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Monaco ’72, il telex di D’Amato (Affari Riservati) prima della strage: “C’è minaccia, schediamo i terroristi”

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La “preoccupazione” dei Servizi tedeschi “per lo svolgimento delle Olimpiadi di Monaco” e l’iniziativa di compilare uno “schedario” dei terroristi da scambiare tra Paesi europei. Già un anno prima del massacro alle Olimpiadi estive del 5-6 settembre 1972 a Monaco di Baviera, i governi, incluso quello italiano, e i servizi europei erano in allerta per possibili minacce. Emerge da un telex per la Germania, datato 31 agosto 1971, scritto dall’allora direttore degli Uffici Affari Riservati del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato al capo dell’intelligence interna tedesca, Hubert Schrübbers, con oggetto “Collaborazione dei servizi di sicurezza europei – Prossima riunione a Colonia”. Il documento, che l’Adnkronos ha potuto visionare, spunta a 50 anni dall’eccidio messo a segno da un commando dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero, che costò la vita a 11 atleti israeliani, a 5 terroristi e a un poliziotto tedesco. 

Proprio in vista della riunione del cosiddetto ‘club di Berna’ prevista per l’autunno di quell’anno a Colonia e di un’altra a Roma nella primavera successiva, D’Amato scrive al collega sugli argomenti in discussione: “Il più importante – si legge nel telex, finito al centro delle ricerche svolte dalla studiosa della Shoah ed esperta di storia dell’Ebraismo Giordana Terracina – mi sembra quello dello schedario dei terroristi”. Uno schedario che, come emerge dalla comunicazione, sarebbe stato “compilato su un formulario” stampato dai servizi di sicurezza “svizzeri” e inviato ai nove paesi europei in un “congruo numero di copie” circa “mille”. “Sarebbe opportuno – scriveva D’Amato – che ogni delegazione ne riempia il maggior numero possibile, in modo che attraverso la consegna reciproca che viene fatta nel corso della riunione, lo schedario dei nove paesi nascerà appunto nel corso della riunione stessa”. 

Nel telex l’allora direttore degli Uffici Affari Riservati del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato faceva riferimento al tema “violenza rivoluzionaria” divenuto argomento “permanente all’ordine del giorno” delle “nostre riunioni” e, in chiusura, sottolineava: “Mi risulta, infine, che i vostri servizi nutrono qualche preoccupazione per lo svolgimento delle Olimpiadi di Monaco, per cui si potrebbe includere questo argomento all’ordine del giorno ed interessare fin da ora i servizi dei Paesi amici”. 

Nella riunione precedente del ‘club di Berna’, il 29 e 30 giugno 1971, come si legge dalla relazione recentemente desecretata, i capi delle Intelligence di Germania, Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo e Olanda, a cui si erano aggiunti Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti, avevano esaminato, su richiesta della Svizzera, la questione di una “difesa comune dei paesi occidentali contro il terrorismo arabo”.  

In quell’occasione il delegato francese aveva messo l’accento sul “pericolo che l’appoggio politico-propagandistico prestato alle organizzazioni della Resistenza palestinese (Al Fatah, Flp ecc.) dai gruppuscoli dell’estrema sinistra parlamentare si sviluppi in una concreta collaborazione terroristica attiva, sotto l’aspetto rivoluzionario anticapitalista e antimperialista”. 

Gli 007 concordavano sul fatto che “non sono in pericolo soltanto obiettivi israeliani ma tutto ciò che può collegarsi all’appoggio occidentale” e valutavano esistente “la possibilità e la probabilità che in futuro non agiscano direttamente commandos di elementi arabi, bensì estremisti interni, in funzione antioccidentale e rivoluzionaria”.  

Dell’argomento terrorismo e Olimpiadi si tratterà effettivamente nella riunione di Colonia del club di Berna, come emerge dalla “Relazione sulle decisioni approvate nella riunione dei capi dei servizi di sicurezza dell’Europa occidentale tenutasi il 19 novembre 1971 a Colonia”. Un documento all’epoca classificato come “riservatissimo”. Riguardo all’argomento “scambio di informazioni durante i Giuochi Olimpici”, nella relazione si sottolineava: “Il rappresentante del Servizio tedesco riferisce sui problemi di sicurezza in relazione ai Giuochi Olimpici di Monaco nel 1972 – si legge – Chiede agli altri Servizi di informare immediatamente il servizio tedesco circa l’ingresso di persone sospette”. Tra i punti affrontati nella riunione anche la “lista dei terroristi da vigilare” che “tutte le delegazioni concordano di tenere aggiornata e scambiare tra delegazioni”. 

In un altro documento, datato 4 gennaio 1972, sul “Disturbo dei giochi olimpici 1972 a Monaco da parte di forze radicali politiche” si esaminavano i possibili rischi. “Sono prevedibili minacce e violazioni – si sottolineava anche in questo scritto – alla sicurezza dei giochi olimpici 1972 per motivi politico radicali, con notevoli, graduali sfumature, tanto provenienti dai settori dell’estremismo di sinistra e di destra, quanto anche da parte di estremisti stranieri”. Si fa quindi cenno all'”estremismo di Sinistra” – tanto “i gruppi della ‘Vecchia’ quanto quelli della ‘Nuova sinistra’” che “considerano lo sport come ‘campo di battaglia per discussioni di classe” – sia al “radicalismo di destra” ma anche al “radicalismo straniero”.  

