Entra in contatto con noi

Coronavirus

L’Iraq 20 anni dopo, l’esperto: “Guerra disastrosa, resta minaccia terrorismo”

Pubblicato

il

Passati 20 anni dall’inizio dalle operazioni Usa in Iraq, il Paese che fu di Saddam Hussein è “in difficoltà, ma ci sono anche segnali di progresso” e se “la situazione politica e di sicurezza rimane instabile” al contempo “ci sono sforzi in corso per migliorare la situazione”. Ne parla con l’Adnkronos Claudio Bertolotti, analista dell’Ispi e direttore di Start InSight, che ricorda quando “nel 2003 fu impegnato in Afghanistan nell’operazione Enduring Freedom per rimpiazzare i militari statunitensi destinati all’imminente invasione dell’Iraq”, una “delle guerre più controverse e disastrose degli ultimi decenni” che ha segnato “un punto di rottura sul piano delle relazioni internazionali e una svolta su quello degli equilibri geopolitici a livello regionale e globale”, un “fatto storico che ha determinato l’impossibilità di ritorno all’ordine internazionale precedente”. 

Oggi, spiega, sul fronte della sicurezza l’Iraq “si trova ancora sotto la minaccia del terrorismo e delle milizie armate” e “sebbene lo Stato Islamico sia stato sconfitto in gran parte del Paese” gli attacchi terroristici sono ancora realtà e “le milizie armate filo-iraniane presenti rappresentano una minaccia per la stabilità”. Sul piano politico, prosegue nella sua analisi, il Paese “ha affrontato numerose crisi, compresa la recente crisi costituzionale del 2019-2020, caratterizzata da proteste popolari e dimissioni di funzionari governativi” e a complicare il quadro ci sono “la divisione tra le fazioni politiche e le tensioni etniche e religiose”. A questo si aggiungono, continua, “una serie di sfide economiche e sociali affrontate dall’Iraq, incluse la carenza di servizi essenziali, la disoccupazione e la corruzione”. Ma, riconosce Bertolotti, il Paese ha anche “fatto progressi in alcuni settori, come l’energia, e sta cercando di attirare investimenti stranieri per stimolare la crescita economica”. 

Non va sottovalutata, osserva, “l’assertività di tre importanti attori, Russia, Cina e Iran, che cercano di aumentare la loro influenza in Iraq”. La Russia, dopo più di un anno di guerra in Ucraina, “sta cercando di espandere la sua presenza economica in Iraq, soprattutto nel settore energetico”, e – evidenzia Bertolotti – “ha stretto accordi con il governo iracheno per l’estrazione di petrolio e gas e fornito assistenza militare sotto forma di armi e consiglieri militari”. 

E, rimarca, “anche la Cina sta cercando di espandere la propria influenza economica e commerciale, offrendo investimenti e assistenza tecnica in diversi settori”. Pechino, ricorda l’analista, “ha stretto accordi energetici con l’Iraq e di recente ha firmato un accordo per costruire una linea ferroviaria ad alta velocità tra Baghdad e Bassora”. 

Poi c’è l’Iran che, spiega Bertolotti, “ha mantenuto una forte presenza politica, economica e militare e ha sostenuto attivamente il governo iracheno nella lotta contro l’Isis poi evoluto nel fenomeno ‘Stato islamico’ dal 2014”. Teheran, prosegue, ha anche “stretto accordi commerciali e di sicurezza con il governo iracheno e ha supportato diverse milizie sciite in Iraq”. In generale, osserva, “i tre Paesi cercano di aumentare la loro influenza attraverso investimenti, aiuti economici e militari e accordi commerciali”, ma al contempo “la presenza e l’influenza degli Stati Uniti in Iraq rimane forte e gli sforzi di Russia, Cina e Iran potrebbero essere ostacolati da una crescente opposizione irachena alle ingerenze straniere”. 

La guerra in Iraq, iniziata 20 anni fa, ha portato – secondo Bertolotti – a “cambiamenti irreversibili tanto da determinare ancora oggi i ritmi della politica regionale e le scelte in campo internazionale”. 

L’analista parla dei “tre attori determinanti” – Stati Uniti, Russia e Cina – della “conflittualità competitiva tra Arabia Saudita e Iran”, che di recente proprio con la mediazione del gigante asiatico hanno stretto un accordo per la ripresa delle relazioni, e delle “dinamiche di allineamento degli altri attori minori a cui altri attori sono obbligati ad adattarsi”. La guerra in Iraq, evidenzia, ha poi avuto anche un “ruolo di influenza, non marginale, sui fenomeni rivoluzionari e insurrezionali delle cosiddette Primavere arabe” del 2011, ha “rappresentato un punto di rottura nell’ordine internazionale portando a rapidi cambiamenti negli equilibri di potere regionali che hanno costretto alla diversificazione delle alleanze e dei quadri istituzionali”. Bertolotti pensa alla “dipendenza dalla Cina e dalla Russia per le forniture di vaccini durante la pandemia di Covid-19” e alle “nuove relazioni internazionali, come quella tra Iran e Russia e quella tra gli Stati arabi e Israele” con gli accordi di Abramo del 2020. E, rileva, “la guerra in Ucraina ha dimostrato come gli Stati arabi filo-occidentali si siano astenuti dal criticare l’invasione russa, mentre altri si sono avvicinati a Mosca”. 

Passati 20 anni, ricordiamo un anniversario scomodo? “Sì – risponde Bertolotti – un anniversario scomodo per l’Occidente per diverse ragioni”. A cominciare dal fatto che è “una guerra in cui gli effetti negativi hanno superato di gran lunga qualsiasi possibile risultato positivo”. Tra le ragioni l’analista indica quella che oggi è la “consapevolezza di una ricercata manipolazione dell’opinione pubblica volta a convincerla della necessità e della bontà dell’intervento militare” perché – dice – “ricordiamo tutti l’imbarazzo del segretario di Stato Colin Powel davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, la provetta, e perché “l’invio delle truppe statunitensi in Iraq si basava principalmente su informazioni errate o addirittura inventate sulle armi di distruzione di massa possedute dal regime di Saddam Hussein”. E anche per “i costi della guerra”, un “costo enorme in termini di vite umane e risorse finanziarie” dopo “l’impegno militare statunitense iniziato malamente dall’Amministrazione Bush nel 2003 e concluso in maniera disastrosa dall’Amministrazione Obama nel 2010”. 

Secondo alcune stime, evidenzia, “la guerra ha causato la morte di oltre 100.000 civili iracheni e più di 4.400 militari americani, oltre a un costo stimato di 1,7 trilioni di dollari”. E un’altra ragione va individuata, prosegue l’esperto, nell’ “avvio di un periodo, ancora in corso, di instabilità regionale” dal momento che “l’invasione dell’Iraq ha destabilizzato l’intera regione del Medio Oriente, creando un vuoto di potere che ha permesso la nascita di gruppi estremisti come lo Stato islamico”, innescando al contempo “tensioni tra i Paesi dell’Occidente e quelli musulmani, alimentando il sentimento anti-occidentale in molte parti del mondo”. 

