Mentre l’Europa prepara il “passaporto vaccinale”, in Italia si accelerano le somministrazioni


L’Europa lavora al progetto di un passaporto vaccinale che certifichi l’avvenuta immunizzazione “presenteremo la proposta entro Marzo“, ha annunciato la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, per consentire un graduale ritorno alla libertà di movimento. In Italia si accelera intanto sul nuovo piano, a Roma al via alle somministrazione negli ambulatori dei medici di famiglia mentre a Milano tocca alle forze armate.

Uscire dalla pandemia e far ripartire il Paese in questa sfida essenziale alla campagna vaccinale che al momento, però, prosegue troppo a rilento. 100.000 al giorno sono le dosi, si punta almeno a triplicarle. Per questo serve un cambio di passo, innanzitutto nell’organizzazione. A Franco Gabrielli il compito di gestire l’emergenza innescata dalla pandemia, al suo fianco Fabrizio Curcio, nuovo capo della protezione civile, già al lavoro per coordinare un piano vaccinale finora gestito a livello regionale.

Il Dipartimento che guida è ponto con i suoi uomini, mezzi e l’esperienza. Si occuperà soprattutto della logistica per le somministrazioni in grandi spazi, come palazzetti dello sport. Se le dosi saranno quelle promesse dalle case farmaceutiche, 64 milioni nel secondo trimestre, serviranno altri luoghi e strutture.

Per il momento, però, l’ostacolo dei tagli alle forniture non è superato e per questo si guarda all’approvazione di nuovi vaccini. Dal Russo Sputnik per il quale, però, mancano ancora molti dati, all’americano J&J che potrebbe arrivare ad aprile: sarebbe efficace contro le varianti e monodose. Anche per gli altri si valuta di inoculare un’unica fiala. Per AstraZeneca, però, occorrono altri studi. Inoltre, l’azienda si è detta disposta a cedere le licenze per accelerare la produzione.

Le indicazioni fuori dallo studio sono chiare, le dosi di AstraZeneca si conservano in frigorifero. Da stamattina a Roma i medici di base iniziano a somministrare i vaccini. Un momento importante per una categoria che durante le ondate precedenti è stata tra le più colpite.

Hanno preso gli appuntamenti uno per uno, per pazienti fino a 65 anni di età, tanti non si aspettavano di ricevere la convocazione già per il primo giorno. Tutti in fila, in ordine, senza attasse, né scetticismo “mi fido della scienza e della medicina, se magari tutti ci vaccinassimo il virus circolerà meno e finalmente finirà quest’incubo“, dice una signora in attesa della sua dose.

Per accelerare con la distribuzione in campo anche i militari. Si avvicinano ai 4,5 milioni le somministrazioni e a 1,5 milioni le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi.

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