Piazza Affari debole, bene Enel e Campari


Priva della guida normalmente fornita da Wall Street, chiusa in occasione del giorno del Ringraziamento, Piazza Affari ha terminato la seduta in parità. Tra le performance peggiori del Ftse Mib, che si è fermato a 27.098,83 punti (-0,04%), troviamo il terzetto formato da Saipem (-1,27%), Tenaris (-1,25%%) ed Eni (-0,6%), spinte al ribasso dalla seconda seduta di debolezza consecutiva per un greggio.  

In calo dello 0,3% a 80,7 dollari al barile, il Brent si ritrova stretto nella morsa tra quei Paesi, capitanati dagli Stati Uniti, che puntano a far scendere i prezzi ed i membri dell’Opec+ (di cui fanno parte i maggiori esportatori più la Russia), che invece limitano la produzione.  

La performance peggiore sul paniere delle blue chip è stata registrata da Telecom Italia (-2,65%) che, dopo un massimo intraday a 0,5094 euro, al di sopra degli 0,505 messi sul piatto da KKR, ha chiuso a 0,484 euro. Chiusura all’insegna della debolezza per le azioni Assicurazioni Generali (-0,43%) dopo la notizia delle trattative esclusive con il Credit Agricole per l’acquisto di La Medicale. 

Nuova giornata positiva per Enel (+1,48%), ben intonata all’indomani della presentazione del piano strategico, e per Campari (+2,51%), top performer del Ftse Mib grazie alle indicazioni arrivate dai numeri semestrali da record della concorrente Remy Cointreau. 

Nel giorno dell’asta di Btp, lo spread tra i nostri decennali ed i titoli tedeschi ha fatto registrare un rosso di un punto percentuale a 126 punti base. Questa mattina il Tesoro ha messo sul mercato Btp “Short Term” per 2,25 miliardi con un rapporto di copertura di 1,45 ed un rendimento in calo di 3 punti al -0,26%. Allocati anche Btp indicizzati a 10 anni per un miliardo, con bid-to-cover a 1,46 e uno «yield» al -0,65%, +20pb. 

Dopo i verbali della Fed, che hanno fatto emergere la volontà di alcuni membri di intensificare il processo di tapering, oggi è stata la voglia delle minute dell’ultima riunione del board della BCE.  

Da questi è emerso che a dispetto del fatto che la crescita dei prezzi probabilmente durerà più del previsto, nel medio termine è stimata sotto quota 2%. Se da un lato i livelli di Pil pre-Covid saranno raggiunti entro fine anno, le strozzature nelle catene di approvvigionamento ed i rialzi dei prezzi a dicembre porteranno ad una revisione al ribasso delle stime sulla crescita economica 2021. (in collaborazione con money.it). 

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