Mariano Rigillo: “La Capria,un napoletano colto, d’altri tempi”


“Era un napoletano d’altri tempi. Un riferimento culturale preciso per tutti noi. Sempre allegro, ironico, con il sorriso sulle labbra, anche quando assumeva atteggiamenti critici di fronte alla realtà. Ci lascia un’eredità importante, un impegno e una riflessione quotidiana, non funerea nei confronti della vita”. Con queste parole l’attore Mariano Rigillo, che aveva portato a teatro uno dei libri amati e letti di Raffaele La Capria, ‘Ferito a morte’ (Premio Strega 1961), ricorda l’amico recentemente scomparso.  

“Dudù, come lo chiamavano affettuosamente gli amici, era una persona spiritosa, divertente, un grandissimo letterario, di una cultura estrema – ricorda ancora Mariano Rigillo – Era piacevole passare anche un solo un minuto della nostra vita con lui. Ed io ho avuto la fortuna di passarne tantissimi insieme. Con la moglie Ilaria Occhini, con l’amico comune, il regista Patroni Griffi, in tournée insieme con la Triologia di Pirandello”. 

“In ‘Ferito a morte’ – continua l’attore napoletano – Raffaele La Capria criticava l’indolenza, la pigrizia dei napoletani, ‘Armonia Perduta’ invece era il rimpianto per la nobiltà di una lingua, quella napoletano, che stava cambiando, che stava evolvendo, come avviene del resto nel mondo. Non una lingua svilita, come quella di Gomorra”. Un ultimo ricordo è legato alla moglie Ilaria Occhini. “Un grande, grandissimo amore – ci dice – L’ha conosciuta, desiderata, corteggiata sin dal primo momento che l’ha vista. Tra di loro non sono mancati dibattiti e confronti vivaci, come accade all’interno delle coppie, ma alla base – conclude- lo ripeto, sono stati legati da un immenso amore”. 

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