Entra in contatto con noi

Cultura

Maratona d’arte dei Duran Duran, quattro ore agli Uffizi

Pubblicato

il

Maratona Duran Duran alla Galleria degli Uffizi. I padrini del synth pop anni ’80, in questi giorni in Toscana per una data della loro tournée internazionale (domani sera saranno headliner al festival ‘La prima estate’ di Lido di Camaiore) hanno voluto concedersi una vera e propria full immersion tra i capolavori del celebre museo fiorentino: protagonisti del maxi tour, durato circa quattro ore, il bassista e il tastierista della band, John Taylor e Nick Rhodes, grandi appassionati d’arte.  

Ad accoglierli e condurli in museo il direttore Eike Schmidt, che ha illustrato approfonditamente ai musicisti inglesi la pittura del Cinquecento italiano attraverso capolavori quali l’Angelo musicante e il San Giovannino di Rosso Fiorentino, la Madonna dal collo lungo di Parmigianino, le Allegorie enigmatiche di Dosso Dossi, i ritratti dei Medici del Bronzino. 

Taylor e Rhodes hanno apprezzato molto anche la Medusa e il Sacrificio di Isacco di Caravaggio, prima di una sosta rinfrescante al bar in terrazza sulla loggia dei Lanzi. E poi via di nuovo, per oltre un’ora ancora, a riempirsi gli occhi di Rinascimento nelle sale di Giotto, Piero della Francesca, Botticelli, Leonardo e Raffaello. 

Sbircia la Notizia Magazine unisce le forze con la Adnkronos, l'agenzia di stampa numero uno in Italia, per fornire ai propri lettori un'informazione sempre aggiornata e di alta affidabilità.

Cultura

Il pugile ‘rimosso’ perché ebreo Leone Efrati in ‘La piuma del ghetto’

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Un campione ritrovato. Una vittima dell’Olocausto, inghiottita in un campo di concentramento, dispersa nella memoria. Un pugile, un peso piuma di grande cuore, amato e seguito in Italia fino al varo delle leggi razziali, che viene cancellato e dimenticato fino ai primi anni del 2000. E’ la storia di Leone Efrati, il pugile che nel 1938 sfiorò il titolo mondiale negli Stati Uniti, la cui storia venne rimossa dai giornali e dagli annuari per il solo fatto di essere ebreo. Storia che ora il giornalista e scrittore Antonello Capurso racconta nel libro ‘La piuma del ghetto. Leone Efrati, dalla gloria al campo di sterminio’ pubblicato da Gallucci.  

Efrati, dopo quell’incontro del 1938, poteva restare negli Usa. Era apprezzato e sostenuto e, Oltreoceano, sarebbe stato protetto. Ma, benché fossero state varate le leggi razziali, tornò a Roma per essere vicino alla moglie Ester e alla famiglia. In un certo senso, questa scelta fu la sua condanna. In Italia, infatti, venne tradito e consegnato ai nazisti. Lo deportarono ad Auschwitz e poi a Ebensee/Mauthausen dove una squadra di Kapò e di SS lo massacrò di botte per aver difeso il fratello. 

Efrati, dice all’AdnKronos Capurso, “prima delle leggi razziali era uno dei pugili che il Littoriale, il nome che aveva preso il Corriere dello Sport con il Fascismo, portava in palmo di mano. Tutti i suoi incontri erano seguitissimi. Andò a combattere negli Stati Uniti per il titolo mondiale nel dicembre del 1938. Da noi erano appena uscite le leggi razziali. L’incontro fu raccontato per radio in diretta negli Usa ma in Italia sui giornali non se ne parlò, ne uscirono zero righe. Era arrivata la disposizione da parte del partito nazionale fascista secondo la quale i giornali sportivi non si dovevano occupare più dei pugili ebrei”. Nonostante tutto, però, rientrò in Italia vivendo “con i proventi acquisiti grazie alla sua attività pugilistica e chiedendo di poter combattere. Permesso che non gli venne accordato. Tutto precipitò nel 1943 quando arrivarono i nazisti. Abbiamo scoperto che fu partigiano, si era iscritto alla brigata Vespri, quella che collaborò alla liberazione di Pertini e Saragat da Regina Coeli. Si era iscritto nel 1944 ma lo arrestarono prima che entrasse in azione”. 

