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Esteri

Migranti, Manhattan come Lampedusa: assediata dagli arrivi

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Il Roosevelt Hotel, per anni iconico quattro stelle di Manhattan, oggi ridotto a 'shelter' per tante persone alla ricerca del sogno americano

Il Roosevelt Hotel (Fotogramma/Ipa)

Migliaia di persone, ognuna con la sua storia, ammassate in condizioni spesso al limite. New York e Lampedusa, la prima una metropoli che si affaccia sull’Atlantico a ‘rischio distruzione’ come dice il sindaco Eric Adams, la seconda un’isola turistica nel cuore del Mediterraneo. Due mondi apparentemente lontanissimi, ma uniti da quella che è oggi una vera e propria emergenza mondiale, con le loro ‘città dei migranti’ che ne feriscono l’anima. Da una parte il Roosevelt Hotel, per anni iconico quattro stelle di Manhattan, oggi malinconicamente ridotto a ‘shelter’ per tante persone alla ricerca del sogno americano che ne assediano le eleganti stanze, un tempo frequentate anche dal personale dell’Alitalia. Dall’altra l’hotspot di contrada Imbriacola, dove l’emergenza è all’ordine del giorno e le disgrazie umane fanno i conti con la scarsa solidarietà europea.

New York e Lampedusa sono due facce della stessa medaglia. Stessi problemi di accoglienza, malcontento dei cittadini e centri al collasso diventati gironi danteschi da cui scappare al più presto. E la politica cerca di mettere toppe, ma fa fatica a dare risposte. La questione negli States come in Europa si è trasformata in un braccio di ferro politico tra destra e sinistra, con reciproci scambi d’accusa. Il sindaco della ‘Grande Mela’ ha parlato di una città piegata da un afflusso di 110mila richiedenti asilo e ammesso che non vede una soluzione all’orizzonte. “Questo problema distruggerà New York City – ha affermato – Non stiamo ricevendo alcun sostegno su questa crisi nazionale”. Parole che sanno di sconfitta e che non suonano strane neanche a Lampedusa.

Ieri sull’isola siciliana sono arrivate la premier, Giorgia Meloni, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Servono strumenti più efficaci di rimpatrio dei migranti illegali che vengano messi in campo dall’Unione Europea e non dai singoli Stati nazionali”, ha detto la presidente del Consiglio, invocando un maggiore coinvolgimento delle Nazioni Unite. Meloni ha ribadito l’importanza di “accordi strutturali” con i Paesi del Nord Africa per fermare le partenze ed evitare il dramma delle morti in mare, ma anche di “lotta più incisiva” contro i trafficanti di esseri umani.

Von der Leyen, dal canto suo, ha presentato un piano di azione in 10 punti per sostenere l’Italia, ma molti Paesi europei finora non hanno mai dimostrato una sincera volontà di aiuto. “Rischiamo un esodo biblico. Non è questione di ordine pubblico, ed è inutile fare interventi tampone. Lo devono comprendere tutti, anche in Italia”, ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, denunciando l'”esplosione” della polveriera Africa.

Una polveriera rischia di diventare anche il Roosevelt Hotel. Da qualche tempo la struttura ha riaperto per accogliere le famiglie di migranti con bambini che continuano ad arrivare in città dal confine meridionale, molti dei quali convogliati su bus diretti verso la Grande Mela dal governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott. L’edificio di Midtown che sorge a pochi passi dalla Fifth Avenue ha chiuso i battenti tre anni fa a causa dell’aumento dei debiti dovuto alla pandemia.

Aperto il 22 settembre 1924 dal politico, albergatore e avvocato americano Frank A Dudley, lo storico hotel che conta 1.025 camere con 33 suite su 19 piani venne curiosamente preso in gestione nel 1979 e poi definitivamente acquistato a fine anni Novanta dalla Pakistan International Airlines (Pia), che, a sua volta, lo scorso giugno lo ha dato in affitto per tre anni all’amministrazione di New York per una cifra non banale: 220 milioni di dollari.

