Myanmar, la giunta accusa Aung San Suu Kyi di corruzione: rischia 15 anni


La leader della Lega nazionale per la democrazia è in arresto dal primo febbraio dopo il golpe della giunta militare che ha rovesciato il governo guidato dal suo partito.

In Myanmar la magistratura militare ha notificato un nuovo capo d’accusa a carico di Aung San Suu Kyi, la leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld), agli arresti dal primo febbraio, quando l’esercito ha rovesciato il governo guidato dal suo partito. La Premio Nobel per la Pace è stata accusata di “corruzione” e “abuso di potere” per via “dell’uso improprio di un terreno”, affidato alla Fondazione di beneficenza Daw Khin Kyi, da lei presieduta. Questo va ad aggiungersi alle accuse che le erano già state mosse a marzo di aver accettato una tangente da oltre mezzo milione di dollari insieme a 11 chilogrammi d’oro da un alto esponente del suo partito. Gli esponenti ancora in libertà della Lega per la democrazia hanno respinto le accuse, spiegando che l’accusa parte da una confessione ottenuta in carcere da un ex funzionario di Yangon, appartenente sempre alla Lega, arrestato in seguito al golpe.

TUTTE LE ACCUSE CONTRO LA PREMIO NOBEL

La testata vicina ai militari, Global New Light of Myanmar, riferisce che Suu Kyi “è stata giudicata colpevole di atti di corruzione sfruttando la sua posizione” e che la pena per questo tipo di reato prevede fino a 15 anni di reclusione. Subito dopo il colpo di stato, Suu Kyi è stata accusata di aver violato delle norme durante la campagna elettorale che ha preceduto le legislative di novembre scorso, nonché di possesso non autorizzato di walkie-talkie. Il processo a suo carico si aprirà ad agosto. U Khin Maung Latt, presidente di una delle sezioni della Lega per la democrazia di Yangon, dopo l’arresto è invece morto in carcere. La sua famiglia ha denunciato che il corpo di Maung Latt, restituito dalle forze dell’ordine, presentava segni di percosse.

L’ONG: “PIÙ DI 800 BIRMANI MORTI NELLE PROTESTE CONTRO IL GOLPE”

Il caso di questo politico va ad aggiungersi ad almeno 20 storie analoghe raccolte dall’Assistance Association for Political Prisoners (Aaap), organizzazione birmana che accusa la giunta militare di torturare i prigionieri politici. Tra i casi documentati figurerebbero quelli di attivisti per la democrazia, manifestanti e giovani. Più in generale, l’Aaap calcola che sarebbero oltre 800 i birmani che hanno perso la vita nelle proteste seguite al colpo di stato. La giunta militare ha respinto le accuse di violenze e abusi e ha motivato l’arresto di Aung San Suu Kyi e degli altri sostenitori del suo partito con presunti brogli elettorali, che avrebbero reso illegittima la riconferma del governo guidato dalla Lega alla fine del 2020.

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