Entra in contatto con noi

Economia

Manovra 2022, Bonomi duro su pensioni, flat tax e bancomat

Pubblicato

il

Gli interventi sulle pensioni nella manovra 2022 del governo Meloni sono “discutibili”, la flat tax “crea sperequazioni e mina la progressività delle imposte”, la riscrittura sugli extraprofitti “non risponde a quanto auspicavamo”, mentre crea perplessità l’approccio a un tema “assolutamente centrale” come l’occupabilità, né si comprende “la ragione per cui si sia optato per un sostanziale dietrofront in tema di pagamenti elettronici, contraddicendo un impegno preso con la Commissione europea” funzionale alla seconda rata del Pnrr. Il giudizio è arrivato ieri dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi nel corso dell’audizione alla Camera sulla legge di stabilità, con una valutazione non esattamente positiva delle politiche economiche dell’esecutivo. 

PENSIONI – “Discutibili”, quindi, gli interventi sulle pensioni contenute nella legge di bilancio. Discutibile soprattutto, annota, l’utilizzo di risorse che sarebbero potute essere concentrate altrove, a cominciare dal taglio del cuneo fiscale. “dalla legge Fornero ci sono stati 9 interventi di salvaguardia e si è sostanzialmente coperto anche chi esodato non era e rimangono vigenti una serie di proroghe di regimi transitori per il 2024, dal’l’isopensione all’ape sociale, da opzione donna alle 27 clausole per i lavori usuranti”, elenca. E aggiunge: “in sostanza se guardiamo ai dati di proiezione anche per il 2022 la media di persone che va in pensione sarà di 61,5 anni. E non è questo l’intervento che ci può aiutare. Il costo sarà di circa 1,7 mld che sommato a quello precedente del governo Draghi assomma a 3 mld di euro: voleva dire che potevamo tranquillamente raddoppiare l’intervento del taglio del cuneo fiscale di quanto già effettuato da Draghi”, aggiunge. 

Gli interventi sulle pensioni, d’altra parte, prosegue Bonomi, profilano ” scelte che si allontanano di nuovo dall’obiettivo di mettere in sicurezza la spesa previdenziale italiana, senza arrecare alcuna utilità in termini di ricambio generazionale e accesso dei giovani al mercato del lavoro”. Anche in questa occasione, infatti, annota ancora Bonomi, “si procede alla definizione di una nuova eccezione alle regole, nella formula di una quota pensionistica fissata a 41 anni di contribuzione e 62 di età (“Quota 103”)”. 

Il Governo, dunque, “si limita a individuare, senza alcuna connessione , ad esempio, con la gravosità dell’attività lavorativa, una platea di lavoratori cui riservare requisiti agevolati per il pensionamento, determinando peraltro un impatto rilevante sui conti pensionistici: 570 milioni nel 2023 e 1,2 miliardi nel 2024. Inoltre, come per Quota 100, per cui il tasso di sostituzione tra ingressi e uscite è stato stimato attorno a 0,4, vi è il più che fondato rischio che l’introduzione di questa nuova Quota non risponderà alla necessità di allargare la base occupazione e favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro”, sottolinea . 

FLAT TAX – “Le risorse mancate per gli investimenti delle imprese si devono anche al fatto che una parte delle risorse a disposizione, al netto degli interventi sull’energia, vengono impiegate per obiettivi a nostro avviso non prioritari in questa fase di emergenza e, comunque, discutibili nel merito. A cominciare dalla flat tax”. 

“L’estensione di regimi forfetari esistenti, minano il principio di progressività delle imposte e, soprattutto, creano sperequazioni tra lavoro autonomo e subordinato”, ribadisce riportando stime di viale dell’Astronomia secondo le quali “l’ampliamento del regime forfetario ai redditi fino a 85mila euro comporterà un abbattimento d’imposta di circa il 50% per i contribuenti interessati.” E se è vero, prosegue, “che si tratta dello 0,1% del totale dei contribuenti effettivi Irpef” la conseguenza è che queste misure rappresentano l’ennesima “digressione” da quello che dovrebbe essere un percorso organico di riforma fiscale. Peraltro, la Manovra finisce per accentuare la discriminazione, in termini di trattamento impositivo, tra le diverse categorie reddituali” 

Peraltro,spiega ancora, la manovra finisce per accentuare la discriminazione, in termini di trattamento impositivo, tra le diverse categorie reddituali. Basta pensare che, già oggi, un lavoratore autonomo con un reddito di 50 mila euro paga un’aliquota marginale inferiore a un terzo di quella pagata da un lavoratore dipendente con lo stesso reddito. Analoghi rilievi Confindustria li elabora sul “carattere disorganico” delle misure previste nel Ddl relative all’esperimento di una flat tax incrementale per i soggetti che non rientrano nel regime forfettario. “Complessivamente, le due flat tax (quella che estende il regime forfetario fino a 85 mila euro e quella incrementale) drenano risorse pubbliche per poco meno di 1,2 miliardi nel 2024”. 