Nei giorni scorsi il Roosevelt Hotel è stato teatro della visita di una delegazione dei Democratici guidata da Alexandria Ocasio-Cortez, che è stata contestata da alcuni cittadini, stanchi evidentemente dei tanti migranti che, causa ‘overbooking’, dormono sui cartoni intorno alle mura dell’hotel nominato in onore del presidente Theodore Roosevelt. La delegazione è stata bersaglio di attacchi da parte di manifestanti di destra che hanno sventolato cartelli che scoraggiavano il permesso di lavoro dei migranti.

Anche a Lampedusa cresce il malcontento per una situazione difficile, che tuttavia in queste ore sembra tornare verso la normalità, con poco più di un migliaio di migranti presenti nell’hotspot dopo i momenti difficili dei giorni scorsi quando se ne contavano quasi 7mila. Ma la rabbia cresce. “Vogliono fare qui un centro di trattenimento e rimpatrio per i migranti. Io non ho ascoltato un secco no. Noi sappiamo che vogliono fare un centro di rimpatrio. Ma noi non ci sacrifichiamo per tenere unita l’Europa”, ha affermato Giacomo Sferlazzo, che da qualche giorno guida la protesta dei cittadini lampedusani dopo l’ultima raffica di sbarchi di migranti.

Sbarchi che vanno avanti ormai da anni senza soluzione di continuità e che Gianfranco Rosi raccontò magistralmente in Fuocoammare nel 2016. Di tutt’altro tono, invece, erano i film girati nel Roosevelt Hotel, che nel corso degli anni apparve in diverse pellicole hollywoodiane da ‘Cameriera a Manhattan’ a ‘Il dittatore’ fino a ‘Malcolm X’. Più di recente l’hotel è stato protagonista in The Irishman.

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Carlo III e i ciclisti, la normalità del Re che non ti aspetti

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L'incontro casuale con il sovrano ripreso ad agosto, nel video la conversazione con i tre e i racconti del re sulla famiglia

Carlo III e Camilla - Afp

Giaccone impermeabile, berretto e bastone di legno. La normalità che ti aspetteresti da un qualsiasi signore a passeggio in un’umida campagna. E’ invece l’insolito ritratto di un Re Carlo informale, ripreso in un video da tre ciclisti, che, mentre pedalavano nelle Highlands scozzesi, si sono imbattuti nel sovrano britannico, mentre passeggiava da solo nella tenuta di Balmoral. Il video, che presumibilmente è stato girato il 25 agosto, ma che è stato pubblicato soltanto 2 giorni fa ottenendo già 300mila visualizzazioni, mostra un Carlo inedito anche nel modo di parlare. “E’ meraviglioso quassù”, ha detto, fermatosi a conversare con loro, il re ai ciclisti, per poi raccontare di essere ancora in vacanza, del tempo piovoso e di come fosse solito accamparsi nella zona con suo padre, il defunto principe Filippo, e la sorella, la principessa Anna.

“Fate attenzione a non cadere”, ha poi detto Carlo ai ciclisti. Mentre al termine della breve conversazione, quando il gruppo si stava allontanando, uno di loro ha osservato: “Che persona carina!”. Dello stesso tenore anche i commenti di chi ha visto il filmato. Tutti sottolineano unanimi la semplicità del re: “Una persona comune nata in un ruolo straordinariamente insolito – commenta uno di loro – Poi poter parlare e relazionarsi con tutti è un vero dono. Che onore incontrare un simile gentiluomo”.

Altri commentatori, che hanno dichiarato di non essere monarchici, hanno affermato che il filmato era sorprendentemente “toccante” e hanno elogiato il re per essere “con i piedi per terra”. “Non sembra affatto un re, ma un ragazzo così genuino e gentile. Che bella esperienza”, ha scritto uno di loro. “Fan della monarchia o no – si legge in un altro commento – quella piccola interazione dimostra solo che è un ragazzo che ha a cuore la vita all’aria aperta, l’ambiente, le avventure, lo sport ed era sinceramente interessato a quello che stavi facendo”.

