Ombretta, medico aggredito: “Non finirà finché ci lasceranno sole”


“Conoscono la tua macchina, riconoscono al telefono la tua voce, sanno che di notte in quel posto ci sarai tu da sola”. E così si diventa “prede facilissime da aggredire”, donne medico che potrebbero “non tornare a casa a fine turno” e che “continueranno a rischiare la vita finché saranno lasciate sole”. Per Ombretta Silecchia, medico di famiglia di Bari, aggredita mentre faceva un turno di guardia medica, “è la solitudine il fattore di rischio più importante. Se non viene eliminato non risolveremo mai niente”, nemmeno dopo la legge in vigore contro le aggressioni al personale sanitario. “E’ inaccettabile”, denuncia il ‘camice rosa’ che ha portato la sua testimonianza oggi a Roma, durante il convegno ‘La prevenzione degli episodi di violenza sulle lavoratrici della sanità’, organizzato al dicastero in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.  

“La mia è una storia che si può definire di ordinaria violenza – ha raccontato – molto simile a quella che potrebbero raccontare le colleghe che lavorano nel servizio di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica, uno dei settori che vantano purtroppo il triste primato di aggressioni, spesso luogo di una violenza premeditata. E’ quello che è capitato a me”, perché “quando una donna lavora in una sede isolata, completamente da sola, di notte, o va al domicilio di perfetti sconosciuti, il rischio a cui si espone è un rischio altissimo e molto spesso gli utenti che non sono più pazienti trovano delle facilissime prede da aggredire”. 

Nel caso di Ombretta l”aguzzino’ era “un pregiudicato agli arresti domiciliari, dipendente da sostanze stupefacenti di cui richiedeva pressoché quotidianamente la prescrizione. Prima sono stata oggetto di stalking, poi una sera sono stata minacciata dopo il mio rifiuto di fronte all’ennesima richiesta di prescrizione impropria. A me è andata bene – dice il medico – Io oggi sono qui, ne parlo e penso che sia doveroso farlo. Ma alcune colleghe dopo il turno non sono tornate a casa, e altre hanno subito violenze terribili, violenze sessuali, sequestri di persona, veri e propri stupri. E tutto questo è inaccettabile”, incalza.  

“E’ inaccettabile che si possa continuare oggi a lavorare da soli – insiste – Sicuramente la legge, l’Osservatorio, sono dei presidi fondamentali, sono stati dei passi avanti enormi dal punto di vista legislativo. Ma finché non cambierà l’organizzazione del lavoro, e quindi anche l’organizzazione strutturale, allora non cambierà niente. Ogni notte si continuerà a rischiare la vita”. 

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