Infine, un’ulteriore ragione sta nei “dubbi sulla legittimità dell’azione militare”, su una guerra che “ha diviso l’opinione pubblica sia negli Stati Uniti che in Europa” perché “l’assenza di un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la mancanza di una minaccia imminente alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti hanno portato molti a chiedere il perché dell’avvio della guerra”. E “ancora oggi – conclude – la guerra in Iraq continua a suscitare dibattiti sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo e sulla giustificazione delle azioni militari unilaterali”.  

Sbircia la Notizia Magazine unisce le forze con la Adnkronos, l'agenzia di stampa numero uno in Italia, per fornire ai propri lettori un'informazione sempre aggiornata e di alta affidabilità.

Coronavirus

Clerici (Amcli), ‘microbiologo centrale per diagnosi e cure personalizzate’

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Il nostro contributo è sempre più importante. Possiamo fornire al clinico non solo un responso preciso che identifica l’agente eziologico e in alcuni casi il grado di progressione dell’infezione, ma anche un quadro d’insieme, molto prezioso per il clinico, che lo aiuta a definire il trattamento farmacologico personalizzato”. Così Pierangelo Clerici, presidente Amcli Ets, Associazione microbiologi clinici italiani e direttore Uo. Microbiologia Asst Ovest Milanese, ieri, a Rimini, in chiusura del 50esimo Congresso nazionale di Amcli Ets ricordando l’importanza di una microbiologia non più circoscritta al laboratorio ma integrata con la clinica ospedaliera. 

Nell’edizione all’insegna dei record – sottolinea una nota dell’associazione – più di 1.500 partecipanti (oltre 300 under 30), 111 specializzandi, 347 poster presentati, è stato ribadito “l’impegno dei microbiologi clinici a partecipare alla realizzazione di un nuovo approccio alla salute del futuro, il solo in grado di conciliare le esigenze di una diagnostica e terapia mirati, con il rigore della finanza pubblica. Senza il nostro apporto la medicina non può ridurre i tempi della diagnosi e della definizione della più efficace terapia. Chiediamo ai decisori politici di valorizzare a pieno il nostro ruolo e di investire affinché le esperienze con le quali si è fronteggiata l’emergenza pandemica non vadano perse. Minacce di nuove possibili pandemie sono intorno a noi. La rete di sorveglianza predisposta e implementata per il Covid – ricordano gli specialisti – costituisce un indispensabile punto di partenza che deve essere costantemente aggiornato. Senza dimenticare le altre infezioni di origine virale, batterica, fungina o protozoaria che durante gli anni della pandemia hanno continuato a colpire milioni di pazienti”. 

Tutto questo è possibile grazie ai continui progressi che la tecnologia mette a disposizione del laboratorio. Ne sono un esempio i nuovi approcci ai saggi di sensibilità agli antibiotici, l’utilizzo dei pannelli sindromici molecolari, il sequenziamento Ngs (Next-generation sequencing, ndr) nello studio dei microrganismi, i test diagnostici rapidi genotipici per l’identificazione dei meccanismi di resistenza agli antibiotici, ecc. 

Resta alta l’attenzione dei microbiologi su alcuni temi trattati a Rimini. Tra questi l’antibiotico resistenza, verso la quale si registrano ormai segnali di conferma per una maggiore precisione e tempestività nella diagnosi e nel conseguente avvio della fase di trattamento. Al pari le infezioni virali restano un campo attenzionato in maniera particolare. “Storicamente – osserva Clerici – si tratta di infezioni in grado di spostarsi velocemente su scala planetaria, nella cui evoluzione non sono infrequenti salti di specie. In questa fase stiamo monitorando casi di influenza aviaria per la quale è fondamentale la sorveglianza e la raccolta di dati che i laboratori di Microbiologia clinica assicurano su scala nazionale”. 

Più in generale – continua la nota – è stato ricordato come i difficili anni di Covid non abbiano distolto l’attenzione anche da altre infezioni storicamente diffuse in Italia e nel resto del mondo. Basti pensare alle epatiti di origine virale, Hiv, infezioni materno fetali, tubercolosi e malattie severe fungine. “Sono attività – ricorda il residente Amcli – dove la diagnosi e la sorveglianza richiedono importanti risorse, appropriate conoscenze, e un impegno da parte dei microbiologi, che non è mai mancato in questi ultimi anni. Una sanità più attenta a queste necessità e la sussistenza di risorse che permettano il funzionamento di un meccanismo di controllo efficace sono richieste che vengono non solo dall’esperienza pandemica, ma anche dai cittadini per i quali ambiente e salute restano due priorità fondamentali”.  

“La salute di persone, animali ed ecosistemi – continua Clerici – sono influenzate reciprocamente dai gravi cambiamenti climatici cui assistiamo. Tra i molti temi che sono stati dibattuti durante il congresso, è stata posta molta attenzione su quello della storia dei conflitti e delle conseguenti pandemie. Un’esperienza – conclude – frequente nella storia dell’umanità, oggi quanto mai attuale in diverse parti del mondo”. 

Continua a leggere

Coronavirus

Spazio, con Spei Satelles decolla il messaggio di speranza di Papa Francesco

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Decollano con una inedita missione spaziale le parole del messaggio di speranza a tutta l’umanità che Papa Francesco pronunciò durante il lockdown del marzo 2020, con la Statio Orbis in Piazza San Pietro. Spei Satelles è “un unicum” nella storia dell’esplorazione spaziale e nella vita della Chiesa Cattolica e la missione decollerà il prossimo 10 giugno, dalla base spaziale di Vandenberg, in California, con un Falcon 9 di Space X. A bordo del piccolo satellite c’è un nanobook in silicio che riporta il messaggio di quella preghiera diventata una icona di speranza che continua il suo viaggio e che continua a chiamare all’azione gli abitanti del pianeta. Per significare questo impegno comune, camminando insieme al Papa, chiunque lo vorrà potrà partecipare al viaggio di “Spei Satelles” e farsi portatore di speranza e pace iscrivendo il proprio nome sul sito www.speisatelles.org. Il Papa, inoltre, al termine della prossima Udienza Generale, mercoledì 29 marzo, benedirà il satellite e il nanobook prima del suo trasferimento per le ultime verifiche tecniche prima del lancio. La missione è una iniziativa congiunta dell’Agenzia Spaziale Italiana, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Dicastero per la Comunicazione che hanno presentato Spei Satelles a Roma, nella Sala Marconi di Palazzo Pio XI, in occasione del terzo anniversario della Statio Orbis e nel decennale del pontificato di Papa Francesco. “Perché andare nello spazio? Perché lo spazio ha un fascino per tutti, specialmente per i giovani, perché lo spazio rappresenta il mistero universale” e “mandare un nano-book in orbita spazio significa riscrivere il messaggio che esso contiene” ha detto Monsignor Lucio Ruiz, Segretario del Dicastero per le Comunicazione, presentando la speciale missione spaziale. “Purtroppo – ha osservato Monsignor Ruiz – non è il Covid l’unica tempesta che colpisce l’umanità, oggi il mondo patisce questa ‘terza guerra mondiale a pezzi’ che copre di dramma tutta l’umanità. Ma ancora, ognuno di noi, nella propria vita, nella propria storia, sperimenta quella ‘tormenta’ che può far perdere la speranza. Per questo motivo la camminata della speranza si fa sempre attuale, si fa sempre necessaria, si fa sempre per ognuno di noi. Tutti abbiamo bisogno di sentire quel richiamo del Signore: ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede?'”.”Per ciò, con il nanobook portato in cielo, che percorrerà l’orbita della terra nel piccolo satellite, vogliamo significare che quella preghiera, quella benedizione, e quell’appello universale, continuano oggi a farsi presenti per tutti gli uomini di buona volontà e a chiedere di partecipare essendo costruttori di pace e speranza” ha sottolineato ancora Monsignor Ruiz.  

