", afferma il presidente del Senato, che poi si dice pronto a organizzare il corteo

“Il contrasto ai femminicidi? Se fossi al governo ci metterei la massima energia possibile” intanto dico di “raddoppiare subito i 600 carabinieri che se ne occupano”. Così il presidente del Senato Ignazio La Russa, ospite dell’Aria che Tira, su La 7, sul tema dei femminicidi. “Credo che serva indire una manifestazione di soli uomini, per dare un segnale, siamo noi uomini che dobbiamo prendere coscienza. Un segnale deve partire da noi e dalla famiglie, il rispetto per le donne parte in famiglia, se vedi un figlio che non porta rispetto dico che serve un ceffone”, conclude.

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Roma Pride, Rocca dopo revoca patrocinio: “Non tolgono logo? Non manderò i carabinieri”

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Botta e risposta tra il presidente della Regione Lazio e il portavoce del Roma Pride 2023, Mario Colamarino

”Non manderò i carabinieri a togliere il logo dal sito, facessero come credono. Io ho preso una posizione molto chiara, netta contro l’utero in affitto e la possibilità di accostare la Regione Lazio a quella pratica, stop. Questa è la posizione, c’è poco altro da aggiungere”. Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ospite in radiotelevisione su Rtl 102.5 durante ‘Non stop news’, rispondendo sull’intenzione espressa dal portavoce del Roma Pride 2023 di non togliere il logo istituzionale dalla comunicazione dell’evento nonostante la revoca del patrocinio dalla Regione Lazio.

”Dispiace che sia un’occasione persa per dialogare invece in maniera costruttiva sui diritti civili, in maniera deideologizzata, lo dico anche da persona che a Roma ha contribuito ad aprire la prima casa nazionale che accoglieva ragazzi e ragazze che venivano allontanati da casa perché non accettati dalla loro famiglia per motivi della loro identità sessuale”, ha aggiunto Rocca.

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Mattarella convoca Consiglio di Difesa, Ucraina tra i punti all’odg

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La riunione martedì 13 giugno alle 17

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa, al Palazzo del Quirinale, per martedì 13 giugno 2023 alle 17. Lo rende noto il Quirinale.

La riunione del Consiglio sarà l’occasione per un’informativa aggiornata sulla guerra in Ucraina e sulle altre principali aree di crisi nel mondo; sulle implicazioni della congiuntura internazionale per l’Italia; sulle questioni relative alla gestione dei flussi migratori, nel breve termine e in proiezione futura.

Inoltre, il Consiglio affronterà il tema dello stato di efficienza delle Forze armate e del processo di riforma e ammodernamento dello Strumento militare, anche alla luce dei principali programmi di investimento nella difesa e della complessiva politica industriale del Paese.

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Governo, Meloni: “Ho maggioranza solida, mi do 5 anni d’orizzonte”

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La presidente del Consiglio a Quarta Repubblica: "Niente cavallette, hedge fund hanno smesso di scommettere contro l'Italia"

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Restando fedeli a se stessi si rischia di perdere seguito? “Io spero di avere un vantaggio, il tempo. Io sono a capo di una maggioranza solida, mi do 5 anni di orizzonte. Questo significa che non sto governando guardando al consenso immediato, posso permettermelo. Quando si ha questa fortuna si possono fare scelte che magari nell’immediato comprimono il consenso, ma poi sulla lunga distanza verranno lette per quello che meritano”. Lo dice la premier Giorgia Meloni, in un’intervista a Quarta Repubblica, su Rete 4, in onda questa sera.

A Nicola Porro che le chiede se in questi mesi a Palazzo Chigi sia scesa a ‘patto con i diavoletti’, “dipende da quel che si intende – risponde – se per privilegiare me stessa devo svendere me stessa o la nazione, io non sono disposta a farlo. Certo, poi devi cercare soluzioni praticabili nei problemi che affronti ogni giorno, ci sono delle cose che pensavi potessero andare in un determinato modo ma poi studiando il dossier ti accorgi che va diversamente. Ma ancor oggi, come ieri, preferisco andare a casa che diventare diversa della persona che considero di essere”.

“C’è una solidità, una credibilità e serietà nel lavoro che si fa che anche per l’economia liberano le energie. In campagna elettorale si diceva che con la Meloni sarebbero arrivate le cavallette, la Borsa sarebbe crollata. La Borsa sta andando molto bene, lo spread è più basso rispetto al precedente Governo, gli hedge fund hanno smesso di scommettere contro il debito pubblico italiano, il Btp valore è andato strabene”, dice ancora la premier, che continua: “Lo so benissimo che c’è un problema di debito – riconosce Meloni – e stiamo facendo una politica prudente e seria, siamo guardinghi e prudenti nelle stime ma c’è una solidità distante anni luce dal racconto che è stato fatto e questo è un problema per la sinistra italiana, e anche a livello internazionale è un problema perché il dibattito internazionale che ruota sul governo italiano non è figlio di una nostra debolezza, se mai di una nostra forza”.

E ancora: “Non stiamo precarizzando il lavoro e lo dimostrano i dati: l’aumento del numero degli occupati è dato per il 70% da occupati stabili”.

“E c’è un altro dato che mi sta a cuore, quello sull’occupazione femminile: stiamo colmando soprattutto il gap grazie ai contratti stabili delle donne – rimarca la presidente del Consiglio -, questo è storicamente il nostro problema rispetto alla media europea. Questo è un dato straordinario”.