EXTRAPROFITTI – Nonostante alcuni miglioramenti, la riscrittura sugli extraprofitti effettuata nella manovra di bilancio “non risponde a quanto auspicavamo”, spiega ancora Bonomi che ribadisce le critiche degli industriali sul contributo di solidarietà ritoccato dal governo Meloni e sul quale viale dell’Astronomia ha “più volte formulato suggerimenti per rendere lo strumento praticabile in concreto e coerente con la sua finalità solidaristica”.  

“L’ampiezza della platea delle 7mila imprese a cui è rivolto il nuovo contributo di solidarietà è del tutto eterogenea e si rivolge a numerosi sotto settori che non hanno alcuna analogia nel rapporto tra utili e costi di approvvigionamento”, spiega. “Per esempio, nella distribuzione elettrica l’aumento dei ricavi coincide con un aumento dei costi di approvvigionamento, nell’oil invece sussiste la possibilità finanziaria di attenuarlo attraverso transazioni estero su estero. Non a caso il regolamento Ue in materia esclude il contributo per il settore elettrico, mentre lo prevede per le sole attività relative a petrolio greggio, gas naturale, carbone e raffinazione. Inoltre, il nuovo contributo, calcolato sui profitti 2022, non sostituisce ma si aggiunge a quello già versato in base al saldo dei dati Iva, senza contare che gli stessi profitti sono già stati ridimensionati in virtù dell’obbligo di restituzione laddove generati dalla produzione di energia rinnovabile e saranno, inoltre, oggetto dell’ordinaria tassazione”, esemplifica. 

“Così – spiega- si creerà inevitabilmente un grande problema per i versamenti già effettuati nel 2022 in attuazione della misura disposta dal Governo precedente”. 

LAVORO – Perplessità di Confindustria sull’approccio della manovra a un tema “assolutamente centrale ” per la bassa crescita strutturale italiana, quello dell’occupabilità. A segnalarlo è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni di Camera e Senato sulla legge di stabilità.  

“Una strategia di svolta per l’occupabilità ha bisogno di interventi complessivi che riguardino fisco, contributi, scuola e intero sistema della formazione professionale del 5 nostro paese. Tutti servizi da offrire secondo metriche che affidino le risorse a chi ottiene risultati migliori e verificabili, non ai Centri Pubblici per l’Impiego ma estendendo a livello paritario le gare per le risorse alle molto più efficaci Agenzie Private del Lavoro. Ma di tutto questo non vediamo ancora nulla”, insiste Bonomi che sollecita per questo “una strategia organica, nazionale e pluriennale ” a maggior ragione “necessaria in tempi rapidi visto il percorso intrapreso dal Governo di riconfigurazione del reddito di cittadinanza”. 

Per questo, spiega, “restiamo convinti che sia necessario intervenire operando una cesura netta tra gli interventi a sostegno della povertà, da affidare all’ambito di intervento dei servizi sociali in una logica assistenziale che punti a superare lo stato di bisogno, e quelli di politica attiva per inoccupati e disoccupati, per i quali è centrale investire nel pieno coinvolgimento delle Agenzie private per il lavoro”. 

Per Bonomi serve un taglio “deciso” del cuneo fiscale con un effetto “significativo” di oltre 4 punti. Le risorse ci sono:” Basterebbe rimodulare qualche punto percentuale di allocazione degli oltre mille miliardi di spesa pubblica superati in questo 2022, per trovare le risorse senza creare deficit aggiuntivo”. Bonomi torna quindi ad insistere sulla necessità di un intervento corposo sul cuneo fiscale con cui “mettere subito nelle tasche dei lavoratori molto più reddito disponibile di quanto non avvenga con la logica dei microtagli e dei micro-sussidi su bollette, carburante e affitti”. 

E invece, prosegue, “troppe volte nei decenni alle nostre spalle piccoli tagli di 1 o 2 punti non hanno avuto alcun effetto. E oggi che l’inflazione è a doppia cifra e la bolletta energetica è altissima, sarebbe la via migliore per aumentare i salari. 

PNRR – Serve “una rigorosa attuazione del Pnrr, essenziale per avere la credibilità necessaria sia per ottenere le indispensabili rimodulazioni del Piano imposte dall’emergenza bellica, sia per ‘giocare’ in modo efficace la partita cruciale della riforma della governance economica europea”, ha quindi spiegato Bonomi. “Il tempo stringe rispetto a obiettivi e traguardi di fine anno: tra questi, l’attuazione della legge sulla concorrenza, tassello basilare, e peraltro non rinviabile, per modernizzare il Paese, nonché la prosecuzione dell’azione di semplificazione di norme e procedimenti amministrativi necessaria per velocizzare gli investimenti”, aggiunge Bonomi. 

BANCOMAT – “Non vorremmo – dice ancora – che per effetto dello spacchettamento di deleghe all’atto della formazione del governo subentrino problemi per la cabina di regia del Pnrr, che deve essere pronta a interventi di sussidiarieta’ dall’alto in caso di ritardi conclamati nell’attuazione di milestone e target del piano, dei bandi e delle gare da parte delle Autonomie”. Confindustria infatti non comprende “la ragione per cui si sia optato per un sostanziale dietrofront in tema di pagamenti elettronici, contraddicendo un impegno preso con la Commissione europea che rientrava tra quelli funzionali alla seconda rata dei finanziamenti del Piano”. E confida dunque, conclude Bonomi, “che si tratti di una mera svista, che, di fatto, rischia di rallentare il processo di digitalizzazione del Paese e ostacolare la lotta all’evasione”. 

Sbircia la Notizia Magazine unisce le forze con la Adnkronos, l'agenzia di stampa numero uno in Italia, per fornire ai propri lettori un'informazione sempre aggiornata e di alta affidabilità.

Continua a leggere

Finanza

Borsa Milano oggi, Piazza Affari in calo sulla scia di Wall Street male le banche

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Chiusura di settimana negativa per le Borse europee, trascinante in basso dai conti delle Big Tech Usa. Gli investitori e i titoli del Vecchio Continente risentono quindi di un clima più incerto, come evidenziato dal mercato asiatico e dai future Usa. Quanto ai dati macro, i numeri sulle Pmi composito e dei servizi in Eurozona, Germania e Italia hanno sorpreso in positivo. Le letture italiane per gennaio sono state sopra le attese, indicando espansione. In ambito internazionale, poi, nuovo scontro tra Cina e Usa dopo che Washington ha accusato Pechino di spionaggio, visto che è stato individuato un pallone aerostatico sospetto nello spazio aereo statunitense. 

Al Ttf di Amsterdam sale il prezzo del gas, che ora si aggira attorno ai 58 euro al megawattora. Stabile invece il valore del petrolio, con Brent e Wti poco mossi. Il cambio euro/dollaro è quindi ancora vicino a quota 1,1. A Milano il Ftse Mib scende dello 0,55% e chiude a 26.950,74. In rialzo lo spread tra Btp e Bund tedeschi, ma è ancora sotto i 180 punti base. Sale anche il rendimento del titolo decennale, tornando sopra il 4%.  

Sul listino principale di Piazza Affari bene Campari (+2,43%), Diasorin (+1,34%), Interpump (+1,17%), Saipem (+1,62%) e Pirelli (+3,61%). In coda, invece, i bancari. Intesa Sanpaolo perde il 2,93%, nonostante abbia chiuso il 2022 con un utile di 5,5 miliardi di euro e confermando l’obiettivo di 6,5 miliardi di utile netto al 2025. Unicredit cede poi lo 0,66%, mentre Banco Bpm e Banca Mediolanum sono in parità. (in collaborazione con Money.it) 

Continua a leggere

Economia

Bollette luce e gas, calano anche per micro e piccole imprese

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Calano le bollette di luce e gas anche per le micro e le piccole imprese. Dopo i picchi registrati nei mesi autunnali le bollette per l’energia elettrica delle micro e piccole imprese segneranno un -24% nei primi tre mesi del 2023 rispetto all’ultimo trimestre 2022. Buone notizie anche sul fronte del gas naturale, con una diminuzione stimata del -27%, nel mese di gennaio 2023 rispetto a dicembre dello scorso anno, per un profilo medio di piccola impresa. E’ quanto emerge dal monitoraggio dei costi dei servizi pubblici locali sostenuti dalle micro e piccole imprese operato da Unioncamere, Bmti (Borsa merci telematica italiana) e Tagliacarne, con il supporto di Ref Ricerche, calcolato sulla base dell’ultimo aggiornamento comunicato da Arera del prezzo della materia prima in regime di maggior tutela.  

Entrando nel dettaglio dei costi dell’energia elettrica a carico delle micro e piccole imprese, la riduzione nel primo trimestre del 2023 rispetto al IV trimestre 2022 è accentuata per tutti i profili di impresa analizzati, con punte vicine al -25% per ristoranti e B&B. Ciò nonostante le bollette rimangono mediamente più alte di circa il +15% rispetto ai valori di spesa del I trimestre 2022, e oltre il doppio della media dell’anno 2021 (+100%). Le bollette elettriche rimangono comunque decisamente più elevate rispetto al periodo pre-pandemia, nonostante gli interventi di riduzione degli oneri generali.  

Forte decrescita anche per le bollette del gas naturale pari, in media, al -27% gennaio 2023 su dicembre 2022, con variazioni massime del -27,7% per il profilo del ristorante. E risulta in calo anche il confronto tendenziale con gennaio 2022: -34% per la media dei sei profili monitorati. La spesa per la bolletta rimane comunque elevata rispetto al 2021 (+29%). La forte decrescita nel prezzo della materia prima è dovuta anzitutto al calo degli indici di prezzo all’ingrosso del gas naturale negli ultimi mesi dell’anno rispetto al III trimestre 2022. Come per l’energia elettrica, anche le bollette del gas naturale rimangono decisamente più elevate rispetto al periodo precedente la pandemia. 