“Quando arrivò a Ebensee – ricorda Capurso – iniziò a combattere contro i pugili più grandi e grossi di lui. Questo perché i nazisti e i Kapò, per divertirsi, organizzavano degli incontri di pugilato nei campi di concentramento. Si scommetteva sui vari contendenti. Si mettevano a confronto, ad esempio, un pugile piccolo di statura e uno alto e si vedeva chi vinceva. Efrati vinceva sempre perché tecnicamente era superiore agli altri. Ad ogni vittoria otteneva un pezzo di pane. In uno di questi combattimenti, che vinse, si confrontò con quello che veniva definito il campione di Auschwitz, un pugile enorme, sul quale avevano scommesso i Kapò polacchi. Sconfitti, i Kapò tesero un agguato al fratello di Efrati che lo difese. Per questo i nazisti lo ammazzarono a bastonate”. 

Dopo la morte, nel 1944, si perse la memoria di Leone Efrati. Con le leggi razziali era stato cancellato dagli annuari, la federazione di boxe lo radiò, il ricordo della sua vita andò disperso. Nel 1947 sarà un bambino, il figlio Romoletto che si era salvato dalle persecuzioni, “a rendere giustizia al papà Leone. Testimoniò a suo favore durante il processo contro i cacciatori degli ebrei. Una testimonianza incredibile”. La sua vicenda venne riscoperta all’inizio degli anni 2000, conclude Capurso, “perché un vecchio pugile trovò casualmente nel magazzino dell’Audace, la palestra dove si allenava insieme a Efrati, la valigetta con le iniziali nascoste dello stesso Efrati. L’aprirono e trovarono i suoi guantoni, gli scarpini e il caschetto”. Cominciò così la riscoperta della vicenda di Leone Efrati, il grande pugile dimenticato. 

Continua a leggere

Cultura

Editoria: Aie, ecco i 10 titoli più venduti del 2022

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Si è appena concluso il 40esimo Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri -organizzato a Venezia sull’Isola di San Giorgio dalla Fondazione omonima, col contributo di Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, e l’Associazione Italiana Editori fornisce l’elenco dei dieci titoli più venduti nel 2022. 

1. Fabbricante di Lacrime, E. Doom, Magazzini Salani (maggio 2021); 2. Il caso Alaska Sanders, J. Dicker, La Nave di Teseo (maggio 2022); 3. It ends with us, C. Hoover, Sperling & Kupfer (marzo 2022); 4. Violeta, I. Allende, Feltrinelli (febbraio 2022); 5. Rancore, G. Carofiglio, Mondadori (marzo 2022); 6. La canzone di Achille, M. Miller, Marsilio (gennaio 2019); 7. Le ossa parlano, A. Manzini, Sellerio (gennaio 2022); 8. Mussolini il capobanda, A. Cazzullo, Mondadori (settembre 2022); 9. Il rosmarino non capisce l’inverno, M. Bussola, Einaudi (giugno 2022); 10. Finché il caffè è caldo, T. Kawaguchi, Garzanti (marzo 2020). 

Continua a leggere

Cultura

Lo sceicco di Dubai a Bari per l’ultima giornata di AmbientArti

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Un ospite d’eccezione per la terza e ultima giornata degli appuntamenti di AmbientArti, il primo Festival ecologico pugliese che si sta svolgendo nella sede della Biblioteca De Gemmis, nel Borgo Antico di Bari.  

È lo sceicco di Dubai H.E. Mohammed Sheik Bin Murjeen, presidente dell’Emirates Travellers Festival, che domani mattina a partire dalle 9.30 aprirà i lavori della Tavola rotonda “Fast Pitch Deck for all global opportunities”. L’evento è stato organizzato dall’emittente televisiva Telebari, con il sostegno della Regione Puglia, ed è un’opportunità per approfondire temi di natura ambientale come la Green-Economy, attraverso i diversi linguaggi della comunicazione contemporanea: dalla politica all’arte, passando attraverso la scienza, fino ad arrivare alla musica e al cinema. 