Era proprio il 27 marzo del 2020 quando Papa Francesco, in una sera buia, completamente solo è salito sul sagrato di una piazza San Pietro insolitamente deserta e bagnata da una pioggia intensa. Papa Francesco pregava per ridare speranza a un mondo disorientato dalla pandemia. E la potenza delle immagini e le parole del Santo Padre hanno segnato il mondo. A distanza di tre anni dalle storiche immagini del Santo Padre in Piazza San Pietro, in pieno lookdown, diventano un messaggio di speranza per l’umanità che con questa inedita missione decolla alla volta dello spazio per raggiungere e coinvolgere sempre più persone. A partire da quel 27 marzo del 2020 sono nate diverse iniziative affinché questo evento non venisse dimenticato ma anzi mantenesse la sua forza trainante per andare non solo oltre la pandemia, per rendere più forti e ricchi di speranza in ogni momento di difficoltà, rammentando che nessuno si salva da solo. Nel 2021, un anno dopo quell’evento, la Statio Orbis con le parole, le immagini e le meditazioni, anche dei giorni successivi, sono diventati una pubblicazione che nel 2022 è stata depositata presso la banca mondiale dei semi, nello Svalbard Seed Vault, come ‘seme di speranza’. Nel 2023, quel seme di speranza volerà nello spazio in modalità del tutto inconsuete, tecnologicamente molto avanzate e culturalmente inedite per diffondere ulteriormente il suo messaggio universale dando vita a diverse iniziative connesse.  

Il progetto della missione Spei Satelles, coordinato dal Segretario del Dicastero Monsignor Lucio Adrian Ruiz, ha coinvolto, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Agenzia Spaziale Italiana, Il Politecnico di Torino, l’Instituto para el Diálogo Global y la Cultura del Encuentro – Idgce, l’Istituto Universitario Salesiano Venezia – IusveE e l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino. Il libro del Papa, “Perché avete paura? non avete ancora fede” porta così in orbita il messaggio della Statio Orbis, ed è diventato, grazie al Consiglio Nazionale delle Ricerche ed in particolare all’attività dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie coordinata da Andrea Notargiacomo, un ‘nanobook’, una lastra di silicio, di 2x2x0,2 mm, in cui è stato inciso il libro ad alta miniaturizzazione per mezzo di tecnologie di micro e nanofabbricazione.  

“La Santa Sede ha chiesto all’Agenzia Spaziale Italiana di aiutarla ad individuare e realizzare, grazie alla tecnologia spaziale, una soluzione che consentisse alle parole di speranza del Santo Padre di oltrepassare i confini terrestri e di raggiungere dallo spazio il maggior numero possibile di donne e di uomini sul nostro pianeta affannato” ha detto il presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia, intervenuto alla presentazione della missione spaziale Spei Satelles. Il Magnifico Rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, ateneo che parimenti si è spesa molto per Spei Satelles, ha rilevato che i giovani del Politecnico in questa missione “hanno potuto misurarsi con una sfida tecnica e scientifica non facile in un quadro valoriale che rappresenta una sfida umana e culturale decisiva”. La Presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza, ha rilevato che “oggi la scienza dell’infinitamente piccolo ci mette davanti a un progresso enorme: la capacità di miniaturizzare il nostro sapere facendolo viaggiare attraverso il tempo e lo spazio”.  

Per mettere in orbita, come segno e profezia di speranza, questo micro-manufatto, l’Agenzia Spaziale Italiana ed il Politecnico di Torino hanno lavorato poi in stretta sinergia. I giovani dell’Ateneo torinese, guidati dalla professoressa Sabrina Corpino, hanno progettato e costruito a tempo di record un CubeSat 3U SpeiSat che potesse ospitare e custodire il nanobook. L’Agenzia Spaziale Italiana guidata da Giorgio Saccoccia ha reso possibile il suo lancio e la messa in orbita bassa terrestre (Low Earth Orbit-Leo) ad un’altitudine di circa 525 chilometri. Il CubeSat viaggerà a bordo di un razzo Falcon 9, il vettore in due stadi parzialmente riutilizzabile di SpaceX e sarà ospitato sulla piattaforma Ion Scv-011Ion, il carrier satellitare sviluppato, realizzato e gestito dall’azienda italiana D-Orbit, che effettua servizi di lancio e rilascio in orbita. Il satellite è anche dotato, oltre che della strumentazione di bordo per funzionare ed essere guidato da terra, anche di un trasmettitore radio. Per il tempo di permanenza in orbita saranno captabili, nel momento in cui il satellite sorvolerà quella porzione di Terra, e facilmente codificabili in modo testo, frasi desunte dal Magistero Pontificio che hanno a tema la speranza e la pace. I messaggi sono in italiano, inglese e spagnolo.  

L’Arcivescovo metropolita di Torino, monsignor Roberto Repole, ha sottolineato che “abbiamo tutti bisogno di speranza, in modo particolare i giovani. Custodire la speranza è la missione di questo satellite progettato e costruito da giovani, raccontato nel logo missione da giovani, abitato, speriamo, da molti giovani che vorranno salire a bordo con il Papa attraverso il sito impegnandosi così a seminare speranza e fraternità là dove abitano”. La missione è stata pensata anche per attivare coloro che si lasceranno coinvolgere. Attraverso il sito www.speisatelles.org non solo è possibile seguire l’evolvere della missione, ma anche iscrivere il proprio nome in un chip che Spei Satelles custodirà in orbita. Per ottenere un virtuale boarding pass verrà chiesto di impegnarsi a fare un’opera di misericordia in favore della pace e la speranza. Ciascuno così può diventare seme di speranza concreto nel suo ambiente di vita.  