La revisione al ribasso è favorita dalla diminuzione dei prezzi all’ingrosso, con un Pun (Prezzo Unico Nazionale) per l’energia elettrica e un Psv (Punto di Scambio Virtuale) per il gas naturale che si sono pressoché dimezzati negli ultimi mesi dell’anno rispetto al precedente trimestre estivo (-48% e -51%, rispettivamente). Le ragioni di questo decremento sono da ricercarsi nel livello particolarmente elevato degli stoccaggi di gas, nel decremento della domanda (-9,5% rispetto al 2021) favorito dalle temperature miti e nella proroga delle misure già adottate nei precedenti mesi (in particolare sugli oneri). Permane tuttavia il rischio di ulteriori rincari, principalmente legati all’andamento del conflitto sul suolo ucraino. 

Continua a leggere

Economia

Anthony Hopkins e il Web3 ancora insieme

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Tra i sostenitori di lunga data dell’impresa cripto, c’è Sir Anthony Hopkins. Già alcuni anni fa, infatti, l’attore, regista e produttore gallese, vincitore di due premi Oscar, aveva recitato in “Zero Contract”, una pellicola distribuita tramite NFT sulla piattaforma Vuele. Stavolta, però, si fa sul serio. Hopkins ha infatti annunciato il lancio di “The Eternal NFT Collection”, la collezione NFT dedicata alla sua carriera e al mondo del cinema più in generale, realizzata grazie alla partnership con Orange Comet, importante impresa del settore fintech. 

Continua a leggere

Economia

Pnrr, Cib presenta proposte per sviluppo biometano agricolo e misure agricoltura 4.0

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Le aziende agricole del biogas sono al centro della transizione agroecologica grazie alle opportunità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) legate allo sviluppo del biometano e alle misure di agricoltura 4.0 che contribuiranno a consolidare il ruolo dell’agricoltura come uno degli attori principali contro la crisi energetica e climatica. Il Cib, Consorzio Italiano Biogas ha partecipato alla due giorni di Fieragricola Tech, la manifestazione di interesse per le nuove tecnologie in agricoltura, con due appuntamenti dedicati alla digitalizzazione e alle tecniche avanzate di agricoltura 4.0; e ad approfondire il nuovo quadro normativo per accedere agli incentivi sul biometano.  

“La partecipazione del Cib e dei nostri associati a questa prima edizione di Fieragricola Tech dimostra il ruolo della digestione anaerobica quale motore di innovazione e sviluppo per il settore primario e per il territorio. In questi anni il settore ha visto un’evoluzione tecnologica notevole che ha permesso alle aziende agricole di affacciarsi a nuove opportunità di crescita, sempre più sostenibili”, sottolinea Piero Gattoni, Presidente del Cib – Consorzio Italiano Biogas.  

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, l’agricoltura digitale in Italia vale 1.6 miliardi di euro. La raccolta di dati, le misure di agricoltura di precisione e digitalizzazione del lavoro hanno permesso lo sviluppo di competenze qualificate, una riduzione di consumi di combustibile di almeno il 10-15% e dei tempi di lavorazione fino al 35%; un calo dei costi medi di produzione di almeno il 10-15%; un aumento delle rese stimato del 7-15% per i cereali e, infine, in allevamento un incremento della produzione di latte del 10-15%.  

Fra le aziende agricole associate al Cib, già diversi sono gli esempi virtuosi di applicazione di pratiche agroecologiche grazie ai quali si stanno già ottenendo risultati di tutto rilievo, raccolti all’interno del progetto ‘Farming for Future. Dieci azioni per coltivare il futuro’, la road map delineata dal Consorzio Italiano Biogas per la transizione agroecologica dell’agricoltura italiana. Ne hanno parlato a Fieragricola Tech i soci del Cib: Bruno Agazzini della Società Agricola Boccarone; Damiano Cazzola della Società Agricola Cazzola; Gianpaolo Piva della Società Agricola Casali Casenove e Marco Miserocchi di Topcon Positioning Italy. 

Le aziende agricole del biogas e biometano (che in Italia sono più di 1800) rappresentano due asset importanti per promuovere l’economia circolare, accompagnare una transizione green sostenibile e contribuire alla sicurezza e indipendenza energetica. In particolare, il settore può fare un significativo passo in avanti sul fronte delle energie rinnovabili in ambito agricolo. Il nuovo decreto biometano, pubblicato a ottobre, ha sbloccato 1.7 miliardi di euro di investimenti del Piano per sostenere la produzione di più di 2.3 miliardi di metri cubi di biometano al 2026. A questo si aggiunge il primo bando del Gse aperto il 30 gennaio che vedrà impegnate le aziende agricole per l’assegnazione degli incentivi previsti dal decreto.  

Il piano volge lo sguardo anche allo sviluppo del biogas con la promozione di pratiche ecologiche per ridurre l’uso di fertilizzanti e sintetici, aumentare l’approvvigionamento di materia organica nei suoli. Una soluzione che permette di ridurre non solo i costi energetici, ma anche i costi di produzione nel complesso grazie alla netta riduzione dell’uso di concimi di sintesi sostituiti con il digestato ed è la strada maestra per la sicurezza e la resilienza delle produzioni alimentari. 

