Recovery, Cdm domani alle 10


Il Consiglio dei ministri, che dovrà esaminare il Pnnr, sarà convocato a breve per domattina alle 10. Il Pnrr, il Piano di ripresa e resilienza, sarà ultimato nei prossimi giorni, verrà presentato in Parlamento la prossima settimana e sarà inviato alla Commissione europea entro il 30 aprile. 

Cabina di regia a Palazzo Chigi, coordinamento centrale e monitoraggio al ministero dell’Economia. Uno dei punti più controversi del Recovery Plan, motivo di scontro nel governo Conte, èviene ‘risolto’ così dall’esecutivo Draghi. “La Cabina, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – si legge nella bozza che arriverà domani in Cdm – ha il compito di verificare l’avanzamento del Piano e i progressi compiuti nella sua attuazione; di monitorare l’efficacia delle iniziative di potenziamento della capacità amministrativa; di assicurare la cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale; di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità; di proporre l’attivazione dei poteri sostitutivi, nonché le modifiche normative necessarie per la più efficace implementazione delle misure del Piano”. 

Al ministero dell’Economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, invece, “è attribuito il ruolo di coordinamento centralizzato per l’attuazione del PNRR e di punto di contatto unico della Commissione europea. In particolare, il Ministero dell’economia gestisce il sistema di monitoraggio sull’attuazione del PNRR, rilevando i dati di attuazione finanziaria e l’avanzamento degli indicatori di realizzazione fisica e procedurale. Inoltre, predispone e presenta alla Commissione europea la richiesta di pagamento ai sensi dell’articolo 22 del Regolamento (UE) 2021/241”. 

Per quanto riguarda l’attuazione dei singoli interventi, “vi provvedono le Amministrazioni centrali, le Regioni e gli enti locali, sulla base delle competenze istituzionali, tenuto conto del settore di riferimento e della natura dell’intervento. L’attuazione degli interventi avviene con le strutture e le procedure già esistenti, ferme restando le misure di semplificazione e rafforzamento organizzativo che saranno introdotte”, si legge ancora nel documento. 

Un piano per la costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli asili e delle scuole materne al fine di migliorare l’offerta educativa sin dalla prima infanzia e offrire un concreto aiuto alle famiglie, incoraggiando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale. E’ quanto si prevede, con un investimento 4,6 mln, nella bozza del Pnrr. La misura, si legge nella bozza, consentirà la creazione di circa 228.000 posti, di cui 152.000 per i bambini 0-3 anni e circa 76.000 per la fascia 3-6 anni. L’intervento verrà gestito dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e verrà realizzato mediante il coinvolgimento diretto dei Comuni che accederanno alle procedure selettive e condurranno la fase della realizzazione e gestione delle opere. 

“La Strategia e il Pnrr tengono conto dell’attuale contesto demografico, in cui l’Italia è uno dei paesi con la più bassa fecondità in Europa (1,29 figli per donna contro l’1,56 della media UE20), e si inseriscono nel percorso di riforma sulle politiche della famiglia. Per non mettere in condizione le donne di dover scegliere tra maternità e carriera, sono previste nel PNRR misure di potenziamento del welfare, anche per permettere una più equa distribuzione degli impegni, non solo economici, legati alla genitorialità”. E’ quanto si legge nella bozza di Pnrr all’esame del governo. 

La Missione 1 – tramite l’adozione di nuovi meccanismi di reclutamento nella PA e la revisione delle opportunità di promozione alle posizioni dirigenziali di alto livello – si pone l’obiettivo di garantire pari opportunità sia nell’ambito della partecipazione al mercato del lavoro, sia nelle progressioni di carriera, in linea con il secondo principio del pilastro europeo dei diritti sociali. Inoltre, le misure dedicate al lavoro agile nella Pubblica amministrazione incentivano un più corretto bilanciamento tra vita professionale e vita privata Gli investimenti in banda larga e connessioni veloci previsti nella Missione 1 facilitano la creazione dell’infrastruttura tecnologica necessaria a fornire all’imprenditoria in genere, e all’imprenditoria femminile in particolare, gli strumenti con i quali ampliare il proprio mercato. Il potenziamento e l’ammodernamento dell’offerta turistica e culturale previsti dalla Missione 1 generano significative ricadute occupazionali su settori a forte presenza femminile come quello alberghiero, della ristorazione, delle attività culturali. 