“L’Italia e la Puglia sono felici di promuovere l’amicizia tra i nostri popoli – ha dichiarato la direttrice di Telebari, Maddalena Mazzitelli – Insieme possiamo creare nuove collaborazioni. La mia azienda Telebari opera in Italia da 50 anni, ha seguito da vicino l’incredibile crescita di Dubai ed è onorata di dare il benvenuto a H.E. Awad Mohammed Sheik Bin Mujreen, presidente dell’Emirates Travellers Festival”. 

“La gentilezza e la bellezza dei nostri popoli – ha proseguito l’organizzatrice di AmbientArti – potranno dare speranza ai giovani imprenditori, per l’economia e la crescita sostenibile. Possiamo imparare da Voi viceversa. Potremo collaborare l’un l’altro per lo sviluppo globale. Insieme possiamo trasmettere il nostro messaggio positivo di amicizia in tutto il mondo promuovendo insieme la nostra storia, la cultura e la prosperità”.  

Continua a leggere

Cultura

Un esempio di dignità e integrità morale, Liliana Segre raccontata da Cecchi Paone

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Un esempio di “dignità” e “integrità morale in un Paese che non si può dimenticare della Shoah”. Sono questi gli aspetti più forti della testimonianza di Liliana Segre messi in evidenza dal giornalista e divulgatore Alessandro Cecchi Paone nel suo saggio ‘Liliana Segre. Umanità, speranza e coraggio’ pubblicato da Armando Curcio Editore. Cecchi Paone racconta ai ragazzi l’importanza della Memoria attraverso il ritratto che dedica alla Segre nelle pagine del suo libro. “La memoria – afferma – serve a preservare tutti, soprattutto i giovanissimi, dalla ripetizione di queste esperienze spaventose”.  

“L’indifferenza – ricorda invece Segre – è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo”. L’opera sulla senatrice a vita rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di sensibilizzazione delle nuove generazioni che Cecchi Paone condivide con la casa editrice di Armando Curcio. Un percorso che si realizza nella serie ‘Eroi del nostro tempo’ che nasce con un obiettivo ambizioso: quello di raccontare i personaggi che oggi riescono a ispirare, motivare e accompagnare nella crescita le giovani generazioni.  

Spaziando dallo sport alla cultura, passando per la religione, la ricerca e la fantasia, le biografie che vengono presentate puntano a portare alla luce i motivi educativi, psicologici ed emozionali che legano i giovani di oggi ai loro eroi. Per la cultura e per la storia, la Segre rappresenta a pieno gli intenti della serie: la sua biografia è testimonianza di un passato buio che sembra sempre più lontano rispetto alle nuove generazioni ma che, invece, deve rimanere un ricordo vivido, come monito per il futuro. Una storia di umanità, speranza e coraggio, veicolo di un messaggio determinante per i giovani lettori: è necessario combattere sempre contro le ingiustizie e la sopraffazione. 

Continua a leggere

Cultura

“L’essenza del fascismo”, Altaforte riporta in libreria Giorgio Locchi

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Le edizioni Altaforte riportano in libreria uno dei grandi classici della storiografia non conforme, “L’Essenza del Fascismo”, di Giorgio Locchi, arricchito da un ulteriore testo di Locchi e da due saggi di Philippe Baillet e Adriano Scianca.  

Pubblicato originariamente nel 1981, il saggio di Locchi intendeva smorzare gli entusiasmi della destra successivi alla “Intervista sul fascismo” di Renzo De Felice, spiegando che il grande storico reatino aveva sì avuto il merito di accostarsi al fascismo senza preconcetti, ma al contempo non aveva compreso alcuni degli aspetti cruciali della sua visione del mondo. Locchi – che ne L’Essenza del Fascismo spiega peraltro le ragioni della sua rottura con la Nouvelle droite di Alain de Benoist, di cui era stato maestro – propone invece una lettura originale, “che – si spiega – inquadra i fascismi nell’ambito di un più vasto e profondo movimento spirituale chiamato sovrumanismo. Una lettura densa di riferimenti filosofici, che più di 40 anni dopo non ha perso nulla della sua acutezza, ed è stata anzi confermata da alcune delle più recenti ricerche sul fascismo. Breve, ma estremamente denso, “L’Essenza del Fascismo” è quindi ancora oggi una bussola imprescindibile per comprendere uno dei momenti più discussi della storia moderna, ma anche per riscoprire uno dei punti più alti toccati dalla riflessione ideologica del mondo non conforme dal 1945 a oggi”. 

