Operaio morto alla Farnesina, misura interdittiva per l’amministratore della ditta


Una misura interdittiva è stata eseguita nei confronti del datore di lavoro di Fabio Palotti, l’operaio morto il 27 aprile scorso in un incidente sul lavoro, all’interno del Ministero degli Affari Esteri. I carabinieri della stazione Roma Ponte Milvio, insieme al personale della sezione di polizia giudiziaria-ispettorato Igiene e Lavoro di piazzale Clodio, hanno eseguito un’ordinanza che dispone il divieto di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per sei mesi, emessa dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura di Roma, nei confronti dell’amministratore unico della ditta incaricata, in regime di subappalto, della manutenzione degli ascensori all’interno della Farnesina.  

Il destinatario della misura interdittiva è gravemente indiziato di omicidio colposo ai danni dell’operaio intervenuto per la manutenzione di un ascensore, commesso con l’aggravante di aver violato le norme di settore nell’ambito della prevenzione degli infortuni sul lavoro. Le indagini dei carabinieri della compagnia Roma Trionfale, in collaborazione con la Sezione di polizia giudiziaria-Ispettorato Igiene e Lavoro della Procura di Roma e dell’Asl Roma 2, sono partite il 28 aprile dopo il ritrovamento, nel vano ascensore, del cadavere dell’operaio che aveva perso la vita a seguito di un intervento di manutenzione di un impianto ascensore installato nell’ala uffici del palazzo.  

In particolare è stato accertato che, dopo aver aperto le porte con la chiave in dotazione ai manutentori e aver fermato la cabina all’altezza utile per l’intervento da effettuare, il manutentore ha omesso di inserire la leva di blocco dell’ascensore sulla posizione “ispezione”: l’ascensore si è così messo in funzione mentre l’operaio si trovava sul tetto, rimanendo incastrato tra la cabina e la parete del vano corsa, prima di precipitare nella fossa. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, hanno permesso di acquisire gravi indizi circa la realizzazione di reiterate condotte di negligenza, imperizia e imprudenza, ad opera del datore di lavoro e consistite nell’adibire alle mansioni di manutentore di ascensori e montacarichi il dipendente, specializzato per il solo servizio di presidio tecnologico, pur essendo privo dei requisiti tecnici/professionali e non adeguatamente formato e addestrato per la specifica attività di intervento e manutenzione cui di fatto era stato delegato.  

E’ stata accertata inoltre la mancata predisposizione, nell’ambito del documento di valutazione dei rischi della prescritta relazione afferente tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, con particolare riferimento alle fasi e alle procedure di intervento, di manutenzione e installazione degli elevatori e la mancata adozione di un idoneo piano operativo di sicurezza, in riferimento al singolo cantiere interessato. Sono stati acquisiti inoltre gravi elementi indiziari sulla circostanza che il dipendente non era stato sottoposto alla prescritta sorveglianza sanitaria periodica in quanto il pregresso certificato di idoneità specifico alla mansione era scaduto il 10 febbraio 2020.  

In sintesi, secondo quanto accertato allo stato dalle indagini, l’operaio avrebbe operato in assenza di qualsiasi riferimento e consapevolezza dei rischi connessi all’attività lavorativa di ascensorista svolta alle dipendenze della ditta appaltatrice e dunque la morte rappresenta, secondo la ricostruzione del giudice delle indagini preliminari, la concretizzazione del rischio che le norme cautelari violate miravano ad evitare. Il giudice per le indagini preliminari ha anche evidenziato il concreto e attuale pericolo di reiterazione, in particolare il pericolo che si verifichino ulteriori infortuni anche con esito mortale ai danni dei dipendenti della ditta nello svolgimento delle mansioni di ascensoristi, tenuto conto delle plurime violazioni alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Il giudice ha anche ravvisato il pericolo di inquinamento probatorio, desumibile dalla presentazione da parte dell’indagato, a seguito di ordine di esibizione emesso dagli uffici della Procura, di una copia di un certificato di abilitazione alla manutenzione di impianti ascensori o montacarichi, risultato obiettivamente “falso”, perché mai rilasciato dalla Prefettura. 

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