“Gli interventi del Pnrr rappresentano un volano importante per nuovi investimenti nel settore verso un modello di agricoltura 4.0 con tecniche avanzate che permetteranno l’ottimizzazione e la maggiore efficienza dei processi produttivi, s del lavoro, minore uso di prodotti chimici e tutela del suolo. In questo, biogas e biometano rappresentano un patrimonio strategico significativo per rispondere alla sfida energetica rinnovabile, garantire autonomia alimentare, cura del territorio e tutela del clima”, commenta Piero Gattoni, il presidente del Cib.  

“Per poter dare il proprio pieno contributo, però, il settore agricolo – rileva – ha bisogno di un sistema normativo completo, misure snelle che permettano alle nostre aziende di poter cogliere pienamente tutte le opportunità del Piano. Semplificazioni che non abbiamo colto nel Dm applicativo recentemente pubblicato. Siamo in attesa, da cinque anni ormai, della definizione del decreto Fer 2, un provvedimento importante per la prosecuzione della produzione di energia elettrica rinnovabile; inoltre, attendiamo anche l’emanazione delle misure per la promozione delle pratiche ecologiche nelle fasi di produzione del biometano. Infine è necessario anche uno sforzo da parte delle aziende del trasporto e della distribuzione della rete gas per rendere più veloci le connessioni, poiché senza un lavoro sinergico di tutti gli attori coinvolti lungo la filiera sarà complicato rispettare gli ambiziosi target del piano di Ripresa. Si tratta di misure chiave – conclude Gattoni – che permetteranno al settore agricolo di ricoprire il proprio ruolo all’interno del percorso di transizione, in un contesto di regole chiare e stabili”. 

Continua a leggere

Economia

Guerra in Ucraina, Cottarelli: “L’economia europea tiene, le sanzioni alla Russia servono”

Pubblicato

il

(Adnkronos) –
Un anno di guerra in Ucraina ha avuto un impatto sull’economia. In Italia, in Europa e in Russia. Fino a che punto? E con quali conseguenze per il futuro? Carlo Cottarelli oggi è un senatore del Pd, ma ha passato una vita al Fondo Monetario Internazionale ed è un economista da sempre attento alle analisi congiunturali. Parla dell’andamento del Pil e di quello dell’Inflazione, ma anche di una profonda redistribuzione della ricchezza. 

“Noi abbiamo cominciato l’anno con la paura che l’aumento dei prezzi del gas avessero un effetto catastrofico sulla nostra economia. Il primo trimestre è stato molto lento, crescita dello 0,1%; nel secondo trimestre abbiamo avuto una crescita spettacolare, 1,1% in un trimestre e poi 0,5% che comunque è un tasso di crescita forte nel terzo; quindi, -0,1% nel quarto trimestre. C’è chi pensava che in autunno ci sarebbe stata la tempesta perfetta per l’Italia e per il mondo. Non c’è stata perché le banche centrali, prima di tutto, hanno reagito con un aumento dei tassi d’interesse all’aumento dell’inflazione però non sono stati aumenti enormi e alla fine ci eravamo abituati a tassi d’interesse zero per cui i tassi d’interesse del 2,5% della Banca Centrale Europea ci sembrano alti ma in realtà sono tassi d’interesse ancora molto bassi, anche tenendo conto dell’inflazione. Le politiche fiscali sono state meno espansive che l’anno scorso ma comunque non c’è stata una stretta paurosa; gli Stati Uniti hanno avuto un rallentamento nei primi due trimestri dell’anno, poi sono ripartiti, quindi alla fine tanto rumore per nulla. Ci sono stati, invece, alcuni settori che hanno subito di più, ovviamente quei settori esportavano di più in Russia; non è tantissimo per l’Italia ma qualcuno c’è stato. In termini di inflazione hanno perso molto quelli che avevano redditi fissi. C’è stata una forte redistribuzione del reddito nel 2022, una delle più forti redistribuzioni del reddito negli ultimi decenni, anche tra debitori e creditori. Lo Stato ci ha guadagnato perché i titoli di Stato in circolazione sono stati erosi dall’inflazione; i risparmiatori, che direttamente o indirettamente avevano investito in titoli di Stato, ci hanno perso. Quindi, nel complesso, guardando il totale dell’economia, l’impatto non è stato fortissimo in termini di crescita. Ci sono stati effetti redistributivi legati sia alla guerra in Ucraina, che ha esacerbato l’aumento dei prezzi, ma anche a cose che erano già successe nel 2021 perché l’inflazione è un fenomeno che è iniziato nel secondo trimestre del 2021, molto prima ovviamente della guerra in Ucraina”. 

Se i numeri dell’Italia sono tutto sommato confortanti, in Europa nel 2022 hanno fatto peggio Francia e Germania. Ma allargando l’analisi all’area Euro la prospettiva non cambia di molto. 

“Lo stesso discorso che si fa per l’Italia può essere fatto per l’economia Europea, anche lì si temeva il disastro. La Germania ha sofferto di più, probabilmente perché è più sensibile ai prezzi del gas e ai legami con il gas importato dalla Russia. La Spagna ha continuato a crescere, ci frega sempre, non riusciamo proprio a prenderla. Rispetto a Francia e Germania è andata meglio. Teniamo conto di un altro fatto: non potevamo essere per sempre i fanalini di coda d’Europa. A un certo punto il divario si è aperto e adesso, se cresciamo come la media europea, cosa che sta avvenendo al momento, manteniamo invariato il distacco. Noi dobbiamo crescere di più della media europea. Al momento cresciamo più di alcuni, la Germania in particolare, e rimaniamo sempre indietro rispetto alla Francia, che ormai in termini di reddito pro-capite è al nostro livello. Anzi, un po’ di più”. 

