Quirinale: ecco Craxi inedito, Scalfaro e gli 007, Napolitano e i rubli, l’opportunista Amatissimo


Giorgio Napolitano “non poteva non sapere” dei soldi arrivati al partito comunista dai regimi di oltre-cortina. Oscar Luigi Scalfaro che cerca in tutti i modi di nascondere un assegno elargito “da industriali per la sua campagna elettorale”, che vanta pure appoggi nei servizi “che gli mettono a disposizione pure un aereo della Cai”. Poi c’è il Presidente Sandro Pertini (“socialista della migliore specie”), che disse subito, appena eletto capo dello Stato, che sarebbe divenuto “il presidente di tutti”. E buon ultimo anche l’attuale candidato al Colle, Giuliano Amato, anzi “Amatissimo” lo chiama, un “opportunista” che sul finanziamento dei partiti “mente spudoratamente”. 

Bettino Craxi, leader del Psi, fu dominus della prima Repubblica, incrociando la sua carriera politica con i principali personaggi del suo tempo. Tra avversari e ‘compagni’ di partito, non mancò di appuntare – come emerge in pagine inedite del leader socialista, che AdnKronos ha visionato negli archivi della Fondazione Craxi – vizi e virtù di chi poi finì al Colle, come il socialista Sandro Pertini (al Quirinale dal ’78 all”85), il democristiano Oscar Luigi Scalfaro (92-99) il comunista Giorgio Napolitano (2006-15). E di chi più volte è stato in pole per finire al Colle, come il suo ex delfino Giuliano Amato. 

Su Napolitano che sarà poi al Colle tre lustri dopo, ‘ministro degli Esteri’ del partito comunista, primo esponente del partito ad avere il visto per un viaggio negli Usa, Craxi indirizza giudizi taglienti. Invitandolo – mentre infuriano i processi di Tangentopoli – a dare la sua testimonianza sul finanziamento ai partiti. “Di fronte ad una Commissione di inchiesta parlamentare sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e della politica, Giorgio Napolitano sarebbe un testimonio di primo piano ed un collaboratore utilissimo di verità e di giustizia”, dice con ironia e sarcasmo. “Napolitano – avverte – non dovrebbe dare prova di avere la memoria corta. Infatti, chi non ce l’ha, ricorda bene che Napolitano è stato per anni il responsabile delle relazioni internazionali del Pci”. 

“In questa veste ‘non poteva non sapere’ e non poteva non avere un ruolo nel sistema di relazioni politiche tra il Pci, il potere sovietico ed i regimi comunisti dell’Est, cui era connesso un sistema articolato di finanziamenti illegali di cui i comunisti italiani erano i primi, tra i partiti comunisti e non del mondo, ad avvantaggiarsene”. “Non credo possa sostenere e pretendere, come fanno altri, che la storia della democrazia italiana sia iniziata nel ’89”, conclude con riferimento alla caduta del Muro di Berlino e di quanto avvenne poi nei regimi comunisti. 

Craxi scrive anche di Scalfaro, che è invece già stato eletto alla presidenza della Repubblica. “Agli inizi del 1992 le elezioni generali anticipate caddero in un momento critico per la Democrazia Cristiana – ricorda il leader socialista – Questa volta la grande concorrenza degli altri candidati democristiani in lista, forti di clientele locali meglio organizzate e l’introduzione della preferenza unica, obbligavano Scalfaro a impegnarsi molto di più nelle spese elettorali”. Scalfaro “confidò nell’aiuto di vari amici, innanzitutto imprenditori piemontesi”, scrive Craxi, non mancando di ricordare che “per i buoni rapporti mantenuti con la polizia e con il Sisde. qualche aiuto pervenne anche da quella direzione”.  

