La stilista ucraina Yana Belyaeva: “Comprate i nostri marchi”


Uno showroom distrutto dall’artiglieria russa, lo stop forzato a causa della guerra, le macchine da cucire al lavoro ma stavolta per l’esercito ucraino e non per confezionare eleganti abiti femminili. E poi un mese senza acqua, i lutti, lo staff in difficoltà. La stilista ucraina Yana Belyaeva fa i conti con il conflitto in Ucraina ma non si arrende

e lancia un appello a sostenere il made in Ukraine per aiutare chi resta nel Paese, nonostante tutto.  

“Per me lavorano sarti, venditori, manager, collaboro con grafici e fotografi… Ognuna di queste persone ucraine, ha una vittima di guerra in famiglia, ognuno di noi ha avuto delle perdite – racconta all’AdnKronos – Le persone con cui lavoro hanno l’opportunità di guadagnare e sfamare le loro famiglie, aiutare i loro cari o gli uomini che sono andati a difendere il nostro Paese. Acquistando ucraino, tutti possono aiutare queste persone che vanno a lavorare ogni giorno nonostante il pericolo per il bene delle loro famiglie e per amore del proprio Paese”.  

Vetrine in frantumi, macerie un po’ ovunque, non solo le pareti ma anche gli abiti crivellati di colpi da arma da fuoco così come le tende dei camerini. Si presenta così, oggi, lo showroom di Yana Belyaeva, a Mykolayiv. Lei è passata dalle passerelle della fashion week alla prima linea; dalla creazione delle sue apprezzatissime collezioni femminili, all’abbigliamento per l’esercito. 

“Il giorno in cui è iniziata la guerra, subito dopo essermi preoccupata per la mia famiglia, ho pensato alla mia squadra. Tutti erano in preda al panico, abbiamo chiuso i negozi e interrotto la produzione. Tutto congelato, il mio marchio ha smesso di funzionare – racconta – non abbiamo lavorato per quasi 2 settimane finché non ci è stato offerto di produrre abbigliamento per i militari, su base volontaria”.  

“Ho chiamato la nostra squadra, le nostre sarte, e le ragazze che erano disposte a lavorare gratuitamente lo hanno fatto. Sfortunatamente, non erano molte, così anche io mi sono seduta alla macchina da cucire e ho lanciato una campagna sui social network per chiedere aiuto”. Ma Yana non si è data per vinta, e dopo lo shock iniziale si è rimboccata le maniche e ha ripreso gradualmente il lavoro ricominciando a realizzare i suoi abiti femminili, “una collezione patriottica”, come la chiama lei, parte del cui ricavato va a sostegno dei militari ucraini.  

Ad aprile “il nostro negozio e parte della nostra produzione sono stati danneggiati durante i bombardamenti del centro cittadino. Abbiamo subito ingenti perdite. I nostri lavoratori si sono spaventati e alcuni se ne sono andati”, racconta la stilista ucraina. Distrutto il sistema di approvvigionamento idrico nel territorio controllato dagli occupanti, che forniva acqua all’intera città, “abbiamo vissuto per un mese senz’acqua”. Senza contare che anche spostarsi in città è una cosa complicata, “tutto funziona fino alle 17:00, trasporti compresi, quindi le persone non sono in condizione di lavorare come prima e la produzione è stata notevolmente ridotta”. 

Oggi Yana, dopo le perdite subite, cerca di rinforzare la propria squadra per tutelare l’attività. Vuole fortemente continuare a lavorare nel suo Paese, con le sue persone. Una volontà che si legge nella collezione primavera/estate disponibile nello store di Odessa, che resta aperto, con i colori dell’Ucraina in primo piano. E lancia il suo appello anche attraverso i social: “Indossando un capo di abbigliamento realizzato da un marchio ucraino, non solo dimostriamo il nostro impegno e amore per il nostro Paese, ma supportiamo anche i nostri eroi, perché ogni cosa è un contributo alle forze armate. Oggi è molto importante aiutarsi, sostenersi e dare opportunità gli uni agli altri, piccole e medie imprese, economia: insieme siamo una grande forza di gentilezza e amore! La vittoria sarà nostra!”. 

(di Stefania Marignetti) 

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