Si dibatte, da mesi, sulla reale efficacia delle sanzioni alla Russia e, soprattutto, sulle reali condizioni dell’economia russa, vista la difficoltà a valutare dati certi e alla necessità di depurare gli effetti della propaganda di Mosca. 

“Le stime iniziali, le previsioni iniziali sull’economia russa fatte da Banca Mondiale e da FMI, e io l’ho detto all’epoca, una caduta del PIL quest’anno dell’8%, erano esagerate. Alcune volte gli economisti fanno previsioni mettendoci quello che desiderano che accada invece di quello che effettivamente è obiettivo. Però l’impatto c’è stato, con una crescita negativa. Cosa succederà nel medio-lungo periodo? Alcuni dicono che ci vuole un po’ di tempo prima che le sanzioni abbiano effetto, altri dicono che più tempo passa e più l’economia russa si aggiusta. Probabilmente sono vere entrambe le cose. Io credo che l’impatto ci sia stato e sia stato importante. La crescita è stata negativa in Russia quest’anno e si farà sentire nel tempo. Non ci sarà un tracollo, non sono le sanzioni che possono obbligare Putin a finire la guerra però sono uno strumento di negoziazione, che a un certo punto avverrà, che non è irrilevante”. 

La crescita è il risultato di molti fattori. Sul piano della politica economica, si possono scegliere strade che più e meglio di altre consentono di sostenerla. 

“La cosa fondamentale non credo sia tanto la mancanza di domanda, quindi non c’è la necessità al momento di fare politiche particolarmente espansive. Credo che la necessità sia quella di andare avanti con le riforme per fare in modo che in Italia aumentino il potenziale di crescita, la capacità di produzione e quindi gli investimenti; sono aumentati negli ultimi anni anche per gli investimenti pubblici ma anche per gli investimenti privati. Si tratta di mantenere le condizioni per cui le imprese vengono a investire più volentieri in Italia e non vengono a investire in Italia perché il costo del lavoro è basso, ma perché il rapporto con la pubblica amministrazione funziona meglio e la tassazione è un po’ più semplice, se non più bassa. È meglio per le imprese che sia più bassa ma anche più semplice. Avere una burocrazia con cui le imprese possono interagire meglio. Gli investimenti pubblici devono essere ben fatti e in tempo. C’è stata una ripresa degli investimenti pubblici però rispetto agli obiettivi del PNRR, che è il piano che abbiamo di crescita a medio termine, stiamo andando, nell’esecuzione, più lentamente del previsto”. 

Guarda il video su Evanews.eu
 

Continua a leggere

Economia

Amazon a caccia di specialisti cripto

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Mentre la maggioranza dei rivali ha scelto la digitalizzazione e l’apertura alle tecnologie del Web3, Amazon, gigante dell’e-commerce e primo al mondo per volume di traffici, cerca di colmare il distacco. Il gruppo che fa capo a Jeff Bezos sarebbe infatti a caccia di specialisti del Web3 e del gaming. Tra gli obiettivi della svolta, coinvolgere attivamente le fasce più giovani della clientela, rinnovare l’offerta commerciale, e diventare punto di riferimento per le transazioni non finanziarie in valuta digitale. 

Continua a leggere

Economia

CercaOfficina.it nuovo aumento di capitale da 1.7 mln di euro per la digital company

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Nuovo round di investimento per la digital company CercaOfficina.it, leader in Italia nella digitalizzazione del settore della riparazione e manutenzione auto nel mondo Automotive, Mobility e Insurance. Dopo quello dello scorso dicembre, la società ha varato un altro aumento di capitale di € 1.7 mln grazie al Lead Investor Azimut Digitech Fund, il fondo venture capital B2B che investe esclusivamente in aziende tecnologiche B2B, gestito da Azimut Libera Impresa Sgr e Gellify in qualità di Advisor, la holding di investimento Mazal Capital e Wing Capital. Questo incremento di liquidità permetterà alla digital company, guidata dal CEO Marco Brusamolino, di aumentare l’investimento in tecnologia, con l’obiettivo di puntare su algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale, e di incrementare le assunzioni di nuova forza lavoro. 

