Petizione con oltre 600mila firme per liberare Assange inviata a Biden dall’Australia


“Caro presidente Biden, sono il firmatario -sostenuto da oltre 606.000 sottoscrittori- della più grande petizione mai presentata in entrambe le Camere nella storia del Parlamento australiano: ‘Free Julian Assange, prima che sia troppo tardi, Petizione per No Usa Extradition’. A scrivere è un connazionale del fondatore di Wikileaks, Phillip Adams da Brisbane: la lettera che accompagna le firme è datato 11 giugno e si rivolge direttamente al presidente americano Joe Biden.  

“Lei conosce il caso. Liberatelo e fermate la tortura mentale -prosegue il documento- Guardiamo al mantenimento della sovranità australiana e agli ottimi rapporti con gli Usa”. Continuare nella persecuzione di Assange, avviata da Trump con un precedente legale, significherebbe distruggere “la sovranità dei nostri cittadini australiani/non statunitensi”. 

E gli appelli di questi giorni per liberare Assange si moltiplicano anche in Europa. In Svizzera, la città di Ginevra rilancia le iniziative con “Assange libero, subito!”, ricordando che, malgrado il 5 gennaio scorso un tribunale britannico abbia negato l’estradizione di Julian Assange, questi si trova tuttora nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, “la ‘Guantanamo britannica’”, dove sarebbe in isolamento per 22 ore al giorno.  

Per denunciare questa situazione e in occasione del G7, a Ginevra si è tenuta una manifestazione nel nome del giornalista e nello stesso tempo, una petizione è stata firmata -tra gli altri- dallo stesso sindaco della città, mentre il rappresentante dell’Onu contro la tortura, Nils Melzer, è intervenuto pubblicamente. “Il caso Assange è il più grande scandalo giudiziario della storia”, ha detto.  

Non si vede termine nella vicenda del fondatore di Wikileaks: dopo 7 anni di isolamento nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, Assange è stato estradato in Inghilterra, processato e arrestato. L’ultimo ‘regalo’ di Donald Trump alla libertà di stampa è stato non concedergli la grazia (come invece aveva fatto Obama con Manning nel 2017) e fare ricorso contro il verdetto del giudice britannico, reiterando la richiesta di estradizione.  

Un lascito che, almeno per ora, la nuova amministrazione Biden ha deciso di seguire. Il giornalista australiano, tra i numerosissimi capi di imputazione, è accusato di aver rivelato crimini di guerra compiuti dal governo statunitense.  

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