La tecnologia addosso per lavorare, fare sport e controllare il cane


Che siano auricolari, occhiali, orologi, braccialetti o sensori integrati nei vestiti, il trend dei wearable è in crescita stabile. Secondo gli ultimi dati dell’IDC (International Data Corporation, prima società mondiale di ricerche di mercato in ambito IT) nel primo trimestre del 2021 si sono venduti nel mondo oltre 104 milioni di dispositivi indossabili un dato in crescita del 34,4% rispetto ai 77,8 milioni di pezzi dello stesso periodo del 2020.
 

 

I più famosi e diffusi sono auricolari, smartwatch e braccialetti, con Apple a Samsung a guidare il mercato, seguite a ruota da Xiaomi e Huawei. Ma queste big, che da sole occupano il 66% del mercato, sono anche quelli che hanno registrato la crescita minore. C’è tutto un mondo di produttori più piccoli che sta sperimentando un vero e proprio boom, trovando nicchie ancora poco esplorate in cui inserirsi, dalle aree geografiche a quelle di applicazione. Uno dei casi è BoAt, che ha scelto di concentrare i suoi sforzi su dispositivi wearable a prezzo contenuto per il mercato indiano. Oppure Oura, che con il suo anello in titanio amatissimo dagli sportivi professionisti (lo abbiamo visto tra i cestisti dell’NBA, o al dito di piloti di Formula Uno) rileva in tempo reale battito cardiaco, temperatura corporea, velocità dei movimenti, frequenza respiratoria, ritmo e qualità del sonno. 

 

I wearables che hanno visto una crescita maggiore sono quelli collegati all’healthcare e al tracciamento dello stato di salute, hanno spopolato i dispositivi con la rilevazione della temperatura integrata, e non sono mancate tra le novità anche le “smart mask” con mascherine auto disinfettanti o collegabili al telefono o con funzioni che amplificano la voce di chi parla dietro la maschera, come quella della della startup giapponese Donut Robotics. E poi c’è chi, come AirPop, era attiva già pre pandemia con le sua mascherine intelligenti capaci di connettersi allo smartphone per registrare ritmo del respiro, comunicare quando serve sostituire il filtro, verificare su internet i dati sulla qualità dell’aria nella zona dove si vive e suggerire se usare o meno la mascherina con funzione anti-inquinamento. 

 

E se i primi wearable erano costosi e fatti per essere visti – pensiamo all’Apple Watch – il futuro sembra essere dei dispositivi invisibili e integrati nell’abbigliamento. Per il fitness, come i Nadi X yoga pants, pantaloni da yoga che tracciano postura e movimenti durante l’allenamento, o l’abbigliamento della francese Spinali Design, che produce jeans che vibrano per indicare la direzione quando si cammina a piedi collegandosi al navigatore e costumi da bagno che mandano un alert allo smartphone de l’esposizione agli ultravioletti supera la soglia. E anche big come Levi’s hanno lanciato abbigliamento smart: è il caso della Commuter Trucker Jacket, che integra nella manica dei sensori collegati al telefono che con una serie di tocchi o movimenti chiedono allo smartphone di effettuare specifiche operazioni (avviare il navigatore, mettere in pausa o far ripartire la musica, leggere i messaggi) senza mai tirarlo fuori dalla tasca. 

 

Non potevano mancare in questo mercato in crescita i wearable per gli animali domestici, come il “fitbit canino” dell’italiana Kippy, nato come tracker GPS per rintracciare il proprio amico a quattro zampe in caso di smarrimento e ora evoluto con sensori che tracciano l’attività fisica e permettono di raccogliere dati sullo stato di salute del proprio cane. Spesso venduto in abbinamento alle assicurazioni veterinarie, e a fine anno arriva anche quello per gatti. 

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