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Cronaca

Migranti, Sea Eye attracca a Pozzallo: a bordo 414 persone

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E’ attraccata nel porto di Pozzallo (Ragusa) la nave Sea Eye 4 con a bordo 414 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Tra loro ci sono anche 150 minori. I migranti verranno sottoposti al tampone e subito dopo gli adulti verranno trasferiti a bordo della nave Aurelia, per la quarantena. I minori non accompagnati saranno invece trasferiti in un centro di accoglienza in provincia di Ragusa. La nave era diretta prima a Palermo ma poi ha ottenuto l’autorizzazione per l’attracco a Pozzallo.  

IL SINDACO  

“Siamo tutti d’accordo, non potrebbe essere altrimenti, che ogni uomo in mare deve essere salvato, ma aldilà di questa comune premessa ogni istituzione deve assumersi la propria responsabilità. Non c’è più tempo per la cultura degli alibi, per lo scaricabarile, per i tentativi di nascondere le proprie inefficienze dietro le carenze e le manchevolezze degli altri. La Sicilia, l’Italia e l’Europa devono fare la loro parte e non limitarsi ad accusarsi a vicenda”, ha affermato il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna.  

“Non ho avuto, pur essendo il sindaco di una città che si è da sempre spesa per l’accoglienza, la possibilità di avere una interlocuzione con il governatore Musumeci sul tema dell’accoglienza – aggiunge – In Italia i governatori del centro destra si rifiutano di avviare una politica di redistribuzione dei migranti e non basta l’impegno del ministro Lamorgese per creare una cabina di regia, deve essere il presidente Draghi che deve mettere fra le priorità dell’agenda politica del suo governo il problema immigrazione. L’Europa si limita a vaghe esternazioni solidaristiche mentre Malta, ancora una volta, rifiuta la richiesta di un porto sicuro, l’Austria continua a rispedire al mittente le richieste di ricollocazione dei migranti”. Secondo il sindaco, “non si può continuare a rincorrere gli eventi, a tappare i buchi grazie alla disponibilità e all’impegno dei sindaci in prima linea. E’ ormai improcrastinabile un intervento strutturale che affronti la questione in tutta la sua complessità, una strategia che miri a prevenire e non a tamponare un fenomeno che verosimilmente potrebbe protrarsi ancora per decenni”. 

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Cronaca

Ex terroristi, decisione Corte Cassazione Francia il 28 marzo su estradizioni

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(Adnkronos) – La Corte di Cassazione ha esaminato oggi le eccezioni sollevate dalla Procura generale, la quale si era opposta al rifiuto della Corte d’appello di estradare dieci ex terroristi italiani reclamati dall’Italia. La decisione della Suprema Corte francese sarà annunciata il 28 marzo. L’Avvocato generale della Corte di Cassazione ha concluso per il rigetto delle istanze. 

A fine giugno 2022 il Procuratore generale aveva impugnato davanti alla Cassazione francese il no all’estradizione dei 10 ex terroristi italiani deciso dalla Corte di Appello di Parigi lo scorso 29 giugno.  

Le domande di estradizioni riguardano l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, tra i fondatori di Lotta Continua, da tempo malato, condannato a 22 anni come uno dei mandanti dell’omicidio Calabresi; gli ex Br Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Maurizio Di Marzio, Enzo Calvitti; l’ex militante di Autonomia Operaia Raffaele Ventura; l’ex militante dei Proletari armati Luigi Bergamin; l’ex membro dei ‘Nuclei armati contropotere territoriale’, Narciso Manenti. 

“Mi rallegro per la richiesta dell’Avvocato generale della Corte di Cassazione che ha concluso per il rigetto delle 10 impugnazioni seguendo la miglior giurisprudenza e rispettando i principi della legge”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Irène Terrel, l’avvocata francese di sette dei dieci ex terroristi italiani fermati in Francia a fine aprile 2021 nell’ambito dell’operazione ‘Ombre rosse’ commentando l’esito dell’udienza di oggi alla Corte di Cassazione.  

“I motivi di impugnazione sollevati dalla Procura generale non avevano alcun fondamento – sottolinea Terrel – e il ricorso deve essere respinto da un lato perché il procedimento in contumacia come previsto in Italia viola l’articolo 6 e dall’altro perché viene violato l’articolo 8 sul diritto alla vita privata e famigliare, i principi fondamentali previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo come aveva affermato la Corte di Appello di Parigi”.  