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Emmanuel Macron, una fede per ogni mano: un regalo di Brigitte

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Il presidente francese, come ha raccontato, non si separa mai da quegli anelli

Doppia fede per il presidente francese, Emmanuel Macron, una su ciascuna mano. Anelli da cui non si separa mai, dono di sua moglie Brigitte, della quale si è innamorato all’età di 15 anni, quando lei era la sua insegnante. E’ stato lo stesso Macron a raccontarlo. Una fede intrecciata, di tre ori, come si vede in diverse foto, anche ufficiali.

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Migranti Francia, Corte Ue contro respingimenti: “Usarli solo come extrema ratio”

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La sentenza della Corte di Giustizia Ue, cui si è rivolto il Consiglio di Stato francese, boccia i respingimenti al confine in Francia

Migranti che camminano lungo un sentiero sabbioso a Gravelines - (Afp)

La Francia deve applicare la direttiva sui rimpatri, che prevede l’allontanamento forzato del migrante irregolare solo come extrema ratio, anche se ha ripristinato i controlli alle frontiere interne della zona Schengen. E’ quanto stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia Ue, cui si è rivolto il Consiglio di Stato francese, per appurare se, quando uno Stato membro decide di ripristinare temporaneamente i controlli di frontiera alle frontiere interne, possa adottare nei confronti del cittadino di un Paese terzo, privo di un titolo di soggiorno valido, a un valico di frontiera situato nel suo territorio e in cui vengono effettuati i controlli, un provvedimento di respingimento sulla sola base del codice frontiere Schengen, senza dover rispettare le norme e le procedure previste dalla direttiva sui rimpatri.

Tutto nasce da un ricorso presentato da diverse associazioni, tra cui gli Avocats pour la défense des droits des étrangers (Adde), che hanno contestato davanti al Conseil d’État (Consiglio di Stato) francese la legittimità di un’ordinanza che ha modificato il Codice sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri e sul diritto d’asilo (Ceseda). La Corte precisa che solo eccezionalmente la direttiva rimpatri consente agli Stati membri di escludere i cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare dall’applicazione della direttiva. Qualsiasi cittadino di un Paese terzo il cui soggiorno è irregolare deve, di norma, essere oggetto di una decisione di rimpatrio. Tuttavia, l’interessato deve, in linea di principio, beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo “in ultima istanza”.

Per la Corte, in una situazione del genere, un provvedimento di respingimento può essere adottato sulla base del codice frontiere Schengen ma, per allontanare l’interessato, devono comunque essere rispettate le norme e le procedure previste dalla direttiva rimpatri, il che, riconosce la Corte, può “privare di una larga parte della sua utilità” il respingimento. La direttiva rimpatri si applica, in linea di principio, a partire dal momento in cui il cittadino di un Paese terzo, in seguito al suo ingresso irregolare nel territorio di uno Stato membro, è presente sul territorio irregolarmente, senza cioè soddisfare le condizioni d’ingresso, di soggiorno o di residenza. Questo vale anche qualora, come nell’ipotesi in esame, l’interessato sia stato sorpreso ad un valico di frontiera situato nel territorio dello Stato membro di cui trattasi. Una persona può infatti essere entrata nel territorio di uno Stato membro anche prima di aver attraversato un valico di frontiera.

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Ucraina, atteso annuncio Biden su nuovi aiuti militari. Attacco a Kiev: 7 feriti

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Attacco missilistico anche contro la regione di Cherkasy. Zelensky alla Casa Bianca: atteso annuncio Biden su nuovi aiuti militari

Attacco ad una città ucraina - (Afp)

Un incontro alla Casa Bianca con Joe Biden e colloqui al Congresso di Washington per Volodymyr Zelensky oggi, giovedì 21 settembre. Parlerà ai senatori americani, a Capitol Hill, dopo l’incontro con il presidente degli Stati Uniti. Biden in questa occasione dovrebbe annunciare nuovi aiuti militari dagli Usa all’Ucraina, teatro dell’invasione della Russia il 24 febbraio dello scorso anno. E’ quanto si legge sul Guardian che cita un funzionario americano coperto da anonimato.

