Ryzhenkov: “Azovstal è una perdita importante, anche per Italia”


“Azovstal rappresentava una delle principali sedi di produzione e di investimenti per Metinvest, ma è stata anche una grande perdita ‘familiare’”. Lo ha detto Yurij Ryzhenkov, ceo di Metinvest, gruppo proprietario dell’acciaieria Azovstal, parlando con l’Adnkronos dalla sua casa estiva in Ucraina, sottolineando che l’impianto metallurgico, noto per essere stato l’ultimo baluardo della resistenza di Mariupol, “era importante – oltre che per la città, per me stesso e per Metinvest – anche per l’Ucraina e per l’Italia. Si tratta dunque di una perdita significativa, come può essere quella di un membro della propria famiglia. Azovstal rappresentava il 35 per cento della produzione ucraina di acciaio e adesso ovviamente è una fabbrica non operativa e che certamente non potrà tornare in attività nel breve periodo. Questo rappresenta un danno non solo per l’economia ucraina ma per l’Europa. Azovstal era il principale esportatore di lastre d’acciaio verso l’Italia e l’Europa e il fatto che la sua produzione sia interrotta si ripercuoterà negativamente sull’economia europea e in particolare su quella italiana”.  

“Certamente stiamo cercando di diversificare, andando sui mercati orientali, soprattutto quello cinese – ha aggiunto Ryzhenkov – Ma ci rivolgiamo anche al continente europeo, dove guardiamo con favore a nuove relazioni commerciali a lungo termine, soprattutto con i Paesi meridionali, con produttori come Liberty Galati, Justeel e Unifer. Cerchiamo insomma di diversificare, ma non avremo l’efficienza che Azovstal era in grado di garantire all’industria europea dell’acciaio. Le ripercussioni della guerra, anche sull’industria italiana dell’acciaio, così come su quella europea consisteranno nell’aumento dei prezzi, in quanto i rifornimenti di materie prime sono al momento estremamente ristretti. L’Italia dovrà importare materia prima e semilavorati a un prezzo molto più alto di prima della guerra e comunque di quanto spendesse rifornendosi con Azovstal. Abbiamo fatto ripartire una prima acciaieria e il prossimo mese entrerà in funzione un secondo impianto. Supereremo presto il problema del rifornimento di materie prime e di prodotti semilavorati”.  

“Azovstal è stata distrutta molte volte. E’ stata ricostruita e potrà rinascere ancora. Però, la prima cosa, la più importante – ha detto ancora il ceo di Metinvest – è che l’Ucraina vinca la guerra con la Russia e che Mariupol sia liberata. L’impianto metallurgico, ha ricordato, “è stata costruito nel 1933 e poi fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi essere ricostruito alla fine del conflitto. Negli anni ‘70 Azovstal è stata sottoposta a numerosi processi di modernizzazione tecnologici. Di conseguenza, nulla ci impedisce di ricostruire ancora una volta la fabbrica, che funzionerebbe con tecnologie verdi e senza l’utilizzo di fonti energetiche fossili, per produrre acciaio verde. Credo davvero che dopo la liberazione di Mariupol e dopo la vittoria dell’Ucraina, saremo in grado di ricostruire Azovstal e sarà senz’altro addirittura migliore di prima”.  

Parlando più strettamente di economia e in particolare delle relazioni industriali fra Italia e Ucraina, Ryzhenkov le ha definite “molto importanti, non solo per quanto riguarda il settore metallurgico. E in futuro saranno ancora più intense”. Facendo riferimento alla visita a Kiev, una settimana fa, del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, ha poi commentato che “quella dell’acciaio riguarda una delle relazioni economiche principali fra i nostri due Paesi, ma c’è anche il settore della moda e altre attività ancora, che rendono il rapporto economico fra Italia e Ucraina molto forte. E penso che la visita del presidente di Confindustria sottolinei quanto importanti siano le nostre relazioni economiche. Questa visita è un chiaro segnale che in futuro le relazioni commerciali saranno non solo ristabilite, ma verranno ulteriormente migliorate”.  

“La guerra in Ucraina – ha detto ancora – ha causato l’aumento del costo delle materie prime, come ad esempio l’acciaio, dopo la distruzione dell’impianto Azovstal da parte dei russi. Un altro fattore determinante causato dalla guerra – ha aggiunto – è quello della crisi energetica, che incide sui costi di produzione. Dobbiamo trovare fonti alternative, su altri mercati diversi da quello russo. La situazione è particolarmente complicata per l’approvvigionamento di gas, dal momento che questo prodotto ‘viaggia’ attraverso condotti che ora non sono utilizzabili. Sostituirli nel breve periodo è difficile. Ci sono condotti alternativi in Europa e potremmo superare il problema attraverso metodi efficienti. Tuttavia – ha detto – la Russia resta un grande produttore di gas naturale. Dovremmo ridurre l’uso di fonti energetiche fossili, fra le quali il gas naturale, e penso che l’attuale crisi energetica possa accelerare il processo verso la green economy”.  

(di Cristiano Camera) 

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