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Cronaca

Cybersicurezza, Verni (Difesa Online): “Pagare riscatto è reato? Cosa sapere sul ransomware”

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(Adnkronos) – La miglior difesa contro gli attacchi cyber sono la “prevenzione” e la “cultura della sicurezza” e “si potrebbe ragionare, seguendo peraltro l’esempio degli Stati Uniti” su una legge contro il pagamento dei riscatti disincentivando i ransomware. Lo afferma all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, responsabile Area Diritto di ‘Difesa Online’, che dopo l’attacco hacker che ha colpito alcuni Paesi tra i quali l’Italia, spiega cosa succede, dal punto di vista normativo, quando si finisce nel mirino dei criminali informatici. 

Innanzitutto l’avvocato fa una distinzione “a seconda di chi sia la ‘vittima’ colpita: in linea di massima, infatti, il pagamento del riscatto di un ransomware non dovrebbe creare alcun problema legale nel caso in cui la vittima sia un privato cittadino che vuole salvare i propri dati personali; diverso, invece, potrebbe essere laddove, ad essere ricattati, siano enti pubblici o aziende, in quanto il pagamento all’autore dell’attacco potrebbe integrare, a sua volta, e per certi versi, paradossalmente, una condotta penalmente rilevante. Nel primo caso, ossia quello del privato cittadino, la giurisprudenza è pressoché costante nel riconoscere a quest’ultimo la qualità di parte offesa, anche qualora decidesse di pagare il riscatto, senza incorrere nel reato di favoreggiamento”. 

“Nel secondo caso, invece, ossia quello in cui, a subire l’azione di pirateria informatica sia un ente pubblico, quest’ultimo, intanto, avrebbe l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria, derivandone una responsabilità dello stesso (ente) in caso contrario – spiega il responsabile Area Diritto di ‘Difesa Online’ – Dipoi, vi potrebbe essere una responsabilità erariale nel caso in cui, a pagamento avvenuto, non si riuscisse a dimostrare che l’eventuale danno procurato all’amministrazione sia stato comunque minore rispetto a quello che l’ente avrebbe subito dalla perdita dei dati. Ancora diverso, il discorso, nel caso in cui a subire l’attacco sia invece un’azienda, in quanto si potrebbero configurare, tra l’altro, diversi reati di natura societaria, previsti, in particolare, dalla relativa normativa sulla responsabilità amministrativa da reato”. 

Per quanto riguarda invece i responsabili degli attacchi, “i reati ipotizzabili a carico delle cyber-gang potrebbero essere, in linea di massima, quelli di ‘estorsione’ o quello di ‘accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico’ o, ancora, quello di ‘danneggiamento di sistemi informatici e telematici'”. “Certo, occorre essere sicuri, nei limiti del possibile, che si tratti di criminali isolati o di cyber-gang, appunto, perché, ove si trattasse di organizzazioni terroristiche, il discorso cambierebbe, perché ci si potrebbe imbattere in divieti specifici, previsti a livello internazionale, con le conseguenze, anche penali, del caso”, sottolinea Verni. 

Secondo l’avvocato, in ogni caso, pagare il riscatto agli autori di ransomware non vale la pena “dal momento che, anche se lo si facesse, non vi sarebbe alcuna garanzia di ricevere le chiavi per sbloccare i dati criptati illegalmente. E, probabilmente, si verrebbe anche ritenuti come persone disposte a pagare e, quindi, nuovamente esposti al pericolo”. Sull’ipotesi di una legge che, in caso di richiesta di riscatto, imponga il blocco dei beni così da disincentivare un tal tipo di attacchi, secondo l’avvocato “ci si potrebbe ragionare, seguendo, peraltro, l’esempio degli Stati Uniti”. 

Discorso a parte, invece, va fatto nel caso in cui l’autore di un attacco cibernetico fosse un attore statale: “La situazione cambierebbe ulteriormente, perché, ne potrebbe derivare un vero e proprio conflitto tra Stati. Non è un caso che, ad oggi, per l’importanza che esso ha ormai assunto, lo spazio cibernetico è divenuto a tutti gli effetti un dominio operativo, dove poter estendere, in poche parole, l’azione bellica. Nella dottrina della Nato, anche per rimanere alla situazione attuale caratterizzata dal conflitto russo-ucraino (ma non solo), si afferma che un attacco cibernetico contro uno dei propri Stati membri, proprio perché potenzialmente in grado di arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato cinetico o ‘tradizionale’, possa essere equiparato a quest’ultimo e, dunque, legittimare la difesa collettiva stabilita dall’articolo 5 del suo Trattato istitutivo”. 