A tal proposito si osservava: “Si temono gravi minacce alla sicurezza interna ed estera da parte di gruppi stranieri politici radicali che, in parte, raggiungono i loro scopi con la violenza e il terrore. Pur non essendo in possesso di notizie concrete – si premetteva – non si può escludere che estremisti e terroristi stranieri possano, durante i giochi olimpici, effettuare attentati (o rapimenti) su ospiti preminenti”.  

“Dall’estero sono previsti innanzitutto – si sottolineava – gruppi anarchici (particolarmente spagnoli), rivoluzionari maoisti (dell’area mediterranea), gruppi di studenti stranieri della ‘Nuova Sinistra’, Black-Panther ed altri razzisti, nonché circoli clandestini croati, irlandesi e palestinesi, che intenderebbero effettuare azioni radicali, spettacolari, ed in parte anche terroristiche durante i giochi olimpici. Molti di questi gruppi hanno notevole esperienza nell’uso delle armi e di esplosivi”.  

Nel documento si passavano in rassegna anche possibili azioni come, nella “zona dello svolgimento delle gare”: “disturbo dello svolgimento delle gare”, “distruzione o disturbo di altoparlanti, disturbo delle cerimonie, spegnimento del fuoco olimpico, danneggiamento agli impianti sanitari, furto o distruzione di bandiere, razzi lancia manifestini e aerei trainanti slogan di propaganda politica”.  

All’esterno “della zona degli ambienti sportivi” si faceva riferimento al “blocco dei mezzi di trasporto”, ma anche ad “attentati e dimostrazioni contro il ‘Centro organizzatore di Munchen, attentati e occupazione degli uffici di ‘organizzazioni fasciste'” e, “all’esterno delle località” si ventilavano rischi di “attentati su ospiti preminenti e rapimenti da parte di terroristi stranieri, molestia e discriminazione di sportivi e dirigenti sportivi, dimostrazioni con manifesti e volantini”. 

“Nonostante già dal 1971 vi fossero delle preoccupazioni evidenti sulle olimpiadi, sembra che il governo tedesco abbia sottostimato la minaccia”, afferma all’Adnkronos la studiosa della Shoah ed esperta di storia dell’Ebraismo Giordana Terracina. 

“Già nell’agosto 1971 in una lettera del capo dell’Ufficio affari riservati, Federico Umberto D’Amato, al suo corrispettivo, il capo dell’intelligence interna tedesca Hubert Schrübbers, si parla della necessità da parte dei servizi europei di schedare i potenziali terroristi arabi in Europa in relazione a preoccupazioni tedesche riguardo alle olimpiadi di Monaco – osserva la studiosa – Inoltre già in un rapporto del marzo 1972 è evidente come i servizi europei avessero una conoscenza dettagliata dell’organizzazione terroristica ‘Settembre Nero’, e soprattutto di come essa fosse controllata dal servizio di intelligence dell’Olp, il Jihaz al-Rasd di Abu Iyad e Ali Hassan Salameh. Conoscevano sia le attività del Rasd in Europa sia i nomi e gli alias dei loro membri, alcuni dei passaporti falsi concessi dai governi arabi che i terroristi utilizzavano per spostarsi e la loro rete finanziaria in Europa. Nonostante già dal 1971 vi fossero delle preoccupazioni evidenti sulle olimpiadi, sembra che il governo tedesco abbia sottostimato la minaccia”. 

In Italia “molto è stato fatto in materia di desecretazione, ma molto ancora è da fare” e procedere sulla strada della desecretazione è “indispensabile per arrivare ad una chiarezza totale su questi fatti”, spiega la studiosa. 

“In Italia molto è stato fatto in materia di desecretazione, ma molto ancora è da fare, in particolare carte come quelle di Stefano Giovannone, agente a Beirut del Sismi, il servizio di intelligence militare italiano, nel periodo della guerra civile libanese – continua – Queste carte potrebbero contenere elementi fondamentali per far luce su molti aspetti del terrorismo palestinese in Europa e su fatti come quelli di Bologna, Ustica, la sparizione dei giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni nel 1980 a Beirut, mentre indagavano sul traffico di armi”. 

 

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Coronavirus

Covid oggi Calabria, 618 contagi e 2 morti: bollettino 4 dicembre

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(Adnkronos) – Sono 618 i nuovi contagi da covid in Calabria secondo il bollettino di oggi, 4 dicembre. Si registrano inoltre altri due morti. 2.906 i tamponi effettuati, +335 guariti, il sale a 3.134 il totale dei decessi. Il bollettino, inoltre, registra +281 attualmente positivi, +1 ricoveri (per un totale di 144) e, infine, -1 terapie intensive (per un totale di 5). 

