Massimiliano Bruno: “Cinema chiusi e centri commerciali aperti? O tutti o nessuno”


“È molto difficile in questo Paese farsi un’idea precisa di quello che sta accadendo ma di certo so che un cinema e un teatro controllati sono più sicuri di una discoteca, di un centro commerciale o di un ristorante. Quindi, non capisco la ratio di usare due pesi e due misure. Io credo che sia arrivato il momento di ‘o tutti o nessuno'”. A dirlo all’Adnkronos è il regista e attore Massimiliano Bruno, commentando il persistere della chiusura di cinema e teatri italiani anche nell’ultimo dpcm.  

“Nel momento in cui si apre un ristorante e si fanno stare quattro persone sedute allo stesso tavolo, servite da un cameriere con la mascherina -dice il regista di ‘Non ci resta che il crimine’ – non vedo perché in un cinema di Potenza e di Vigevano non possano stare quattro persone distanziate a vedere un bel film”. Perché, sottolinea, “innanzitutto è da tutelare la vita umana, ma una volta che si è appurato che non ci sono pericoli, allora bisogna trattare tutti i luoghi pubblici al chiuso nella stessa maniera”.  

Il regista, che come altri colleghi è in attesa di capire quando potrà uscire nelle sale il suo film che ha fermo da un anno, ricorda di aver fatto, nei mesi precedenti, alcune proposte insieme ai colleghi dell’associazione U.n.i.t.a. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo), cadute però nel vuoto. “Avevamo fatto una proposta che mi sembrava interessante, cioè includere una leggera maggiorazione del prezzo del biglietto per fare un tampone rapido all’entrata, cosa che potrebbero fare anche all’entrata dei centri commerciali, se volessero”, spiega Bruno che aggiunge: “Oltretutto, non ci sono precedenti di contagi al cinema o in teatro. Su non so quante migliaia di persone andate al cinema, è stato registrato mi sembra un solo caso”. 

Il regista rivela infine un drammatico e doloroso fatto personale: “Non voglio fare polemica, ma la settimana scorsa è morto mio padre. Abbiamo fatto il funerale, il giorno dopo una persona che era presente mi ha chiamato e mi ha detto ‘devi fare il tampone perché sono positiva’. Ora, per fortuna non si è poi verificato nessun contagio, ma mi chiedo: in una chiesa con settanta persone si può fare un funerale, ma al cinema non posso mettere 45 persone distanziate? Quale sarebbe la ratio?”, conclude il regista. (di Ilaria Floris)  

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