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Roma Pride, Pro Vita Famiglia: “Bene ritiro patrocinio dopo nostra denuncia”

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"Supportare i Pride significa infatti dare man forte a chi vuole legalizzare l’utero in affitto, il matrimonio egualitario, le adozioni per coppie dello stesso sesso"

“Accogliamo con favore il ritiro del patrocinio della Regione Lazio al gay Pride dopo la denuncia di Pro Vita & Famiglia”. Lo afferma Jacopo Coghe, portavoce di ‘Pro Vita & Famiglia Onlus’.

“Supportare i Pride significa infatti dare man forte a chi vuole legalizzare l’utero in affitto, il matrimonio egualitario, le adozioni per coppie dello stesso sesso, le trascrizioni anagrafiche per i ‘figli’ delle coppie gay, ma anche legittimare l’identità di genere, il self-id, i progetti gender nelle scuole di ogni ordine e grado, e ‘la carriera alias in tutti gli istituti di istruzione – conclude – Auspichiamo che non si ripetano più errori che potrebbero costar caro in termini di salute, benessere e rispetto dei diritti di donne, bambini, adolescenti e delle famiglie italiane. Da parte nostra continueremo a monitorare attentamente ogni atto amministrativo e politico della giunta presieduta da Rocca perché non sia mai veicolo dell’ideologia gender e Lgbt”.

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Roma Pride, Regione Lazio revoca patrocinio: scoppia la polemica

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Dal Pd a +Europa e Azione, opposizione all'attacco del governatore Rocca tra accuse di omofobia e oscurantismo

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Dopo il ritiro del patrocinio al Roma Pride 2023 da parte della Regione Lazio scoppia la polemica politica, con l’opposizione – dal Pd a +Europa e Azione – all’attacco del governatore Rocca tra accuse di omofobia e oscurantismo.

“Sabato sarò al Pride di Roma come ho sempre fatto da Presidente di Regione. Non bisogna mai aver paura di chi difende e rivendica i diritti della persona. Bisogna combattere chi li nega”, scrive su Twitter Nicola Zingaretti, deputato del Pd ed ex governatore del Lazio. Per la senatrice dem Cecilia D’Elia, “la revoca del patrocinio al Pride di Roma da parte della Regione Lazio è atto grave, un passo indietro sul terreno dell’impegno dei diritti, della lotta alle discriminazioni. Inutile agitare lo spettro della GPA, il Pride è da sempre il momento in cui la comunità lgbtq+ si mostra con tutto l’orgoglio delle sue battaglie per una piena cittadinanza, a partire dal doveroso riconoscimento dei diritti delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno”, dice.

“Dopo averlo concesso, oggi Regione Lazio ritira il patrocinio a Roma Pride. Una schizofrenia di odio e discriminazione che la destra vuole diffondere usando le istituzioni. Non permetteremo che continui questa crociata contro la cittadinanza lgbtqia+. Tuttə al Roma Pride!”, il commento su Twitter del deputato del Pd Alessandro Zan, responsabile Diritti dem.

“Non c’entra nulla l’utero in affitto, non c’entrano nulla i presunti comportamenti illegali cui fa riferimento la Giunta: la revoca del patrocinio al Roma Pride da parte della Regione Lazio dimostra ancora una volta che con Fratelli d’Italia al governo l’omofobia è istituzionalizzata, è una omofobia di Stato. Ed è sconvolgente come il presidente Rocca si ponga come cane da guardia dei pro-vita che proprio oggi avevano chiesto il ritiro del patrocinio. Rocca se ne frega di tutti i cittadini del Lazio che invece credono nei diritti Lgbti+”, l’accusa del segretario di Più Europa Riccardo Magi.

E per la capogruppo della Lista Calenda Sindaco in Assemblea Capitolina, Flavia De Gregorio, “la decisione della Regione Lazio di revocare il patrocinio al Roma Pride è una scelta dal chiaro sapore oscurantista. Una volontà, quella della Regione, che non sorprende ma che lascia l’amaro in bocca. L’ennesimo segnale di diritti civili messi sotto attacco”.

“La Regione Lazio che definisce il Pride una ‘manifestazione volta a promuovere comportamenti illegali’ sancisce con questo la propria uscita dal mondo civile. Non una cosa di cui andar fieri”. Cosi Ivan Scalfarotto, senatore di Azione-Italia Viva in un tweet.

“La revoca del patrocinio al Roma Pride ha tutta l’aria di essere il primo atto ufficiale di attacco ai diritti e alle libertà da parte della destra che governa la Regione Lazio”, affermano poi in una nota Alessandro Capriccioli e Massimo Farinella, rispettivamente segretario e membro di direzione di Radicali Roma.

“Utilizzando una serie di motivazioni contorte e pretestuose, tra cui spicca per ipocrisia e surrealtà la supposta mancanza di ‘rispetto delle sensibilità dei cittadini del Lazio’ (quali, esattamente, non è dato sapere), il presidente Rocca afferma quello che in molti temevamo: nel Lazio a maggioranza Fratelli d’Italia e Lega, al di là di inconsistenti e generiche rassicurazioni, l’obiettivo è smontare, pezzo dopo pezzo, conquiste civili e politiche rese possibili da anni di lavoro, di militanza e di lotte – continuano – Il fatto che la Regione della capitale del Paese neghi il patrocinio al Pride per la prima volta dopo più di dieci anni (il patrocinio fu accordato anche dalla giunta di destra presieduta da Renata Polverini) è un segnale sconcertante, che apre la strada a una vergognosa stagione illiberale e che sabato 10 giugno ci porterà a essere in piazza con convinzione, se possibile, ancora maggiore”.

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