Il Direttore dello Iusve, don Nicola Giacopini, ha commentato: “Siamo grati e quasi increduli di essere stati coinvolti così da vicino in questa esperienza che unisce la terra al cielo. I nostri giovani studenti e laureati in Comunicazione hanno potuto cimentarsi nell’elaborazione del logo e nella narrazione della missione Spei Satelles. Anche il logo della missione spaziale richiama tutti questi aspetti ed è stato realizzato nell’ambito di un progetto didattico dagli studenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia Iusve guidati da Marco Sanavio”. “Il logo – ha spiegato – richiama innanzitutto le iniziali di Spei Satelles, il Custode della Speranza in lingua latina. Le due lettere ‘S’, disposte in maniera speculare, indicano la complementarità di ‘terra’ (la semicirconferenza inferiore) e ‘cielo’ (la semicirconferenza superiore), oltre a segnare l’orbita del satellite attorno al nostro pianeta. Gli elementi tecnici e di senso, tecnologia e narrazione sono stati tra loro coordinati e tenuti insieme grazie al lavoro dell’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino guidato da don Luca Peyron. 

Continua a leggere

Coronavirus

Formazienda, più formazione per fidelizzare risorse umane

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Il lavoro nella fase post pandemica sta mostrando problematiche inedite come l’incremento del numero di dimissioni in ogni settore economico. Un fenomeno che vede sempre più persone dimettersi dal posto di lavoro e iniziare un nuovo tragitto. La ricerca di condizioni migliori sul piano retributivo e della carriera si associa, quasi sempre, al perseguimento di una strategia di vita che richiede un maggiore benessere. Più tempo libero, più formazione e la possibilità di vivere un ambiente professionale capace di garantire una più equa conciliazione tra i ritmi dell’esistenza quotidiana e del lavoro sono gli aspetti che oggi sono richiesti in modo diffuso, come sottolinea Formazienda, fondo interprofessionale che dal 2008 ha stanziato oltre 200 milioni di euro per formare 500mila persone. 

“La pandemia – commenta il direttore generale di Formazienda, Rossella Spada – ha cambiato radicalmente la modalità di intendere il lavoro. Quando si palesa una ripresa rapida, come è quella che stiamo vivendo in diversi comparti, usualmente aumentano le dimissioni dai precedenti impieghi e le attivazioni di altri percorsi. Ci sono più opportunità di cambiamento. Ma i numeri del fenomeno, oggi, dicono che è intervenuto un nuovo fattore strettamente collegato allo shock dell’emergenza dovuta al Covid. Per non rassegnarsi allo stato di fatto, con il rischio di generare rischi e squilibri strutturali, credo sia importante puntare sempre di più sulla leva formativa”.  

“Le aziende che promuovono la crescita delle competenze – afferma – sono individuate come realtà che hanno davvero a cuore i progetti di vita e di lavoro dei dipendenti. La formazione finanziata, in questa prospettiva, rappresenta una risposta concreta e immediata che può spingere le imprese a fidelizzare le persone non disperdendo un bagaglio prezioso di conoscenze. L’azione dei fondi interprofessionali diventa strategica ed è simultaneamente utile ai datori di lavoro e ai dipendenti perché individua un punto di sintesi per soddisfare in modo complementare le diverse esigenze”.  

Le ‘dimissioni di massa’ sono il riflesso di un atteggiamento ormai conclamato nel mercato del lavoro italiano. Un approccio rintracciabile anche in Europa e negli Stati Uniti. Per i datori di lavoro il fenomeno si traduce in una situazione di difficoltà in quanto non riescono a beneficiare del valore prodotto dai profili dotati di competenze strategiche per la creazione del valore aziendale. Solo nel 2022 il sistema imprenditoriale italiano ha dovuto affrontare oltre 2 milioni di dimissioni. Ma la crescita delle dimissioni volontarie non rappresenta la sola criticità nello scenario della ripresa. Questa si aggiunge all’aumento dei posti vacanti. Nel nostro Paese e in tutta Europa, compresa la Germania e le avanzate economie del Nord, i posti di lavoro in attesa di essere allocati restano in sospeso poiché le aziende non trovano candidati adeguati o interessati. Un fenomeno che coinvolge settori rilevanti sul piano occupazionale: ristorazione, commercio, costruzioni, industria.  

“Politiche attive, interventi di welfare aziendale e soprattutto azioni formative – sottolinea Spada – sono indispensabili. Il dialogo con le aziende e le strutture formative deve essere sempre aperto. Sono il braccio operativo che permette di trasferire le competenze digitali, tecnologiche e green richieste dal Pnrr nell’economia reale. Formazienda interloquisce con i propri stakeholder tramite i conti aziendali, di rete e anche di sistema rispondendo al fabbisogno formativo delle realtà imprenditoriali in modo trasversale sia in relazione alla specificità del settore sia in relazione alla scala dimensionale”.  

“Gli enti di formazione, per accedere al nostro repertorio, devono soddisfare requisiti selettivi di qualità. Ogni persona deve trovare la possibilità di qualificarsi e riqualificarsi al meglio. Le certificazioni devono concludere il percorso di formazione così da oggettivare le conoscenze acquisite facilitando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. La formazione finanziata stabilita dalla legge 388 del 2000 offre ancora una grandissima opportunità non solo per sviluppare competitività, occupabilità e occupazione ma anche per reagire con efficacia e responsabilità davanti ai mutamenti del mercato aiutando la manodopera e le imprese ad affrontare con successo le sfide più urgenti”, conclude.  

 

Continua a leggere

Coronavirus

Yourban2030 e Myllennium Award lanciano il contest: M-Factor: Move Forward. Immagina la tua città del futuro

Pubblicato

il

(Adnkronos) – 27 marzo 2023. Camminare, pedalare, usare i mezzi pubblici e il car sharing: l’M Factor è uno dei fattori fondamentali delle smart city del futuro e per sensibilizzare ancora una volta i giovani alle tematiche di sostenibilità, cittadinanza attiva, partecipazione e tutela del territorio, la no profit Yourban2030 con Myllennium Award chiama a raccolta i nuovi artisti digitali under 30 con M-Factor: Move Forward, un premio speciale che vede per la prima volta la no profit fondata da Veronica De Angelis confrontarsi con l’arte digitale come riflessione e momento di incontro intergenerazionale. 

Il Myllennium Award è un laboratorio permanente per la valorizzazione concreta del talento. Il premio, giunto alla nona edizione, offre ai giovani under 30 strumenti concreti per sviluppare a pieno le proprie attitudini e competenze e li rende protagonisti del processo di innovazione del Paese. 

Dopo aver coinvolto tra Italia e Stati Uniti oltre 2500 ragazzi negli eco-murales, Yourban2030 torna così a parlare e coinvolgere direttamente le nuove generazioni, sempre fedele alla sua mission: far incontrare la sensibilizzazione sull’ambiente e sulle tematiche ambientali con le nuove frontiere dell’arte digitale, facendo appello proprio quelle generazioni nelle cui mani sono riposti futuro e cambiamento. 

Articolo 11 (città e comunità sostenibili), articolo 13 (lotta contro il cambiamento climatico), articolo 9 (imprese innovazione e infrastrutture): sono questi i tre articoli dell’Agenda 2030 su cui sono chiamati a riflettere e mettersi in gioco i ragazzi con M-Factor: Move Forward, immaginando la città del futuro in un’ottica di mobilità sostenibile. 

