Migranti, Cecilia Strada: “Criminalizzazione ong mai finita, da destra solo bugie”


“La stagione della criminalizzazione non è mai finita dal 2017. La conseguenza peggiore è il danno culturale che produce. Così mentre le bugie sul soccorso in mare e sulle ong vengono inculcate nell’opinione pubblica la gente continua a morire nel Mediterraneo”. Al termine di una campagna elettorale, in cui i toni riguardo al fenomeno migratorio sono stati “tra il sensazionalistico e il bugiardo”, Cecilia Strada del direttivo di ResQ – People Saving People spiega all’Adnkronos: “Le navi della flotta civile sono state ostacolate in diversi modi. Vedremo adesso cosa accadrà”. Il nuovo governo a trazione Meloni suscita qualche timore, anche se, avverte la figlia del fondatore di Emergency, “la preoccupazione non nasce da oggi, siamo preoccupati da anni, siamo preoccupati tutte le volte in cui si violano i diritti umani. La flotta del soccorso civile è nata proprio per colmare un vuoto degli Stati, è nata come risposta a questa assenza”.  

Eppure, avverte, il tema del soccorso in mare “non è un fatto politico ma è un obbligo giuridico oltre che una scelta etica”. Proprio il fenomeno migratorio è tornato nelle settimane di campagna elettorale alla ribalta della cronaca. “Era da un po’ che nel Mediterraneo si violavano i diritti e si moriva nel silenzio, fuori dai radar di tutti. C’era da aspettarselo che in campagna elettorale si sarebbe strumentalizzato il tema. I toni sono stati tra il sensazionalistico e il bugiardo. Si è parlato di invasione che non c’è, come dimostrano i numeri dell’accoglienza alla popolazione ucraina, e di emergenza, mentre l’unica emergenza è quella di chi sta in Libia o muore in mare”.  

In tv e sui giornali i leader di FdI e Lega, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sono tornati a invocare blocchi navali e decreti sicurezza. “Del blocco navale è persino inutile parlare perché è assolutamente irrealistico – dice -. Meloni pensa di schierare le fregate per intercettare tutti i barchini che attraversano il mare? A meno che non pensi a una bella missione di soccorso europea. Se stiamo parlando di riempire il Mediterraneo di navi perché nessuno più anneghi io sarei la prima a starci”. I decreti Sicurezza, invece, per Cecilia Strada sono stati “la fabbrica dell’insicurezza, perché tagliando fuori di fatto le persone dai circuiti dell’accoglienza le hanno lasciate nell’illegalità”.  

C’è poi il capitolo dei porti chiusi e del divieto di ingresso nelle acque territoriali con le lunghe attese per l’assegnazione del porto di sbarco, “cosa che si è ripetuta recentemente”, con Open Arms costretta ad aspettare cinque giorni con un cadavere a bordo prima di poter sbarcare quel corpo senza vita. “Atti illegittimi come hanno confermato i tribunali ogni volta che le vicende sono finite nei palazzi di giustizia”. Infine, la stagione Lamorgese con i fermi amministrativi. “Se si contano tutti i giorni di ‘detenzione’ delle navi in totale parliamo di tre anni”, dice la figlia del fondatore di Emergency. Il nuovo governo di centrodestra non si tradurrà in un disimpegno da parte della flotta civile. “Io per anni sono stata accusata di essere una scafista, ho ricevuto insulti, mi hanno augurato le cose peggiori ma questo non mi ha mai fermato. E’ proprio perché non c’è un sistema di salvataggio decente, perché la politica lascia morire la gente in mare che siamo nati. Andremo avanti, nessun passo indietro è possibile”.  

Eppure la guerra in Ucraina ha dimostrato che un sistema di accoglienza è possibile. “I rifugiati ucraini sono bianchi, sono persone nelle cui storie possiamo immedesimarci. Chi arriva dall’altra sponda del Mediterraneo, invece, viene raccontato come qualcuno che viene qui a rubarti qualcosa. C’è di fondo una sorta di razzismo, loro sono poveri e neri. Perché nessuno potrebbe accettare che una donna bianca venga stuprata più e più volte, catturata in mare e riconsegnata ai suoi stupratori e che tutto questo venga fatto con i soldi delle nostre tasse. Penso che quelle vittime le andremmo a prendere con i voli di linea. Ma loro sono povere e nere…”. (di Rossana Lo Castro) 

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