L’avvocato Verni ricorda che “la miglior difesa contro gli attacchi cyber è la prevenzione: quanto più essa sarà svolta ad alto livello, tanto più i danni di un’eventuale azione di pirateria informatica saranno minori. Al contrario, è facile intuire che essi sarebbero devastanti – osserva Verni – E, proprio in tale ottica, si è sviluppato un preciso sistema normativo, tanto a livello nazionale che europeo che pone, in capo agli attori pubblici e privati (aziende), precisi doveri incentrati su un insieme di azioni indirizzate, prevalentemente, alla predisposizione di adeguati processi di sicurezza e sistemi di monitoraggio, rilevamento e analisi del rischio”. 

“Con una responsabilizzazione sempre maggiore di chi, nelle varie figure, è chiamato ad operare in tal senso, tanto nel pubblico, quanto nel privato e con una sempre più marcata attenzione tanto alle reti ed ai sistemi informatici, con un cyber-design ‘ad hoc’, quanto agli stessi prodotti immessi sul mercato con la relativa catena di distribuzione; il tutto in un contesto di una sempre maggior armonizzazione, cooperazione e sinergia tra gli Stati dell’Unione – continua Verni – Si possono ricordare, in tal senso, a livello italiano, la Strategia nazionale di Cybersicurezza 2022-2026 ed il relativo piano di implementazione, o, a livello europeo, la direttiva Network and information systems Nis) 2, il Cyber Resilience Act- Cra ed il Cybersecurity Act- Csa. Certamente, è un campo in continua evoluzione, e le istituzioni, ai vari livelli, hanno l’arduo compito di riuscire a stare al passo con i tempi. Solo per i privati cittadini, ad oggi, non sembra esservi nessun particolare obbligo, se non quello rimesso alla propria diligenza”. “E’ chiaro – aggiunge – che, anche per essi, vale lo stesso discorso fatto prima: più sarà alta l’attenzione volta a prevenire, minori saranno i danni eventualmente subiti”. 

“Ci vuole cultura della sicurezza e, d’altronde, anche se sotto altro aspetto (comunque collegato), un passo in avanti in tal direzione si è iniziato ad avere, almeno per una certa parte della popolazione, con il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali, del 2016, che ha imposto precisi obblighi anche in capo a singoli professionisti – ricorda l’avvocato – Anche perché, non bisogna sottovalutare il cosiddetto ‘spillover effect’, ovvero l’effetto secondo cui, contagiato uno, si potrebbero contagiare, a cascata, anche coloro che si trovassero a venire ad interagire con costui. E questo, naturalmente, vale per tutti: cittadini singoli, aziende, enti pubblici”. 

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Anarchici, Perrugini (Oss. Anni piombo): “Alla Sapienza parole choc, causa cattivi maestri”

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(Adnkronos) – “Queste sono esattamente le conseguenze di quando si hanno ‘cattivi maestri’ che una certa opinione pubblica ha continuato a sostenere grazie alla rete sempre attiva di ‘soccorso rosso’. Mi auguro solo che non arrivino a raggiungere gli stessi livelli di violenza ma che rimangano solo sfoghi di deviati che preferiscono distruggere invece di costruire”. Lo afferma Potito Perruggini, presidente dell’osservatorio “Anni di piombo” per la verità storica, commentando le parole “scioccanti” pronunciate all’assemblea in sostegno di Alfredo Cospito e contro il 41bis alla Sapienza come emerso in un servizio della trasmissione “Quarta Repubblica” di ieri. 

Nel servizio infatti, si riporta la voce di uno degli intervenuti secondo il quale “quello che è stato fatto negli anni 70-80 ha avuto un tale valore che ancora adesso lo stato e l’apparato dominante li maledicono. Maledicono appunto quelli che chiamano ‘anni di piombo’. Anni che invece sono stati rivoluzionari. Di piombo per loro, mentre Alfredo è al 41 bis. Non ci dobbiamo dimenticare dei nostri compagni, dei nostri fratelli a Parigi, esuli da 40 anni. Questo è un paese che non fa i conti con la propria storia”. 