Dalla persistenza dei divari territoriali derivano scarse opportunità lavorative e la crescita dell’emigrazione, in particolare giovanile e qualificata, verso le aree più ricche del Paese e verso l’estero. Questo genera un ulteriore impoverimento del capitale umano residente al Sud e riduce le possibilità di uno sviluppo autonomo dell’area. Il PNRR costituisce un’occasione per il rilancio del Sud Italia e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del paese. Il Piano, in complementarità con la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027, mette disposizione del Sud una capacità di spesa e di investimento straordinaria per puntare, in coerenza con le linee guida di Next Generation EU, al riequilibrio territoriale e al rilancio del suo sviluppo. 

Il Governo ha deciso di investire il 40 per cento delle risorse del PNRR nelle otto regioni del Mezzogiorno, a fronte del 34 per cento previsto dalla legge per gli investimenti ordinari. Le riforme per migliorare la pubblica amministrazione e accelerare gli investimenti hanno un impatto rilevante sul Sud e contribuiscono a una migliore efficacia nell’impiego dei fondi esistenti, tra cui i fondi SIE e il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, e a favorire un maggior assorbimento nelle regioni meridionali degli incentivi e delle risorse assegnate su base competitive, come il cosiddetto “superbonus” edilizio. 

Il Pnrr avrà un impatto positivo sul pil pari allo 0,5% quest’anno, che salirà gradualmente negli anni fino ad arrivare al 3,6% nel 2026. I dati sono contenuti nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in cui si spiega che il prodotto interno lordo ”cresce in modo approssimativamente uniforme lungo tutto l’orizzonte del Piano”. Il prossimo anno è previsto un impatto sul prodotto interno lordo pari all’1,2%, che sale all’1,9% in quello successivo, per arrivare al 2,4% nel 024 e crescere ancora al 3,1% l’anno successivo. Nel breve termine, si legge nel documento, prevale ”l’effetto di domanda innescato, ad esempio, dalle maggiori spese per la costruzione e messa in opera degli investimenti pubblici. Nel medio periodo i maggiori investimenti accrescono lo stock di capitale pubblico con effetti positivi persistenti su pil”. 

Con l’obiettivo, si legge nel documento di 318 pagine domani all’esame del Cdm, di “restituire alla collettività un numero significativo di beni confiscati per fini di sviluppo economico e sociale (inclusa la creazione di posti di lavoro), nonché come presidi di legalità a sostegno di un’economia più trasparente e del contrasto al fenomeno della criminalità organizzata”. “La misura prevede la riqualificazione e valorizzazione di 300 beni confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro”. 

Il Pil nel Sud contribuirebbe per un punto percentuale al livello del Pil nazionale nell’anno finale del Piano. Il risultato è conseguito in special modo attraverso l’incremento degli investimenti (il contributo alla deviazione a livello nazionale è di 3,9 punti percentuali), anche grazie alla quota del 37,0 per cento degli investimenti pubblici previsti dal Programma e destinati al Sud. E’ quanto si legge nella bozza di Pnrr. Il fatto che circa il 34 per cento dell’impatto del Pnrr sul Pil nazionale (un punto percentuale su 2,9 pp. complessivi) sia attribuibile al Mezzogiorno, la cui quota del Pil nel 2019 era pari al 22,7 per cento, indica che il Piano ridurrà il divario di prodotto tra il Sud e il resto del Paese.
 

“Le riforme strutturali sono essenziali per migliorare la qualità della spesa da parte delle amministrazioni pubbliche e incoraggiare i capitali privati verso investimenti e innovazione”. Lo scrive il premier Mario Draghi, nella sua introduzione alle bozze non ancora definitive del Pnrr, pubblicata oggi dal Foglio. “Il governo ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il ministero dell’Economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti”, scrive ancora Draghi, soffermandosi sul tema della gestione dei fondi europei.
 

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