Minenna: “Avanti con il piano di digitalizzazione di Adm, è il nostro obiettivo principale”


Avanti con il “principale obiettivo” di “completare il processo di digitalizzazione già avviato nell’Agenzia, per renderla sempre più efficiente in termini di servizi e prestazioni, sia nell’ambito dei sistemi antifrode che nello smaltire le pratiche di sdoganamento”. Lo dice, all’Adnkronos, il direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, a pochi giorni dalla sua riconferma alla guida dell’ente pubblico, arrivata dopo poco più di un anno dal primo incarico. Incarico che, dice ancora, “è motivo di grande orgoglio” perché gli ha permesso di guidare l’Agenzia “in una fase complessa come quella segnata dall’emergenza sanitaria”. 

“Ringrazio – dice – tutto il personale, colleghe e colleghi che hanno affrontato questa fase così delicata con grande spirito di servizio per il Paese. Molte sfide sono state affrontate e vinte, come dimostrano i risultati ottenuti sul fronte della velocizzazione dei processi di sdoganamento, di vitale importanza proprio nella fase iniziale e più acuta del Covid-19” o come testimoniano, aggiunge Minenna, “l’attività legata ai porti” o “le nuove misure di controllo adottate nell’ambito dell’antifrode, fondamentali per gestire la fase Brexit, rendendo più agevole il transito delle merci e più attrattiva l’intera filiera della logistica italiana. La pandemia, inoltre, ci ha spinto a fare uno sforzo in più a favore del Made in Italy”.  

Quanto al piano di riorganizzazione e digitalizzazione di Adm, “in questa direzione va anche la scelta compiuta pochi giorni fa di applicare, per primi tra le Pubbliche amministrazioni, il cosiddetto ‘sblocca concorsi’, per lo svolgimento dell’atteso reclutamento di 2.500 posti di lavoro per il quale sono pervenute – annuncia Minenna – circa 160mila domande”. 

L’emergenza Covid – Il ruolo delle Dogane, “soprattutto nella fase iniziale della pandemia” è risultato “fondamentale per garantire il controllo e la verifica di tutti i dispositivi sanitari giunti nel nostro Paese”, attraverso un lavoro svolto “sempre nella massima sinergia con le altre autorità dello Stato”, dice Minenna. A dimostrazione dell’intenso lavoro, aggiunge, ci sono i numeri relativi al materiale fermato alla frontiera per irregolarità e difformità varie: “Oltre 18 milioni di mascherine sono state bloccate e a tantissimo altro materiale Dpi irregolare prontamente individuato e bloccato grazie al prezioso lavoro di intelligence del personale Adm. L’intensità dei controlli, insieme alle innovazioni digitali introdotte nei sistemi di controllo, ci consentono di dire oggi – spiega Minenna – che la situazione è monitorata con la massima attenzione e le criticità vengono affrontate e risolte con estrema puntualità. Fondamentale è stato ed è anche il ruolo dai nostri laboratori”. 

Sempre guardando ai controlli e alla sicurezza, da qualche settimana è partito il sistema a codici doganali utilizzato per identificare i vaccini nelle spedizioni. Secondo Minenna, “sta dando i suoi frutti. Ha come obiettivo – ricorda – quello di rimediare all’attuale mancanza di trasparenza delle esportazioni di vaccini fuori dalla Ue e garantire a tutti i cittadini europei un accesso rapido ai vaccini anti Covid-19, come previsto dagli accordi vigenti. Il meccanismo mira a prevenire – continua il direttore generale – l’esportazione da aziende con cui la Ue ha concluso accordi preliminari di acquisto (Apa), laddove esse ne minaccino l’esecuzione”.  