Secondo Perruggini “le coincidenze temporali, come l’udienza di oggi a Parigi dei ‘loro fratelli brigatisti pluriomicidi’, lasciano presumere una regia più ampia che da tempo ha pianificato la strategia. Chi sta sottovalutando tutto questo continua ad offendere gli italiani tutti che ancora oggi stanno pagando le conseguenze di quegli anni di violenza estrema”. “La situazione è così grave e delicata che sembra surreale assistere ad una sinistra che si arrampica sugli specchi parlando delle condizioni di chi ‘poverino’ la nostra giustizia ha messo a scontare la pena col 41 bis – conclude il presidente dell’osservatorio ‘Anni di piombo’ – Forse si sono dimenticati che proprio il ‘loro’ ministro Cartabia ha firmato il provvedimento per Cospito? Speriamo riacquistino presto la memoria, potrei consigliargli qualche libro da studiare”. 

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Studenti.it, 2 studenti su 10 dichiarano di aver subito atti di violenza

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(Adnkronos) –
Il 20% degli studenti dichiara di aver subito atti di violenza. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dal sito Studenti.it che, in occasione della Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, ha intervistato oltre 4.000 ragazze e ragazzi, utenti del sito, per indagare quanto i due fenomeni sociali siano diffusi tra i giovani e capire, tramite le loro opinioni, come poter intervenire e prevenire questo genere di violenza. Studenti.it ha chiesto alle studentesse e studenti partecipanti al sondaggio le loro esperienze. Il 10% dei giovani ammette di essere stato vittima di bullismo, il 2% di cyberbullismo, mentre l’8% ha dichiarato di aver subito entrambe le forme di violenza. Il restante 80% del campione dichiara di non essere mai stato importunato o infastidito.  

Studenti.it ha inoltre domandato il motivo per cui, secondo loro, i bulli si comportano da tali con i loro coetanei. Il 37% crede che si tratti di persone deboli che cercano di dimostrare di essere forti. Il 16% ritiene invece che dipenda da una cattiva educazione e che i bulli sono persone prepotenti a cui nessuno ha mai posto limiti. Secondo il 9% degli intervistati, chi fa atti di bullismo non teme le conseguenze delle proprie azioni, mentre l’8% ritiene che il motivo si nasconda nel non saper accogliere e rispettare la diversità. Non sa darsi una spiegazione il restante 30%. 

Studenti.it, inoltre, ha rilevato che è proprio la scuola il luogo in cui avvengono più di frequente gli atti di bullismo: è stato così per il 43% degli intervistati, mentre il restante 48% ha subito questo genere di violenza in altri contesti, fuori dalle mura scolastiche. Solo il 9% dei giovani dichiara di essere stato vittima di bullismo sui social media, in particolare su TikTok (4%), Instagram (3%) e Youtube (2%).  

Mentre il 24% degli intervistati ha subito bullismo senza reagire, il 22% si è difeso autonomamente a tali atteggiamenti di prepotenza. Alcuni giovani si confidano con la famiglia (12%), altri con i professori (5%), ma solamente il 3% ha scelto di denunciare legalmente l’accaduto. Il 42% degli intervistati ritiene che le vittime non si espongono legalmente per paura di ritorsioni. Il 36% pensa che la causa sia nella rassegnazione, nella convinzione che denunciare non servirà a cambiare le cose. Per il 22% la motivazione è da ricercare nel non sentirsi protetti da chi dovrebbe, invece, tutelarli.  

Infine, secondo il 41% dei rispondenti all’indagine di Studenti.it, per combattere il bullismo e cyberbullismo occorre introdurre pene più severe, oltre a promuovere attività di sensibilizzazione nelle scuole (39%). Sarebbe invece molto utile, per il restante 20%, inserire all’interno della scuola una figura professionale di riferimento, come un tutor o uno psicologo a cui rivolgersi in caso di aiuto. 

“Il tema del bullismo e del cyber-bullismo tocca da vicino la Generazione Z. Come dimostrano i dati dell’indagine di Studenti.it, un’elevata percentuale di ragazzi e ragazze ne è vittima e non sempre trovano la forza o il coraggio per denunciare. Anche Webboh si è sempre schierato dalla parte di chi subisce quella che è una violenza a tutti gli effetti e cerchiamo di sensibilizzare sul tema, anche collaborando con alcune onlus attive nel settore” dichiara Giulio Pasqui, CEO di Webboh.it. 