Continua a leggere

Cultura

Lo Stato acquista lettera di Leopardi al cugino Giuseppe

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Caro Peppino, Veramente le amicizie o non si dovrebbero mai stringere, o strette che fossero non si dovrebbero mai rompere. Sono però ben certo e bene persuaso che la colpa in ciò non sia stata vostra”. Così scriveva Giacomo Leopardi, spedita da Recanati il 29 agosto 1823, al cugino, il marchese Giuseppe Melchiorri a Roma. Ora questa lettera autografa a carattere privato è stata acquisita dallo Stato e consegnata alla Biblioteca Nazionale di Napoli.  

Il Ministero della Cultura ha esercitato il diritto di prelazione assicurandosi l’autografo ed impedendo che venisse venduto a privati. La lettera va così ad arricchire ancor di più il prezioso fondo Leopardiano della Biblioteca Nazionale di Napoli, che custodisce in originale l’opera di Leopardi ed oltre il 90% delle corrispondenze inviate da parenti ed amici allo stesso poeta.  

Nella lettera al cugino Giuseppe Melchiorri si cita la rottura con Pietro Visconti, con cui nel 1824 avrebbe fondato le “Memorie romane di antichità e belle arti”, la morte di Papa Pio VII e il successivo conclave. La lettera è stata acquistata ripiegata e imbraghettata nel primo volume dell’Epistolario di Leopardi, edito da Le Monnier a Firenze nel 1883, edizione in cui la lettera non risulta, quasi a riempire la lacuna. 

Con il cugino, Giacomo Leopardi intrattenne una corrispondenza pervasa di accenti di affettività simili a quelli riservati al fratello Carlo. I due cugini erano infatti quasi coetanei e grazie alla confidenza acquisita nel corso della frequentazione, durante i soggiorni romani di Giacomo, si confidarono opinioni e giudizi. La voglia di condividere dispiaceri e inquietudini, opinioni e giudizi, speranze e delusioni traspare dalla lettera del 29 agosto 1823 che si apre con un riferimento allo screzio tra Melchiorri e Visconti ed un bel commento sull’importanza dell’amicizia.  

Melchiorri era molto vicino a Leopardi in quegli anni e divise con lui l’amore per gli studi filologici. Nella lettera si trova riferimento, infatti, agli “stamponi” che attengono il lavoro di Leopardi “Annotazioni sopra la Cronica d’Eusebio” e si riporta la discussione tra i due cugini sulla collezione dei classici latini edita da Pomba, editore torinese, tra il 1818 e il 1835, dal titolo “Collectio Latinorum scriptorum cum notis”. 

“La Biblioteca Nazionale di Napoli -dichiara la direttrice Maria Iannotti – orgogliosa di essere custode dell’eredità del poeta più amato dagli italiani, è da tempo impegnata, sostenuta dalla Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura, diretta da Paola Passarelli, in un costante e paziente sforzo di ricognizione per integrare ulteriormente anche il nucleo delle lettere scritte, invece, dallo stesso Leopardi ed indirizzate a letterati, familiari ed amici, delle quali spesso si sono perse le tracce, compromesse dall’avvicendamento degli eredi”. 

“L’epistolario leopardiano si rivela di fondamentale importanza per una maggiore comprensione della personalità e del pensiero di Leopardi – continua Maria Iannotti – svelando aspetti artistici, poetici e personali legati a specifici luoghi e momenti storici. Le testimonianze autografe delle lettere permettono di accertare e confermare fatti, già noti in letteratura e citati nelle copie pubblicate. Si ringrazia la Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura , che con il suo intervento ha permesso dal 2018 ad oggi l’acquisizione di ben 6 lettere leopardiane di particolare interesse bibliografico e storico e questa non è da meno”. 

(di Paolo Martini) 

Continua a leggere

Cultura

Giovedì premiazione concorso letterario ‘Salva la tua lingua locale’

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Torna l’appuntamento con la cerimonia di premiazione di “Salva la tua lingua locale”, il concorso letterario dedicato ai dialetti e indetto dall’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) e Ali Lazio (Autonomie Locali Italiane), con il Centro Internazionale “Eugenio Montale” e E.I.P. “Scuola Strumento di Pace”; con l’edizione 2022 la manifestazione ha tagliato il traguardo dei primi dieci anni. L’appuntamento è per giovedì 26 gennaio, a partire dalle ore 9.30, nella sala della Protomoteca del Campidoglio. 