I giovani artisti, per aggiudicarsi il premio speciale Yourban 2030 a tema l’M-Factor: Move Forward, dovranno elaborare un’opera digitale che abbia come obiettivo quello di immaginare la città del futuro, con un focus sul concetto di mobilità sostenibile, per indicare un modo di muoversi legato indissolubilmente al concetto di sostenibilità territoriale e orientato, quindi, verso la riduzione dei rischi di inquinamento e del potere inquinante, la salvaguardia della salute e dello spazio pubblico come bene comune, il risparmio energetico.  

Entro il 2030, l’Agenda della sostenibilità, chiede infatti di garantire a tutti l’accesso a un sistema di trasporti sicuro, conveniente, accessibile e sostenibile, migliorando la sicurezza delle strade, in particolar modo potenziando i trasporti pubblici, con particolare attenzione ai bisogni di coloro che sono più vulnerabili, donne, bambini, persone con invalidità e anziani. 

Obiettivo della mobilità sostenibile, secondo la definizione riportata nella strategia europea in materia di sviluppo sostenibile approvata nel 2006 dal Consiglio Europeo, è garantire che i sistemi di trasporto corrispondano ai bisogni economici, sociali e ambientali della società, minimizzandone contemporaneamente le ripercussioni negative sull’economia, la società e l’ambiente. Spostarsi in bicicletta o in monopattino (e, se possibile, a piedi), preferire l’auto ibrida o elettrica a quella a benzina, utilizzare il trasporto pubblico, ricorrere alla condivisione di veicoli (bici, scooter, autovetture) ma anche poter usare in modo integrato vari mezzi per il percorso quotidiano in un percorso fluido, conveniente e senza ostacoli di sorta: sono alcuni dei comportamenti che caratterizzano la mobilità sostenibile nelle città, un concetto di cui si è cominciato a parlare negli anni Novanta e che sta diventando di estrema attualità negli ultimi anni.  

L’opera di arte digitale dovrà avere una lunghezza massima tra i 15 e i 60 secondi, e deve essere spedita in formato Mp4 in alta risoluzione. L’opera può anche avere un audio originale. L’opera vincitrice riceverà un premio in denaro di 2000 euro, verrà trasformata in un NFTs e inserita sulla piattaforma di REASONED ART, startup italiana dedicata alla Crypto Arte, ovvero arte digitale certificata tramite tecnologia NFT e scambiata sulla blockchain. 

Tutti i dettagli su: myllenniumaward.org/premio/mycity
 

Il Myllennium Award è il premio multidisciplinare dedicato agli under 30, patrocinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Regione Lazio. Vanta la medaglia di bronzo del Senato, onorificenza conferita a iniziative che si distinguono per spirito sociale, educativo e di alta rappresentatività. Per maggiori informazioni su Myllennium Award: http://myllenniumaward.org/. 

Nata a Roma su iniziativa di Veronica De Angelis, anche inserita tra le 10 donne Green dell’anno nel 2020, e approdata negli USA grazie a Frank Ferrante della Ferrante Law Firm, Yourban2030 ha esteso a livello globale la sua mission: portare avanti e promuovere progetti di rigenerazione urbana, attraverso l’arte. La non profit Yourban2030 si ispira ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Nel 2018 ha promosso e realizzato il primo murales green d’Europa, Hunting Pollution; nel 2020 ha unito 90 street artist da tutto il mondo per la campagna Color4Action, raccolta fondi per la lotta globale all’emergenza covid; è stata capofila della cordata internazionale per il primo murales green a tema LGBT+ di 250 mq a Roma, Outside In; nel 2021 ha lanciato il primo murales mangia-smog dei Paesi Bassi, Diversity in Bureaucracy, ad Amsterdam; ha promosso la monumentale opera dello street Artist Carlos Atoche per la ricerca contro il tumore al seno, e la riqualificazione urbana dei palazzi popolari di Tor Bella Monaca con Sotto la Superficie, omaggio alla biodiversità dei mari. A marzo 2022 ha lanciato il suo primo progetto editoriale, IRAE, inaugurato il murales Unlockthechange a Napoli per i 30 anni dalla messa al bando dell’amianto e a giugno 2022 Mela Mundi. Promosso da Yourban2030 e realizzato da Graffiti for Smart City in occasione della prima edizione di Vision2030, alla fine del 2022 nasce IRAE – Ultimate Landscapes, primo green smart wall sonoro d’Italia. Si tratta di un mosaico digitale in bioresina realizzato sui muri della stazione di Noto (SR) capitale del barocco.Il murales racconta lo scioglimento dei ghiacciai, attraverso il suono e l’immagine. A Carrara, sulla Scalinata Monterosso, Yourban2030 ha dato vita al primo eco-murales multimediale d’Italia dedicato alla importanza delle api nell’ecosistema ed è protagonista a New York, presso l’High School of Art and Design della Zero Emissioni Day. 

Continua a leggere

Coronavirus

Inchiesta Juve, al via udienza preliminare

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Si è aperto poco fa in tribunale a Torino davanti al gup Marco Picco l’udienza preliminare del procedimento sulle presunte irregolarità nei bilanci 2019, 2020 e 2021 della Juventus. In particolare, vengono ipotizzate dall’accusa plusvalenze fittizie e manovre sugli stipendi dei calciatori durante la pandemia Covid. 

Dodici le persone indagate, tra cui gli ex vertici, Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Maurizio Arrivabene e Fabio Paratici, più il club bianconero come persona giuridica. Tra le questioni al centro dell’udienza la costituzione di parte civile di piccoli azionisti che ritengo di aver subito un danno dalle presunte irregolarità. Inoltre il giudice potrebbe già oggi essere chiamato a esprimersi sulla competenza territoriale. Secondo le difese, infatti, il processo dovrebbe svolgersi a Milano perché è il capoluogo lombardo sede della Borsa. 

In aula, a rappresentare l’accusa il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e il sostituito Mario Bendoni. Non è presente, invece, Ciro Santoriello che ha deciso di astenersi per una serie di polemiche seguite alla pubblicazione di un vecchio video in cui scherzando manifestava la sua ‘non simpatia’ per il club bianconero.  

Continua a leggere

Coronavirus

Sanità, microbiologo Clerici: “Antibioticoresistenza minaccia per salute pubblica prossimi anni”

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “L’antibiotico resistenza torna ad essere la minaccia più grave per la salute pubblica dei prossimi anni. Dobbiamo prediligere un approccio genomico e personalizzato, per sottoporre il paziente ad un trattamento mirato, più adeguato alla sua infezione”. Così Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani durante i lavori di apertura del 50esimo congresso Amcli in corso a Rimini e che vede la partecipazione di oltre 1200 esperti provenienti da tutta Italia.  

La lotta a virus e batteri sempre più invasivi, secondo Clerici, non può però prescindere “da una più stretta collaborazione e informazione sia sui medici di medicina generale sia sui cittadini – avverte – affinché si comprenda che l’utilizzo dell’antibiotico deve avvenire fin in tenera età solo in specifiche condizioni”. “La lotta contro la pandemia – rimarca Clerici, che è anche Direttore U.O. Microbiologia Asst Ovest Milanese – ci ha dimostrato l’imprescindibilità della microbiologia che nei prossimi anni si dovrà confrontare con l’intelligenza artificiale, il metaverso, i cambiamenti climatici e il loro effetto sulla salute”.  