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Sondaggio, uomo e giovane l’identikit del consumatore di insetti

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(Adnkronos) –
Uomo e giovane è l’identikit del consumatore più propenso ad accogliere gli insetti edibili nella propria dieta. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista “Plos One” e realizzato dalle Università di Pisa, Parma, Ghent in Belgio, Cornell negli Stati Uniti e Nanjing in Cina. La ricerca è stata condotta attraverso un sondaggio realizzato a febbraio e marzo 2022 su un campione di circa 3000 persone dislocate in cinque diversi paesi (Belgio, Cina, Italia, Messico e Stati Uniti) con vari livelli di cultura gastronomica legata al consumo di insetti. 

“Si tratta del primo studio che mette a paragone più paesi in continenti diversi – spiega Simone Mancini, ricercatore del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa – stiamo utilizzando i dati raccolti per ricerche e pubblicazioni ancora in corso, si tratta di materiale molto utile per chiunque si occupi di marketing in questo settore”. 

Dai risultati del sondaggio è emerso che il genere è il fattore principale che influenza il livello di accettazione, con il maggiore di rifiuto in Italia (circa 85% donne e 75% uomini) e il minore in paesi come Messico (circa 46% donne e 15% uomini) e Cina (circa 62% donne e 50% uomini) dove l’entomofagia è culturalmente più accettata. Nei Paesi poi dove la predisposizione a includere gli insetti nella dieta è minore, ovvero Italia e Belgio, l’età più giovane è un fattore che predispone positivamente al consumo. Considerando infine tutti i cinque paesi, l’accettazione degli insetti trasformati, ad esempio nelle farine, è risultata sempre maggiore rispetto a quelli interi. 

“La maggiore propensione al consumo nella fascia di popolazione tra i 18 e i 41 anni rispetto agli over 42 potrebbe essere spiegata dalla curiosità dei più giovani verso il novel food e da una maggiore sensibilità rispetto ai temi legati alla sostenibilità alimentare – dice Mancini – in generale, per quanto riguarda il nostro paese, i risultati in parte confermano che gli italiani sono meno pronti a inserire questi novel food nella loro dieta, ma denota anche come altri Paesi europei o occidentali abbiano già superato queste barriere e siano pronti a buttarsi sul mercato”. 

Per l’Università di Pisa ha partecipato allo studio insieme a Simone Mancini anche la professoressa Roberta Moruzzo del Dipartimento di Scienze Veterinarie. 

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Vaticano, Gip Milano dà ragione a Cecilia Marogna: “Illegittimo il sequestro del cellulare”

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(Adnkronos) – Il Gip dà ragione a Cecilia Marogna e ordina il dissequestro del telefono cellulare dell’imprenditrice sarda arrestata nell’ottobre 2020 a Milano su richiesta del Vaticano e attualmente imputata nel processo di Oltretevere nato dallo scandalo del palazzo di Londra. Lo riferisce all’Adnkronos il procuratore in atti della Marogna, Riccardo Sindoca, che spiega di aver già fatto richiesta al promotore di Giustizia Vaticano di restituzione dello smartphone. Annullando con l’ordinanza depositata oggi il decreto di sequestro probatorio emesso dal pm di Milano nel gennaio 2021, il gip Luca Milani rileva in particolare come il provvedimento sia “illegittimo” essendo “stato adottato dopo la pronuncia del dispositivo con il quale la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di convalida dell’arresto di Cecilia Marogna, disposto per fini estradizionali”.  

“Appare del tutto evidente – si legge nell’ordinanza – come la richiesta di consegna del telefonino appartenente a Cecilia Marogna, inoltrata dall’Autorità giudiziaria vaticana alla magistratura italiana tramite lo strumento della rogatoria internazionale, si sia fondata su un presupposto rivelatosi poi insussistente, ovvero su un sequestro asseritamente legittimo”. Ma, sottolinea il gip, “il vincolo reale sul bene era stato imposto nell’ambito di una procedura illegittimamente instaurata, all’interno della quale – peraltro – l’interessata è stata privata della libertà personale”.  