Nel corso della mattinata verranno premiati i vincitori delle sette categorie (Poesia Edita, Prosa Edita, Poesia Inedita, Prosa Inedita, Musica, Teatro Inedito e Fumetto) e si procederà alla consegna dei riconoscimenti del premio “Tullio De Mauro” (rivolto a lavori scientifici editi o inediti (saggi, tesi di laurea, studi su dialetti e/o lingue locali e dizionari).  

Le esibizioni e le premiazioni saranno precedute dai saluti istituzionali di: Antonino La Spina (presidente Unione Pro Loco d’Italia), Luca Abbruzzetti (Presidente ALI Lazio), Silvana Ferreri De Mauro (Comitato Garanti del Premio), Roberto Gualtieri (Sindaco di Roma), Antonio De Poli (Senatore), Carmela Pace (Presidente Unicef Italia), Bruno Manzi (Capo di Gabinetto Città Metropolitana Roma Capitale), Sandro Pappalardo (Consigliere Enit). La cerimonia ha il patrocinio della Città metropolitana di Roma Capitale e sarà condotta da Adriana Volpe. 

Il Presidente onorario del Premio è Giovanni Solimine. La Giuria generale è composta da: Rita Caprini, Franco Brevini, Patrizia Del Puente, Luigi Manzi, Plinio Perilli, Gianna Marcato, Giovanni Tesio, Tonino Tosto, Salvatore Trovato (Presidente). 

La Giuria del “Premio Tullio De Mauro” è così composta: Giovanni Ruffino, Salvatore Trovato, Luca Lorenzetti, Mari D’Agostino, Cristina Lavinio. 

La Giuria della sezione Musica include: Pasquale Menchise, Andrea Carpi, Rosario di Bella, Marco Rho, Matteo Persica, Paolo Portone, Elisa Tonelli, Luciano Francisci, Toni Cosenza (presidente sezione Musica). 

Continua a leggere

Cultura

All’inaugurazione dello spazio restaurato e ristrutturato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Le Reali Poste degli Uffizi tornano a nuova vita dopo un lungo restauro: accoglieranno presto un ristorante dedicato alla cucina italiana e una pasticceria. Lo spazio al piano terra del complesso vasariano, al termine di un delicato intervento architettonico avviato nel 2018, è pronto per la riapertura al pubblico: il bando per affidare il nuovo servizio partirà nelle prossime settimane. Il ristorante avrà un accesso autonomo affacciato sul piazzale e sarà aperto anche la sera.  

L’inaugurazione della conclusa ristrutturazione del progetto dei Nuovi Uffizi è avvenuta questa mattina da parte del direttore Eike Schmidt con la presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, del sindaco di Firenze, Dario Nardella, del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e della soprintendente ai beni architettonici, paesaggistici e ambientali per le Province di Firenze, Prato e Pistoia, Antonella Ranaldi. 

Grazie al lavoro della squadra di architetti e specialisti della Soprintendenza e delle Gallerie degli Uffizi, questo spazio suggestivo, al piano terreno dell’ala del museo situata alle spalle della Loggia dei Lanzi, nel giro di alcuni mesi accoglierà, come tutti i grandi musei del mondo, un ristorante. Il menu del ristorante degli Uffizi sarà interamente dedicato alla cucina toscana e italiana, praticata ai massimi livelli: i piatti toscani costituiranno il cuore della proposta, ma saranno offerte anche specialità culinarie da tutta la Penisola, con accenti sulle diverse regioni, e un’area sarà dedicata alla pasticceria.  

Le Reali Poste, in passato e fino al 2016 saltuariamente adibite a sede espositiva, manterranno comunque anche questa funzione. Vi sarà infatti sempre in mostra, a rotazione, un’opera selezionata dai depositi del museo. Il ristorante, che avrà un proprio accesso affacciato sul piazzale degli Uffizi, resterà aperto sia a pranzo che a cena: essendo parte integrante della Galleria, per entrare occorrerà il biglietto di giornata oppure l’abbonamento annuale. 