“I servizi, in via del tutto personale e di favore, anche quando Scalfaro non era più Ministro degli Interni, per anni e quindi sino alle elezioni del 1992, gli misero a disposizione gli aerei del CAI, che furono da lui usati sistematicamente (in violazione di precise norme direttive in materia di utilizzo dei voli della società dei Servizi)”. Poi Craxi si dilunga su presunti finanziamenti elettorali ricevuti da Scalfaro da un industriale, finanziamenti che – sempre a detta di Scalfaro – furono motivo di preoccupazione perché legati alla possibilità che intervenisse la magistratura. Il leader Psi svela poi le mosse che, sempre a detta di Craxi, portarono ad insabbiare quella vicenda, grazie ad audaci operazioni bancarie. “Così il traghettatore Scalfaro fu salvo”, conclude Craxi. 

Pagine di apprezzamento sono invece rivolte al socialista Sandro Pertini. In uno scritto in ricordo dei dieci anni trascorsi dall’elezione del presidente-partigiano al Colle, avvenuta nel luglio del ’78, Craxi ricorda “la semplicità disarmante” delle parole di Pertini nel discorso di insediamento: “Da oggi cesserò di essere un uomo di parte. Intendo essere solo il presidente di tutti, fratello a tutti nell’amore di patria e nell’aspirazione costante alla libertà e alla giustizia”.  

“Con queste parole – sottolineava Craxi – Pertini si levava certamente sopra le parti; ma confermava allo stesso tempo di essere sempre e soprattutto un socialista della migliore scuola e della migliore qualità”.  

‘Amato? Mai visto ad Hammamet, qualcuno mi sondava solo per sua candidatura ad alte cariche Stato’  

Le considerazioni di Craxi per Giuliano Amato sono piene di amarezza. Un disappunto espresso da un uomo malato e lontano dall’Italia che può solo vedere dall’altra parte del Mediterraneo, dalle sponde tunisine. “Amato è un genio elettronico di opportunismo – sottolinea l’ex leader socialista in uno scritto del 1999, conservato presso la Fondazione Craxi, in cui parla di sè in terza persona – . A differenza di altri della sua generazione che sono sempre rimasti più o meno al loro posto senza girovagare per i labirinti politici Giuliano Amato se ne andò un bel giorno dal Psi per finire nel Psiup. Scomparso il Psiup Amato tornò con altri nel Psi. Qui si mise in una specie di sinistra intellettuale, aspirante governativa ‘programmatica’, che aveva come leader Giolitti. Un piccolo gruppo in cerca di sistemazione che poi trovò magicamente”, dice ancora Craxi, descrivendo un profilo che oggi sarebbe quello del voltagabbana, di chi pratica il cambio casacca in Parlamento. 

Arrivano poi le chiamate in correo, per il ‘dottor Sottile’ sulla vicenda che travolge il paese all’inizio degli anni ’90: “Come vicesegretario unico, per lunghi periodi maggiore responsabile politico della struttura partitica, non era al corrente della rava e della fava delle spese e delle entrate del partito. Si fosse trattato solo della fava sarebbe stato già moltissimo. A più riprese egli ha invece detto, scritto e fatto capire che non ne sapeva perfettamente nulla, mentendo spudoratamente. Viveva sulle nuvole anzi sulla luna”.  

Resta spazio per l’amarezza personale “perché – scrive il leader decisionista – questi anni, e ne sono passati ben cinque da quando Craxi vive come un esiliato, il signor Amato non si è mai fatto vivo una sola volta anche quando risalivano verso l’Italia le voci inequivocabili riguardanti le precarie condizioni di salute del leader socialista”.  

“Si faceva vivo semmai ogni qualvolta girava per l’aria la sua candidatura ad alte cariche dello Stato e sempre per interposti e semi ufficiali messaggeri per vedere di che umore Craxi era verso di lui e se gli avesse fatto per caso qualcosa contro, cosa che comunque Craxi non aveva allora nessuna intenzione di fare – scrive ancora un anno prima di morire il leader del garofano rosso – . Ma, dopo la sua ennesima prova di opportunismo e di vigliaccheria penso che sarà spinto a cambiare idea anche se Amato ha sempre sostenitori illustri che se ne servono”. 

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