“Siamo molto soddisfatti della chiusura di questa operazione così importante -ha dichiarato Marco Brusamolino, CEO di CercaOfficina.it- e della fiducia che ci è stata accordata da Azimut Digitech Fund, GELLIFY, Mazal Capital, Wing Capital e Karim Laribi che hanno partecipato all’aumento di capitale. Questo round rappresenta un ulteriore passo in avanti verso il nostro obiettivo: diventare il solo e unico punto di riferimento per tutti coloro che devono occuparsi della manutenzione e riparazione di un veicolo, fornendo loro una soluzione digitale, personalizzata e immediata. Abbiamo fatto tantissimi progressi in questo ultimo anno, al fine di intraprendere un percorso di educazione al cambiamento di un settore ancora legato ad attività e logiche tradizionali. Ma c’è ancora molto da fare: ecco perché vogliamo investire, ancora di più, nella tecnologia – dal machine learning all’intelligenza artificiale e nel capitale umano, affinché le nostre piattaforme continuino ad essere leader in Italia di un settore sempre più digitale e smart.”. Con il tempo, la società ha sviluppato sempre di più la propria attitudine tech, affiancando a CercaOfficina.it – che si rivolge ad automobilisti e autoriparatori – altre due piattaforme digifleet e digiclaims rivolte al mondo Fleet e Insurance, con l’obiettivo ultimo di digitalizzare tre interi settori: automotive, mobility e insurance.  

“Siamo lieti di supportare realtà innovative che apportano valore aggiunto in settori tradizionalmente offline quali l’automotive e la manutenzione auto. L’operazione di investimento su CercaOfficina.it è il primo passo verso un percorso win-win in cui la condivisione del nostro know-how tecnologico sarà funzionale all’avvio di percorsi di automazione digitale dei processi dell’azienda con l’obiettivo di potenziare la sua expertise tecnologica, la competitività strategica e confermarla quale realtà di riferimento del mondo Automotive, Mobility e Insurance”, dichiara Gianluigi Martina, COO & Industry Leader Resources di Gellify. La piattaforma CercaOfficina.it permette di ricevere in tempo reale preventivi personalizzati e prenotare online un appuntamento per il proprio veicolo; la piattaforma digifleet riduce tempi e costi con una gestione in outsourcing degli interventi di una flotta aziendale e/o in car sharing; infine, la piattaforma Insurtech digiclaims digitalizza i processi di claims management e minimizza i tempi di liquidazione dei sinistri. 

Continua a leggere

Economia

Master Universitario in Business Administration, la cerimonia di chiusura il 6 febbraio a Torino

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Il 6 febbraio 2023 si svolgerà, presso la SAA School of Management, la cerimonia di chiusura del Master Universitario in Business Administration, un percorso universitario coordinato da SAA School of Management e dal Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino. 

Il Master, giunto alla VII edizione, ha visto negli anni il numero dei partecipanti crescere fino ai 105 studenti dell’edizione attualmente in corso, nonostante la pandemia che ha limitato la didattica e le possibilità di interazione. 

Il percorso formativo viene erogato sia “in presenza” sia in “distance learning” ed è il risultato di una perfetta sinergia tra mondo accademico, imprese, e Istituzioni del territorio. “Abbiamo pensato fosse importante permettere a tutti gli studenti che hanno frequentato durante il periodo pandemico di riunirsi per una conclusione formale del percorso e potersi confrontare con i Docenti e le aziende partner. Il networking, infatti, è un valore aggiunto essenziale di questa iniziativa formativa” commenta il prof. Stefano Bresciani, direttore del Master. 

Il Master in Business Administration è stato progettato avvalendosi delle competenze e dell’apporto di numerose aziende partner e la faculty è formata da docenti universitari, professionisti, manager e consulenti aziendali che assicurano un perfetto mix di teoria e pratica. “L’integrazione di docenti accademici e professionisti –aggiunge il direttore del Dipartimento di Management Francesca Culasso –ha permesso l’integrazione di teoria e pratica, garantendo agli studenti di mettere in pratica le nozioni teoriche apprese. Oggi il Master è uno dei punti di forza del nostro Dipartimento”. 

Per Davide Caregnato, direttore di SAA School of Management “L’MBA è un master di eccellenza, che ha diplomato in sette edizioni quasi 300 studenti e che risponde alle esigenze di sviluppo di nuove competenze e di inserimento di giovani talenti nelle aziende del territorio.” 

“Riusciamo a offrire ai nostri studenti, provenienti sia da corsi di laurea scientifici sia umanistici, un percorso formativo estremamente professionalizzante, tanto da avere un tasso di assunzione superiore al 90% a circa un anno dal conseguimento del titolo. Siamo veramente orgogliosi del lavoro fin qui svolto” conclude il prof. Bresciani. 

Continua a leggere

Economia

Cda Tim si aggiorna al 24 febbraio per decidere su offerta Kkr

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Il Consiglio di Amministrazione di Tim, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Rossi, ha deciso di convocarsi nuovamente il giorno 24 febbraio, per decidere sull’offerta non vincolante ricevuta da Kkr per NetCo. Lo comunica una nota del gruppo il cui board oggi si è riunito con al vaglio l’offerta giunta dal fondo Usa per una partecipazione nella rete. 

“Tim rimane aperta a valutare ogni eventuale alternativa che dovesse nel frattempo concretizzarsi, e continuerà nel dialogo con i propri stakeholders” precisa la nota.  