Nel 2018 il salone delle Reali Poste versava in condizioni di totale disuso e non era più adeguato a essere aperto al pubblico, sia per l’assenza di climatizzazione sia per le condizioni di insicurezza del lucernario che, al fine di scongiurare possibili infiltrazioni di acqua, era stato rivestito con un telo protettivo. Il restauro, oltre a provvedere alla messa in sicurezza e all’adeguamento funzionale dello spazio, ha liberato e riparato il lucernario e ha riportato alla luce le eleganti cromie originali: adesso è possibile ammirare la sottile, luminosa interpretazione che l’architetto Mariano Falcini (Campi Bisenzio, 10 maggio 1804 – Firenze, 11 novembre 1885) aveva ideato per questi ambienti, destinati ad una funzione prestigiosa e rappresentativa per Firenze Capitale, quella di Ufficio Centrale delle Poste.  

In una parte dell’area che un tempo ospitava l’antica Zecca medicea, Falcini decise di chiudere e ridefinire gli spazi aperti del cortile delle Carrozze per realizzare una vasta sala coperta da un leggero lucernario in ghisa, poggiante su esili colonne finemente decorate. Ne caratterizzò gli interni scandendoli verticalmente con due ordini di lesene decorate a stucco ed un ricco cornicione; partizioni immaginate per inquadrare ampie finestre, false aperture e specchiature ad intonaco. Una soluzione architettonica ordinata e simmetrica ma allo stesso tempo ricercata, che oggi rivive nella sua elegante semplicità e presto tornerà godibile da parte di tutti.  

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha dichiarato: “Uno dei maggiori musei statali nazionali ospiterà un luogo di ristoro in cui, chi lo vorrà, potrà completare la propria visita con l’eccellenza della cucina italiana. Il binomio tra cultura e buon cibo è ciò che ha reso grande l’Italia nel mondo ed è naturale che venga riproposto agli Uffizi, in un contesto di grande prestigio che viene così restituito alla comunità dopo anni di chiusura”. 

La soprintendente ai beni architettonici, paesaggistici e ambientali per le Province di Firenze, Prato e Pistoia, Antonella Ranaldi, ha osservato: “Uno spazio che sarà una sorpresa per i visitatori, particolarmente adatto ad ospitare le nuove funzioni con ristorante e bar, dotato di nuovi impianti. I lavori conclusi di restauro e recupero delle Reali Poste sono un ulteriore traguardo del vasto progetto dei Nuovi Uffizi realizzato congiuntamente dalla Soprintendenza con le Gallerie degli Uffizi. Un esempio virtuoso di collaborazione tra gli uffici del MiC, col risultato di rendere il complesso vasariano sempre più variegato e confortevole per i flussi importanti dei visitatori ma anche per i fiorentini che ne potranno godere scoprendo spazi inaspettati, ora restituiti alla collettività”. 

Ha affermato il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt: “Non sarà l’ennesimo ristorante in città, ma uno spazio pausa nel museo, per integrare la visita. Aperto anche di sera, questo diaframma tra gli Uffizi e l’esterno unirà i piaceri gastronomici alla raffinatezza dell’architettura ottocentesca delle Reali Poste. E proprio per ricordare l’unità italiana, a parte la scelta toscana saranno proposti piatti di varie regioni d’Italia, così come nel museo, secondo la concezione di Luigi Lanzi, si trovano i capolavori delle varie scuole regionali della Penisola”. 

CENNI STORICI SULLE REALI POSTE 

Gli Uffici Postali Centrali, funzionanti fino al 1917, furono realizzati ai tempi di Firenze Capitale, nel 1866, e collocati nel settore di ponente del complesso degli Uffizi, nell’area un tempo occupata dalla Zecca fiorentina, tra via Lambertesca e la Loggia dei Lanzi. Sull’esempio de Les Halles parigine e della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, l’architetto Mariano Falcini progettò una avanguardistica struttura in ghisa e cristallo per coprire la sala di distribuzione delle lettere dell’Ufficio Postale. Dopo la chiusura, si susseguirono alcune concessioni d’uso, fino all’allestimento dei laboratori di restauro e falegnameria a fianco del salone destinato ad area per le esposizioni temporanee. In tempi recenti questi ambienti sono stati utilizzati come deposito.  