Intanto i carri armati Abrams promessi da Washington a Kiev saranno presto consegnati a destinazione, ha annunciato nei giorni scorsi il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin in una riunione del gruppo di contatto sull’Ucraina in Germania. “Sono lieto di annunciare che i carri armati M1 Abrams precedentemente promessi agli Stati Uniti saranno presto in Ucraina”, ha aggiunto Austin .

Sul fronte della cronaca della guerra, il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha reso noto attraverso il suo canale Telegram che un 18enne e una bambina di 9 anni sono stati portati in ospedale dopo che la Russia ha lanciato un attacco missilistico contro Kiev nelle prime ore di oggi. Altre cinque persone sono state ferite nel distretto Darnytskyi di Kiev dopo che i detriti dei razzi hanno causato un incendio in una stazione di servizio e hanno frantumato le finestre di un edificio a due piani.

Diverse esplosioni sono state udite anche nei quartieri Holosiivskyi della città e i soccorritori sono stati inviati anche nei quartieri Sviatoshynskyi e Shevchenkivskyi. In precedenza, l’aeronautica militare aveva avvertito che la Russia aveva lanciato missili da crociera verso l’oblast di Kiev e altre regioni. Sono state segnalate esplosioni anche a Kharkiv e Rivne.

La Russia ha inoltre lanciato un attacco missilistico contro la regione di Cherkasy, danneggiando un edificio pubblico. Cinque persone sono rimaste ferite e almeno un’altra persona è ancora sotto le macerie. Lo ha riferito il governatore regionale Ihor Taburets tramite il suo canale ufficiale Telegram.

Il ministero della Difesa russo ha annunciato che nella Crimea occupata dai russi si è verificato un attacco di droni su larga scala e ha aggiunto di aver abbattuto finora 19 droni e che si sono sentite esplosioni a Novofedorivka, Saky, Yevpatoriya, Dzhankoi e Balaklava. Fonti russe hanno precedentemente riferito su Telegram degli attacchi, sostenendo che un gran numero di droni stavano colpendo obiettivi in tutto il territorio. I dettagli sono in via di sviluppo, ma i video caricati sui social media mostrano esplosioni e il suono dei droni, mentre sarebbero state registrate oltre 20 esplosioni in diverse città della penisola.

La Crimea ospita una serie di installazioni militari russe che sono state sempre più attaccate mentre l’Ucraina cerca di degradare la logistica e le attrezzature russe. Il Servizio di sicurezza ucraino ha riferito all’Ukrainska Pravda che gli attacchi contro il quartier generale della flotta russa del Mar Nero vicino a Sebastopoli ieri hanno distrutto personale e attrezzature militari.

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Migranti Lampedusa, Frontex rafforza sostegno all’Italia: le misure

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L'Agenzia europea raddoppierà il numero di ore di volo dei suoi aerei sul Mediterraneo centrale e ha offerto altre immagini satellitari delle principali aree di partenza dalla Tunisia

Migranti in arrivo a Lampedusa - Afp


Frontex rafforza il suo sostegno all’Italia per aiutarla a fare fronte all’impennata di arrivi a Lampedusa. In una nota, l’Agenzia europea per le frontiere esterne ha fatto sapere che raddoppierà il numero di ore di volo dei suoi aerei che monitorano il Mediterraneo centrale e ha offerto ulteriori immagini satellitari delle principali aree di partenza dei migranti dalla Tunisia. Queste misure permetteranno alle autorità italiane di monitorare meglio i mari e supporteranno eventuali operazioni di ricerca e salvataggio.

Non solo: l’agenzia ha offerto un ulteriore supporto per la registrazione e l’identificazione dei migranti, inviando squadre mobili per la migrazione, composte da circa 30 esperti, nelle città di Reggio Calabria e Messina, dove molti dei migranti sono stati trasferiti.

“Stiamo collaborando attivamente con le autorità italiane e siamo pronti a rafforzare il nostro sostegno. Questa non è solo una sfida italiana, ma una sfida collettiva per l’Europa. Insieme, ci assumiamo la responsabilità condivisa di salvaguardare le frontiere esterne dell’Ue”, ha dichiarato il direttore esecutivo di Frontex Hans Leijtens.

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Tajani all’Onu: “Italia con Ucraina, a Zaporizhzhia rischio nuova Chernobyl”

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Il ministro degli Esteri: "Serve un Consiglio di sicurezza più rappresentativo e inclusivo"

Antonio Tajani - Fotogramma

“La posizione del governo italiano guidato dal primo ministro Giorgia Meloni sull’aggressione russa all’Ucraina è chiara e molto nota: siamo dalla parte dell’Ucraina, un popolo invaso che lotta per difendere la propria libertà e sovranità. Tutti subiamo le conseguenze di questa guerra che come un domino ha colpito le nostre società: crisi energetica, aumento dei prezzi delle materie prime, inflazione, rifugiati. Una crescente pressione migratoria dall’Africa, in particolare verso l’Italia, aggravata dalla crisi alimentare causata dal blocco dei cereali da parte della Russia. La comunità internazionale non si è arresa di fronte a queste difficoltà, nonostante la stanchezza delle nostre opinioni pubbliche. Vogliamo una pace giusta per l’Ucraina. Solo la pace significa libertà per l’Ucraina. Volodymyr Zelenskyj e il popolo ucraino sanno che l’Italia è con loro e sarà con loro. Per loro, ma per l’Italia stessa” Così il ministro agli Affari Esteri Antonio Tajani, intervenendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Palazzo di Vetro dell’Onu.

“Appoggiamo sinceramente la formula di pace in 10 punti del Presidente Zelensky”. Dunque Tajani illustra i tre punti prioritari per il governo italiano. “Primo: siamo molto preoccupati per la situazione di sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Dobbiamo appoggiare gli sforzi del direttore dell’agenzia nucleare dell’Aiea, Grossi. Il rischio è un’altra Chernobyl, si rischia più di una nuova Chernobyl”, mette in guardia.

“In secondo luogo – prosegue il ministro, intervenuto al Consiglio di sicurezza delegato dalla premier Meloni -, l’Italia condanna fermamente la decisione della Russia di porre fine all’Iniziativa sui cereali del Mar Nero. Questa decisione ha messo in pericolo la vita di milioni di persone in Africa, ha provocato l’insicurezza alimentare e ha costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le loro terre”, contribuendo a causare vittime nel “viaggio disperato verso il Mediterraneo”.

“L’Italia, che ha ospitato il vertice sui sistemi alimentari a luglio, saluta il Presidente Erdogan e il Segretario Generale Guterres per aver lanciato l’Iniziativa sui cereali del Mar Nero”, iniziativa che ha “il nostro pieno supporto”.

Infine, tra i punti evidenziati da Tajani, “la situazione umanitaria. Sosteniamo l’iniziativa del Vaticano mirata allo scambio di detenuti per consentire ai giovani bambini ucraini di ritornare alle loro famiglie”.

“La ricostruzione dell’Ucraina – ha aggiunto – sarà una delle massime priorità della presidenza italiana del G7 il prossimo anno. L’aggressione russa all’Ucraina ha raggiunto i siti religiosi. Secondo l’Unesco, più di 120 siti religiosi sono stati danneggiati. Dopo il bombardamento della cattedrale di Odessa abbiamo lanciato un progetto italiano per la ricostruzione. Odessa è stata progettata da architetti italiani. L’Italia sarà in prima linea nella ricostruzione. È un progetto di rinascita sociale e spirituale, potete contare sull’Italia. L’Italia lotterà sempre per la pace e sarà pronta a fare la sua parte. Ovunque”.

“Dobbiamo tutelare due principi essenziali della Carta delle Nazioni Unite: sovranità e integrità territoriale, ben riflessi anche nella posizione del G7 e nella recente dichiarazione finale dei leader del G20 a Nuova Delhi. Dobbiamo ammettere che qualcosa non ha funzionato. Pensavamo che la pace e la sicurezza internazionale fossero date per scontate. Il Consiglio di Sicurezza è bloccato da decenni. La posizione del governo italiano è molto chiara: abbiamo bisogno di un Consiglio di Sicurezza che sia più giusto, rappresentativo e inclusivo”, ha detto ancora Tajani.