Tra l’altro, evidenzia il magistrato, in seguito alla sentenza della Cassazione del dicembre 2020, con la quale è stata annullata l’ordinanza di convalida dell’arresto della Marogna, “sarebbe stato opportuno, per l’autorità giudiziaria rogante interessata ad ottenere la consegna del telefonino dell’interessata trasmettere un’autonoma richiesta di assistenza giudiziaria, volta ad ottenere il sequestro probatorio del dispositivo, non la mera consegna” e il fatto che il pm di Milano, “allo scopo di rispondere all’originaria richiesta di assistenza”, abbia deciso “di disporre autonomamente il sequestro probatorio del telefonino, costituisce opzione indubbiamente solerte e collaborativa sul piano dei rapporti con l’autorità giudiziaria straniera, ma priva di adeguato supporto normativo”. 

 

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‘Senza madre’ è il libro-inchiesta che svela storie drammatiche di figli sottratti alle proprie mamme dallo Stato

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(Adnkronos) – Cosa succede alle donne che denunciano violenza domestica? Nel cortocircuito giudiziario che spesso le trasforma da vittime in carnefici, può accadere loro perfino di vedersi sottratto il proprio figlio dalla Stato, magari in nome di teorie psicologiche senza fondamento, come quella “dell’alienazione parentale”, sconfessata dalla comunità scientifica. Danni collaterali? Calvari giudiziari combattuti a suon di carte bollate, perizie, incontri protetti, un fiume di denaro speso in avvocati e consulenti tecnici per difendere se stesse e i propri bambini dalla macchina dello Stato. 

Una spirale assurda e drammatica ora raccontata in un libro-inchiesta in arrivo in libreria “Senza madre. Storie di figli sottratti dallo Stato”, pubblicato dalle Edizioni scientifiche Magi e frutto del lavoro di dieci tra giornaliste e attiviste. Clelia Delponte, Franca Giansoldati, Flavia Landolfi, Silvia Mari, Assuntina Morresi, Monica Ricci Sargentini, Nadia Somma, Paola Tavella, Emanuela Valente e Livia Zancaner spiegano -attraverso testimonianze dirette- quanto succede nei tribunali italiani, fatti ancora poco noti alla pubblica opinione. La prefazione è di Francesca Ceroni, sostituta procuratrice della Repubblica presso la Corte di Cassazione, mentre la postfazione è curata dalla giornalista Monica Lanfranco. 

“In questi casi -spiega all’Adnkronos Flavia Landolfi, una delle autrici del volume- la stella polare che guida i procedimenti di affidamento dei minori non è il benessere psicofisico, ma la bigenitorialità, sempre e comunque, anche contro il volere dei più piccoli, anche in presenza di evidenti segnali di violenza domestica. Il meccanismo è semplice: nei casi controversi o su richiesta delle parti viene nominato un esperto (psicologo o psichiatra), che attraverso una perizia stabilisce il da farsi, a volte anche il calendario delle visite”. (segue) 

Madri sotto accusa costrette a dimostrare la propria innocenza 

“Con il cavallo di Troia dell’alienazione parentale -prosegue la giornalista- sempre più spesso le perizie rintracciano nel rifiuto del bambino la mano materna, il plagio, la manipolazione. Ed è su questo che i giuristi dovrebbero saltare sulle sedie, sulle procedure giudiziarie che indagano le eventuali manipolazioni. L’elefante nella stanza è innanzitutto il ribaltamento del principio di non colpevolezza, architrave del diritto moderno, spina dorsale dello stato di diritto. Per il solo rifiuto del bambino a frequentare l’altro genitore, le madri si trovano sotto accusa, a dover dimostrare la propria innocenza”. 

Il libro verrà presentato a Roma il prossimo 9 febbraio, alle 10,30 nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (in via della Dogana Vecchia 29) per iniziativa della senatrice Valeria Valente, già presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, che parteciperà all’incontro con Maria Teresa Bellucci viceministra per il lavoro e le politiche sociali, insieme alle autrici Franca Giansoldati, Flavia Landolfi, Silvia Mari Assuntina Morresi, Nadia Somma, Paola Tavella, Emanuela Valente, Livia Zancaner. A moderare il dibattito sarà la giornalista Flavia Fratello.  