I DETTAGLI TECNICI DELL’INTERVENTO 

Il salone era stato oggetto di un intervento di manutenzione straordinaria nella seconda metà degli anni Ottanta, che, per quanto riguarda le superfici ad intonaco e a stucco, si limitò ad applicare una nuova coloritura che riprendeva con toni più smorzati le cromie visibili; poiché questo recente intervento appariva ben conservato, il progetto definitivo non prevedeva di intervenire sul salone se non con una manutenzione della pavimentazioni in marmo e interventi puntuali sulla struttura in ghisa. Dalla consultazione delle immagini post alluvione, nelle quali erano ben evidenti coloriture differenti da quelle visibili dalle fotografie del cantiere del 1987, è stata promossa un’attenta campagna di saggi delle stratigrafie pittoriche sia degli intonaci che delle strutture in ghisa; così sono state ritrovate le coloriture originarie del salone. Alla luce di queste acquisizioni, oltre che degli esiti degli scavi stratigrafici, nella redazione del progetto esecutivo si è stabilito di includere un intervento complessivo sul restauro del salone. Il ritrovamento degli elementi a stucco, effettuato con microsabbiatura di precisione e rifinitura a bisturi, ha rivelato un ornato finemente lavorato; le eleganti colonne in ghisa, fino ad una quota percepibile a vista, sono state oggetto di pulitura chimica controllata, supportata dall’utilizzo di bisturi e raschietti, per ritrovare la superficie metallica; anche in questo caso, sono apparse raffinate decorazioni, parte delle quali incise. Sulla scorta delle immagini del cantiere del 1987, grazie all’utilizzo di software per il ritocco e la rielaborazione dell’immagine è stato poi possibile ricostruire il pregiato pavimento in seminato alla veneziana esistente prima della realizzazione della recente soluzione a marmi policromi: su tale acquisizione e sulla base delle informazioni provenienti dalle altre due fonti documentali è scaturito il progetto del nuovo, la cui soluzione in marmo di Carrara e marmo bardiglio si armonizza con il rinnovato carattere arioso e sobrio che ha acquisito il Salone. 

(di Paolo Martini) 

Continua a leggere

Cultura

La ‘Grande Anima’ di Marcantonio illumina l’aeroporto di Fiumicino

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Da oggi i passeggeri del Leonardo da Vinci potranno ammirare, nella cornice della piazza dell’area d’imbarco A, inaugurata alla presenza del Presidente Mattarella lo scorso maggio, l’opera – mai esposta al pubblico – dell’artista Marcantonio denominata “Grande Anima” presentata con una cerimonia alla presenza, tra gli altri, dell’Amministratore delegato di Aeroporti di Roma Marco Troncone, del Presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma e del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.  

Si tratta di un’opera di arte contemporanea, dal forte impatto visivo e che riproduce in dimensioni originali per una lunghezza di dodici metri e un peso totale di oltre settecento chilogrammi, lo scheletro di una balena, illuminato al suo interno da lampade provenienti da tutto il mondo. Le luci che illuminano l’imponente installazione ne costituiscono l’anima ancora accesa, al contempo rappresentando la nostra società: se l’animale vive, dipende anche da noi. È un invito a riflettere su come la natura sia nelle nostre mani e dipenda dalla nostra cura, ricordandoci come la bellezza del mondo sia fragile e strettamente legata ai comportamenti umani.  

Con l’installazione di “Grande Anima”, Aeroporti di Roma conferma ancora una volta il proprio impegno per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su temi ambientali come il risparmio dell’acqua e il recupero della plastica, prima causa di inquinamento dei mari, questa volta attraverso la cultura. L’attenzione all’ambiente ha portato il Leonardo da Vinci, uno dei pochi aeroporti al mondo, a dotarsi di una rete duale che consente di utilizzare l’acqua potabile solo per gli usi strettamente necessari e di ricorrere all’acqua industriale per tutte le altre necessità. Grazie a questi sistemi, più del 66% dell’acqua utilizzata in aeroporto è acqua non potabile e il risparmio di acqua potabile è pari a più di 1 milione di mc/anno, corrispondenti a quasi 500 piscine olimpioniche. Anche sul tema dei rifiuti Adr è da sempre in prima linea, promuovendo un’economia circolare basata sulla riduzione dell’utilizzo della plastica monouso e l’incremento della separazione e del riciclo coinvolgendo tutti gli operatori dello scalo. 

