L’Italia saluta il papà del “tiramisù”


L’Italia saluta ad onor di gloria, Ado Campeol (in foto insieme alla moglie Alba Di Pillo), “il papà dell’intramontabile tiramisù”, morto a 93 anni…

Treviso perde un’altra sfavillante Stella, nella sua rispettabile storia gastronomica“, ha sottolineato, sabato 30 novembre, il Governatore del Veneto, regione in cui viveva Ado.

Si è spento un grande nome della pasticceria mondiale, una grande persona ricordata e commemorata dai giornali di tutto il mondo: “Ado Campeol”, soprannominato nel nostro Paese e nell’intero Pianeta, “il papà del tiramisù”.

Questo nostro famoso e caratteristico dolce a base di semplici ingredienti come cacao, caffè, mascarpone, uova, savoiardi e cacao, è incredibilmente conosciuto in tutto il mondo e per questo un vanto dell’Italia.
Si è spento sabato, 30 ottobre, ha annunciato così, con un groppo alla gola, il Governatore del Veneto, Luca Zaia.
Ado Campeol, proprietario del rinomato ristorante “Le Beccherie” a Treviso, vicino Venezia. Ado, iniziò a offrire il suo famoso straordinario dolce ai suoi fortunati clienti, agli inizi degli anni ’70.

Con Ado Campeol, ormai scomparso all’età di 93 anni, Treviso perde un’altra sfolgorante Stella della sua rinomata storia gastronomica. Ma è anche grazie all’intuizione e alla fantasia della creatività della moglie, che nasce uno dei dolci più famosi del mondo, il ‘tiramisù’, certificato dall’Accademia Italiana di Cucina“, ha così spiegato con tristezza assoluta, sabato scorso, il Governatore del Veneto, con un toccante post, sul suo profilo Facebook.

Il “tiramisù”, ormai un eccellente classico della gastronomia italiana presente in tutti i menù dei ristoranti, nelle pasticcerie e nelle case di tutte le famiglie golose o anche morigerate, sarebbe nato grazie a un “errore” commesso dalla lungimirante moglie di Ado, la signora Alba e dal suo magistrale chef Roberto Linguanotto.

La ricetta del “tiramisù”, il cui nome significherebbe, letteralmente: “tirami su di morale”, ha molte varianti. Si prepara generalmente con i tuorli delle uova, zucchero, mascarpone, pan di spagna o savoiardi o biscotti secchi, imbevuti di caffè freddo non zuccherato e spolverato il tutto con un tocco finale da una nuvola di soffice ed etereo cacao amaro…

Ma questo nostro “tiramisù”, che, come ben sappiamo, lo si trova sulle tavole dei ristoranti e nelle pasticcerie di tutto il mondo, ha subito negli anni, notevoli mutamenti nella ricetta e nella presentazione, pur conservando, per rispetto dovuto, il nome stesso.

Chef stellati si sono sbizzarriti, con le creazioni di varianti più sofisticate e invitanti, da far perdere i sensi.
Come ad esempio in Polinesia Francese, il noto chef stellato Nicolas Baretje, con la sua fantasmagorica maestria e arte del “savoir-faire”, ha saputo donare un tocco di originalità al nostro “tiramisù” nazionale, offrendo ai fortunati turisti che soggiornano sui fiabeschi atolli polinesiani, degli indimenticabili “tiramisù” dai gusti e profumi impareggiabili, come il suo cavallo di battaglia, il “tiramisù au feï confit e chutney d’ananas”, o il “tiramisù al cocco e ai frutti esotici”, o il “tiramisù all’ananas di Tahiti”, o il “tiramisù all’ananas e cioccolato” e altri ancora e ancora dai mille invitanti sapori

Trovandoci in tema di paradisiaci posti lontani, anche a Mauritius la sua variante è molto ammaliante, è il ” tiramisù crèole al melone” o ancora il “tiramisù al mango e pitaya” tutti da gustare, tutti da leccarsi i baffi…

Eppure, in tutta sincerità, non riesco assolutamente a comprendere come Eva, si sia fatta corrompere da una semplice “Mela”… Capirei perfettamente, se fosse stato uno stuzzicante, ghiotto ‘tiramisù’, l’artefice indiscusso del Peccato Originale, ma, ahimé, una semplice ‘Mela’, beh, quella proprio no!!!
(AnnA Del Bene)

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