Per questi motivi “occorre aumentare il monitoraggio e la segnalazione dei casi di infezioni potenzialmente pericolosi per la comunità – evidenzia l’esperto – implementando il sequenziamento genomico. È questa la strada da seguire per contrastare in modo efficace l’insorgenza di nuovi o riemergenti agenti patogeni pericolosi per la salute dell’uomo”. 

“Alla luce della nostra esperienza con il Covid abbiamo saputo implementare l’uso della metagenomica per diagnosticare agenti infettivi ad elevato impatto sanitario – ricorda Paola Stefanelli, del comitato scientifico Amcli – Tra i temi trattati, il ruolo della microbiologia clinica nei sistemi di sorveglianza quali Influnet&Resspivirnet, mico batteri ambientali e candida auris”. 

Amcli – riporta una nota – durante il congresso ha presentato due nuove Linee d’indirizzo: una sui Poct (Point of care testing) in microbiologia alla luce della diffusione di queste possibilità diagnostiche ovunque; la seconda sui pannelli sindromici, attraverso la definizione del campo di applicazione dall’utilizzo alla refertazione, con riferimento specifico alle meningiti/encefaliti di origine comunitaria e nell’ambito della sepsi e della farmaco resistenza. Ampio spazio anche ai progressi dell’innovazione tecnologica per la diagnosi della tubercolosi.  

Oltre al ruolo strategico della microbiologia, tra i temi affrontati dal presidente Clerici anche il sostegno alle industrie del settore contro il provvedimento del Governo sul payback. 

Continua a leggere

Coronavirus

Migranti, due naufragi in Tunisia: 29 morti

Pubblicato

il

(Adnkronos) – E’ salito a 29 il numero dei morti in due naufragi al largo della Tunisia. Secondo quanto riferito da un portavoce della Guardia nazionale di Tunisi, sono stati recuperati dieci corpi dopo che un barcone si è rovesciato in mare al largo della costa di Mahdia. Si tratta della seconda imbarcazione a naufragare in poche ore, dopo che già 19 persone erano morte la scorsa notte tentando di arrivare in Italia come riportato dall’emittente tunisina Radio Mosaique, citando il portavoce del Forum tunisino per i diritti economici e sociali, Romdhane Ben Amor. 

“Bisogna salvare la Tunisia, l’Occidente faccia il primo passo”. E’ intanto l’appello che arriva dal Paese nordafricano, dove anche oggi si contano nuove partenze e nuovi morti tra i migranti salpati dalle coste tunisine, con centinaia di migliaia di subsahariani pronti a imbarcarsi. Nel giorno in cui arriva il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, fonti tunisine chiedono all’Europa di fare massima pressione sul Fondo monetario internazionale (Fmi) perché sblocchi il pacchetto di aiuti da 1,9 miliardi dollari, il cui via libera Washington condiziona a una serie di riforme che la Tunisia di Kaid Saied non si può permettere senza innescare nuove tensioni sociali. 

“Lo sblocco del pacchetto è fondamentale per dare ricchezza a questo Paese. Bisogna farlo crescere, investendo anzitutto nella formazione, dare un futuro ai giovani”, spiegano all’Adnkronos le fonti, che esortano a trovare “un punto di equilibrio” tra le richieste del Fondo e l’atteggiamento del loro primo azionista, gli Stati Uniti, e la disponibilità della Tunisia a fare le riforme sollecitate, ma con un approccio più graduale, come sostenuto dall’Italia. Che dopo l’incontro a Bruxelles tra il premier Giorgia Meloni ed il presidente francese Emmanuel Macron può adesso contare ancora di più sul sostegno della Francia nel suo pressing su Washington.  

Nessuno ha interesse che la Tunisia diventi uno ‘stato fallito’, ma per questo il pacchetto deve essere sbloccato al più presto ed è “l’Occidente che dovrebbe fare il primo passo”, si chiede nel Paese nordafricano, ‘assediato’ dalle centinaia di migliaia di migranti subsahariani, che in Tunisia entrano con un regolare visto turistico di 90 giorni, scaduti i quali restano fino a che non riescono a partire per le coste italiane. 

“Numeri che finora non si erano mai visti, conseguenza di due anni di Covid e di un anno di guerra che hanno impoverito ancora di più l’Africa subsahariana, mentre sono entrati in gioco nuovi attori sul mercato dei trafficanti di esseri umani”, che per il momento escludono un ruolo preponderante di Wagner in questa partita. E se la Tunisia riuscirà a riprendere il controllo della situazione riuscirà anche a controllare meglio le frontiere, smantellando le reti di trafficanti che hanno approfittato della fragilità del Paese in questi anni. Ma serve anche che l’Europa – che prepara a fine aprile una missione del commissario agli Affari interni Ylva Johansson, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – metta in piedi un sistema più efficiente di rimpatri nei Paesi di origine. 

“Tra gli obiettivi principali della Tunisia c’è quello di far tornare il turismo, crollato prima per gli attentati e poi per il Covid, che per il Paese è un settore vitale”, sottolineano le fonti, che parlano di qualche segnale incoraggiante di ripresa. E poi ci sono progetti come Elmed, il cavo elettrico sottomarino tra Italia e Tunisia messo a punto da Terna e Steg con un finanziamento dell’Ue, che potrebbe essere “un moltiplicatore di opportunità e occasioni”, fanno notare alcuni analisti. La Tunisia “non fallirà – concludono – è un Paese troppo importante per gli equilibri regionali, ma bisogna fare presto”. 

 

Continua a leggere

Coronavirus

Aeroporti, Borgomeo: “In Italia crescita superiore a Ue”

Pubblicato

il

Gli aeroporti italiani bruciano le tappe e puntano ad arrivare al pieno recupero dei livelli di traffico pre-covid anche prima dell’obiettivo europeo del 2025. Le premesse ci sono tutte grazie a una crescita nel 2022 superiore alla media Ue e alla buona partenza nel 2023. È questo lo scenario che il presidente dei Assaeroporti, Carlo Borromeo, tratteggia all’Adnkronos. “Le stime diffuse a livello europeo collocano al 2025 il pieno recupero dei livelli di traffico pre-pandemia. Noi – sottolinea – ci attendiamo di raggiungere più velocemente questo risultato, soprattutto considerando che l’Italia ha già registrato volumi di traffico passeggeri superiori alla media UE. Il nostro Paese, infatti, ha chiuso il 2022 con l’85% dei viaggiatori del 2019, l’Europa invece con il 79%. E a gennaio abbiamo recuperato il 96,6% del traffico rispetto alla media dell’89% segnata a livello Ue.  

“Sono stati inoltre diversi gli aeroporti italiani che già nel 2022 hanno superato il 2019. Con l’avvio della stagione estiva 2023 dovremmo assistere – evidenzia ancora Borgomeo- ad un’ulteriore crescita guidata sia dagli aeroporti medi e piccoli a prevalente vocazione turistica sia dal progressivo recupero del traffico internazionale da parte degli aeroporti di grandi dimensioni”. 