Gioco pubblico e illegale – Il lockdown ci ha consentito di comprendere meglio le dimensioni del gioco illegale” che nel 2019 risultava, secondo le stime del procuratore antimafia De Raho, “in circa 20 miliardi. In un Paese come l’Italia, con una regolamentazione stringente e un’autorità sul gioco, questo è inaccettabile”. Attraverso il Comitato per il contrasto al gioco illegale (Copregi), ricorda Minenna, gli interventi in “oltre 50 province” ha permesso di individuare “200 sale con gioco illegale e irrogando sanzioni per quasi un milione di euro. È l’unico modo per dare un segnale di ripristino delle regole. Mettiamo così le basi per un riordino del settore, che dopo diversi lustri richiede ormai un intervento di modernizzazione”, spiega ancora Minenna. 

Inoltre, con le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria e la conseguente chiusura delle sale da gioco pubbliche, spiega il direttore generale dell’Adm, sono state evidenziate “la presenza di infiltrazioni mafiose ma anche e soprattutto le difficoltà di una filiera produttiva che mantiene famiglie e imprese”. Per questo, dice ancora, “credo che mai come ora sia improcrastinabile la necessità di riscrivere in un testo unico le regole dei giochi, includendo anche che una parte delle entrate possano andare a Regioni e Comuni per dotarsi, ad esempio, degli strumenti necessari per la cura delle ludopatie”. E non solo, aggiunge Minenna, perché “bisogna agire con maggiore forza anche sul fronte delle sanzioni al gioco illegale e all’evasione da imposte da gioco”.  

I controlli nel 2020 – Una pandemia dalle “dimensioni planetarie” può causare “la messa in crisi dell’intero tessuto economico-sociale con ricadute di ogni genere anche e soprattutto sul fronte della sicurezza”. Come continua il direttore Minenna, guardando solamente alle operazioni legate alla droga, “in un solo anno è triplicato il quantitativo sequestrato”. Nel 2020, indica infatti, “ne sono stati sequestrati 27.895 chilogrammi di stupefacenti rispetto ai 9.512 chili del 2019. Un incremento che si deve quasi interamente all’attività nei porti e, in particolare, a quanto realizzato a Gioia Tauro, dove dai 1.930 kg sequestrati nel 2019, si è passati a 6.447 del 2020”, dice ancora. 

Proprio per la situazione emergenziale, “Adm ha da subito attivato tutte le procedure necessarie al fine di rafforzare quei controlli capillari” che hanno portato ai risultati record del 2020. “La direzione Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – ricorda Minenna – ha portato a termine nel 2020 operazioni importantissime intercettando prodotti illeciti come droga, rifiuti, medicinali e capi di abbigliamento contraffatti”.  

Criptovalute e mercati – “Quasi tutte le cripto-valute in circolazione al momento si comportano come asset speculativi ad alto potenziale di crescita, piuttosto che come strumenti di pagamento”, dice Minenna sull’argomento. Al momento, spiega, questo genere di valute “non credo possano prendere il sopravvento rispetto al sistema di pagamenti classico internazionale, che tra l’altro funziona pregevolmente bene”. 

“Alcune di esse, tra cui Bitcoin, hanno delle caratteristiche che le rendono indicate come riserva di valore, se la volatilità tenderà a ridursi sensibilmente con la crescita del mercato, altre no. Ethereum, ad esempio, non è de facto oro digitale, ma al momento si muove in sincrono con Bitcoin. Eppure – spiega il direttore generale di Adm – il suo network decentralizzato è incredibilmente sofisticato e permetterebbe un’infinità di applicazioni secondarie che sono state appena esplorate e che Bitcoin non consente. Diciamo che Ethereum al momento è una soluzione in cerca di un problema”, dice ancora Minenna. 

Quanto a una previsione proprio sulla criptovaluta più famosa, il Bitocin, “secondo il modello Stock-toFlow, che si basa sull’andamento dell’offerta e che, nonostante la sua semplicità, è stato in passato incredibilmente accurato nel prevedere i movimenti del prezzo, il prezzo dovrebbe assestarsi nei prossimi anni intorno ai 100.000 dollari, con un probabile overshooting sopra i 200.000 per via della bolla speculativa che si sta riformando intorno all’attuale ciclo rialzista. L’andamento storico ed alcuni dei modelli di valutazione, molto utilizzati per simulare il valore di Bitcoin, nel futuro prevedono una crescita consistente del suo valore unitario in dollari”. 