“Più rappresentatività – rimarca il ministro – significa per noi dare più possibilità di sedere nel Consiglio all’Africa, all’Asia, all’America Latina e agli Stati insulari, senza però creare nuove gerarchie e privilegi”.

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Ucraina-Russia, Scholz all’Onu contro “Putin l’imperialista”

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L'attacco alla riunione del Consiglio di sicurezza

Olaf Scholz all'Onu - Afp

Olaf Scholz all’attacco dell'”imperialista” Vladimir Putin durante la riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “La ragione delle continue sofferenze in Ucraina e nel mondo è semplice e sconvolgente: il presidente russo vuole portare avanti il suo piano imperialista per conquistare il suo vicino sovrano, l’Ucraina”, ha detto il cancelliere tedesco, denunciando poi che “moltissimi bambini ucraini sono stati rapiti, le truppe russe hanno ucciso, stuprato e torturato”.

“Stanno minando intere regioni, trasformando i campi di grano in trappole mortali”, ha attaccato ancora Scholz, che ha poi esortato Putin a rispettare la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul ritiro delle truppe e la fine della guerra. “Niente suona più forte oggi del silenzio della Russia in risposta a questo appello globale per la pace”, ha detto Scholz.

“La pace senza libertà è oppressione. La pace senza giustizia è dittatura – ha concluso – Quanto più saremo uniti nel respingere l’aggressione russa, tanto prima finirà questa guerra”.

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Senato Usa, in aula con felpa e cappuccio: nuovo dress code non piace a repubblicani

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"Il mondo ci guarda quando siamo in aula e noi dobbiamo proteggere a tutti i costi la santità di questo luogo", dicono gli esponenti della minoranza

Il democratico Chuck Schumer

Sta creando polemiche, se non una vera e propria rivolta, la decisione del leader della maggioranza al Senato, il democratico Chuck Schumer, di abolire l’obbligo di giacca e cravatta per i senatori e dei tailleur per le senatrici. Una svolta troppo casual per i senatori della minoranza repubblicana che in 46 hanno firmato una lettera in cui si chiede di tornare al vecchio dress code.

“Permettere un abbigliamento casual in aula al Senato è una forma di mancanza di rispetto per l’istituzione che serviamo e le famiglie americane che rappresentiamo” si legge nella lettera in cui si definisce l’aula del Senato “un luogo di onore e tradizione”. “Il mondo ci guarda quando siamo in aula e noi dobbiamo proteggere a tutti i costi la santità di questo luogo”, conclude la lettera.

In effetti il nuovo dress code non obbliga ad un abbigliamento casual, dà solo la possibilità di sceglierlo, come ha detto Schumer nell’annunciare la misura. “I senatori potranno decidere cosa indossare per venire in aula”, ha detto, aggiungendo che personalmente lui “continuerà ad indossare giacca e cravatta”.

Entusiasta della svolta è John Fetterman, il senatore dem della Pennsylvania famoso per preferire felpe e pantaloni sportivi alla giacca e cravatta: “L’America è fondata sulla libertà e la scelta”, ha dichiarato a The Hill. Diversi repubblicani hanno preso di mira proprio Fetterman, accusando la leadership dem di aver adottato una misura tagliata per il senatore della Pennsylvania.

Ma non mancano democratici che sono critici della decisione del loro leader, come il centrista Joe Manchin che ha definito il nuovo dress code “sbagliato” perché “degrada” l’aula del Senato. La senatrice repubblicana Susan Collins ha poi ironizzato sulla mossa di Schumer: “domani penso di venire in aula in bikini”, ha detto ai giornalisti, poi passando a criticare la misura. “Credo che in Senato si debba mantenere una certa dignità e rinunciare ad un dress code secondo me, offende l’istituzione”, ha detto.

