Mare, Progetto Magic: l’Atlante dei rischi geologici


Una mappa dei georischi marini del territorio italiano. L’Atlante dei lineamenti di pericolosità dei mari italiani, principale risultato del Progetto Magic (Marine Geohazards along the Italian Coasts), è stato presentato questo pomeriggio presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati alla presenza di Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento Protezione Civile, Sandro Conticelli, presidente Società Geologica Italiana, Fabio Trincardi, Capo Dip. Terra e Ambiente del Cnr, Nicola Casagli, presidente Inogs, Antonio Mazzola, presidente Conisma, Gabriele Scarascia Mugnozza, presidente Commissione Grandi Rischi, Alessia Rotta, presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati.  

A descrivere il progetto e l’Atlante, il responsabile scientifico Francesco L. Chiocci.  Il Progetto Magic (Marine Geohazards along the Italian Coasts) è finanziato dal Dipartimento di Protezione Civile con 5,25 milioni di euro e ha visto tutta la comunità scientifica nazionale che lavora nel campo della geologia marina collaborare per il rilevamento, l’interpretazione e la rappresentazione cartografica secondo standard comuni dei lineamenti di pericolosità dei mari italiani (frane, faglie attive, strutture vulcaniche, canyon, zone con fuoriuscita di gas, zone con dune che migrano sui fondali, ecc…). 

“L’Italia ha un terzo del suo territorio emerso, due terzi che sono sommersi: siccome abbiamo una geologia molto attiva, ci sono centri vulcanici, faglie, frane, grandi canyon sottomarini che trasportano grosse quantità di sedimento che interagiscono con le strutture che sono sul fondo mare – spiega Chiocci –  Visto che per l’economia blu sempre più si svilupperanno infrastrutture che interesseranno il mare, è importantissimo per uno sviluppo sostenibile e sicuro conoscere questi georischi che sono nascosti sui fondali marini e che fino a oggi erano molto poco conosciuti”.    

La ricostruzione di eventi di frana/maremoto come quelli di Gioia Tauro ’77, Nizza ’79, Stromboli ’02, di rottura di cavi e condotte ad opera di flussi gravitativi ed eruzioni vulcaniche, l’individuazione di faglie attive responsabili di grandi maremoti nel passato storico (Messina 1908, Calabria meridionale 1783, Sicilia orientale 1693, Puglia 1627), sono strumenti indispensabili per la definizione del rischio.   

L’analisi ha comportato l’acquisizione e l’interpretazione di una grande quantità di dati nei mari Ligure, Tirreno centro meridionale, Jonio ed Adriatico meridionale, ha prodotto 72 carte in scala 1:50.000 (ridotte nella versione cartacea dell’Atlante a circa 1:150.000).  L’Atlante verrà stampato in oltre 1.000 copie e distribuito ad Enti Locali (Regioni, Autorità Di Bacino, Provincie e Comuni Costieri), Capitanerie di Porto ed Aree Marine Protette.  

LA MAPPA – L’Italia è un paese geologicamente giovane e ancora attivo: per questo frane, terremoti, vulcani, fuoriuscite di fluidi sono molto frequenti nei nostri mari.  

Come accade nella geologia emersa (solo 1/3 del totale del territorio nazionale, il resto è sott’acqua) l’Italia meridionale è la più ‘ricca’ di geologia attiva, con grandi vulcani sia nella piana batiale (Marsili Vavilov, Palinuro) sia negli arcipelaghi (Eoliano, Ustica, canale di Sicilia) – secondo quanto emerge dallo studio – Da non dimenticare che tutti i vulcani insulari sono solo in piccola parte emersi, dallo Stromboli il cui 95% della superficie è sotto il livello del mare al 60-70% di Pantelleria. Faglie sismogenetiche e grandi canyon interessano Liguria, Campania, Calabria, Sicilia e più limitatamente Puglia e canyon sono presenti su tutte le coste della Sardegna. Le frane sono ubiquitarie, sempre con una prevalenza sul versante sia ionico che tirrenico della Calabria, dove arrivano al valore di una ogni 8 km2.  

FRANE E CAVI SOTTOMARINI, IL PERICOLO BLU – L’Italia, dunque, a causa della sua geologia attiva è caratterizzata da fondali spesso in frana, solcati da profondi canyon dove si riversano valanghe di detrito specie in occasione di terremoti o grandi piene fluviali formando una sorta di fiumi di fango che scorrono sui fondali, erodendoli – rileva l’analisi condotta con il Progetto Magic e illustrata oggi alla Camera – Oppure da stretti (come a Messina) dove forti correnti accelerano facendo migrare grandi dune di sabbia o di ghiaia. Tutti questi fenomeni possono danneggiare o distruggere i cavi sottomarini dove oggi passa il 99% delle comunicazioni telefoniche e del traffico internet – si rimarca – Cavi, condotte ed altre infrastrutture (ad esempio quelle legate alle energie rinnovabili da onde, correnti e maree) sempre di più verranno installate sui fondali marini e per questo la conoscenza dei georischi è fondamentale per lo sviluppo delle economie legate al mare.  

RISCHIO MAREMOTI – La nostra storia geologica ricostruita nell’Atlante testimonia forti maremoti in Liguria, Calabria, Sicilia e Puglia, con un numero di vittime di molte migliaia per evento nel 1169 (Catania), 1627 (Gargano), 1693 (Sicilia SE), 1783(Calabria), 1908 (Messina). Considerando che la popolazione residente sulle coste e l’uso dell’ambiente litorale è stato fino al dopoguerra estremamente limitato, il rischio da maremoto – emerge dall’analisi condotta – si è moltiplicato e quando questi fenomeni avverranno in un futuro che i geologi dicono non può essere molto distante, le conseguenze saranno devastanti.  

GIOIA TAURO, 1977 – L’Atlante ricostruisce anche l’evento del 1977: durante la costruzione del porto di Gioia Tauro, si verificò un collasso delle costruende strutture portuali, dovuto ad una frana sottomarina che causò onde alte fino a 5 metri. La causa – si spiega – fu la sottovalutazione delle condizioni di pericolo dovute alla costruzione di un porto proprio alla testata di un canyon sottomarino, dove i fondali sono intrinsecamente soggetti ad erosione e quindi estremamente instabili. L’attività erosiva alla testata del canyon di Gioia Tauro non si è certo fermata – secondo quanto emerge dallo studio – da allora e ancora oggi minaccia la stabilità della sua imboccatura.  

 

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