Intanto, per Borgomeo, L’esclusione degli aeroporti da Pnrr non è una “partita chiusa”. “Ci sembra di cogliere, a livello delle istituzioni nazionali ed europee, un affievolimento delle posizioni, a nostro avviso sostanzialmente ideologiche, che hanno portato alla tassativa esclusione del trasporto aereo dal Pnrr . Abbiamo,inoltre, fatto un lavoro molto serio e rigoroso definendo la mappa degli investimenti green e digitalche gli aeroporti italiani sono pronti a realizzare, alcuni anche immediatamente. D’altra parte,l’impegno degli scali nazionali sul versante della sostenibilità è molto pronunciato, come dimostrano diverse classifiche che ci vedono ai primissimi posti a livello europeo”. 

“Noi chiediamo risorse pubbliche, del Pnrr o del Fse, non perché vogliamo che gli investimenti siano a totale carico del settore pubblico, ma – puntualizza Borgomeo – per consentirci di accelerare i tempi di realizzazione degli investimenti necessari, che – assicura – comunque faremo. Questi ultimi hanno costi consistenti e non possono essere sostenuti in autofinanziamento dai gestori e neppure “scaricati” sulle tariffe”. 

“È chiaro – rileva ancora il presidente di Assaeroporti- che realizzare in tempi ragionevolmente brevi gli investimenti programmati è decisivo anche nel quadro della competizione internazionale, sempre molto accesa nel comparto del trasporto aereo. La questione riguarda tutti gli scali, grandi e piccoli, anche se ovviamente quelli di minori dimensioni sono meno esposti alla concorrenza internazionale”. 

Guardando poi al varo del nuovo piano nazionale degli aeroporti, “abbiamo auspicato che, contrariamente al passato, questo Piano Nazionale diventi un vero e proprio riferimento per le politiche del settore’”, sottolinea Borgomeo. “Abbiamo apprezzato alcuni punti fondamentali, quali il richiamo alla centralità del trasporto aereo nelle politiche nazionali; la necessaria attenzione ai temi della intermodalità; il giudizio relativo all’importanza della diffusa dotazione di scali, anche piccoli, nel nostro Paese, in vista del prevedibile ulteriore incremento del traffico aereo; la rilevanza data alla costituzione di reti aeroportuali”. 

Ma ci sono anche delle ombre “abbiamo anche avanzato – spiega Borgomeo – qualche riserva sulla classificazione degli scali, formulata senza l’indicazione dei criteri che hanno suggerito la classificazione stessa; sugli incentivi per i quali è previsto un meccanismo poco chiaro e dettato da un approccio al tema che non condividiamo; ed infine sulla prevista esclusione di molti scali anche di dimensioni medio-grandi dal cargo. La naturale – e positiva – concentrazione nello scalo di Malpensa non può determinare automaticamente l’esclusione di altri scali”.  

Continua a leggere

Coronavirus

I soldi fanno la felicità? Il World Happiness Report 2023 prova a rispondere

Pubblicato

il

Cos’è che ci rende felici? Una domanda che l’umanità si è sempre posta e a cui molti filosofi fin dai tempi di Seneca e Confucio hanno tentato di rispondere. Ma negli ultimi anni c’è qualcosa di nuovo: si è pensato che la felicità si possa misurare, e quindi in qualche modo anche definire. È infatti da più di 10 anni che l’Onu realizza il World Happiness Report, che traduce in numeri e grafici il livello di soddisfazione di 137 Paesi del Mondo. L’obiettivo non è solo ‘filosofico’, per così dire, ma anche molto pratico e politico: orientare e aiutare l’azione dei governi a realizzare il massimo benessere possibile dei loro cittadini. 

E se è vero che alla fine l’essere umano è tale a ogni latitudine, è anche vero che le differenze culturali e di civiltà hanno portato ad approcci diversi sui temi esistenziali e nella gestione della cosa pubblica. Il Buthan, per esempio, già dal 1972 ha deciso di sostituire il Pil, il Prodotto Interno Lordo con cui siamo abituati a calcolare la ricchezza di un Paese, con il Fil, la Felicità Interna Lorda, che mira a stabilire uno standard di vita e considera come criteri la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione e la ricchezza dei rapporti sociali. Risultato: il Buthan è uno dei Paesi più poveri dell’Asia ma anche uno dei più felici del continente, un’evidenza che spinge a chiedersi se i soldi facciano o meno la felicità. 

Cercando di capirci di più, andiamo a vedere cosa dice il World Happiness Report, che ovviamente stila anche una classifica di quelli che sono i Paesi più felici del mondo, in base alle medie delle risposte date dal 2020 al 2022 dagli intervistati, i quali hanno attribuito un voto da 1 a 10 alla soddisfazione della propria vita. Il Report prende questa soddisfazione come ‘standard del benessere’.  

I primi dieci paesi sono: Finlandia (per il sesto anno consecutivo), Danimarca, Svizzera, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Nuova Zelanda, Austria e Canada. Tutti Stati che riescono a mantenere alti livelli di benessere soggettivo, e che non hanno perso questa capacità nemmeno durante la pandemia. Il Rapporto di quest’anno si è infatti concentrato sugli effetti della crisi sanitaria e su come i governi e le società hanno risposto alla sfida, ottenendo risultati sorprendenti. 

La Lituania è l’unica nuova entrata nei primi 20, guadagnando ben 30 posti dal 2017, mentre i Paesi meno felici sono Afghanistan, Libano, Sierra Leone, Zimbabwe, Repubblica democratica del Congo e Botswana. L’Ucraina, nonostante la guerra, è 92ma, grazie soprattutto alla solidarietà sociale e alla capacità tutta umana di fare fronte comune alle avversità. 

L’Italia, forse non è una vera sorpresa, non si colloca benissimo nella classifica dei Paesi più felici al mondo. Il Bel Paese infatti è 33mo e, se superficialmente potrebbe sembrare un piazzamento non male, su 137 Stati analizzati, guardando meglio è un risultato decisamente non esaltante. Intanto perché abbiamo perso due posizioni dal 2020.  

E poi perché con un ‘punteggio felicità’ pari a 6,4, non di molto sopra la sufficienza, l’Italia si inserisce in classifica dopo la Spagna e prima del Kosovo, superata dai ‘soliti’ Paesi scandinavi ma anche da Germania (16ma con un punteggio felicità di 6,89), Gran Bretagna (19ma con un punteggio felicità di 6,79) e Francia (21ma, con un punteggio felicità di 6,66). Sopra di noi anche Costa Rica (23ma, con un punteggio felicità di 6,6) e Romania (24ma, con un punteggio felicità di 6,58). 

Il Rapporto esplora sei diversi aspetti che spiegano le variazioni nei livelli di felicità percepito: supporto sociale, reddito, salute, libertà, generosità e assenza di corruzione. 