“’Grande Anima’ ci rammenta come sia indispensabile prendersi cura dell’ambiente – commenta l’amministratore delegato di Adr, Marco Troncone – e soprattutto come l’umanità e le altre specie siano strettamente interdipendenti. Oltre a ricordare a tutti noi, con questo grande impatto visivo, che ogni comportamento ha un impatto sul pianeta, ci consente anche di raccontare ai nostri passeggeri la piena integrazione della strategia Esg nel nostro business. Con questa opera proseguiamo, come miglior aeroporto d’Europa per la qualità da 5 anni, nel nostro percorso di costruzione dell’aeroporto del futuro: non solo ponte verso il mondo, ma luogo di riflessione, contaminazione e accrescimento, anche culturale. Proprio questa visione ci ha condotti ormai da tempo verso la definizione del Leonardo da Vinci come The Careport, parola che integra il concetto di cura nel cuore dell’aeroporto: vogliamo accogliere i nostri passeggeri in un mondo sostenibile, attento e genuinamente inclusivo”. 

“Sono entusiasta di presentare per la prima volta in assoluto questa mia opera in un contesto unico come quello aeroportuale. ‘Grande Anima’ – spiega l’artista Marcantonio – ci invita a riflettere sulla condizione dei nostri oceani e ancor più profondamente sulla vita e la morte, sul potenziale della cura, dell’attenzione e delle conseguenze dell’individualismo che genera il nostro stile di vita. Ma è forte la componente onirica, il sogno e la favola che questa visione suscita. Voglio creare bellezza, non denuncia, sogno e non retorica. In questo gioco indefinito e agrodolce tra rappresentazione drammatica e visione magica la balena vive, vola accesa di luci che appartengono al nostro mondo, alla nostra società: le luci siamo noi. Così nasce un gioco infinito di cause ed effetto, di colpe e meriti, in cui noi siamo fautori del destino della natura, e quindi di noi stessi”.  

L’iniziativa è sostenuta da One Ocean Foundation, fondazione noprofit che opera a livello internazionale con istituzioni, aziende e privati a favore della salvaguardia degli oceani; ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la più estesa rete della società civile italiana, impegnata nella promozione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu e Cultura Italiae, l’associazione che ha come scopo principale la diffusione e la promozione di progetti, azioni concrete e buone pratiche volte a sostenere il mondo della cultura al fine di stimolare, attraverso di esso, la crescita e lo sviluppo etico, sociale ed economico dei singoli e delle comunità nel loro complesso, migliorando le relazioni tra i popoli. Cultura Italiae, tra l’altro, ha anche curato la scelta dell’opera per i criteri di sostenibilità e sensibilizzazione sulle tematiche ambientali. Attraverso l’apposito QR code, in collaborazione con Chora Media, i viaggiatori potranno ascoltare, via podcast, il racconto “Grande Anima – La balena di Fiumicino”, che racconta la storia della balena grigia giunta nel 2021 a largo di Fiumicino dopo varie tappe, tra cui il golfo di Napoli ed Anzio.  

Continua a leggere

Cultura

Troncone, ‘puntiamo a crescita aeroporto promuovendo cultura e arte’

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “L’opera di Marcantonio è imponente ed ha un significato molto importante che è stato fatto proprio da Adr: la salvaguardia del pianeta. Con questa installazione lo abbiamo voluto ribadire perché il nostro aeroporto ha cura del territorio”. Così l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, nel corso del suo intervento durante la cerimonia di presentazione dell’opera di Marcantonio presso l’Aeroporto di Fiumicino dal nome “Grande Anima”.  

“La nostra strategia sta evolvendo su alcuni assi per far crescere l’aeroporto: investimenti sulla qualità; sulla tecnologia, sostenibilità e sicurezza; ed infine, sulla bellezza promuovendo arte. Stiamo investendo molto sulla cultura e ci stiamo arricchendo di opere d’arte”, ha concluso Troncone. 

Continua a leggere

Articoli recenti

Post popolari

Il contenuto di questa pagina è protetto.