Quirinale 2022, salgono voti per Mattarella: al Colle silenzio blindato


L’ha ripetuto più volte negli ultimi dodici mesi e confermato nell’ultima settimana con le parole e con i gesti: giovedì scorso rivolgendo al Csm “gli auguri più intensi per l’attività che svolgerà nei prossimi mesi con la Presidenza del nuovo Capo dello Stato”; tra sabato scorso e ieri seguendo le fasi del trasloco nella residenza romana dove abiterà una volta lasciato il Quirinale. Per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non è opportuna una sua riconferma al Quirinale, per motivi costituzionali prima ancora che personali. 

Tuttavia, mentre all’orizzonte non si intravede un accordo tra le forze politiche per individuare un suo successore, in Parlamento continuano a lievitare le preferenze nei suoi confronti: 125 ieri, 166 oggi, nonostante i votanti siano scesi da 978 a 540, con 441 astenuti del centrodestra.  

Inevitabile chiedersi se nel Capo dello Stato susciti fastidio, preoccupazione, ipotesi di ripensamento questa crescita di voti, che da un lato sembra manifestare l’esistenza di un fronte parlamentare più o meno trasversale ai partiti favorevole ad una sua riconferma; dall’altro potrebbe essere la spia di un uso strumentale del suo nome per ‘conte’ interne a questa o quella forza politica. Ma altrettanto impossibile registare i suoi umori: dal Colle un silenzio blindato, rotto in serata quando alcuni organi di stampa parlano di contatti tra lo staff di Mattarella e leader dei partiti della maggioranza che sostiene il Governo.  

Il Presidente in questi giorni non ha contatti di nessun tipo con nessuno, è la secca puntualizzazione che viene fatta filtrare dall’entourage del Capo dello Stato.  

Se l’attuale Presidente, come del resto i predecessori, rimane in silenzio mentre le Camere deliberano, figurarsi quando il Parlamento è impegnato nella scelta del suo successore. Non un gesto, una parola o addirittura una sillaba che possa suonare come interferenza o dare solo la sensazione di voler indirizzare le scelte dei grandi elettori.  

Rimane la domanda che da novembre-dicembre rimbalza nei palazzi della politica: cosa accadrebbe se si prolungasse l’attuale impasse e le forze politiche decidessero in modo pressoché unanime di chiedere il bis a Mattarella come accadde 9 anni fa con Giorgio Napolitano? Il Presidente sarebbe disponibile ad un ripensamento? Anche in questo caso bocche cucite al Quirinale. Certo, ci si troverebbe di fronte ad una situazione talmente complessa dal punto di vista politico e istituzionale da non poter lasciare indifferente Mattarella, abituato comunque, come dimostra la storia del settennato, ad affrontare le questioni anche più spinose mel momento in cui si manifestano concretamente.  

Assai rischioso, se non impossibile, immaginare scenari legati ad esempio alla composizione numerica del prossimo Parlamento o ad eventuali riforme costituzionali da realizzare e per ora solo ipotizzate. Unico punto di riferimento “la cassetta degli attrezzi contenuta nella nostra Costituzione”, che non prevede né il divieto di rieleggibilità del Capo dello Stato, né l’ipotesi di un mandato a termine.  

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