Sono storie vere, crudeli e assurde, portate alla luce da giornaliste che da anni hanno indagato su questa pratica ingiusta: avvengono tutti i giorni, in tutte le città, a ogni ora. Vicende drammatiche di cui quasi nessuno sa, di cui quasi nessuno parla. Ad accomunarle è la sindrome da Alienazione Parentale (Pas), quella dinamica psicologica disfunzionale, che “porterebbe uno dei genitori, a seguito di una separazione coniugale, a manipolare il figlio minore, alienandolo da altri affetti e producendo odio e rancore verso l’altra figura genitoriale”. (segue) 

Autrici 10 giornaliste, attiviste e madri denunciano una pratica ingiusta 

Una teoria quantomeno controversa e screditata dalla comunità scientifica internazionale, poiché si basa su diagnosi spesso inefficaci e arbitrarie, ma che ciò nonostante, regna ancora sovrana nei tribunali italiani.  

Le modalità con cui i bambini vengono allontanati dalle madri -ritenute le principali figure alienanti- danno la misura di quanto il benessere dei piccoli sia l’ultima delle preoccupazioni degli operatori e servizi sociali. 

I bambini infatti vengono affidati a Case-famiglie, ad altre famiglie oppure addirittura a quei padri, già denunciati e, a volte, perfino condannati per violenza famigliare, mentre la quasi totalità delle madri è giudicata “idonea, non violenta, accudente”. Questo tuttavia non basta e molte di queste donne rischiano di non rivedere per anni, o addirittura mai più, i loro figli. (Rossella Guadagnini) 

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Cilento Tastes, nasce l’evento che aggrega le eccellenze enogastronomiche del Cilento

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(Adnkronos) – In Campania, tra il Golfo di Salerno e il Golfo di Policastro, fino ai confini con la Lucania, si estende il Cilento. Terra incontaminata che si dipana tra piccoli promontori, spiagge, grotte scavate nella roccia, colline puntellate da ulivi e i Monti Alburni, le ‘dolomiti del sud’. Una terra ancora selvaggia, dove lo sguardo si perde tra borghi di pescatori e maestose testimonianze archeologiche, come la Certosa di Padula e i Templi di Paestum. 

In tutta questa bellezza, il cibo è una roccaforte della biodiversità campana: qui dove il tempo sembra dilatarsi all’infinito, in controtendenza con la velocità imposta dai tempi moderni, il Cilento guarda all’enogastronomia come traino per le nuove offerte turistiche sempre più focalizzate sulla tipicità e sulla riscoperta dei piccoli, grandi territori. Da queste ispirazioni nasce Cilento Tastes per dar voce al ‘brand Cilento’ con i suoi piccoli artigiani del gusto. Una voce, finalmente, unica, forte e chiara: dal 22 al 25 aprile 2023, andranno in scena gli antichi mestieri e le produzioni di eccellenza in una location unica, si tratta di NEXT ‘Nuova Esposizione Ex Tabacchificio’ oggi un polo dedicato all’esposizione di eventi a Capaccio Paestum, situata in quella che una volta era un’area industriale e che ha tratto nuova linfa grazie all’ importante lavoro di recupero e valorizzazione realizzato dal Comune di Capaccio – Paestum. L’evento organizzato insieme a ‘Terra Cilenti’, società impegnata nella valorizzazione e promozione dei prodotti artigianali, degli antichi mestieri, e in modo più ampio nella divulgazione dello ‘stile di vita sano’ che caratterizza il Cilento, già ha aperto le iscrizioni a favore di aziende, ristoranti, chiunque contribuisca a diffondere la cultura della gastronomia cilentana nel migliore dei modi. Infatti, solo 100 saranno gli artigiani con i requisiti giusti che rappresenteranno il territorio nel corso dell’evento e che faranno parte della selezione ‘CilentoPerCento’. L’evento intende generare un nuovo flusso turistico, non a caso si svolgerà durante l’atteso ponte del 25 aprile. Al contempo, offrirà visibilità ai piccoli produttori, portandoli all’attenzione di buyer internazionali, giornalisti, blogger e opinion leader. Eventi e convegni faranno da cassa di risonanza alle piccole economie locali. Non solo nei 4 giorni di kermesse, ma anche e soprattutto dopo, esportando il “brand Cilento” fuori regione e nazione, attraverso la piattaforma di e-commerce permanente, che prenderà forma subito dopo l’evento. Anche il biglietto d’ingresso è stato pensato come volano per gli acquisti: genererà, infatti, una moneta elettronica che permetterà di degustare velocemente i migliori prodotti cilentani. 