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Ucraina-Russia, Lavrov avverte l’Onu: “Cresce rischio di conflitto globale”

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L'accusa del ministro degli Esteri russo: "Da Occidente richiamo a norme e principi in modo selettivo". Zelensky esce prima dell'intervento. Da Blinken duro attacco a Mosca

Sergei Lavrov all'Onu - Afp

“I rischi di un conflitto globale stanno crescendo”. E’ l’avvertimento lanciato dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, nel suo intervento al Consiglio di sicurezza dell’Onu, sostenendo che è proprio per evitare questi rischi, “per indirizzare gli eventi in una direzione pacifica, che la Russia ha insistito e insiste affinché tutte le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite siano rispettate e applicate non selettivamente, ma nella loro interezza, compresi i principi di uguaglianza sovrana fra gli stati, la non ingerenza nei loro affari interni, il rispetto dell’integrità territoriale e il diritto dei popoli all’autodeterminazione”.

Il ministro degli Esteri russo ha poi accusato l’Occidente di ricorrere “in modo selettivo” alle norme e ai principi dell’Onu, caso per caso, “in base alle loro esigenze geopolitiche campanilistiche”. In una lunga tirata, il capo della diplomazia di Mosca ha affermato che questo ha portato a “scuotere la stabilità globale” e ad “esacerbare nuovi focolai di tensioni” che rischiano un conflitto globale.

E poi Lavrov ha contestato agli Stati Uniti e ai loro alleati di aver interferito “apertamente e in modo egregio” negli affari interni dell’Ucraina sin dal crollo dell’Unione Sovietica.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lasciato la sala dei lavori del Consiglio prima del previsto intervento del ministro degli Esteri russo, riferisce il Guardian, sottolineando come Lavrov stesso non fosse presente durante il discorso di Zelensky iniziato poco dopo il botta e risposta tra l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia e il premier albanese Edi Rama, presidente di turno dell’organismo, per la presenza alla riunione del presidente ucraino.

“L’invasione stessa della Russia viola i pilastri centrali della carta delle Nazioni Unite” e “la Russia commette crimini di guerra e contro l’umanità su base quotidiana” in Ucraina e usa l’arma della fame. A dirlo al Consiglio di sicurezza il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ricordando le “vittime ucraine dell’aggressione russa” e ribadendo come in questa guerra ci siano “un aggressore e una vittima”.

Nel suo intervento Blinken ha criticato l’incontro in Russia tra il capo del Cremlino, Vladimir Putin, e il leader nordcoreano Kim Jong Un. “Il trasferimento di armamenti tra Mosca e Pyongyang violerebbe molte risoluzioni di questo organismo”, ha detto, accusando Mosca di aver “violato una risoluzione dopo l’altra” durante il conflitto in Ucraina. La Russia, ha detto, vuole “cancellare” il Paese dalle mappe “come Paese sovrano e ristabilire l’impero russo”.

“La Russia – ha proseguito accusando il Cremlino di usare la fame come arma, – ha proseguito – avrà un anno meraviglioso per quanto riguarda le esportazioni di grano. Più il mondo è affamato più Mosca ne trae profitto”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha “proposto un piano in dieci punti” per la pace in Ucraina, mentre il capo del Cremlino “non ha presentato nulla”, ha detto ancora dopo l’intervento di Zelensky.

“Un messaggio chiaro non solo per la Russia” è quindi arrivato dal segretario di Stato Usa: “Ci difenderemo, non resteremo in attesa in caso di sfide alle nostre regole”, ha affermato in quello che sembra essere un messaggio rivolto anche alla Cina.

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Nagorno-Karabakh, Mosca: “Uccisi peacekeeper russi in agguato”

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Nella zona ieri sono ripresi gli scontri tra le forze azere e le forze separatiste armene


Alcuni militari russi sono rimasti uccisi in un attacco contro l’auto a bordo della quale si trovavano i peacekeeper nel Nagorno Karabakh, dove ieri erano ripresi gli scontri tra le forze azere e le forze separatiste armene. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca, secondo cui nella giornata di oggi, “mentre tornava da un checkpoint nella zona del villaggio di Dzhanyatag, un’auto con personale militare russo è finita sotto il fuoco di armi leggere e tutti i militari a bordo sono stati uccisi”. Sul posto stanno lavorando gli investigatori russi e azeri.

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