Saipem, al via nuovo modello organizzativo con 4 aree business


Per attuare la sua nuova strategia Saipem adotterà un nuovo modello organizzativo declinato in 4 distinte aree di business, ciascuna con dinamiche, obiettivi, competenze differenti. Lo annuncia il gruppo.  

Il primo è Business “asset-centric” (drilling, vessels, fabrication), basato su una disciplina rigorosa di ottimizzazione degli asset. Questo business genererà un contributo rilevante alla crescita del fatturato e dei margini anche grazie alla focalizzazione su geografie e clienti chiave e alla ripartenza del ciclo. A fine piano si prevede, rispetto al 2020, la riduzione dei costi per mancato utilizzo dei mezzi per la perforazione di circa l’85% e di circa il 50% per il resto della flotta, anche grazie alle maggiori attività previste collegate al nuovo favorevole scenario. 

La seconda area è Business “energy carriers”, per la progettazione di impianti complessi o della loro riconversione “low carbon” con un focus crescente sul migliore bilanciamento rischio/rendimento e con maggiore attenzione alla marginalità. La strategia prevede l’arricchimento del portafoglio tecnologico attraverso operazioni di corporate venture capital o acquisizioni selettive di competenze come quella effettuata lo scorso anno con “CO2 Solutions”.  

La terza area è Business “robotics, digital and industrialized solutions” per lo sviluppo dell’offerta di impianti modulari, ripetibili, scalabili e servizi di monitoraggio e manutenzione basati su tecnologie digitali. In tale ambito si prevede di strutturare la partecipazione di Saipem nei nuovi progetti offshore wind da svilupparsi con schemi commerciali ed industriali diversi dal passato anche non escludendo eventuali partnership. Nel settore dell’energia eolica flottante, Saipem ha acquisito di recente attività di Naval Energies.  

Quarta area, infine, quella del Business “infrastrutture sostenibili”: per la crescita in un settore diventato strategico nel nuovo ecosistema della transizione energetica e della mobilità sostenibile e per il quale il Recovery Fund italiano funzionerà auspicabilmente da acceleratore. Il piano prevede nuovi ordini per infrastrutture di circa 3 miliardi di euro nel quadriennio. 

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