Con Cilento Tastes, gli artigiani del gusto avranno modo di farsi conoscere attraverso aree di degustazione, ma anche attraverso laboratori della cultura mediterranea,cooking show e spazi riservati ai bambini per imparare giocando. Proprio questi ultimi vivranno un’esperienza unica, diventando ristoratori per un giorno. In un momento in cui ‘tipicità’ e ‘stile di vita sano’ sono temi caldi, puntare i riflettori sul Cilento è la scelta più naturale possibile, non a caso è qui che nasce il paradigma della “Dieta Mediterranea” di Ancel Keys, fisiologo americano, trasferitosi per circa quarant’anni a Pioppi per studiare gli effetti benefici di una corretta alimentazione. Proprio nel Cilento, scoprì “la ricetta dell’elisir di lunga vita”: cibo sano, pochissimi grassi saturi, il consumo regolare di verdura, frutta, cereali, olio extra vergine di oliva, e una buona attività fisica. Nel 2010, la dieta è stata riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto ed è stata inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. 

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Coronavirus

Bassetti: “11 persone indagate per reati contro di me, viva la giustizia”

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(Adnkronos) – “Finalmente, con somma gioia, apprendo che oggi è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini, con il quale 11 persone sono indagate per i reati di stalking di gruppo ed istigazione a delinquere perpetrati nei miei confronti da parte di novax nel 2021. Viva la giustizia”. Lo twitta Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive al policlinico San Martino di Genova.  

Su Facebook, Bassetti si sofferma sul tema covid-Sanremo. “Martedì con l’inizio del Festival di Sanremo si sancirà giustamente in mondovisione la fine dell’era italica delle regole Covid-19. Niente mascherine in platea, niente green-pass, niente tamponificio dietro le quinte e niente plexiglas o altre barriere. Che tutti ne prendano esempio. Tutti! Sarà l’ennesima dimostrazione, anche per tutti quelli che non li hanno fatti e li hanno attaccati, che senza i vaccini non ci saremo arrivati”, dice. 

“Sarà un festival come tutti quelli fino al 2020, anche grazie al lavoro dei medici e degli infermieri – rimarca Bassetti – che hanno lavorato pancia a terra negli ultimi tre anni per vincere questa guerra contro il Covid. Come trovai esagerato celebrare come eroi e fantascienziati alcuni medici, portandoli in prima fila nell’edizione del 2020 (quando ancora tutto doveva iniziare), trovo oggi un errore che di tanti che saranno a Sanremo non ci saranno quelli che hanno reso possibile questo ritorno alla normalità del passato. Gratitudine e riconoscenza. Queste sconosciute…”. 

 

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Cronaca

Cybersicurezza, Pennasilico (Clusit): “Attacco di banda criminale, una ventina i colpibili in Italia”

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(Adnkronos) – “C’è una banda criminale che sta sfruttando una vulnerabilità del 2021 per portare avanti una campagna ransomware e questa campagna ha interessato circa 2mila organizzazioni, in Italia una ventina”. Lo afferma all’Adnkronos Alessio Pennasilico, membro del Comitato scientifico di Clusit, Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, all’indomani del massiccio attacco hacker su cui ha lanciato l’allerta l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, sottolineando che gli obiettivi sono soggetti che “hanno server quindi non privati cittadini, ma imprese pubbliche, aziende dalle Pmi fino alle multinazionali, piccole e grandi pubbliche amministrazioni”. 

“Chiaramente se dovessero essere colpiti organismi rilevanti in termini di servizi, come ad esempio banche o assicurazioni, i cittadini subirebbero danni nel poter usufruire di quei servizi”, spiega Pennasilico sottolineando che “al momento non ci sono evidenze che dietro a quanto accaduto ci siano attori statuali”.  

Per proteggersi “la cosa più semplice è fare l’aggiornamento e fare in modo che quel tipo di server non sia esposto su internet”, precisa il membro del Comitato scientifico di Clusit secondo il quale chi non può fare l’aggiornamento dovrebbe “configurare filtri che impediscono al servizio vulnerabile di essere raggiunto”. Pennasilico, che fa “un plauso all’encomiabile lavoro dell’Acn”, sottolinea che l’attacco hacker “non va messo in relazione con i disservizi di Tim, problema che è stato risolto e non ha nulla a che vedere con l’attacco”. 

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