In generale, emerge che i Paesi con livelli più alti di fiducia nelle istituzioni e negli altri cittadini, di sostegno istituzionale e sociale, di qualità della governance e dei servizi pubblici, di libertà individuale, di rispetto dei diritti umani e di qualità ambientale sono più felici e hanno resistito meglio alla crisi pandemica rispetto ai Paesi con livelli più bassi di questi fattori.  

Conta l’etica di un Paese, ovvero se le persone sono generose e solidali le une con le altre. Contano anche le istituzioni, ovvero se sono affidabili e offrono servizi adeguati ai cittadini, che quindi sono liberi di prendere le proprie decisioni. Contano anche reddito e salute, perché, come si suol dire, se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria, e poi quando c’è la salute c’è tutto. 

Dal Report emerge inoltre che una società in cui cittadini sono più virtuosi è anche più felice, dimostrando che il benessere di ognuno di noi è legato a quello degli altri. Non solo: lo sviluppo di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini è favorito e incentivato da un ambiente sociale e istituzionale, ma allo stesso tempo cittadini virtuosi realizzano un ambiente sociale e istituzionale più soddisfacente, creando una spirale benefica. 

Infine, uno degli elementi sorprendenti messi in luce dal World Happiness Report 2023 è che la pandemia ha portato dolore e sofferenza ma anche un aumento del sostegno sociale e della benevolenza, sottolineando così la capacità degli esseri umani di aiutarsi e sostenersi nei momenti di grave difficoltà. Un aspetto che ha contribuito alla resilienza delle persone e dei diversi Paesi di fronte all’emergenza sanitaria. Inoltre, l’esperienza col Covid è servita a molte persone per riflettere sull’importanza delle cose semplici, spesso date per scontate, e ha portato a una maggiore gratitudine. In questo contesto, la salute mentale sta assumendo sempre maggiore rilevanza, andandosi ad affiancare agli altri come fattore rilevante per la soddisfazione di vita. 

In conclusione, il World Happiness Report 2023 evidenzia l’importanza di coltivare relazioni positive con gli altri esseri umani e con il pianeta che condividiamo, partendo da una riflessione su cosa conta davvero per noi come individui e come società. La felicità quindi è un obiettivo, uno stato esistenziale che passa per l’individuo ma che non può prescindere dal benessere collettivo e dalla condivisione. 

Continua a leggere

Coronavirus

Mes, Italia, ratifica e riforma: cosa c’è da sapere

Pubblicato

il

L’Italia non ha ancora ratificato il Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Nell’ambito del quadro finanziario dell’Ue, secondo la premier Giorgia Meloni, “ci sono anche altri strumenti che sono anche più efficaci nell’attuale contesto”. Ma cos’è il Mes? Come funziona? Cosa cambia con la riforma? 

Il Mes è il meccanismo per la risoluzione delle crisi creato nel 2012 per gli Stati dell’area euro. Serve a fornire assistenza ai Paesi dell’Eurozona che hanno seri problemi finanziari; raccoglie fondi sul mercato dei capitali e mediante transazioni sul mercato monetario. Non è finanziato da denaro dei contribuenti, capitale a parte: si finanzia sui mercati, emettendo obbligazioni. 

La creazione del meccanismo può essere interpretata come un passo per ‘rimediare’ ad un’anomalia: l’Ue ha una banca centrale, la Bce, che non può essere “prestatore di ultima istanza”. 

Il ruolo del Mes è diventato primario dopo la crisi della Grecia tra il 2010 e il 2011. Il Mes ha sede a Lussemburgo, è un organismo intergovernativo (non un’istituzione Ue) e ha una capacità di prestito massima di 500 mld di euro. Dal luglio 2013 ha sostituito l’Efsf, European Financial Stability Fund, il quale ha assistito Irlanda, Portogallo e Grecia. L’Esm ha fornito assistenza finanziaria alla Grecia, a Cipro e alla Spagna. 

Lo statuto del Mes è ricalcato sul modello delle banche d’affari, come quello del Fmi, e prevede l’immunità per i suoi dirigenti. L’articolo 3 del trattato istitutivo, che rimane invariato nella riforma, prevede che le sue risorse vengano erogate “under strict conditionality” (con condizionalità rigide). 

La riforma, basata su diversi pilastri (backstop del Fondo Unico di Risoluzione, linee di credito dell’Esm, sostenibilità del debito, cooperazione dell’Esm con la Commissione Europea), si è resa necessaria per dare al Mes una serie di nuovi compiti, nell’ambito degli obiettivi approvati dai capi di Stato e di governo dell’Ue nel dicembre 2018, per completare l’unione economica e monetaria e, appunto, l’Esm (Mes). 

Dopo un lungo negoziato, è stata chiusa a fine 2019, ma non era stata approvata fino ad oggi per le difficoltà politiche dell’Italia. 

BACKSTOP – Tra questi obiettivi, c’è anzitutto il backstop , cioè la garanzia di ultima istanza, per il Single Resolution Fund (Srf), o Fondo Unico di Risoluzione: quest’ultimo è un fondo, finanziato dalle banche stesse e non dai contribuenti, che interviene per ‘risolvere’, come si dice in gergo, le banche fallite. Questa garanzia (backstop) dovrebbe essere fornita dall’Esm, con una linea di credito che fa, appunto, da garante di ultima istanza, cioè nel caso in cui l’Srf si trovi a corto di fondi. La sua esistenza dovrebbe contribuire a scoraggiare attacchi speculativi. 

L’Srf potrà fare ricorso al Mes solo in ultima istanza, cioè se avrà esaurito le sue risorse e il Single Resolution Board, che lo controlla, non fosse in grado di raccogliere risorse in altro modo. La decisione sulla concessione della linea di credito dal Mes all’Srf viene presa, sulla base di una richiesta del Srb e di una proposta del direttore del Mes, dal board dei governatori del Mes, che sono alti funzionari dei ministeri delle Finanze dell’area euro. 

La decisione del board avviene per consenso, ma se la Commissione Europea e la Bce ritengono che sia in gioco la sostenibilità dell’Eurozona, allora si può votare a maggioranza qualificata (85% dei voti espressi), secondo una procedura che esiste dal 2012 per gli strumenti di aiuto finanziario. 

LINEE DI CREDITO AGLI STATI – Il Mes ne ha a disposizione di due tipi, le Precautionary Conditioned Credit Lines (Pccl) e le Enhanced Conditions Credit Line (Eccl); la riforma punta a rendere le prime più “efficaci”. 

Le linee del Pandemic Crisis Support creato nella prima metà del 2020 per aiutare gli Stati a combattere la pandemia di Covid-19, e finora inutilizzate, non fanno parte della riforma. 

Le Pccl sono a disposizione di Stati membri dell’area euro con fondamentali economici “solidi”, ma che vengono colpiti da choc avversi al di là del loro controllo. La Pccl funziona come una polizza di assicurazione: in pratica, l’assunzione di base è che il fatto stesso che esista sia sufficiente a placare i mercati; in questo modo, non ci dovrebbe essere neanche bisogno di utilizzarla. 

Continua a leggere

Articoli recenti

Post popolari

Il contenuto di questa pagina è protetto.