Riforma catasto, Draghi: “Materia così emotiva che sbaglio anch’io”


“Gli estimi su cui sono basati i gettiti” del catasto “sono dell’88-’89, sono passati 22-23 anni. 33 anni. Scusate, ma è diventata una materia così emotiva che mi sbaglio anche io”. Lo dice il premier Mario Draghi che al Question time alla Camera parla anche della riforma del catasto.  

“Voglio per prima cosa ribadire come l’intervento della legge delega non porta alcun incremento dell’imposizione fiscale sugli immobili regolarmente accatastati – sottolinea – Nessuno pagherà più tasse per questo. E devo dire che un po’ di credibilità sul fatto di non far pagare tasse questo governo se l’è guadagnata, eccome”. 

Sul governo il premier si sofferma anche per sottolineare “un equivoco profondo: siccome c’è l’emergenza bisogna fermarsi, non fare, stare fermi, niente riforme, cambiamenti, sempre fermi. Ecco, questo non è il motivo per cui è nato questo governo, non per stare fermo”.  

“Il governo condivide le vostre preoccupazioni – e le preoccupazioni di tutti – per l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime – dice Draghi al Question time – E, come ho detto, siamo al lavoro per limitare l’impatto di questi rincari sulle imprese e le famiglie – soprattutto quelle più vulnerabili. Per quanto riguarda l’energia, ho fatto prima la cifra di circa 16 miliardi di euro, come intervento di sostegno, che è previsto duri fino al secondo trimestre di quest’anno. Abbiamo previsto l’azzeramento degli oneri di sistema per le utenze elettriche domestiche e per le imprese, e l’abbassamento dell’IVA al 5 per cento per le utenze del gas. Abbiamo potenziato i sussidi energetici per le famiglie più svantaggiate. E abbiamo introdotto un credito d’imposta per i consumatori industriali energivori pari al 20 per cento dell’incremento del costo della fornitura di elettricità del primo trimestre 2022”.  

Il governo ha messo in campo risorse imponenti per fronteggiare il caro bollette, “questo non è sufficiente, però. Non è sufficiente. A noi paiono grandi numeri, in un altro contesto sarebbero stati visti come numeri impensabili, ma non è sufficiente. Chi ce lo dice? Le imprese, la gente. Ci dicono che non ce la fanno, quindi dobbiamo lavorare anche su altre cose” sottolinea il presidente del Consiglio.  

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