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Manovra 2023, Meloni: “Aumento tetto contante non favorisce evasione”

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(Adnkronos) – “Non tutti forse sanno che l’anno in cui c’è stata meno evasione fiscale è stato il 2010”, quando “il tetto al contante era 5mila euro. Più fai salire il tetto al contante meno favorisci l’evasione”. Così la premier Giorgia Meloni, in una diretta su Facebook. “Abbiamo aumentato il tetto al contante banalmente perché il tetto al contante sfavorisce la nostra economia e crea problemi alla nostra economia perché noi – sottolinea la premier – siamo in un mercato europeo e il tetto al contante ha senso solo se ce l’hanno tutti. La Germania non ha un tetto al contante, non lo ha nemmeno l’Austria. Gli stranieri che hanno contanti – dice – magari preferiscono spenderli in altre nazioni perché in Italia non si può fare”. 

“Sull’obbligo di pos – continua Meloni -, ci si accusa ‘volete impedire di pagare con moneta elettronica, volete favorire l’evasione’. Si sta valutando di non obbligare i commercianti ad accettare il pagamento con pos per piccoli importi: noi fino a 60 euro non vorremmo obbligare, ma quella di 60 euro è una soglia indicativa, può essere anche più bassa, su questo – spiega – c’è una interlocuzione in corso con l’Ue”.  

Nella manovra varata dal governo, continua la presidente del Consiglio, “ci sono segnali chiari”, a partire dal messaggio “del non disturbare chi vuole fare”. Su molte decisioni assunte “la sinistra non è d’accordo: menomale. Se fossero d’accordo, allora ci sarebbe qualcosa che non va”, sottolinea. “Difendere le aziende strategiche italiane è quel che faremo”, assicura quindi la premier. 

Riguardo alle polemiche dopo le modifiche, “non credo che chi ha realizzato il Reddito di cittadinanza intendesse assicurarlo dai 18 anni fino alla pensione di cittadinanza. Se non era questo l’obiettivo, forse devi considerare che qualcosa non ha funzionato. Tra le cose che ho sentito è che ‘la Meloni ci toglie il reddito e ci costringe ad andare a rubare’. Tra percepire il reddito e andare a rubare – dice la premier – c’è un’opzione che è quella di andare a lavorare, forse dovresti prenderla in considerazione. Più percepirai il Reddito più sarai povero e difficile da reinserire nel lavoro. Io voglio regalare la dignità del lavoro a persone che non meritano di essere mantenute”. 

“Voglio aiutare persone a uscire dalla povertà con il lavoro: il lavoro porta ovunque, il Reddito di cittadinanza ti tiene dove sei, non c’è scampo”, dice ancora Meloni.  

Sul fronte sicurezza, invece, “ci siamo occupati della questione dei rave illegali. In Italia – sottolinea Meloni – è difficile con il governo attuale organizzare un rave illegalmente e le regole si rispettano. Quell’Italia nella quale lo Stato vessa le persone per bene e fa finta di non vedere chi agisce nell’illegalità è finita”. 

Per quanto riguarda invece le misure del governo per Kiev, “noi – dice Meloni – abbiamo difeso e continueremo a difendere l’Ucraina, ma non scaricheremo sui cittadini italiani i costi delle nostre scelte a livello internazionale”. L’ultimo Consiglio dei ministri ha varato un provvedimento “che ci ha consentito di garantire la sopravvivenza, la continuità produttiva della raffineria di Priolo, un’azienda che con l’indotto coinvolge circa 10mila lavoratori in una terra come la Sicilia: l’abbiamo messa in sicurezza. La Lukoil continuerà a produrre grazie ai provvedimenti del governo: queste 10mila persone continueranno a lavorare. Una materia strategica come quella che riguarda il petrolio che rischiava di finire nel calderone delle sanzioni contro la Russia”, illustra il presidente del Consiglio. 

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Coronavirus

Covid Francia, non escluso il ritorno alla mascherina obbligatoria

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(Adnkronos) – Con i contagi da covid ancora in aumento, in Francia non si esclude il ritorno alla mascherina obbligatoria per frenare la diffusione del Coronavirus. A metterlo in chiaro è stato il ministro della Salute, François Braun intervenendo su Bfmtv, dove ha fatto appello alla responsabilità individuale dei suoi connazionali, e dicendosi comunque contrario alla coercizione.  

“Se i contagi continueranno ad aumentare non esiterò se sarà necessario imporre l’obbligo della mascherina, anche se fosse in ogni situazione”, ha affermato. Ma, ha aggiunto, spiegando di non essere “favorevole alla coercizione” “ho fiducia nei francesi”. Il ministro ha poi esortato i suoi concittadini a farsi vaccinare, mentre la campagna per la quarta dose non avanza: “Lancio un appello solenne alla vaccinazione”, ha dichiarato, facendo eco all'”appello solenne” della premier Elisabeth Borne a utilizzare la mascherina nei trasporti pubblici.  

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