Euro digitale – Non manca, poi, l’accenno all’euro digitale: “E’ un progetto molto interessante cui manca, però, urgenza e necessità”, spiega Minenna, nell’evidenziare come “le banche centrali stiano accelerando in questo campo perché messe sotto pressione dal settore privato, ma la realtà è che il sistema finanziario attuale non sta domandando un nuovo strumento di pagamento”.  

“Giustamente – continua Minenna – si dice che l’euro digitale sarà solo un altro strumento che si affiancherà a quelli già disponibili: contante, depositi, carte di credito, un po’ come le auto elettriche si stanno affiancando a quelle a propulsione a benzina, gasolio, metano, senza sostituirle integralmente. Tuttavia – prosegue – al momento si fatica ad inquadrare quale sarà il pubblico di riferimento per l’euro digitale, se si dovrà prediligere la tracciabilità stile depositi bancari e dunque invadere il terreno di gioco delle banche oppure puntare più su uno strumento simile al ‘contante digitale’ che consente maggiore privacy nelle transazioni”. Infatti, come ricorda ancora il direttore generale di Adm, “una recentissima consultazione con il mercato sull’Euro digitale pubblicata dalla Bce mostra come gli operatori tengono in massimo conto il problema della riservatezza delle transazioni in digitale”. 

“In ogni caso, il mercato va velocissimo e l’utilizzo delle stablecoins, cioè valute digitali private che si ancorano con un cambio fisso alle valute tradizionali, è in esplosione con tassi di crescita esponenziali. Il punto è che in quel caso – indica ancora Minenna – il mercato le utilizza come ‘ponte’ tra il mercato delle cripto-valute e quello dei capitali tradizionali, un collo di bottiglia soggetto a strozzature tecnologiche e regolamentari. Al momento, anche le stablecoins non sono strumenti di pagamento. Ho come l’impressione che la fase di design dell’euro digitale non sia affatto conclusa e radicali ripensamenti sono ancora possibili”, dice. 

Il ruolo dei Porti – Infine, l’argomento Porti. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prosegue con la modernizzazione delle procedure e delle strutture dei Porti italiani. Lo fa “cercando di innovare processi, procedure e strumenti al fine di supportare al meglio l’industria nazionale e il commercio internazionale. Ciò passa per un incremento nell’efficienza della gestione delle merci, che non è possibile senza un innalzamento della qualità dei controlli, una loro velocizzazione e razionalizzazione”. Si tratta, aggiunge, di “obiettivi perseguibili senza rinunciare alla sicurezza solo grazie al massivo ricorso alle nuove tecnologie”. Ad esempio, spiega, “stiamo valutando nuovi scanner di ultimissima generazione e sistemi di monitoraggio, anche su droni, della movimentazione delle merci”.  

Proprio grazie all’innovazione, continua, è stato possibile qualche settimana fa il primo sdoganamento in mare, nel porto di Venezia, di merci alla rinfusa per navi mono clienti. “E’ la dimostrazione dell’importanza dell’innovazione procedurale – spiega Minenna – che rappresenta uno strumento operativo volto a velocizzare i traffici commerciali in ambito portuale e a sostenere una gestione più efficiente della componente logistica connessa alla movimentazione delle merci, intervenendo sulla tempestività e fruibilità delle informazioni relative al loro svincolo. Tale procedura – ricorda ancora il direttore generale – comporta l’abbattimento dei tempi di sdoganamento, di giacenza e di consegna delle merci anche per il settore rinfuse, che rappresenta circa un quarto del totale delle tonnellate movimentate annualmente”.  

E poi, continua Minenna riferendosi più in generale all’attività legata ai porti, a Taranto “abbiamo avviato il primo esperimento in Italia di incontro fra zona franca doganale con lo Zes (Zona Economica Speciale). Un lavoro finalizzato a valorizzare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo”.  

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