L’offerta arrivata dal fondo Usa che è già socio al 37,5% di Fibercop, cui fa capo la rete secondaria di Tim (dall’armadio di strada alle abitazioni dei clienti), è stata bene accolta dal mercato: oggi a Piazza Affari Tim ha chiuso con un rialzo del 9,54%. Questa mattina la notizia dell’offerta, che era circolata ieri sera, è stata confermata da un comunicato dell’azienda che ha spiegato di aver ricevuto da Kkr un’offerta non vincolante per l’acquisto di una partecipazione in una società da costruire, coincidente con il perimetro gestionale e infrastrutturale della rete fissa, inclusivo degli asset e attività di FiberCop, nonché della partecipazione in Sparkle.  

L’iniziativa arriva a 15 mesi di distanza dalla manifestazione d’interesse non vincolante di Kkr per tutta Tim da 10,8 miliardi (0,50 euro per azione); l’offerta avanzata nel novembre del 2021 era stata giudicata bassa dal cda del gruppo che non aveva accettato che Kkr conducesse un’ulteriore due diligence sulla società. Di lì il passo indietro del fondo Usa che oggi torna alla carica con un’offerta che riguarda la rete e che, secondo indiscrezioni, si aggirerebbe sui 20 miliardi.  

Sempre in mattinata una nota del Mimit indicava che “il governo segue con attenzione l’offerta presentata dal fondo Kkr per l’acquisto di una partecipazione in una costituenda società che gestisca la rete fissa di Tim, azienda che oggi ha un ruolo cruciale nei servizi di telefonia, nella realizzazione della banda larga nel nostro Paese e della infrastruttura del Polo Strategico Nazionale” 

“Il governo reputa centrali la salvaguardia dei livelli occupazionali e la sicurezza di una infrastruttura strategica quale la rete nazionale di telecomunicazioni. Su questi presupposti si valuteranno gli sviluppi che riguardano la prima azienda di telefonia italiana” indica la nota del Ministero delle imprese e del made in Italy. 

 

Continua a leggere

Economia

Ita, rush per firma: Lufthansa crede in break-even entro 2 anni e al 100%

Pubblicato

il

(Adnkronos) – La trattativa tra il Governo e Lufthansa per Ita Airways continua a ritmi serrati e c’è la volontà delle parti di velocizzare e di chiudere il prima possibile l’intesa, entro marzo. Una volta firmato l’accordo che permetterà alla compagnia aerea tedesca di salire al 40% in Ita poi bisognerà aspettare il via libera dell’Antitrust Ue che probabilmente chiederà degli aggiustamenti, come ad esempio la possibile cessione di slot di Lufthansa per evitare una posizione troppo dominante. Il gruppo tedesco guidato da Carsten Spohr, riferiscono all’Adnkronos fonti vicine al dossier, punta inizialmente ad acquistare il 40% per un valore compreso tra 200-300 milioni di euro, sotto forma di aumento di capitale per poi salire nel giro di due anni al 100% acquistando la quota restante posseduta dal Mef quando Lufthansa pensa che Ita raggiungerà il break-even. 

Per Lufthansa, l’hub di Fiumicino, rilevano ancora le stesse fonti, sarà quello fondamentale per collegare l’emisfero meridionale. La compagnia aerea tedesca, infatti, è molto presente al Nord con gli hub di Monaco di Baviera, Francoforte, Zurigo, Vienna e Bruxelles e proprio Fiumicino rappresenterà l’asso nella manica del gruppo tedesco per sviluppare i collegamenti a sud. Le rotte intercontinentali di Ita, quindi, fanno osservare le stesse fonti, non solo non saranno tagliate ma saranno ampliate guardando decisamente non solo al Nord America ma anche al Sud America o la Cina. Una visione, questa, dunque, lontana da quella immaginata dal Ceo di Ryanair, Michael O’Leary che nei giorni scorsi aveva sostenuto che il gruppo tedesco non avrebbe fatto nulla per la crescita di Ita limitandosi a operare voli da Milano verso Monaco e Francoforte. 

La trattativa in corso tra i vertici di Ita Airways e i sindacati sulle tematiche contrattuali, salariali e di organizzazione del lavoro dei dipendenti di terra e di volo non dovrebbe rappresentare un ostacolo all’operazione. Secondo le stesse fonti, infatti, la compagnia aerea tedesco avrebbe messo in conto la possibilità che si arrivi ad un aumento degli stipendi nel caso in cui azienda e sindacati scioglieranno gli ultimi nodi.  

Anche perché gli stipendi del personale navigante ma anche del personale di terra sono al di sotto dei livelli del mercato. Lo stipendio medio di un comandante con 15 anni di anzianità, 18 giorni di lavoro in un mese e 70 ore di volo, per quanto riguarda Ita Airways è intorno a 6.500 euro (95 euro per ora di volo) e quindi secondo i sindacati è molto sotto la media delle altre compagnie. Per la compagnia irlandese low cost Ryanair si attesta intorno ai 11.520 euro (165 euro per ora di volo). Per Easyjet si attesta a 15.200 euro (217 euro per ora di volo), a Wizzair a 8.700 euro (124 per ora di volo) mentre a Vueling a 13.900 euro (199 per ora di volo). 

Continua a leggere

Articoli recenti

Post popolari

Il contenuto di questa pagina è protetto.