L’invenduto in discarica: la questione aperta delle piattaforme di vendita online


Circa due mesi dopo un’emittente britannica ha raccontato in un servizio di come Amazon stesse distruggendo ogni anno milioni di articoli invenduti nei suoi magazzini del Regno Unito, tra cui smart TV, computer, droni ed elettrodomestici in generale. Il servizio ha sollevato aspre critiche da parte degli ambientalisti come di alcune componenti politiche che hanno messo il primo ministro Boris Johnson nella condizione di impegnarsi a esaminare le accuse. Lo scorso 28 giugno, Greenpeace in un post sul proprio blog ha sostenuto come sia chiaro che Amazon “lavora con un modello di business basato sull’avidità e sulla velocità”. In un’altra nota precedente, Greenpeace aveva denunciato come il gigante della vendita al dettaglio online stesse distruggendo altre merci invendute, comprese t-shirt e indumenti, per evitare di occupare spazio nei magazzini con articoli che non si vendono bene. Il gruppo ambientalista aveva nell’occasione affermato come uno dei suoi ricercatori avesse filmato il personale che selezionava le merci invendute per la distruzione mentre stava lavorando sotto copertura per diverse settimane in un centro logistico nella città tedesca di Winsen. 

 

In risposta, Amazon ha sostenuto di puntare a raggiungere l’obiettivo dello smaltimento zero dei prodotti e che nessun articolo viene attualmente inviato alle discariche nel Regno Unito. Nel contempo, ha avviato due programmi specificatamente dedicati a produrre una seconda vita ai prodotti quando vengono restituiti alle aziende che vendono articoli sulla piattaforma. I programmi Fulfillment by Amazon, annunciati in un post sul blog aziendale “aiuteranno a costruire un’economia circolare”, ha affermato la società. Il primo dei nuovi programmi di Amazon, chiamato FBA Grade and Resell, consente alle aziende presenti su Amazon di rivendere gli articoli restituiti come prodotti usati. Nell’ambito del programma, i resi vengono automaticamente indirizzati ad Amazon per una valutazione: una volta ricevuto il prodotto, Amazon lo classifica in “Usato-Come nuovo, Usato-Molto buono, Usato-Buono o Usato-Accettabile”. I venditori stabiliscono quindi il prezzo dell’articolo in base alle sue condizioni. Amazon ha affermato che il programma è stato lanciato nel Regno Unito, ma sarà esteso agli Stati Uniti entro la fine dell’anno per poi essere implementato anche in Germania, Francia, Italia e Spagna entro l’inizio del 2022. 

 

Un secondo programma, chiamato liquidazioni FBA, consente ai venditori di utilizzare il canale e la tecnologia di rivendita all’ingrosso di Amazon per recuperare una parte del costo dell’inventario dagli articoli restituiti e dalle scorte in eccesso. Il programma è in corso negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. “Questi nuovi programmi sono esempi delle misure che stiamo adottando per garantire che i prodotti venduti su Amazon, sia da noi che dai nostri partner commerciali, vengano utilizzati correttamente e non diventino rifiuti. Speriamo che aiutino a costruire un’economia circolare e a ridurre il nostro impatto sul pianeta”. Oltre che aiutare anche “le aziende che vendono su Amazon a ridurre i costi e far crescere le loro attività”.
 

© Copyright Sbircia la Notizia Magazine. Riproduzione riservata.

Cerchi altro? Nessun problema!

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content


Economia Ultima ora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *