Lo storico Mammone: “Vittoria Meloni solo in parte legata a onda destra in Ue”


“La vittoria di Giorgia Meloni solo in parte può legarsi a quelle della destra in altri paesi d’Europa, perché esiste anche uno specifico italiano”. A riflettere in questi termini sul risultato delle elezioni è lo storico dell’Università La Sapienza di Roma Andrea Mammone. “Secondo me – spiega lo storico, che per oltre un decennio ha insegnato alla Royal Holloway, University of London, esperto di movimenti di destra – questo risultato è frutto innanzitutto di un travaso all’interno della coalizione di centrodestra, perché comunque molti voti che prima andavano a Forza Italia sono passati poi alla Lega nord e ora a Fratelli d’Italia. Inoltre parte del personale politico che una volta era in Forza Italia, soprattutto in alcune aree del sud, adesso sta aderendo a Fratelli d’Italia”.  

“C’è poi – sottolinea, parlando con l’Adnkronos – la questione della grossa frammentazione, in Italia, delle forze che dovevano opporsi al centrodestra. Questo ha contribuito a far vincere le elezioni alla coalizione, che non chiamerei di centrodestra, ma di estrema destra, perché in realtà l’unica forza più o meno moderata è Fi, ossia il terzo partito della coalizione. Stando all’opposizione poi, Meloni ha potuto giocare molto sul fatto di essere libera dagli schemi”. 

Se esiste una specificità italiana, è anche vero che queste forze di destra da tempo prendono voti negli altri paesi, fa notare Mammone. “Ci sono in realtà problemi strutturali della sinistra e del centrosinistra a livello europeo perché alcune forze di centrosinistra, con il fatto di essersi avvicinate alla famosa ‘Terza via’ di Tony Blair sono diventate molto più liberali, e così facendo hanno abbandonato una grossa fetta di elettorato. Il che comporta necessariamente una lettura della realtà scadente: perché mentre osserviamo in molti paesi una polarizzazione dell’elettorato, assistiamo al tempo stesso ad una rincorsa verso il centro. E così intere fasce di elettorato vengono abbandonate. Adesso per esempio hanno votato in parte sicuramente per Meloni e una buona percentuale avrà probabilmente votato per il M5S. Esiste dunque un problema strutturale del centrosinistra che in questi decenni sta facendo fatica a capire dove collocarsi da un punto di vista ideologico”.  

“Sulla politica internazionale di Meloni, Mammone pensa che “sia difficile oggi precisamente prevedere quale sarà l’approccio. Per tutta la campagna elettorale ha cercato di rivolgersi soprattutto ai partner stranieri e ai mercati internazionali facendo capire che avrà un determinato tipo di approccio, seguendo le linee guida dell’Europa, il Patto Atlantico e così via”.  

“Quello che succederà poi in realtà non lo possiamo sapere perché si è dimostrato che non necessariamente il far parte di una coalizione politica che guida un paese porta ad una moderazione effettiva – sottolinea – La Lega del governo con il M5S ha dimostrato che non c’è stato alcun tipo di moderazione ma una radicalizzazione della propaganda e dei rapporti con l’Ue. Quindi è molto difficile sapere oggi cosa succederà. C’è un potenziale rischio di scontro”. 

“Ad ogni modo la questione di questa coalizione – osserva in conclusione – mostra l’ipocrisia del Ppe, che per anni ha permesso ad Orban di essere un membro anche importante e adesso appoggia in maniera entusiasta Silvio Berlusconi che fa parte di una coalizione in cui c’è poco di europeista e di moderato. Prima di muovere critiche l’Ue dovrebbe fare autocritica”.  

 

 

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